Archivi per la categoria ‘Letteratura e Gastronomia’

La Tiella di Hans da “Le perfezioni provvisorie” di Gianrico Carofiglio

mercoledì, 21 luglio 2010

Gianrico Carofiglio

Hans è il socio di Nadia. E’ un cuoco e pasticciere oltre che tedesco di Dresda. Ha l’aspetto di un ex lanciatore dl peso che ha lasciato gli allenamenti e si è dedicato alla birra. Non so come sia fnito a Bari, ma credo ci stia da parecchio perche’ parla un accettabile dialetto e si e’ impadronito dei segreti della cucina locale.

La tiella di riso patate e cozze è un piatto simile alla paella valenciana, anche se qualsiasi barese direbbe che è molto più buona. Si prepara sovrapponendo in casseruola – la tiella appunto – strati di riso, di cozze, di patate, di zucchine, pomodori freschi a pezzi, acqua di lavaggio delle cozze, utilizzando un condimento di olio, pepe, cipolle tritat

e e prezzemolo anch’esso tritato. Il tutto va tenuto in forno per una cinquantina di minuti e il risultato non è affatto garantito, se non si è baresi da almeno quattro generazioni.

“Non vorrei sembrare mai scortese con Hans, anche perchè, a occhio, non pesa meno di centoventi chili, ma ho qualche dubbio che sia capace di fare bene riso patate e cozze”.

“Tu prova la tiella di Hans e poi ne parliamo”.

(continua…)

Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno di Roberta Deiana

venerdì, 2 luglio 2010

Roberta Deiana

Roberta Deiana si divide tra tra blog, libri e food styling, tutto quello che volete sapere di lei e’ scritto nel suo blog Confessions of a Food Stylist

Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno pubblicato per Bietti è un divertissement scanzonato, in piena sintonia con lo spirito buontempone che anima il suo blog.

Un insolito ricettario classico con qualche tocco creativo e l’ho spennellato in tutte le sue parti (tutte le ricette, incluse anche introduzione e prefazioni) con una serie di linguaggi specifici oppure con dei modi narrativi molto lontani dalla cucina. Poi  ho mescolato bene e ho lasciato insaporire il tutto per qualche mesetto.

Sono 73, con stile fortemente letterario.
Perché, come insegna Queneau, lo stile è la base del comunicare, la sua forza e il suo divertimento.  Roberta Deiana – appassionata food stylist, cuoca e blogger – non ha resistito alla tentazione di raccontare queste ricette riprendendo qualcosa dell’esistere, perché è lì che il cibo si colloca, tra una canzone e le pagine di un romanzo, l’oroscopo del giorno e l’annuncio commerciale, un atto d’accusa e il dialogo tra madre e bambina. Leggendo il Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno (Edizioni Bietti, 313 pagg., 16 euro) ci si diverte, incontrando la ricetta dello zabaione in forma di sms, i fiori di zucca mischiati al palinsesto televisivo e, giusto per stare in tema, “E.R. – Emergenza Ripieno”.
Ci sono le canzoni di Paolo Conte, di Francesco Guccini e di Laura Pausini, i ritmi rap dell’Insalata di Natale, il curriculum vitae “Margherita Pizza”, il telegramma “Lessato borlotti”, la telepromozione “Mangia anche tu le lasagne A modo mio” e il decreto legislativo. Bellissimo l’Haiku del pane dorato, ma anche l’insa_riso 1.0. A questa immersione forte in ricette che, in realtà, sono preparati molto semplici, e che rimanda di continuo tra parola e alimento, si arriva ben preparati. Infatti la premessa è in forma di lista da dieci comandamenti (le mie preferite…), e raccomanda le cose da sperimentare in cucina almeno una volta nella vita, quelle che non dovrebbero mancare mai nel frigo e quelle che non mancano mai (la differenza non è poca…), gli utensili che si trovano e quelli che non si trovano, i piaceri feticisti (potrei citarne qualcuno, ma preferisco che l’elenco rimanga intonso per chi lo leggerà). Qualcosa della tradizione, come i dieci proverbi sul cibo e le cose che si dicono dei cuochi. Infine un po’ di tendenza: le dieci spezie che fanno subito fusion e i dieci nomi di pesci per sushi.
(continua…)

I fichi di Monsignore

venerdì, 25 giugno 2010

La giornata è particolarmente afosa ma la stanza dove mi riceve Don Antonino Guarracino, con il suo abituale solare sorriso, si apre su di una terrazza che rivela il paesaggio tipico della nostra zona, una fuga di agrumeti, la linea dolce delle colline e poi l’ampio orizzonte del mare.

