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E' inutile versare rum…

Category: Letteratura e Gastronomia (Page 2 of 3)

La tiella di Alessio

Della Tiella Barese, abbiamo ampiamente parlato, grazie ad un altro barese doc, Gianrico Carofiglio che ce la racconta in un suo grande romanzo: le perfezioni provvisorie.

Io con Alessio Viola e Carmen Davolo

Io con Alessio Viola e Carmen Davolo

Anche di Alessio Viola abbiamo già parlato, anzi io l’ho proprio intervistato, ed Alessio molto carinamente ha accettato il mio invito per venire a presentare il suo libro “Dove comincia la notte” Edizioni Rizzoli, qui a Sorrento all’interno della Rassegna Letteraria organizzata in sinergia con Carmen Davolo, Daniela Marrapese e la Dieffe Comunicazioni,  Carolina Ciampa, ed il signor Enzo Manniello che ha messo a disposizione il nuovissimo ed esclusivo American Bar

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Cate ed io di Matteo Cellini

Tra i candidati al Premio Strega 2013 vi è il giovane Matteo Cellini classe 1978, nato a Urbino ma vive e lavora ad Urbania dove insegna lettere in una scuola media. Cate, io (Fazi 2013) è il suo primo romanzo.

Matteo Cellini

Matteo Cellini

La storia è quella di un’adolescente vittima di un disagio sociale Caterina, protagonista del suo primo romanzo.
Ed io essendo una donna in carne, rotonda, amante della buona tavola, come avrei non potuto non parlarne in queste pagine?

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Ottavo premio Bancarella di cucina

bancarellacoloratoIn questo blog, anche se chiamarlo blog mi sembra riduttivo, diciamo allora, “in queste pagine”, cosi mi sembra vada un po’ meglio, in cui amiamo raccontare la cucina, amiamo la letteratura in generale, soprattutto quella in cui per caso, ritroviamo riferimenti al cibo, ricette, ricordi gustosi e quant’altro, non potevamo, sicuramente, fare a meno di elencare i   libri selezionati per il Premio Bancarella di cucina che ogni hanno si tiene a Pontremoli ecco il comunicato stampa:

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Intervista Gastronomica ad Anna Maria Fabiano

E’ stata l’amica Silvia Longo, che avevo già intervistato per la mia rubrica di Interviste Gastronomiche a farmi conoscere Anna Maria Fabiano, ed i suoi libri per cui non ho potuto fare a meno intervistare anche lei.

Anna Maria Fabiano

Anna Maria Fabiano

Anna Maria Fabiano è nata a Soveria Mannelli, in provincia di Catanzaro, ma trascorre la sua infanzia a Caluso, in provincia di Torino, dove il papà Pietro, pioniere dell’insegnamento agrario moderno, dirige l’Istituto Professionale per l’agricoltura “Ubertini“.
La campagna influenzerà la vita della scrittrice quando, prima come maestra elementare e poi come docente di italiano e storia nelle scuole superiori, dividerà il suo impegno tra

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Intervista Gastroumoristica a Renato de Rosa

Tra i tanti personaggi che ho intervistato, devo dire che Renato de Rosa, è quello che mi ha divertito di più, ma chi è Renato de Rosa?
Chiediamolo a lui:

Renato de rosa

Renato de rosa

“Vi risponderò con le parole di Carlo Lucarelli, o di qualcuno che gli somiglia molto.
Chi è Renato de Rosa? Vive a Carrara e fa il consulente di impresa. Ce ne sono tanti di consulenti di impresa a Carrara. Ma Renato de Rosa non è uno come gli altri. Lui inventa giochi e scrive. E’ un umorista giocherellone Renato de Rosa. Ma sarà vero?
Ha pubblicato un libro

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Acqua e vino di Trilussa

Carlo Alberto Salustri, meglio noto con lo  pseudonimo di Trilussa,  anagramma del suo cognome – (Roma, 26 ottobre 1871 –Roma21 dicembre 1950), è stato un poeta italiano, noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

Carlo Alberto Salustro - Trilussa

Carlo Alberto Salustri – Trilussa

Fu il terzo grande poeta dialettale romano comparso sulla scena dall’Ottocento in poi: se Belli con il suo realismo espressivo prese a piene mani la lingua degli strati più popolari per farla confluire in brevi icastici sonetti, invece Pascarella propose la lingua del popolano dell’Italia Unita che aspira alla cultura e al ceto borghese inserita in un respiro narrativo più ampio.

Infine Trilussa ideò un linguaggio ancora più prossimo all’italiano nel tentativo di portare il vernacolo del Belli verso l’alto.

Trilussa alla Roma popolana sostituì quella borghese, alla satira storica l’umorismo della cronaca quotidiana.
Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nominò Trilussa senatore a vita il 1º dicembre 1950, venti

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Intervista gastronomica ad Alessio Viola

Lasciate ogni speranza o voi che entrate…
Quando ho contattato la prima volta Alessio su Facebook, nelle informazioni nel suo profilo, c’era la seguente frase:

Alessio Viola

Alessio Viola

Come dicono le colleghe, astenersi perditempo. Scrivere solo se veramente interessati

Mi son detta: qui, sicuramente mi becco, rimanendo in tema gastronomico, un bel vaffanbrodo, di quelli pazzeschi 🙂 e non è andata cosi, fortunatamente, anche se, dopo avergli inviato il mio questionario, ho pensato seriamente che l’attempato, genuino e fascinoso pezzo di scrittore sessantenne mi ci mandasse 😀
Ed invece ecco qui, per i miei lettori, in esclusiva l’intervista di Alessio, pugliese originario di Troia in provincia di Foggia, e non aggiungiamo altro, classe 1953, editorialista del Corriere del Mezzogiorno, scrittore, ha pubblicato con Laterza Closin’

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Scoop: Tonino Esposito, protagonista della serie letteraria dedicata agli Esposito, intervistato da Angie Cafiero

Pino Imperatore, che ho già intervistato per la mia rubrica, e che sicuramente reintervistero’, visto che amplio sempre il mio questionario, con nuove domande e spunti

Io e lo zio Pino

divertenti ed interessanti, è per me uno zio, ebbene si’ anche su Facebook, mi ha concesso il titolo onorario di nipote, in esclusiva, ho avuto la fortuna di seguire a Napoli, il suo Laboratorio di scrittura umoristica dedicato ad Achille Campanile, ed è stato per me, una esperienza grandiosa, soprattutto dal punto di vista umano-affettivo, e da allora, ne è nata una bellissima

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Le ricette umorali di Isabella Pedicini

Isabella Pedicini, classe 1983 nasce a Benevento,  scrittrice e critica d’arte,  giornalista pubblicista, ha conseguito la  laurea in Storia dell’arte all’università La Sapienza di Roma,  dove attualmente vive, ed è storica dell’arte e giornalista pubblicista. Ha pubblicato anche il saggio dal titolo

Isabella Pedicini

Isabella Pedicini

Francesca Woodman. Gli anni romani tra pelle e pellicola” e ha un suo  blog: isabellaspa.blogspot.com.
La sua deliziosa pubblicazione, unisce il piacere della lettura all’amore del cibo e in cui i pensieri diventato tutt’uno con i piatti da preparare.

Protagonista del suo racconto, una studentessa che, a furia di cucinare per sè e per gli amici, riflettendo su questioni esistenziali mentre affetta le verdure, comincia ad inventarsi simpatici aforismi
Cibo e cuore, è questa la

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La Frittata di Scammaro di Ippolito Cavalcanti

“Scaura tre rotole de vermicielle, ma teniente, teniente, li scule e li buote dinto a no tiano co tre mesurielle d’uoglio zoffritto, co miezo quarto d’alice salate, e pepe, quanno l’aje mbrogliate e asciuttate, ne miette na mità dinto a la tiella e nge miette na mbottonatura d’aulive senza l’osso,de chiapparielle, d’alice salate a meza a meza, passe e pignuole, nge miette l’auta mmità de li vermicielle e nge farraje fa la scorza sott’e ncoppa, facennola friere co la nzogna o co l’uoglio. “Cucina Teorico pratica di Ippolito Cavalcanti

Ippolito Cavalcanti, ecco qui a voi una ricetta storica, del primissimo antesignano degli scrittori ed esperti di cucina, diciamo una sorta di Veronelli del suo tempo, e se  avesse avuto un suo Blog, ipotizzò che forse lo avrebbe intitolato come il suo famosissimo ricettario dedicato alla cucina Napoletana, e cioe’ “Cucina-teorico-Pratica” che vide la sua prima edizione nel 1837, un trattato importantissimo in quanto vi possiamo trovare numerose ricette dell’epoca, provenienti dalle diverse classi sociali.
Il Duca di Buonvicino ci regala la frittata di scammaro, (“scammarare” è il contrario di “cammarare” antico napoletano che significa “mangiar di grasso”) che si invento’ su richiesta di alcuni

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Intervista Gastronomica a Stefano Piedimonte

Il buon Piedimonte mi lincerà, vabbè sono in tanti che dovrebbero farlo, visto l’accumulo di interviste gastronomiche che ho in sospeso, e che metto on line, solamente quando,

Stefano Piedimonte

come si dice a Napoli “tencc ‘ o ggenio”, e sono in pieno attacco di estro creativo.
Me lo sono studiato il simpaticissimo Piedimonte, mi sono letta anche il suo “Nel Nome dello zio”, edito da Guanda, dove una triste realtà come la Camorra viene raccontata in una maniera divertente e dove i protagonisti ci offrono degli elementi

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Intervista Gastronomica a Gigi Di Fiore

Chi non conosce Gigi Di Fiore?? Giornalista professionista dal 1985,  si occupa soprattutto di cronaca giudiziaria e di argomenti legati alla sicurezza. Per tredici anni cronista di giudiziaria in cronaca di Napoli de Il Mattino, è inviato speciale dal 1994 (direzione Sergio Zavoli).

Ha lavorato a Napolioggi, Napolinotte, il Giornale di Napoliil Giornale di Montanelliil Mattino.

Gigi Di Fiore

(Premio Saint-Vincent per il giornalismo 2001). Ha pubblicato con successo diversi saggi, tra cui I vinti del Risorgimento (2004), La camorra e le sue storie (2005), Controstoria dell’Unità d’Italia (Rizzoli 2007) e L’impero (Rizzoli 2008).

Controstoria  della liberazione è del 2012 edito da Rizzoli, un salto nella storia contemporanea dove ci  racconta le stragi e i crimini dimenticati degli

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Intervista Gastronomica a Rossella Calabrò

Rossella Calabrò nasce a Milano il 20 giugno 1959.
Una grande passione per la scrittura sin dalle scuole elementari ed una laurea in lettere all’Università Statale di Milano, a seguire la carriera di copywriter in agenzie internazionali.

Rossella Calabrò

Nel frattempo insegna Copywriting allo IED, pubblica sceneggiature per fumetti (Casa Editrice Universo) e testi di canzoni per bambini (Disney).

Nel 2008 Rossella fonda “Il Club delle Matrigne italiano” per tentare di risolvere, senza drammatizzare, i problemi delle matrigne moderne,

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Intervista Gastronomica a Cristina Rava

Cristina Rava classe 1958, è nata e vive nel Ponente Ligure ad Albenga ed è qui che sono ambientati i suoi romanzi.

Cristina Rava

Dopo aver abbandonato la facoltà di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente.

Nel 2006 ha pubblicato presso l’editore Frilli, “I giovedì di Agnese”, storia di guerra e non solo di una maestra elementare nell’entroterra savonese. Nel 2007 passa alla narrativa noir, con la serie che ha per protagonista il commissario Bartolomeo Rebaudengo: “Indagine al nero di seppia”, “Tre trifole”, “Cappon magro”, “Come i tulipani gialli”, “Se son rose moriranno”.

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Iurillo

A raccontarvela tutta, quando ho contattato Vincenzo Iurillo per intervistarlo, credevo che quasi quasi mi ci mandasse, anche se non avevo alcuna colpa:-), ma la mia idea su di lui, era quella di un giornalista provocatorio e anche un po’ come dire, un po incazzoso e, sicuramente non con un carattere facile, e leggendo poi, successivamente, nel suo Blog, che, con la pubblicazione “La Casta della Monnezza”, scritto a quattro mani con Bruno De Stefano da me

Vincenzo Iurillo

recentemente intervistato, avevano fatto testuali parole, il pelo e il contropelo alle nefandezze della classe politica campana, ho pensato, figurati uno che affronta tematiche sicuramente più serie ed impegnative delle mie, se mi concede l’intervista, ed invece, a lui è piaciuta l’idea, e si è anche divertito, ed anche io a leggere le sue risposte,

lo confesso.

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Intervista gastronomica a Marco Ciriello

Negli ultimi anni la letteratura di casa nostra, e per casa nostra,  nello specifico intendo il grande sud dell’Italia brulica di commissari, investigatori, avvocati e paladini di giustizia,

Marco Ciriello

che, possiedono l’intrigante capacità di immergere il lettore in situazioni sconosciute e affascinanti, in realtà impreviste che prendono vita grazie a narrazioni avvolgenti ed accattivanti.
Dal timido Luigi Alfredo Ricciardi, che si muove in una melanconica Napoli anni 30, al siciliano Salvo Montalbano, l’avvocato Guido Guerrieri personaggio di Gianrico Carofiglio, e ancora il bolognese Raul Zanardi commissario del romanzo Re di bastoni in piedi ambientato a Napoli in epoca maradoniana dell’amica Francesca Battistella, e ancora lo strampalato Vincenzo Malinconico di Diego De Silva, insomma

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Intervista Gastronomica a Bruno De Stefano

Classe 1966, nato  a Somma Vesuviana (Napoli), giornalista professionista, ha lavorato per diversi quotidiani tra cui “Paese sera, “Il Giornale di Napoli“, “Corriere del Mezzogiorno ” e per “Metropolis“, occupandosi in particolare di cronaca nera e giudiziaria.

Bruno De Stefano

Nel panorama giornalistico italiano Bruno De Stefano rappresenta il reporterlo scrittore di razza, quello che non si accontenta delle verità confezionate da altri o dal passare del tempo. Bruno è una di quelle persone che ha una sua rigida morale deontologica che per capire e, successivamente scrivere e raccontare fa della ricerche, approfondisce, e

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Intervista gastronomica a Carla Marcone

Carla Marcone napoletana, classe 1967. Ha pubblicato il racconto “Favola d’aprile” in “Collecchio in corpo undici”, una raccolta di autori vari edita nel 2004 dalla Cooperativa Galatea.

Carla Marcone

Un romanzo, “Fiori di carta”, nel 2005 edito da Scrittura&Scritture , un romanzo che ricorda un po le matrioske russe, che sono una dentro l’altra, cosi’ i racconti di carla, sono  storie nelle altre storie; di tanti personaggi indissolubilmente, ma misteriosamente, legati gli uni agli altri; tanti personaggi che respirano tra le righe e raccontano la loro vita ed ognuno di loro, come da un filo rosso sottile e quasi invisibile, è legato ad una misteriosa lettera custodita da Maria in un barattolo dai girasoli gialli, a cui segue, nel 2008 il romanzo storico 

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Risotto al Go nei Leoni d’Europa di Tiziana Silvestrin

Forse uno dei piatti più antichi, tipico delle comunità di pescatori, quali quelle dell’isola di Burano. Il “Go” (nome dialettale per il ghiozzo comune) è un pesce di laguna di scarso

Ghiozzi appena pescati

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Sarde o Sardele in Saor l’emblema di Venezia

Carlo Goldoni Venezia 25/2/1707 – Parigi 6 febbraio 1793

Questa preparazione è tra le più conosciute della cucina veneta.
Carlo Goldoni ne scrive nell’opera in due tempi in dialetto veneziano, “Le donne de casa soa”, ambientata in un campiello.
L’opera è caratterizzata dalla predominanza dei ruoli femminili.

“Grillo, sentì, fio mio, tolè la sporteletta;
Voggio che andè da bravo a farme una spesetta.
In pescaria ghe xe del pesce in quantità;
M’ha dito siora Catte, che i lo dà a bon marcà.
Un poche de sardelle vorria mandar a tor,
Per cusinarle subito, e metterle in saor.” 

(Carlo Goldoni, da “Le donne de casa soa”)

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Martino IV – Il Papa Ghiottone

“…Purgo per digiuno
l’anguille di Bolsena e la vernaccia”‘

Papa Martino IV

Voluto a tutti i costi al soglio pontificio del Re di Francia Carlo d’Angiò (12061285), è passato alla storia più per il suo appetito che per il suo impegno pastorale, considerato dai conoscitori di cose vaticane un vero disastro per la Chiesa.
Martino IV, infatti, fu talmente malvisto dai romani che non accettarono a casa loro un Papa imposto e succube di un sovrano straniero, neppure per la cerimonia dell’incoronazione che avvenne ad Orvieto, che con Montefiascone divenne sua residenza (zone, guarda caso di buon vino ed ottimo pesce del Lago di Bolsena!).

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W la pappa col po-po-pomodoro…

Questo piatto della cucina povera toscana fu conosciuto fuori dai confini regionali, per la prima volta per essere al centro di una delle più celebri pagine de “Il giornalino di Gian Burrasca” dello scrittore fiorentino Vamba al secolo Luigi Bertelli (18581920).
Scritto nel 1907 e pubblicato prima a puntate sul Giornalino della Domenica tra il 1907 e il 1908, e poi in volume nel 1911.

Rita Pavone nei panni di Gianburrasca

Rita Pavone, negli anni sessanta in occasione della trasposizione televisiva del racconto di Vamba, interpreta il ribelle Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca. Questo soprannome, che la famiglia gli dà a causa del suo comportamento molto irrequieto (più per esuberanza che per cattiveria), è divenuto proverbiale per indicare un ragazzino indisciplinato.

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Il Pranzo dei Parenti

Malazè è una gran bella realtà nata sul territorio Flegreo grazie a Rosario Mattera attivissimo ed inarrestabile il quale, sogna il rilancio di questa terra splendida, incantevole.
Johann Wolfgang Goethe asseriva: “Una terra col solo respiro delle pietre, deserta, con acque in ebollizione, coi resti di una storia disegnata nei vulcani spenti e semispenti; la regione più meravigliosa del mondo sotto il cielo più puro ed il terreno più infido.” 

Il Pranzo dei Parenti

E qui,  in queste terre meravigliose,  il cui nome  deriva dal greco phlegraios che significa ardente, dove rivivono, ancora oggi, antichi rituali sacri e tradizioni popolari che affondano le loro radici in un mondo arcaico, oltre a dissertare di degustazioni, assaggi o enogastronomia; percorriamo  strade che si snodano lungo le vie della storia, della paesaggistica e del mare, e con itinerari nei luoghi più antichi e suggestivi dei campi flegrei ed è così, che, nell’ambito dell’evento Libri di Mare Libri di Terra – Festival della Letteratura nei Campi FlegreiMalazè VII Edizione, organizzato in collaborazione con l’associazione culturale “Il Diario del Viaggiatore” e con lo scrittore Davide Morganti si è tenuto
Il pranzo dei Parenti a   Bacoli (Fusaro – Cantina La Sibilla)  all’interno di  Pagine da Gustare è stata una stuzzicante parentesi alla quale ho avuto il privilegio di prendere parte.