E’ sempre un piacere incontrarmi con lui, che ha già festeggiato sessanta anni di sacerdozio spesi a servizio della comunità con un interesse particolare verso la gioventù carottese in qualità di animatore dell’Oratorio di San Nicola e direttore e fondatore dei Pueri Cantores.

Inizia il nostro colloquio che riporta la memoria del passato e rivela lontane usanze e interessanti curiosità come quella sul fico, frutto che, nella stagione estiva e all’inizio dell’autunno, è presente sulle nostre tavole. Per rendere più esatta e colorita la descrizione Don Antonino prende dalla sua biblioteca “Il dolce nido” un lavoro di Don Alfredo Amendola ( che fu il mio docente di italiano e latino al Liceo classico “ P. V. Marone” di Meta ) e me lo porge evidenziando che non è possibile prestarmelo, in quanto è difficilissimo trovarlo e non vuole assolutamente privarsene neanche per un solo giorno.

Inizio a sfogliarlo mentre lo ascolto raccontare come i fichi in passato si potevano maturare con anticipo grazie ad un semplice espediente, ampiamente confermato dalla lettura di alcune pagine del capitolo terzo del libro.

La voce di Don Antonino mi riporta al 1670 quando a Piano di Sorrento, “Carotto”, il corso era formato da una strada stretta dal fondo di terra battuta, che ad ogni pioggia a dirotto diventava come il letto di un torrente, ed era molto difficile potervi camminare, i signori andavano a dorso di cavallo e di mulo, mentre la gente semplice si rimboccava gli abiti e vi sguazzava dentro, camminando con difficoltà. Il traffico non aveva nessun elemento caotico, non sfrecciavano pericolosi motorini, motociclette rombanti, macchine, tir, pullman, che non danno facile possibilità al povero pedone di attraversare neanche sulle strisce, ma consisteva in qualche carretto agricolo, qualche carrozza, qualche biroccio e per lo più dagli stessi pedoni soprattutto quando era bel tempo. I contadini portavano i loro prodotti nella Gran Piazza, il mercato del paese fino alla seconda metà del secolo scorso, che si riempiva di ceste di frutta dal profumo e dall’aspetto allettante.” Allora sì che si poteva assaporare la sua dolcezza, era tutto un altro mondo. “ sottolinea Don Antonino con un soffio di melanconia nello sguardo. A questo punto leggo un’osservazione dal libro di Don Alfredo ” Se i fichi piacciano tanti agli uccelli e non solo alle fucetole, ma a tutti i passeracei in genere, non piacciono meno agli uomini che, da quando hanno scoperto la loro squisitezza, li hanno sempre coltivati con immutabile amore. Nella penisola sorrentina ve ne sono una discreta qualità ed assai più ve ne erano ai tempi passati, quando gli agrumeti non erano così densi di queste tipiche piante, ma i contadini di quel tempo avevano il buon senso di coltivare quelle che dessero i frutti in ogni stagione, e tra gli alberi preferiti vi erano i fichi, una varietà è chiamata ancora oggi “ fichi del vescovo”, forse perché le prime specie furono piantate in un fondo di proprietà di Monsignor Giuseppe Mastellone, situato alla fine di via Savinola, da dove si diffuse la particolarità di maturazione” .

Fico "brogiotto"

Il fondo era stato affidato a Simone Zaccaria che, affezionato al suo padrone, ci teneva a coltivarlo nel migliore dei modi, soprattutto per quel che riguardava gli alberi di fichi di cui il prelato era ghiotto. Simone aveva addirittura inventato uno speciale artificio per farli maturare anzitempo, con un anticipo di almeno dieci giorni.