L’evento si è tenuto presso la Sibilla S.a.s. ed incominciato con una esaustiva passeggiata all’interno della Vigna Cruna del Lago del Fusaro situata nel Parco Regionale dei Campi Flegrei, a ridosso del Parco Monumentale di Baia con i resti della splendida Villa di Cesare, a pochi passi dalla Casina Vanvitelliana e dell’Antro della Sibilla Cumana .

Enzo di Meo in visita alla vigna

E’ lo stesso Enzo Di Meo, esperto enologo nonchè rampollo della famiglia Di Meo, che ci ha guidato in una interessante visita allla vigna, raccontandoci e descrivendoci in un modo  appassionato  delle presenti viti autoctone e centenarie di falanghina, piedirosso ed altre, cresciute secondo la tradizione:ed aggrappate ai pali di castagno ed ancora oggi in piena produzione; ed è qui che abbiamo perlustrare  le antiche cantine di origine romana.

La Famiglia Di Meo è  da più di cinque generazioni che si dedica alla coltivazione dei propri vitigni nel cuore dei Campi Flegrei, sulla collina di Baia presso Cuma, spinta da una grande passione per la terra e per i suoi prodotti che prosperano rigogliosi, grazie anche ad un ecosistema favorevole dovuto soprattutto ad un clima mite ed un terreno di origine vulcanica riparato dal vicino mare.

La Vigna dei Di Meo

Da due anni, inoltre, è stato avviato anche il recupero di ulteriori vitigni autoctoni come ‘a livella, ‘a surcella, ‘a calabres, a marsigliese e l’uva ‘e l’isula per impiantare nuovi vigneti. L’azienda, a gestione familiare,  ha come obiettivo quello di produrre vini dal sapore e dal gusto di una volta, ottenuti grazie ad

Botti

una coltivazione, potatura, vinificazione con tempi e modi, che riprendono le antiche coltivazioni tradizionali di un tempo, con il giusto e necessario ausilio che ci viene dato dalla moderne tecnologie, per custodire gli antichi sapori e comunicare il piacere sensoriale che si ha nel degustare in un tipico contesto rurale, i vini abbinati ai prodotti tipici della terra flegrea, rivivino le atmosfere delle antiche feste contadine.
Sotto il pergolato d’uva nella piacevole frescura settembrina abbiamo potuto assaporare delle deliziose fritturine accompagnate da crostini su cui vi era adagiato un profumatissimo hummus a base di cicerchia.

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Intervista Gastronomica a Giuliana Covella

La comune amica Francesca Battistella, che avevo gia intervistato, è stata il tramite della nostra conoscenza, poi, ho convinto la bella Giuliana a rispondere alle mie domande e lei ha accettato di buon grado, il risultato, è stata una divertente intervista, in cui tra le altre cose, mi confessa di essere golosa di pastiera…

Giuliana Covella

Giuliana Covella, classe 1972, è nata a Napoli, dove si è laureata in Lettere Moderne all’Università degli Studi Federico II. Giornalista professionista, è stata redattrice del quotidiano “Napolipiù-La Verità”, ha collaborato col “Roma” ed attualmente scrive per “Il Mattino”. “Otto centimetri di morte” è la sua prima opera letteraria.
nel giugno di quest’anno esce  “L’uomo nero ha gli occhi azzurri”,  sulle due bambine di Ponticelli,

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Intervista Gastronomica a Massimo Maugeri

Massimo Maugeri catanese, classe 1968. Collabora con giornali e riviste. Suoi articoli sono apparsi sulle pagine culturali dei quotidiani “La Sicilia”, “Il Mattino”, “Il Corriere Nazionale”, “Il Riformista”, delle riviste letterarie L’Indice del libri del meseLunarionuovo, e degli e-magazine Kult Underground e Zam.

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Celebrity Chef – Le Ricette di Imma Gargiulo

Sorrentina DOC, Imma Gargiulo, non poteva non scegliere la sua città, dove, all’Hotel del Corso, presso il terrazzo, mercoledi’ 25 luglio alle 20.30 in compagnia di Tonino Siniscalchi avverrà la prima

Le Ricette di Imma

presentazione del suo libro fresco di stampa, “Celebrity Chef – Le Ricette di Imma“, edito da Melino Nerella Edizioni e,  in rappresentanza dello Slow Food, Carmela Abbagnale.

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Panza e Prisenza di Giuseppina Torregrossa un poliziesco tra erotismo e cucina

Nel nuovo romanzo della scrittrice siciliana che,  mi ha rilasciato,  una divertente intervista gastronomica,  si respira un’estate rovente con il sole che picchia implacabile per tutto il giorno e “al tramonto l’umidità del mare cala sulla città come rugiada”.

Panza e presenza

Marò, Sasà, Lo Bianco. Tre poliziotti le cui vite si intrecciano in una Palermo soffocata dal caldo di luglio, seducente e vitale ma ambigua e corrosa dal potere e dalla mafia.

Il vicequestore aggiunto Maria Teresa Pajno detta Marò è alla soglia dei quarant’anni ma ancora attraente, Sasà anche lui vicequestore è testardo sia nella sua professione che nel correre dietro le donne, mentre Lo Bianco invece è un questore severo e forte.

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Viola Ardone a Massa Lubrense con la sua “Ricetta del cuore in subbuglio”

Sabato 21 luglio, nella Pro Loco di Massa Lubrense, abbiamo tenuto a battesimo la prima presentazione assoluta del romanzo di “La Ricetta del cuore in subbuglio” dell’esordiente, Viola Ardone.

Io con Viola Ardone

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Intervista Gastronomica a Tea Ranno

Tea Ranno

Proviene da Melilli, un piccolo paese di quasi 13 mila anime a  22 chilometri da Siracusa,  sui Monti Climiti dove è nata nel 1963.
Si è poi laureata in giurisprudenza ma da sempre ha affiancato allo studio del diritto la pratica della scrittura. Dal 1994 vive e lavora a Roma.
Nel 2006 pubblica per e/o Cenere (finalista ai premi Calvino e Berto, vincitore del premio Chianti) e successivamente, 2007 In una lingua che non so più dire.

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Intervista Gastronomica a Franco Forte

Franco Forte

Dunque, Franco Forte, è un’avvenente e massiccio giovanotto, sicuramente non longilineo, ma molto piacente, anche se ha un aspetto che incute un po’ di more, mi ha confessato, che glielo dicono spesso, con un bel pizzetto ed uno sguardo divertente, insomma non può non starti simpatico, soprattutto a me che amo quel genere di uomo :-).

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Intervista Gastronomica a Massimo Piccolo

Massimo Piccolo, poliedrico  artista, poichè non si occupa solo di scrittura e regia ma di una infinità di cose,  tra le sue passioni c’è anche il ritratto fotografico (così si è  mantenuto

Massimo Piccolo

per un bel po’ ai tempi dell’università) e si rifiuta sistematicamente di fare foto pubblicitarie.

Prima ancora del suo esordio letterario del 2004 con Luna di seta per  Edizioni Associate, ha scritto per il Corriere della Sera.
90 passi nella gastronomia

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Intervista Gastronomica a Marcello Simoni

Marcello Simoni

Marcello Simoni nasce a Comacchio il 27 giugno 1975.
Laureato in Lettere, ex archeologo e ricercatore storico svolge ora la professione di bibliotecario. Ha all’attivo diverse pubblicazioni di etruscologia, storia e agiografia.

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Intervista Gastronomica ad una scrittrice gastronomica: Loredana Limone

Conosco Loredana da moltissimi anni, da prima che si occupasse della sezione dedicata alla Letteratura gastronomica su supereva, e da allora ne ha percorsa di strada.
Loredana è napoletana ma da molti anni si è trasferita a Milano dove per molti anni ha lavorato nel settore estero di aziende di svariati settori, dagli orologi ai laminati di alluminio, dal pane surgelato agli utensili pneumatici, ai tubi e raccordi… senza trovare mai pace, ma alla fine la passione per la scrittura è stata più forte.

Loredana Limone

Il suo curriculum è ricco di pubblicazioni di poesia, narrativa per ragazzi e gastronomia.
Sposa un milanese e per amore si trasferisce dal Golfo di Napoli sulle sponde del naviglio a Martesana.
Nel 2005 ha ideato il laboratorio di scrittura creativa gastronomica Sapori Letterari,
di cui ha curato l’antologia omonima, con la prefazione di Allan Bay
Borgo Propizio è la sua ultima fatica letteraria, edita da Guanda
Ma conosciamola meglio…

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Intervista Gastronomica a Lorenzo Giroffi

Ho presentato Visioni Meccaniche di Lorenzo Giroffi a Napoli, alla libreria Ubik, è stato un piacevole salotto culturale con l’accompagnamento musicale del maestro Raffaele Crisci e con la lettura di alcuni brani del libro recitati dal bravissimo Piero Grant.

Lorenzo Giroffi

Lorenzo Giroffi vive a Roma ma è originario della provincia di Caserta. Dopo la laurea in Filosofia, utilizza la scrittura come forma che si concilia con differenti espressioni, tutte unite dalla narrazione di una realtà già di per sé paradossale.
Si dedica al giornalismo con la scrittura di reportage, che talvolta divengono anche video (Dégage: diritto alla dignità tunisina; reportage sui temi pre e post rivoluzionari) , scrive e dirige alcuni lavori cinematografici, nella narrativa esordisce nel 2008 con il “Pianto di un matita”, a cui fa seguito, nel 2011, “Visioni Meccaniche”, edito da con-fine edizione.

Visioni Meccaniche

Vince il premio “Reporter contro l’usura 2011” con la video-inchiesta “L’ombra del denaro”.
Scrittore ‘puro’ e convincente, Visioni Meccaniche(con-fine edizioni – Collana di narrativa Transfert) sia uno di quei libri ‘necessari’ dove la vita e la letteratura si intrecciano in
maniera imprescindibile e le urgenze non sono solo quelle di un giovane autore emergente, ma di un’intera generazione che cerca un’identità che la salvi da una realtà lontana da sogni e valori.

Visioni Meccaniche è una passeggiata notturna per una vita che non ha più nulla di personale. Il lavoro in fabbrica è il pretesto per dimenticare l’abuso di vizi incontrati nel rapporto con Napoli, che concede continui mutamenti geo-sonori.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Lorenzo: – Purtroppo non bado molto alla cura di quest’importante aspetto, preferisco affidarmi alla saggezza culinaria di persone dotate del dono dell’arte culinaria. In pochi riescono a dare del tu agli ingredienti ed io non sono in questo stato di confidenza.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Lorenzo: – Come ti accennavo prima, mi piace la magia di chi ha il magistero della cucina, quindi li osservo, non agendo, in cucina contemplo e mi faccio ispirare dallo chef di turno. Anche nel mio ultimo romanzo, Visioni Meccaniche, c’è un personaggio, il Duca, che oltre ad essere un maestro in musica è anche un profeta dei fornelli.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Lorenzo: – Utopia raggiungibile in occasioni sporadiche.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Lorenzo: – Se per artistico vuol dire raccontare, allora ti dico che Visioni Meccaniche è il mio secondo romanzo. La narrativa mi permette di raccontare e riflettere, a dispetto dei miei altri lavori di video-reportage nei quali invece racconto facendomi sedurre dalle immagini.

Napoli – via Tribunali

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Lorenzo: – Tutte le pizzerie di Via dei Tribunali di Napoli, soprattutto al loro esterno.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Lorenzo: – Nel frigo una bottiglia di sugo pronta ad ogni emergenza, nella dispensa una bottiglia di falanghina bianca.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un
Lorenzo: – piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Mi piace cucinare tutto quello che non ha bisogno di dosi certe. Mi diverte cucinare frittate in generale.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Lorenzo: – Carbonara

Carbonara

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Lorenzo: – Rispettoso come in una liturgia di estrema sacralità.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Lorenzo: – Quella ideale sarebbe con una cassata siciliana, quella consueta uno striminzito acqua e zucchero.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Lorenzo: – La mia golosità ha un ampio raggio, però per lo più si concentra su tutto quello che è gommoso e dannoso. Non mi piace parlare di ciò che non mi piace.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno
preferito?
Lorenzo: – L’odore di crema calda, appena uscita dal forno.

Angie: – Non puoi vivere senza…

pane

Lorenzo: – Pane

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Lorenzo: – Ovvio il legame tra la cucina e la sensualità, ancor meglio quando gli ingredienti si miscelano, non riuscendo più a distinguere il cibo dal sesso.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Lorenzo: – Affidatevi a chi ha le mani cariche di saggezza (la prossima volta studio di più e sbircio in cucina da mia nonna)

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Lorenzo: – L’Americano di Henry James

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Lorenzo: – Buena dei Morphine

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Lorenzo: – Con svariate, da cucine e tradizioni diverse: così raggiungo un’alimentazione completa?

Torta di mele

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Lorenzo: – Torta di mele

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Lorenzo: – Nei bar forse esiste, in cucina, ingranaggio universale e senza confini non credo ci sia spazio per tali limitazioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Lorenzo: – Pettole e fagioli

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Lorenzo: – Sto ultimando una sceneggiatura di un film, ispiratami a reportage che ho curato sul malaffare italiano e

Lorenzo Giroffi

sono sulla strada di ultimare un romanzo, che è ancora lontano dal distaccarsi dal nodo più fastidioso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Lorenzo: – Insipidi …

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Lorenzo: – T’è venuta fame? Porca miseria ora dove la incontro una cuoca!

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Intervista Gastronomica ad Arnaldo Matania detto “Tony”

Il piccolo Tony

Nato in una notte buia e tempestosa del’ 69(che è tutto dire:-) da quel dì inizia una serie di ritardi record e record ritardati.
Il peso da bambino desta stupore fra i pediatri ammirazione nei genitori panico fra le bilance.

A 2 anni mostra precoci doti linguistiche e di scrittura, resteranno però per sempre quelle di un bambino di 2 anni.
A 5 anni stabilisce un record essendo l’unico bambino mai stato espulso dall’asilo.
Dopo altalenanti vicende e l’espulsione dal liceo riesce in soli 10 anni a laurearsi in architettura (record da verificare).
Svolge i lavori più vari dal barman al babysitter, dal cliente misterioso alla produzione di capispalla.
Mercoledì 11 gennaio 2006 ore 17 si imbatte nel “Laboratorio di scrittura comico umoristica Achille Campanile” e nei suoi tenutari con immani conseguenze per la mente ed il fisico.
A luglio 2009 è stato oggetto di un crudele scherzo; gli è stato fatto credere di aver vinto il premio Massimo Troisi per la scrittura comica. I burloni hanno anche inscenato una finta serata di premiazione con qualche migliaio di comparse, amici complici e compiacenti personaggi dello spettacolo.
Indegnamente presente nelle antologie umoristiche Tris di Risate (Comix, 2009), Aggiungi un porco a favola (Cento Autori, 2009), Se mi lasci non male (Kairòs, 2010)e nell’antologia dei finalisti del concorso una piazza un racconto, storie di musica e magia (Iuppiter, 2010).
Nell’ultimo biennio si è dedicato alla scrittura di perizie e relazioni nel settore della manutenzione edile, ambito letterario che accoglie in se i canoni dell’umorismo più esilarante e della migliore suspance giallistica e ancorché decisamente sottovalutato in ambito critico editoriale riscuote un grande successo di pubblico.

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
ATM: – Credo che la domanda sia giusta solo se fai agonismo altrimenti è importante nella vita in generale o forse di questi tempi la domanda andrebbe capovolta e cioè “quanto conta il lavoro nella tua alimentazione”…

Angie:  – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
ATM: – Non direttamente visto che mi occupo di manutenzione edile e sicurezza nei luoghi di lavoro, però quando aspiravo a fare l’architettura ho sempre pensato al progetto come ad una ricetta, dove cercare gli equilibri, stupire e far sognare.

Arnaldo Matania detto “Tony” in una delle sue espressioni piu’ caratteristiche

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
ATM: – Sentire nel sapore la passione di chi ha cucinato e fare molta fatica ad alzarmi da tavola

Angie:  – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
ATM: – Ho fatto un pò di tutto: il barman, il babysitter, il produttore di capispalla, il cliente misterioso… ricordo con maggiore entusiasmo i laboratori teatrali per i bambini delle elementari. Mi diverte molto scrivere ma è difficile fare di questo un lavoro

Angie:  – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
ATM: – Mangio fuori abbastanza spesso e quindi ne ho vari che rispondono a diverse ritualità ed esigenze. C’è l’Alpen, il pub vomerese di tutti i venerdì sera che significa gruppone di amici e panino con la parmigiana di melanzane. C’è Marco’s, alla Riviera di Chiaja che significa cenetta romantica e prelibatezze tradizionali. C’è il Miracolo dei Pesci, a Posillipodove lo sfizio di pesce regna sovrano e dove prima o poi finirò con lo scendere in ciabatte perché è sotto casa e striscio fin lì anche quando sono stanco stanco stanco…

Nei miei frequenti week-end romani ci sono Vito&Dina, a Prati che dovresti proprio vedere perché Vito è proprio l’oste romanesco immenso e caciarone e quando lo vedo arrivare col piattone di bucatini mi si riempie il cuore di gioia!

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
ATM: – No non ci sono mai stato, mi pare che sia in Germania. È una città che da qualche tempo sento nominare spesso e dicono che io dovrei andarci…

Angie:  – Meglio carne o pesce?
ATM: – Carne!

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?

Millefoglie

ATM: – La millefoglie

Angie:  – Vino?
ATM: – Difficile… dipende. Sono una vecchia spugna e dal Lambrusco al Greco, dal Gewurz al Rapitalà riempitemi il bicchiere e vi farò sapere…

Angie:  – Il tuo punto debole
ATM: – Lo stomaco

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
ATM: – La signora Mozzarella. Salumi e formaggi…

Angie:  – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
ATM: – Nel cucinare mi piace il clima della cucina, il profumo degli ingredienti che diventa quello del piatto però il piatto è una banale ma tiratissima pasta col tonno (quello delle scatolette)… la prima cosa sulla quale mi sono cimentato da ragazzino e di cui mi sono nutrito con avidità, calando quel mezzo chilo di pasta che è la razione minima di sopravvivenza dell’adolescente che sono stato

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
ATM: – La pasta, la pasta, la pasta… alla siciliana, al forno, ma anche uno spago aglio olio e peperoncino mi emoziona

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
ATM: – Leeeeeeeeeeeeeento e instancabile

Angie:  – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
ATM: – Invidio la colazione dei film anglo americani dove le uova col bacon spadroneggiano, non pensavo di essere in grado di sostenerla poi un’estate ho provato ed ho riscosso ottimi risultati… però in vacanza non vale! Normalmente un caffè ed una tazza di latte col caffè…

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?

Parmigiana di Melenzane

ATM: – La PARMIGIANA DI MELANZANE! il capitone anche se non so che sapore abbia…

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
ATM: – il basilico nella sua semplicità

Angie:  –  Limone o aceto?
ATM: – entrambi no?!

Angie:  – Non puoi vivere senza…
ATM: – Gastronomicamente parlando senza Pasta… sennò finiamo nel campo della famosa gaffe della Clerici

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
ATM: – Elementare Watson: Sensualità>Sesso>Vita <> Vita>Cibo>Cucina
il tutto passando per gli incroci di profumi, movimenti, sughi… e poi gli uomini sanno che sulle donne ha sempre un grande effetto e tanto basta!