Mi spiega Don Antonino “ per accelerare la maturazione senza danneggiarli bisogna pungerli, benché sia improprio l’uso dell’espressione in quanto non è una puntura ma semplicemente si pone sulla loro boccuccia una goccia d’olio o di alcol puro, così si accelerava il processo di maturazione pur rimanendo di gusto inalterato”. Questa operazione richiedeva molta pazienza, è un’innocente trovata che in considerazione delle moderne tecniche adoperate a danno di pomodori e melanzane sottoposte a speciali iniezioni per crescere in fretta è veramente cosa da poco conto. “A quei tempi - leggo sempre nel libro di Don AlfredoSimone Zaccaria aveva con grande meraviglia di tutti un’assoluta precedenza nel coglierli . I primi fichi più belli e più grossi erano per il suo Monsignore ed era felice nel vedere con quanta festa accoglieva la prima cesta che egli portava nell’ultima decade di agosto e alla domanda piena di meraviglia del prelato su come riuscisse a compiere tale magia, rispondeva che usava solo un trattamento speciale,un segreto personale, e alla sollecita richiesta di conoscerlo Zaccaria rispose. ” A voi posso confidarlo, perché sapete tenere il cece in bocca…” e avvenne la rivelazione che Monsignore custodì con rispetto, ma che Zaccaria purtroppo, un poco alla volta, confidò ora a un amico ora a un parente e così in breve tempo tutti a Piano di Sorrento pungevano i fichi e finì il primato di Simone”. Così nacquero i fichi del vescovo che anche in quell’ estate del 1687 la produzione fu abbondante e Monsignore ne potette assaporare il delizioso sapore senza parsimonia. A questo punto non posso che ringraziare Don Antonino e aggiungere una ricetta per coloro che seguono le mie ricerche e che ringrazio per l’attenzione che pongono e per le numerose lettere che mi scrivono a testimonianza della loro soddisfazione a ritrovare frammenti del passato e a scoprire

Coviglie

mercoledì, 5 maggio 2010

Matilde Serao

Alla stessa famiglia dello spumone e dello zuccotto appartiene la Coviglia.

Gia’ la scrittrice Matilde Serao la descriveva nel suo libro Paese di Cuccugna.
Un tempo si vendevano in bicchierini di alluminio, attualmente sostituiti da quelli di plastica, con coperchietto.
Sono ad un sol gusto ma la classica è al cioccolato o alla nocciola o al caffè o ancora alla fragola.

È nel 1700,  quando il gusto delle dame di «buon garbo » sensibili e disappetenti esige diete leggere e carezzevoli,  voluttuose,  morbide e dolci, che due oggetti di lusso, di delicatezza e di gusto in Italia portano il vanto in tutta Europa: «liqueurs d’Italie, glaces à l’itaienne» vogliono  gli stranieri.

La città di Napoli è rinomata per i gelati e per i sorbetti.

Coviglia al caffè

Ingredienti:

Per la crema pasticciera:
- latte gr 250
- farina gr 20
- zucchero gr 50
- 2 tuorli d’uovo
- buccia di 1 limone.
- Caffè forte 4 tazzine
- panna montata dl 2
- caffè tostato in chicchi q.b.

Esecuzione
Raffinata e vellutata è questa coviglia al caffè. Alla voluttuosa crema pasticciera unite del caffè molto concentrato e fragrante, poi la panna montata, mescolando molto delicatamente. Ponete la crema cosìottenuta in piccole coppette di porcellana o di cristallo, decorate al centro le coviglie con un chicco di caffè e lasciatele ben freddare in frigorifero,
per qualche ora, finché le coviglie non assumano la loro consistenza di deliziosi semifreddi spumosi.
(continua…)

Cucina Storica di Bruno Cantamessa

venerdì, 23 aprile 2010

Bruno Cantamessa

Il bello della rete, parafrasando “il bello della diretta” locuzione tanto cara al mitico Gianni Mina‘, e’ proprio questo, il relazionarsi con tantissime persone e condividere la passione per un argomento appassionante come la gastronomia, e’ cosi che ho conosciuto Bruno Cantamessa Chef Storico di Geo e Geo la seguitissima trasmissione di RAI 3.

Chef per professione, scrittore per diletto e webmaster per curiosità.