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
ATM: – Ingredienti per una persona:
1 busta di 4 salti in padella (no sottomarche), 500 g. di spaghetti, 1 spicchio d’aglio, un peperoncino, un pò di pane “cafone”,olio q.b.
Preparazione
Mettete a bollire l’acqua in una pentola alta e cuocete la pasta. Mettete dell’olio in un tegame molto ampio e soffriggete l’aglio ed il peperoncino poi aggiungete un pò di pezzettini molto piccoli di pane. Prendete la busta di 4 salti in padella ed agitatela per qualche secondo prima di aprirla e poi versatene delicatamente il contenuto in una zuppiera. Quando la pasta è al dente prendetela con un forchettone in modo che non sia completamente scolata e passatela nel tegame dove la farete saltare per un minutino (facendo attenzione agli schizzi che l’olio incazzato produrrà) affinché si crei intorno alla pasta quella patina dorata e leggermente croccantina. Prendete la zuppiera coi 4 salti in padella e versatene con attenzione il contenuto nel bidoncino Grigio (indifferenziata) non Marrone (umido).

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
ATM: – Benvenuti in casa Esposito (pure il penultimo, l’ho letto due volte)

ong>Angie:  – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
ATM: – Non so perché ma è “spingole francesi”

Angie:  – Hobby?
ATM: – Scrivere

Angie:  – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
ATM: – Ronfosaziolo (il figlio magico di Bacco&Morfeo)

Angie:  – Qual è il sogno più  grande?
ATM: – Avere sempre un sogno più grande

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
ATM: – Ma se non escludo il turpiloquio è difficile da dire…

“Sposatevi il cuoco!” – Totò, Miseria e Nobiltà (1954) regia di Mario Mattioli

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
ATM: – Sposatevi il cuoco! (Totò – Miseria e nobiltà)

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
ATM: – La ciambotta di mammà buonanima

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
ATM: – La cucina è l’unica cosa che è bene e giusto sia federale del nostro Paese. In Italia in ogni cucina regionale trovi delle meraviglie ed è un dovere difenderle con forza!

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
ATM: – Come dicevo sopra non siamo un Paese gastronomicamente unito e non ne saprei dire uno, forse le zuppe di pesce, i vari caciucchi e simili per le parti costiere ma è una forzatura… come il resto della nostra unità.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Zuppa di ramen Giapponese e Paella Valenciana

ATM: – No cucina no. Qualche piatto sparso sì, la paella valenciana, un hamburger newyorkese, la zuppa di ramen giapponese…

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
ATM: – Oltre a mangiare? Cerco di rubare tempo al lavoro per rispondere alle interviste gastronomiche delle amiche, raccogliere gli appunti di storie e racconti. Ma non è facile

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?

ATM: – Estroverso e Scofanato! Sono decisamente uno che dà soddisfazione a tavola e spero nella vita…

Angie:  – A che piatto paragoneresti Berlusconi,  Di Pietro Mario Monti?

Tony con Francesco Di Domenico

ATM: – 4 salti in padella (finto e con molto marketing) – l’arrosticino tipico della sua terra (essenziale e un pò rozzo) – una flebo di glucosio (incommestibile ma indispensabile per sopravvivere)

Angie:  – La cucina ti ha mai tradito?
ATM: – La cucina nella sua essenza mai, qualche volta i cuochi o sedicenti tali e talvolta lo stomaco

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
ATM: – Se si chiama vita allora sarà perché va vissuta. Quindi vivi al meglio e ricordati di lasciar vivere…

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
ATM: – amaro, caffè? un amaro, grazie!

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Il Bussolano del Capitano: il dolce di Biagio dell’Orso

Mantova - Palazzo del Podestà

“Quando quella mattina Biagio dell’Orso si recò al palazzo del Podestà trovò Gio Morisco e le altre guardie intenti a tagliare a fette un dolce. Avevano l’aria particolarmente soddisfatta.
«Buongiorno, capitano!» lo salutò allegro Morisco.
«Buongiorno a tutti! Cosa vi è successo? Di solito la mattina siete di pessimo umore e stanchi morti.»
«Niente di diverso dal solito. Avevamo fame e allora…gradite un pezzo di dolce?».
Il bargello gli porse una grossa fetta di bussolano, Biagio stava per prenderla quando sentì un forte fracasso arrivare dalle prigioni.
«Chi avete arrestato stanotte?». Senza aspettare una risposta, salì a due a due i gradini della stretta scala che portava al primo piano. Uno dei carcerati stava dando dei pugni contro la porta della cella. Scostato lo spioncino, si trovò davanti la faccia di Benedusi che

Stemma Gonzaga

tra le due sbarre di ferro sembrava ancora più storta. Gli occhi cerchiati di blu e talmente gonfi che a malapena si vedevano le pupille,
sullo zigomo destro e sulle labbra aveva dei tagli coperti di sangue rappreso.
«Capitano, voglio uscire di qui! Fatemi uscire, non potete tenermi rinchiuso qui dentro!».
Biagio dell’Orso assunse un’aria di circostanza, sforzandosi di nascondere la sua soddisfazione.
«Prima devo verificare di cosa siete accusato e poi si vedrà.»
«Non ho fatto niente! Sono stato aggredito! Fatemi uscire!».
Chiuso lo spioncino sulla brutta faccia del Benedusi, raggiunse il bargello che si stava tagliando la seconda fetta di dolce.
«Allora? Cosa è successo al povero signor Benedusi?».
«Siamo dovuti intervenire per sedare una rissa nella quale c’era anche lui, anzi sono sicuro che è stato lui a scatenarla…».
Il capitano alzò le sopracciglia, ma preferì non commentare.
«Benedusi era tanto ubriaco che è caduto» intervenne una delle guardie.
«Deve essere caduto molte volte per essersi ridotto in quel modo!» osservò Biagio.
«Sì, capita di inciampare nei sassi! Di notte…» commentò Gio Morisco guardando in alto, nell’angolo più lontano della stanza.

Le righe nere della vendetta

«Ma sta zitto e dammi una fetta di dolce! Quanto pensi che potremmo tenerlo dentro?».
«Io ce lo terrei un centinaio d’anni, ma ho paura che riusciremo a trattenerlo sì e no qualche giorno» rispose il bargello stappando una una bottiglia.
Biagio, con la bocca piena di bussolano, stava considerando se accettare o meno il bicchiere di vino bianco che gli veniva offerto di mattina presto, quando la stanza si oscurò.
…”

Le Righe nere della vendetta – Tiziana Silvestrin

Il Capitano di Giustizia, Biagio dell’Orso, è realmente esistito, a Mantova esistono dei documenti che portano la sua firma, e. Tiziana Silvestrin nei suoi romanzi ha dato vita ad un uomo affascinante, che lotta contro l’ingiustizia e si prodiga per aiutare i meno fortunati.
In questo passo da me riportato, tratto appunto da: Le Righe nere della vendetta, si parla del Bussolano, tipico di Mantova.
E’ un dolce che veniva sfornato a Mantova già nel XVI secolo, ed è nell’elenco dei prodotti realizzati a quell’epoca dai panettieri, ottimo quello con l’uva fragola fresca.
In origine veniva sempre dolcificato con il miele, lo zucchero di canna è apparso in Europa
durante il Medioevo ed era considerato una spezia.

Bussolano con uva bianca e nera

Nel Rinascimento, quando entrò a far parte degli ingredienti della cucina, aveva un costo elevato ed era utilizzato esclusivamente dai nobili e dai ricchi.
Nella sua versione classica, questa ciambella era anche durissima, perché all’epoca non esisteva il lievito chimico, che oggi viene aggiunto per renderlo più morbido, ed è proprio a causa di questa sua consistenza che veniva degustato sempre accompagnato con il vino, spesso inzuppato nel vino stesso.
La forma può essere a ciambella classica col buco oppure a panetto rettangolare.
Di seguito le due versioni per la preparazione del Bussolano che ho scovato in rete, e precisamente sul sito di “Mantovanotizie”
Prima quella più antica, poi quella in uso oggi, una variante meno “dura”.
Ricetta Tradizionale del Bussolano
Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di grasso
– due uova
– aromi

Esecuzione:
In una terrina mescolate tutti gli ingredienti. Il composto, relativamente asciutto, va impastato accuratamente.
Formate una ciambella sulla piastra del forno, senza stampo, e cuocete infornando a forno ben caldo (170°c) per 30-40 minuti. (Oggi viene bene in forno ventilato).

Ricetta Bussolano nella Versione più Morbida

Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di burro
– due uova
– 50 gr. di latte
– aromi
– lievito chimico

Bussolano Mantovano

Esecuzione:
Lavorate il burro o se preferite margarina) con lo zucchero, ed aggiungete  i tuorli, uno per volta e poi la farina. Aggiungete il latte: quanto basta per legare il composto. Per ultimo aggiungete gli albumi montati a neve. Per la cottura si procede come sopra.
Note:
Come aroma si può scegliere ciò che si preferisce: il più diffuso era un bicchierino di liquore all’anice, ma va bene qualsiasi cosa (scorza di limone grattuggiata o vaniglina, ad esempio).
Oggi la proposta corrente è il burro, una volta era lo strutto e, prima ancora, quando anche lo strutto era un lusso, si usava il grasso che il cotechino liberava durante la cottura (e gli aromi delle spezie che condivano il cotechino erano l’unico profumo del dolce). Oggi si può sostituire al burro la margarina vegetale, alcuni usano un bicchiere di olio d’oliva.
—> Intervista gastronomica a Tiziana Silvestrin

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Intervista Gastronomica a Tiziana Silvestrin

Tiziana Silvestrin

Nei racconti che scriveva da ragazzina i suoi personaggi vivevano nelle giungle descritte da Salgari, da Burroughs  o da Kipling ed un giorno queste storie che sognava ha cominciato a scriverle sul serio, racconti brevi, offerti ai suoi amici, che ovviamente apprezzano e sono i suoi primi lettori.