E’ cosi che nasce Cucina storica:
Il passare dei secoli, ha lasciato segni indelebili nella cucina italiana e le abitudini alimentari hanno seguito gli eventi storici ed i passaggi epocali, così pure i sistemi di cottura e conservazione si sono evoluti.
Trovare tutte queste informazioni non è sempre facile, grazie anche all’uscita del libro “La Cucina Storica” di cui sono coautore, ho pensat
o di dar vita a questo sito puramente amatoriale e per gli amanti della cultura dell’alimentazione.
Bruno Cantamessa
(continua…)

Se mi lasci, non male edizioni Kàiros a cura di Gianni Puca

giovedì, 22 aprile 2010

Cosa ci azzecchera’ mai una antologia umoristica in una rubrica gastronomica? E ve lo spiego subito: in questa antologia umoristica curata da Gianni Puca, che mi ha anche regalato la sua intervista gastronomica è contenuto il mio racconto umoristico “Invito a cena con relitto”, nella sezione dedicata ai racconti “gastro-ironici”, la storia di un invito a cena, che lascia

Gianni Puca

presagire una conseguente folle notte di passione, e con un sorprendente finale…dietetico…, il racconto è in possesso di ottimi e succulenti ingredienti che si sposano bene con l’ironia, la sensualità e la gastronomia, che lo rendono adatto e mi e’ sembrato anche giusto, ad essere recensito in un posto in cui si disquisisce di cose buone oltre che nella mia storica rubrica dedicata Mangiar Bene che curo da piu’ di dieci anni all’interno del Progetto guide di Supereva.

Ma vediamo come nasce questo progetto di Giovanni Puca, detto Gianni, classe 1973 pè grazia ’e Dio… ancora vivente, e meno male, aggiungo io, altrimenti neanche io avrei potuto prendere parte al suo progetto editoriale!!!
Gianni è laureato in Giurisprudenza, presso l’Università di Napoli Federico II, ed  esercita la professione di avvocato civilista, specializzato involontariamente in separazioni e divorzi.
E’ Autore di una commedia teatrale dal titolo Finché l’avvocato non vi separi, edita dalla Kairòs, ispirata da paradossali esperienze professionali. Al libro sono allegati un cd musicale con due testi di Puca, musicati dal gruppo di musica popolare Vottafuoco.

Ha pubblicato per Cento Autori un libro di favole per bambini ed ex bambini, dal titolo Il Principe Quasiazzurro e la password maledetta, in cui i personaggi delle favole classiche mettono in scena una protesta contro gli scrittori classici per aver scelto dei finali da loro non condivisi.

Autore di un giallo noir a tinte rosa ambientato in una città tutta grigia, dal titolo Io sono un altro (Ad Est dell’Equatore edizioni) in cui i rappresentanti di ogni categoria del male vengono assassinati in modi assolutamente beffardi e di un testo teatrale Giudizio Universale, Appello e Cassazione, interamente scritto in rime, in una lingua arcaica inventata, nel quale vengono ribaltate alcune “sentenze di condanna” contenute nella Divina Commedia e alcuni personaggi della realtà e della fantasia affrontano i tre gradi del nuovo giudizio universale, attraverso i quali viene processata la nuova morale.
Suo il testo teatrale dal titolo “2013 Meglio tardi che Maya” e anche la commedia scritta a quattro mani con Gino Rivieccio dal titolo “Intrigo al caravan petrol”, e ancora un altro libro per ragazzi “Sacchetta e Romeo” (Kairòs edizioni).

La malsana idea dei nonoromanzi d’amore gli è venuta un bel giorno, quando preso dal cosidetto raptus di Lyala decise di cimentarsi nell’impresa di scrivere un romanzo d’amore.
Più volte si è domandato come diavolo facessero gli scrittori a scrivere romanzi d’amore di due o trecento pagine, sono esageratamente fortunati o hanno una fantasia sconfinata? Fattosta che con tutto l’impegno necessario i romanzi d’amore a lui venivano al massimo tre o quattro pagine.
Così nasce l’idea di chiedere ad un gruppo di amici scrittori, giallisti, umoristi, poeti, di scrivere ciascuno un proprio micro romanzo d’amore da pubblicare in una collana apposita. Ed, in questo modo ha potuto constatare che non era l’unico scrittore contemporaneo ad avere questo tipo di problema.
Sono infatti pervenuti romanzi d’amore di un rigo, di una parola…
…Sì, perchè l’amore non è più come quello di una volta, quelli che duravano più o meno per sempre.
E’ cosi’ che nasce questo nuovo genere pseudo letterario dei nanoromanzi d’amore, in cui ogni nanostoria ha una lunghezza proporzionale alle storie d’amore che si vivono nella realtà.
Le storie contenute nella raccolta “Se mi lasci non male” edita da Kàiros di Napoli sono quasi tutte autobiografiche, anche se nessuno lo ammetterà mai, a cominciare da un personaggio di fama nazionale che ha aderito con grande entusiasmo a questo progetto, regalando una bellissima storia vera, chiedendo però di conservare l’anonimato, questi ha voluto con il suo contributo fare una sorpresa originale alla donna della sua vita, evitando però che lo venisse a sapere la moglie…
Ricordiamo che il 15 maggio, ore 22.00 l’antologia umoristica verrà presentata al salone del Libro di Torino, presso lo stand della Regione Campania mentre la prima presentazione campana e’ fissata per l’11 maggio, alle ore ore 18.00, alla libreria Feltrinelli di via San Tommaso d’Aquino a Napoli.
mentre venerdì 28 maggio alle ore 18.00 si terrà a Roma alla libreria Odradek, in via dei Banchi vecchi n. 57.

Se mi lasci, non male

Se mi lasci, non male
Antologia di nanoromanzi d’amore umoristici, a-lieto fine (dove la “a” è intesa nel senso di alfa privativo). Autori vari, tra cui scrittori di fama nazionale e giovani esordienti, hanno offerto il loro contributo per questa antologia in cui in ogni storia c’è un personaggio di troppo: la coppia.
Uno più una non fa mai due: in amore, l’aritmetica è un’opinione. La cifra ideale è uno, più una, più un altro, più un’altra, più molti. Ovviamente, nella fattispecie, la somma non fa il totale, ma crea il caos più totale…
Le storie narrate sono tutte assolutamente surreali; i protagonisti, però, estremamente realisti, giungono alla unanime conclusione che la felicità non esiste e che quindi non resta che provare a essere felici senza.
La sofferenza è un vuoto a perdere, quindi affrontano le delusioni d’amore con auto-ironia, invitando il lettore a soffrire solo quel giusto indispensabile per distinguersi dai coccodrilli.
La robusta convinzione di ciascun autore è che l’amore è nano!


Elenco degli autori
:
Gabriele Aprea, Edgardo Bellini, Laura Bugno, Guido Bulla, Riccardo Brun, Angie Cafiero, Elio Capriati, Nagi Capuvoni, Marco Catizone, Ugo Ciaccio, Liborio Savio Ciufo, Laura Costantini, Roberta Cuozzo, Anita Curci, Maurizio De Angelis, Maurizio de Giovanni, Pippo Della Monica, Luca De Pasquale, Francesco Di Domenico, Argia Di Donato, Marcello D’Orta, Milena Esposito, Loredana Falcone, Alessandro Ferrara, Raffaella R. Ferré, Enzo Fischetti, Enzo & Sal, Monica Florio, Gennaro Francione, Raffaele Galiero, Pino Imperatore, Elisabetta Malantrucco, Ciro Marino, Marco Marsullo, Arnaldo Tony Matania, Ada Natale, Giovanni Nurcato, Marco Palasciano, Chiara Piedisacco, Antonella Platì, Gianni Puca, Aldo Putignano, Febo Quercia, Aurelio Raiola, Maria Rosaria Riccio, Laura Rossetti, Lucio Rufolo, Cristina Maria Russo, Sergio Saggese, Simonetta Santamaria, Sonia Scarpa, Antonella Scotti, Gianni Solla, Palma Spina, Piero Antonio Toma, Anna Trieste, Luana Troncanetti, Floriana Tursi, Nando Vitali.
A questi straordinari autori contemporanei vanno aggiunti un nanoromanzo d’altri tempi di Ciullo D’Alcamo e Monna Rosa de Fresca Frasca e un nanoromanzo anonimo, di un personaggio noto che ha voluto dedicare uno straordinario racconto all’amore della sua vita, senza che venisse a saperlo la moglie…

www.edizionikairos.com

www.paragulp.it

Kahlil Gibran e la mela

lunedì, 19 aprile 2010

E quando addentate una , ditele nel vostro cuore:
“I tuoi semi vivranno nel mio corpo,
E i tuoi germogli futuri sbocceranno nel mio cuore,
La loro fragranza sarà il mio respiro,
E insieme gioiremo in tutte le stagioni.”