Ma nel frattempo Tiziana Silvestrin si mette a recitare ed entra a far parte di una compagnia di teatro amatoriale dove aveva iniziato  a scrivere commedie.
All’università scopre di avere un grande passione per l’arte e  per la  storia ma sui libri compaiono sempre i grandi personaggi, le loro conquiste, i loro delitti e le loro passioni, mentre  mai si descrive la gente qualunque, cosi’ si domanda come mai quando Giulio Cesare conquistò la Gallia, non aveva con sé neanche un cuoco?

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Intervista Gastronomica ad Ugo Ciaccio

Ugo Ciaccio

Ugo Ciaccio, nasce a Napoli, dove attualmente vive e lavora l’11 ottobre 1969, una laurea, nel 1996 in Scienze Biologiche alla Federico II di Napoli.
Ma Ugo di fare il biologo  non ne vuol sapere e cosi’, di professione fa il programmatore informatico e dal 2004 collabora come grafico con più case editrici napoletane.
Non tutti sanno che è anche un appassionato collezionista di libri rari, e riproduce testi antichi utilizzando le tecniche dell’epoca.
Ha infatti seguito dei corsi per il restauro librario a Siena e a Roma per il lavoro in redazione e di approfondimento sul libro antico e moderno per librai, bibliofili e bibliotecari.
Ovviamente anche lui è stato uno dei frequentatori del laboratorio di scrittura umoristica dedicato ad Achille Campanile, tenuto a Napoli da Pino Imperatore ed Edgardo Bellini, di cui più volte abbiamo parlato in queste pagine.
Ha pubblicato racconti in antologie curate dai seguenti editori:
Graus e Boniello, Napoli; Kairós, Napoli; Giulio Perrone editore, Roma; Larcher, Brescia; Cento Autori, Napoli; Albus edizioni, Napoli; Boopen(Led), Napoli.

Nekros

Nekros, è il suo primo romanzo edito da Bietti (Milano) ed è del marzo 2011 e sul sito  creato per pubblicizzare il libro vi è la possibilità di condurre un’indagine in prima persona, si tratta di una vera è propria investigazione interattiva:

Ma vediamo Che cos’è Nekros? È il primo dei tre libri che compongono il Necronomicon.
Ma cos’è il Necronomicon? Esiste davvero? O è solo una mistificazione, un’invenzione letteraria, un’idea meravigliosamente diabolica?
È attorno a questi interrogativi che si snoda la vicenda del romanzo, un noir napoletano che conduce il lettore nelle budella della città di Partenope, nel suo corpo e, soprattutto, nel suo sangue. continua…

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Ugo: – Scrivo spesso dopo cena e la mia capacità di ragionamento è inversamente proporzionale a quanto mi abboffo.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente?
Ugo:- Il cibo è fondamentale per il mio lavoro: mi tiene in vita; ma difficilmente mi ispiro a esso se non mentre faccio la spesa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene.
Ugo:-Significa mangiare poco e variare molto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ugo:- La mia prima occupazione è quella del programmatore, ma la maggior parte del tempo libero la passo a programmare un lavoro alternativo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Ugo:- Il padrone di casa: molti soldi, poca fatica.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Ugo:- La Briglia, dalle parti dello stadio Collana. Ha appena chiuso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Ugo:- Sono sempre a dieta, più che altro perché odio assecondare i miei desideri.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ugo:- Sono per l’alternanza, in questo momento avrei voglia di carne. Ora di pesce. Adesso ancora carne. E ora sono alla frutta.

Torta alla panna

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Ugo:- Un dolce elementare come quelli delle feste alle elementari: tanta panna, crema e niente alcool; perché come ho detto non amo assecondare i desideri.

Angie: – Vino?
Ugo:- Cazzo. Ho detto niente alcool!

Angie: – Il tuo punto debole
Ugo:- Pane e prosciutto alle quattro del mattino. Ma solo se mancano i cigoli.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ugo:- Prosciutto crudo e formaggi vari. O meglio, non dovrebbero mancare ma mancano sempre, dalle quattro del mattino in poi.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Ugo:- È bello l’atto della creazione, e poi è sempre affascinante comporre qualcosa in grado di dare piacere. Forse è lo stesso motivo per cui vale la pena scrivere.
Mi piace cucinare i fagioli alla messicana, è un piatto semplice di cui però bisogna prendersi cura da quando si mette sul fuoco la pentola a quando la si porta a tavola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Ugo:- La carne mi piace tanto, anche cruda. Da piccolo amavo la macelleria per l’odore del sangue di manzo.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ugo:- Composto e distaccato, ma solo apparentemente.

Timballo di maccheroni in crosta

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ugo:- Sono un amante del timballo di maccheroni: uno spesso strato di pasta frolla dolce piena di pasta al forno e carne.
Quando qualcosa non mi piace mi convinco che è un mio limite e insisto fino a cambiare gusto. Ma non mi sforzo se il piatto è cucinato male o con sciatteria.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ugo:- Frittata di cipolle. L’odore della frittata di cipolle vuol dire tante cose: gusto, cambiamento di gusto (prima non mi piaceva) ricordi e casa. La frittata di cipolle che ricordo con più affetto è quella cucinata dal mio amico Marco, ma ora vive troppo lontano per prepararmela.

Angie: – Caffè?
Ugo:- Sì grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ugo:- Nutrirmi. Ma basta una flebo.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Ugo:- Senz’altro saper cucinare, o almeno provarci: mi è andata sempre bene, anche quando ho fatto pasticci in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ugo:- Risotto con la carne: fare soffriggere carne macinata, magari di Chianina, con aglio, cipolla e carote tritate. Si fa rosolare il riso con un goccio di vino bianco e si tira con il brodo. Si serve con parmigiano.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Ugo:- Artico di James Rollins

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ugo:- Angel of Death degli Slayer: mette in moto i succhi gastrici e ti buca lo stomaco.

Angie: – Un film?
Ugo:- Un film che mi fa venire fame? Fantozzi contro tutti per la scena delle polpette durante la dieta forzata. Riassume una serie di piaceri magici: mangiare, farlo di nascosto e trasgredendo a un divieto.

Angie: – Hobby?
Ugo:- Falsificare libri antichi.

Teseo e il Minotauro

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Ugo:- Amo il manzo e quindi il Minotauro, anche per la sua innegabile affinità con le vacche.

Angie: – Dici parolacce?
Ugo:- Porca vacca!

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Ugo:- No.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi?
Ugo:- Non amo il calcio ma mi piacerebbe, tanto che ho indirizzato mio nipote alla carriera calcistica a soli tre anni, gli ho comprato la maglietta di Hamsik a quattro e oggi che ne ha cinque è tifoso del Napoli. Io no.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Ugo:- “Ho capito” la dico tanto spesso che vorrei essere più stupido per dirla di meno.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Ugo:- “Hai capito?”, tanto che vorrei che gli altri avessero più fiducia nelle proprie capacità espositive o nelle mie capacità intellettive.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Ugo:- Essere felice.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Ugo:- La stupidità.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Ugo:- Assolutamente sì! Sia con l’uno sia con l’altra.

Insalata di pollo

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ugo:- Insalata di pollo, non mi piaceva un gran ché ma, proprio per questo, mia madre inventava un sacco di giochi per invogliarmi a mangiarlo, e ci riusciva.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ugo:- No. Io preferisco la pizza milanese alla napoletana e la carbonara fatta in qualsiasi ristorante di Napoli è superiore alla media di quelle che ho provato a Roma. Sono per uno scambio costante delle ricette e delle esperienze.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ugo:- Garibaldi alla pizzaiola.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Ugo:- La tradizione è noiosa e l’innovazione spesso inutile. Preferisco scegliere tenendo conto della sola funzionalità.
La prima la lascerei ai nostalgici la seconda ai possessori di un iPad.

Big Mac

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’è n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Ugo:- Viva il Big Mac! Tanto buono quanto tossico. Comunque mangio qualsiasi cosa, proveniente da qualsiasi paese.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Ugo:- Un po’ salato ma saporito.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Ugo:- Ho quasi terminato la correzione del nuovo romanzo e sto per iniziare il successivo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Ugo:- Berlusconi a un’aragosta condita con la maionese: puoi avere il meglio ma hai dei gusti di merda.
Di Pietro lo assocerei alla bagnacauda, perché non ha paura di essere isolato quando apre la bocca.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Ugo:- Sì, quando sì è rotto un cassetto dopo essermici seduto sopra; non era una Scavolini.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Ugo:- Non cercare di dare risposte a domande troppo grandi.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Ugo:- Qualcuno leggerà mai questa intervista fino alla fine?
Non io.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Ugo:- Dopo quarantasei domande mangerei anche l’aragosta con la maionese.

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Intervista Gastronomica ad Antonio Menna

Antonio Menna

Antonio Menna nasce a Potenza, e ci rimane fino alla tenera età di dieci anni per trasferirsi successivamente a Marano di Napoli, si laurea in Scienze Politiche e, dal 1991 è iscritto all’ordine dei giornalisti ma è dal 1998 che scrive sui giornali.
Vive tra Roma e Napoli.
Ha pubblicato quattro libri. Una piccola raccolta di racconti (“Ti lascio perché non mi ami più”, 2007) e due romanzi (Cocaina & Cioccolato, 2007; Baciami molto, 2009).

La sua ultima fatica letteraria è del 2012, se ne è parlato molto ed è già alla sua seconda edizione. Il titolo è “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” ed è edito da Sperling & Kupfer.

Con alcuni racconti ha ricevuto premi, riconoscimenti e pubblicazione di cui va molto fiero:La notte è un lampo (finalista al premio Il racconto nel Cassetto 2005), Il passo perduto (terzo al premio Il racconto nel cassetto 2007), La controra (finalista al premio Parole in corsa 2007), Inchiostro (terzo al premio Letti in un sorso 2007), Carbonita (finalista premio Lama e Trama 2010).