Khalil Gibran (جبران خليل جبران o Jibrān Khalīl Jibrān) (Bsharri, 6 gennaio 1883 – New York, 10 aprile 1931) è stato un poeta, pittore e filosofo libanese.

Kahlil Gibran

Kahlil Gibran

Libanese di religione cristiano-maronita emigrò negli Stati Uniti; le sue opere si diffusero ben oltre il suo paese d’origine: fu tra i fondatori, insieme a Mikha’il Nu’ayma, dell’ Associazione degli scrittori, punto d’incontro dei letterati arabi emigrati in America.

La sua poesia venne tradotta in oltre 20 lingue, e divenne un mito per i giovani che considerarono le sue opere come breviari mistici. Gibran ha cercato di unire nelle sue opere la civiltà occidentale e quella orientale. Fra le opere più note: Il Profeta e

Massime spirituali wikipedia

Aforismi Gastronomici

lunedì, 19 aprile 2010

Ricettario

“Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i cuochi”
(James Joyce)

“Chi non ama le donne il vino e il canto, è solo un matto non un santo!”
(Arthur Schopenhauer)

“Il periodo critico del matrimonio è l’ora di colazione”  (George Herbert)

“E’ bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi”

(Aristotele)

“La speranza è una buona prima colazione, ma è una pessima cena.”

(Francis Bacon)

“Cavolo: ortaggio familiare ai nostri orti e alle nostre cucine, grosso e saggio all’incirca quanto la testa di un uomo.” (Ambrose Bierce)

“A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame.”

(Totò)

“Prima tu prendi un drink, poi il drink ne prende un altro, e infine il drink prende te.

(Francis Scott Fitzgerald)

“Non c’è amore più sincero di quello per il cibo.”

(George Bernard Shaw)

“La solitudine è per lo spirito, ciò che il cibo è per il corpo.”

( Seneca)

“Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo.”

(Confucio)

“Dei palati uguaglianza non può stare, perciò non s’ha dei gusti a disputare. “

(Proverbio Popolare)

“Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare.”

(George Bernard Shaw)

“A proposito di politica… ci sarebbe qualcosa da mangiare?”

(Totò)

“La miglior salsa del mondo è la fame.”

(Miguel de Cervantes)

“Se nessuno ti vede mentre lo mangi, quel dolce non ha calorie.”

(Anonimo)

“L’educazione è il pane dell’anima.”

(Giuseppe Mazzini)

“L’ospitalità è la virtù che ci induce a nutrire e ospitare alcune persone che non hanno bisogno né di essere nutrite né di essere ospitate.”

(Ambrose Bierce)

“Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte.”

(Otto von Bismarck)

“Le anatre depongono le loro uova in silenzio. Le galline invece starnazzano come impazzite. Qual è la conseguenza? Tutto il mondo mangia uova di gallina.”

(Henry Ford)

Gli obesi vivono di meno: però mangiano di più!

(Stanislaw Jerzy Lec)

“Si sa che il lavoro ha sempre addolcito la vita: il fatto è che non a tutti piacciono i dolciumi.”

(Victor Hugo)

“Dio non ha fatto che l’acqua, ma l’uomo ha fatto il vino.”

(Victor Hugo)

“Il male non è ciò che entra nella bocca di un uomo, il male è ciò che ne esce.”

(Sacre Scritture)

“Quello che è cibo per un uomo è veleno per un altro.”

(Lucrezio)

“L’uomo è l’unica creatura che consuma senza produrre.”

(George Orwell)

“Ci sono tre cose che una donna è capace di fare con niente: un cappello, un’insalata e una scenata.”

(Mark Twain)

“Mangiare carne è digerire le agonie di altri esseri viventi.”

Marguerite Yourcenar)

“Se per vedere il peso sulla bilancia ti serve un gioco di specchi, è il momento di cominciare una dieta.”

(Anonimo)

“Il ricco mangia, il povero si nutre.”

(Francisco de Quevedo)

“L’appetito rende saporite tutte le vivande.”

(Paolo Mantegazza)

“Fu veramente un audace colui che per primo mangiò un’ostrica.”

(Jonathan Swift)

“Troppo cibo rovina lo stomaco, troppa saggezza l’esistenza.”

Alessandro Morandotti

“Dio dà il cappone al ricco e al povero l’appetito.”

(Proverbio Popolare)

“L’amicizia è il vino della vita.”

(Edward Young)

“La poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane.”

(Pablo Neruda)

“A tavola perdonerei chiunque, anche i miei parenti.”

(O. Wilde)

“Quando lo stomaco è pieno è facile parlare di digiuno.”

(S. Gerolamo)

“Ecco il problema di chi beve, pensai versandomene un altro: se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.”

(C. Bukowski)

“Il cibo animale è inadatto a chi miri al controllo delle proprie passioni.”ma e. eh

(M. Gandhi)

“Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo.”

(Ippocrate)

“L’uomo è ciò che mangia.”

(L. Feuerbach)

Il nutrimento del corpo si effettua a poco a poco. Pienezza di cibo e poco di sostanza.”

(B. Pascal)

“Verrà il tempo in cui l’uomo non dovrà più uccidere per mangiare, ed anche l’uccisione di un solo animale sarà considerato un grave delitto.”

(L. da Vinci)

“Solo gli imbecilli non sono ghiotti… si e’ ghiotti come poeti, si e’ ghiotti come artisti …”

(G. de Maupassant)

“E’ preferibile un cibo anche un po’ nocivo ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole.”

(Ippocrate)

“Dio fece il cibo, il diavolo i cuochi.”

(J. Joyce)

“Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana.”

(A. Einstein)

“Mangiare è uno dei quattro scopi della vita… quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo.”

(Proverbio cinese)

“Ho visto gente di Parigi visitare il Louvre e poi andare a mangiare da MacDonald. Ho visto gente di Londra andare a visitare il British Museum e poi andare a mangiare da MacDonald. Ho visto gente di Milano andare a visitare MacDonald, e poi non sapere dove andare a mangiare”

(Paolo Rossi)

“Gli animali si nutrono, l’uomo mangia, e solo l’uomo intelligente sa mangiare”

(Anthelme Brillat Savarin)

“Mangiare i tortellini con la prospettiva della vita eterna, rende migliori anche i tortellini, più che mangiarli con la prospettiva di finire nel nulla”

(Card. Giacomo Biffi)

“Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici e dai loro discorsi.”

(Cicerone)

“Vinum et mulieres apostatare faciunt sapientes – Il vino e le donne deviano i sapienti”

(Orazio)

“E’ bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi.”
(Aristotele)

“I tuoi amici ti invitano a pranzo: arriva pure tardi, se vuoi.
I tuoi amici ti chiamano perchè tu li consoli: affrettati.”

(Chilone)

“Chi vuol mangiare la noce ne deve rompere il guscio.”

(Plauto)

“Ogni ragazza che sa cucinare può trovare un uomo che sa mangiare”

(A. Hall)

“Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi
morderà. Questa è la principale differenza tra l’uomo e il cane”

(Mark Twain)

“Acquista cosa nella tua gioventù, che ristori il danno della tua vecchiezza. E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal moda in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento”

(Leonardo da Vinci)

“Detesto l’uomo che butta giù il cibo affettando di non sapere che cosa mangia.
Dubito del suo gusto in cose più importanti”

(Charles Lanb)

“L’entusiasmo è per la vita quello che la fame è per il cibo”

(Bertrand Russell)

“La solitudine é per lo spirito ciò che il cibo é per il corpo”

(Seneca)

“Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo”

(Oscar Wilde)

“L’adulazione è come l’acqua di Colonia: è da annusare, non da bere”

(losh Billings)

“La vita è troppo breve, per bere del vino cattivo”

(anonimo)

“Non scegliere mai il tuo the in fretta perché poi te lo devi bere”

(anonimo)

“Tutti gli uomini sono dei mostri; non c’é altro da fare che cibarli bene: un buon cuoco fa miracoli”

(Oscar Wilde)

“Ecco il problema di chi beve, pensai versandomene un altro: se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.”

(C. Bukowski)

“Il cibo animale è inadatto a chi miri al controllo delle proprie passioni.”

(M. Gandhi)