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Il racconto L’Augusto è stato portato in scena al Teatro Nuovo di Napoli nel 2011 con lo spettacolo Italian Kamikaze.
Per maggiori informazioni e curiosità vi invito a visitare il suo Blog

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Antonio: – Il mio lavoro è stare seduto davanti a un computer, ahimè. Ed è la cosa peggiore. Mangi di tutto, dalle unghie alle patatine. In modo compulsivo. Cioè, mangi e non lo sai. Dovrei privarmi di qualunque snack. Ma se lo faccio, muoio. Fisicamente. Ne sono sicuro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Antonio: – Mi è capitato di scrivere sotto alcol. Psichedelicamente. Ma non è stata una buona idea. La scrittura vuole disciplina. Però il raptus è utile. Se passi al setaccio le parole, da sobrio, rimane qualcosa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Antonio: – Adesso dico una cosa che nessuno ammette mai. Per me mangiar bene significa mangiare assai. Io mi devo saziare. E ce ne vuole. Se non mi sazio non sono soddisfatto. Devo alzarmi da tavola che scoppio.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Antonio: – Sono un giornalista, collaboro con alcuni giornali, mi occupo di uffici stampa e di comunicazione, ma la mia passione è la scrittura creativa. Scrivo racconti e romanzi. Ho pubblicato quattro libri. Una raccolta di racconti e tre romanzi. L’ultimo, per Sperling & Kupfer, si intitola “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Antonio: – Uno solo? Ne ho diversi. Ne ho uno in ogni città. E ne ho uno per ogni pietanza. A Napoli ne ho uno per la pizza, uno per la carne, uno per il pesce, uno per i formaggi, uno per la birra, eccetera eccetera.

Parmigiano Reggiano

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Antonio: –  Nel mio frigo non manca mai, o quasi, un pezzo di parmigiano reggiano. Nella dispensa cerco di non farmi mai mancare l’olio extravergine di oliva e il pane.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Antonio: – Non sono bravo a cucinare. Piuttosto io cuocio. Cioè, prendo una cosa e la cuocio. La cucina è un’altra cosa. E’ dosaggio, è cura. Io so solo cuocere. Una cosa, però, la so fare, ed è la pizza. Nel senso proprio dell’impasto. Faccio una pasta di pane perfetta. E una margherita con provola che è molto apprezzata.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Antonio: – Io prediligo le quattro P. Pane, pasta, pizza e patate. Il peggio (la quinta p).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Antonio: – Instancabile.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Antonio: – La colazione ideale, per me, è dolce. Un caffè, un bicchierone di latte freddo molto scremato e senza zucchero, biscotti secchi fatti in casa. E’ quella che provo a fare ogni mattina.

Pizza

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Antonio: –  La pizza. Odio il pomodoro. Anche solo l’odore. Intendo, il pomodoro fresco, a pezzi, coi semi, all’insalata, i pomodorini, i pachino, eccetera. Odio totale. Riesco a mangiare la passata, ma deve essere passatissima, e molto, molto, molto cotta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Antonio: – Mi commuovono gli odori che salgono dai forni.

strong>Angie: – Limone o aceto?
Antonio: – Limone.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Antonio: – Pane. Pizza.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Antonio: – Io trovo un legame forte tra l’alcol e la sensualità. L’alcol più che il cibo. Ho un rapporto col cibo più da convivio di gruppo, che non intimo; più affettivo che erotico. Sarà che lo collego alla famiglia, alla cucina con mia mamma, mio padre, e tutti noi in quella nube di odori. Ma è una mia modalità. La mia fidanzata cucina benissimo, e io vado in estasi ogni volta che lei è ai fornelli. In questo senso è lei che seduce me costantemente.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Antonio: – Ho un segreto per fare la pasta della pizza perfetta. Ma non lo dico. Mangiatevi una scaloppina di petto di pollo. Passatela nella farina, buttatela in padella, rotolatela un po’ nell’olio e quando si è quasi cotta, buttateci tantissimo limone. Verrà molto saporita.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Antonio: – Terracarne di Franco Arminio.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Antonio: – I miei succhi gastrici sono sempre in moto!

Angie: – Hobby?
Antonio: – Scrivere, scrivere, scrivere, leggere, leggere, leggere. Poi andare al cinema. Una volta giocavo a pallone e correvo.

William Bouguereau – Omero e la sua guida 1874

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Antonio: – Omero. Per la miopia. E la mania di scrivere cose troppo, troppo lunghe.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Antonio: – Ritirarmi sulla mia isola preferita e vivere solo scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Antonio: – Che sono scontroso, arrogante e antipatico. Ma sono solo timido.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Antonio: – Perchè no?

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Antonio: – L’insalata di patate e peperoncini piccanti fritti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Antonio: – Ogni regione ha i suoi piatti ma non parlerei di federalismo. Il cibo parla una sola lingua.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Antonio: – Il cappuccino.

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Antonio: – Mangio sempre molto bene in Francia. Tra la baguette e i formaggi e la viennoiserie , posso anche restare lì tutta la vita.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Antonio: – Una ristrutturazione quasi finita, una casa pronta ad accogliere me e la mia fidanzata nel cuore di Napoli, l’arredamento da completare, una scelta di vita.

Baguette e formaggio francese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Antonio: – Passionale.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Antonio: – Berlusconi è un soufflè. Di Pietro è un pezzo di pane cafone.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Antonio: – Sì. Ingrasso. E non lo sopporto. Vorrei mangiare e non ingrassare. A qualcuno succede. A me, no.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Antonio: – Se qualcosa può andare male, lo farà. Sono un pessimista cronico. Però, poi, nelle difficoltà rido.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Antonio: – Hai fame? Sempre.

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La Notte delle Zeppole

La notte delle zeppole

Notturno napoletano

Tanto tanto tempo fa, quando c’era ancora il festival di Napoli ma i giovani ascoltavano i Bee Gees, in una stranota pasticceria cittadina, che comincia per C e finisce per h, si teneva, intorno al 16 marzo, un evento annuale. Non solo cuochi, pasticcieri, aiutanti di cucina e

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Intervista Gastronomica ad Amedeo Colella

Porta Capuana

Amedeo Colella è un Ricercatore senior (che vuol dire anziano) del CRIAI, un centro di ricerca informatico della Federico II.
Titty è la sua dolce metà con cui è sposato da ben 22 anni frutto del loro amore son le bellissime figlie, Chiara e Claudia.
Amedeo è un napoletano DOC essendo originario della popolarissima Porta Capuana, quella famosa Porta Capuana edificata nel 1484 dal re Ferrante d’Aragona, in una zona molto vitale di Napoli, e che ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale ad esempio, è qui che nacque ad inizio Novecento il cosiddetto Quartiere Latino di Napoli, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell’epoca.
Esperto formatore, dopo la formazione in aula e la formazione a distanza, con i suoi bathroom books vuole sperimentare la formazione da gabinetto.

Manuale di Napoletanità – Amedeo Colella

Nel 2010 pubblica il Manuale di Napoletanità a cui fa seguito Mille quesiti di Napoletanità, entrambi con la casa editrice Ateneapoli.
Per tutti coloro che amano il genere, per i miei fans, per quelli di Amedeo, vi ricordo che, Domenica 4 Marzo il divertente incontro ( a cui non dovete assolutamente mancare) con  Amedeo che sarà da me intervistato alla Libreria Tasso di Sorrento.
Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Amedeo: – Lavoro seduto per 8 ore al giorno; sono un ricercatore informatico al CRIAI di Portici. Il mio hobby è la scrittura … ancora una volta seduto. Diciamo che avrei dovuto tarare la mia alimentazione al mio stile di vita, invece di diventare un grassone di 140 chili.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Amedeo: – Nel mio lavoro di scrittore parlo spessissimo di cose di gastronomia, soprattutto quella locale, quella tradizionale. Sto scrivendo un libro sulle eccellenze gastronomiche della città di Napoli e, dovendo assaggiare tutte le specialità di cui parlo, il compito è assai “arduo”.
Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Amedeo: – Mangiar bene è la sintesi di un insieme di fattori di benessere: il luogo, la vista, il clima, gli amici e, naturalmente, il cibo. Ho mangiato bene in un porticciolo cinese a Xintao, mangiando pessime meduse in brodo, grazie ad amici straordinari. Ho mangiato benissimo da solo in una trattoria di Amalfi davanti ad uno spaghetto ai frutti di mare che cantava!

Amedeo Colella

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Amedeo: – Ho scritto un paio di libri sulle identità territoriali della nostra regione. Il successo è stato discreto … e ho deciso di farne altri.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Amedeo: – Senza alcun dubbio: la Trattoria Pizzeria Vigliena, una trattoria di portuali sulla via Marina a Napoli, dove mangio un colossale spaghetto al polpo. Unico!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Amedeo: – Nel mio frigo non c’è mai nulla perché
1 – non avanza mai nulla dai pranzi di casa mia
2 – non possiamo tenere nulla perché di notte andrei a ripulire la dispensa in preda ad una fame notturna.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Amedeo: – Purtroppo non cucino mai. Mia moglie è una cuoca eccezionale; mia figlia pare mostri la stessa attitudine ed amore per i fornelli. Il loro regalo di Natale? Una sac à poche per fare torte.

Genovese

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Amedeo: – Paccheri alla genovese col pezzo di carne cotto 5 ore.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Amedeo: – Un professionista gastronomico. Ma la quantità è importante almeno quanto la qualità.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Amedeo: – Amo la colazione internazionale, rustica e dolce, come quella dei grandi alberghi. Mangio sempre uova e bacon, ed uovo sodo, e completo con molte cose dolci. Normalmente latte e caffè con 2 fette biscottate con marmellata artigianale.

Finocchi e cetrioli

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Amedeo: – La mia fame è fondamentalmente rustica. Amo i dolci ma potrei farne a meno.
Odio finocchio e cetriolo. Se c’è il cetriolo in una insalata, rinuncio a mangiarla.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Amedeo: – L’odore del ragù domenicale che pepetea nella pentola, che si diffonde nei cortili del centro antico.

Angie: – Limone o aceto?
Amedeo: – Nessuno dei due

Angie: – Non puoi vivere senza…
Amedeo: – La mozzarella di Vannulo

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Amedeo: -Ho una vita da marito con due figlie adulte. Non mi capita da 30 anni di dover sedurre una donna. Se mai mi dovesse riaccadere punterei tutto su una cena in un favoloso ristorante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Amedeo: – Il ragù di Costabile Scalera, un mio grande amico.

o’ Rraù ind o’ pignato

Cucina economica, alimentata con due tipi di legna (anche il fumo del legno contribuisce alla riuscita del piatto, per cui uno dei due deve essere un legno aromatico); pentola di terracotta; 3 tipi di carne; pomodoro delle conserve estive fatte con pomodoro del proprio orto; olio dei propri alberi di olivo e odori dell’orto. Ogni ingrediente deve essere il meglio esistente. Nel fornetto un palatone di pane fatto in casa e un ruoto di coniglio alla cacciatora per secondo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Amedeo: – Fuoco Su Napoli di Ruggero Cappuccio

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Amedeo: – La rumba de’ scugnizzi. Mi ricorda il mangiare dei mercati.

Angie: –  – Hobby?
Amedeo: – La scrittura

Angie: –  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Atlante, uno dei Titani

Amedeo: – Un titano, un gigante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Amedeo: – Essere amato da tutti ed amare tutti.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Amedeo: – Come sei chiatto!

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Amedeo: – Sì, ma in fondo già lo sono. Mia moglie è una cuoca straordinaria

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Amedeo: – Spaghetti al polipo di mamma, molto brodoso

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Amedeo: – Si, la cucina del sud è basica, ottima e non scimmiotta le cucine europee.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Amedeo: – La margherita di Acunzo: Friarielli, mozzarella, pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Amedeo: – Tutte, ma la cinese in particolare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Amedeo: – Scrittura di un nuovo libro: le eccellenze gastronomiche di Napoli

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Amedeo: – Non riesco a rinunciare a nulla.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Amedeo: – Berlusconi ad un’insalata coi cetrioli. Non la tocco neppure!
Di Pietro – alla braciola di cotica. La mangio ma con moderazione!

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Amedeo: – Diverse coliche intestinali dopo colossali mangiate.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Amedeo: – Rallentiamo i ritmi; puntiamo sulla qualità!

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Amedeo: – Che si mangia oggi? Facimmece ‘na bella pizza fritta!

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Intervista Gastronomica a Claudia Palumbo

Claudia Palumbo

Questa bella signorina mora , rotonda ( potete già immaginare perchè mi sta particolarmente simpatica:-) e mediterranea, dai penetranti occhi neri “che parlano da soli”,  si chiama Claudia Palumbo, originaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli e studentessa alla Facoltà di Giurisprudenza, al Suor Orsola Benincasa di Napoli, un prodotto genuino della nostra terra campana, e, che ha pubblicato il suo primo libro per la casa editrice Sperling & Kupfer in tutte le librerie da metà gennaio di quest’anno, e, sicuramente auguriamo alla bravissima Claudia di continuare a scrivere le sue storie appassionanti ed avvincenti di modo che la si possa annoverare tra gli autori più rappresentativi della nostra letteratura 🙂
Damned, è la storia di Cathy, che per seguire la madre lascia Napoli, la sua band, il papà che adora, il mare della sua città e la sua migliore nonché unica amica, Sara.
Claudia ha un grande amore per i vampiri ed un buon bagaglio di letture che riguardano l’argomento, infatti ad appena  dodici anni ha gia letto Dracula di Bram Stoker, a cui sono seguiti i romanzi di Anne Rice.
Ispirandosi alle notissime opere narrative di Stephenie Meyer, tra le sua autrici preferite, Claudia incomincia cosi per gioco a scrivere,  nel 2006, ma mai e poi mai avrebbe immmaginato che un giorno, il suo racconto sarebbe diventato un libro vero,  di quelli di carta, di quelli con una bella copertina che lascia immaginare l’avvincente saga contenuta al suo interno, di quei libri che sfogli nelle librerie, ne leggi la quarta di copertina, senti

Damned - di Claudia Palumbo

l’odore delle pagine nuove, e ti dici all’improvviso: Eccolo…è lui... e te lo divori in 4 giorni 🙂
Le sue prime lettrici (anzi, vere e proprie fan!) sono state le sue tre migliori amiche. Ogni settimana scriveva un capitolo e lo portava a scuola sottoponendolo all’avida lettura delle compagne e, cosi’ ben presto anche il resto della classe si è incuriosita ed ha incominciato a chiedere sempre nuovi capitoli cercando di conoscere in anteprima come sarebbe finita la storia di Cathy.
E, sono le stesse amiche che riescono a convincerla a mandare il testo ad un editore, perché non era giusto, sia per gli amanti del genere che i grandi lettori che, questo piccolo capolavoro, restasse per sempre intrappolato nel gelido hard disk del suo pc.
Ma, il nome Cathy mi riporta alla mente un personaggio che amo molto, Catherine Earnshaw, protagonista di Cime Tempestose Wuthering Heights, capolavoro di Emily Brontë, uno spirito libero, impulsiva, capricciosa ed infantile nei suoi atteggiamenti, e, la stessa Stephenie Meyer autrice della fortunatissima saga “Twilights” racconta dell’interessamento del suo personaggio principale, ovvero Isabella Swan alla straziante e passionale storia d’amore tra i due infelici amanti.
Damned è il titolo scelto per il suo romanzo, le chiedo perchè  la scelta  del titolo inglese, e,  Claudia mi spiega, che Damned è anche il nome della Band in cui suonano i due protagonisti, e tradurlo in italiano con  “I Dannati” non suonava granchè bene.
Nella sua famiglia, nessuno ha mai scritto, ma sono tutti accaniti lettori, lei è la prima a farlo, e, sono stati proprio i genitori che le hanno trasmesso l’amore per la lettura.
Cosi’ dal 17 gennaio 2012 il suo romanzo sarà in vendita in tutte le librerie italiane sperando che riesca ad appassionare anche altri coetanei al di fuori dei suoi compagni di classe e che che tante ragazze si ritrovino nella sua Cathy, protagonista del romanzo, una grande insicura che continua ad esserlo, anche quando le fanno il filo i ragazzi più belli della scuola.

Claudia Palumbo

E’ stato per me un grande piacere intervistare Claudia, ed anche soddisfacente dal punto vista della gastronomia poichè tra i suoi piatti preferiti, vi sono quelli realizzati in casa dalle abili sapienti mani della nonna Carmela :-), e quella è per me la cucina che prediligo, fatta di segreti, tradizioni e racconti familiari, e non escludo che dopo Claudia intervisterò anche la mitica nonna Carmela
Vi preannuncio anche che il 29 di gennaio la nostra Claudia, sarà ospite della Libreria Tasso di Sorrento per la presentazione del suo libro, ed io sarò la sua relatrice, molto orgogliosamente devo dire, visto che i precedenti libri presentati e scrittori da me intervistati sono andati in ristampa con le loro opere, e non è detto che non porti fortuna al suo primo romanzo 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudia: –  Beh, essendo una studentessa, passo molto tempo, anzi troppo, seduta, e quindi una buona alimentazione dovrebbe stare alla base della mia persona. Purtroppo, però, sono un’avida golosona!

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Claudia: –  Quando scrivo mi ispiro sempre a qualcosa di gastronomico, soprattutto se devo descrivere una deliziosa cenetta romantica.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Claudia: –  Mangiare bene significa mangiare tutto, senza tralasciare nulla, ma poco.

Angie: –  Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Claudia: –  “Damned” è il mio primo libro, spero non sia l’ultimo!

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudia: –  Assolutamente si, una pizzeria a Torre del Greco, la mia città, che è anche un ottimo ristorante.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Claudia: –  Infinite volte. Ma sono troppo pigra per portare a termine una cosa così impegnativa.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudia: –  Nessuna delle due. Amo i formaggi.

Cassata siciliana

Angie: – Se fossi un dolce, quale sareste?
Claudia: –  La cassata siciliana di mia nonna!

Angie: – Vino?
Claudia: –  Preferisco una bella birra! Ma se proprio devo…quello di famiglia.

Angie: – Il tuo punto debole
Claudia: –  Se ve lo dicessi… dopo dovrei uccidervi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudia: –  Pomodori, formaggio e pane!

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudia: –  Fare da mangiare è assolutamente rilassante, e mi piace davvero molto. Il mio piatto forte è la carbonara! Però amo fare il polpettone, mi piace sentire sotto le mani tutti gli alimenti che si amalgamano

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudia: –  La lasagna!

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudia: –  Passionale, decisamente.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Bicchiere di latte

Claudia: –  La colazione ideale sarebbe croissant e cioccolata calda d’inverno, bicchiere di latte gelato d’estate. Normalmente, però, bevo solo il bicchiere di latte gelato, sia d’estate che d’inverno! E ovviamente il caffè.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Claudia: –  Amo le noccioline, ne mangerei a quantità industriale. Odio…tutto ciò che è verde!

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudia: –  Il basilico e la cipolla fritta. Uhmmmm

Angie: –  Limone o aceto?
Claudia: –  Aceto balsamico!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudia: – la Nutella…che mondo sarebbe senza?

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Claudia: –  Cosa c’è di più sexy di un ragazzo che ti prepara la cena? Il mio ragazzo deve saper cucinare e dev’essere una buona forchetta, come me!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Claudia: –  Risotto allo zafferano! Tritate le cipolle e  fatele appassire in un tegame insieme al burro per due minuti.
Versate il riso e fatelo tostare per poco tempo, finchè non diventa traslucido, mescolando continuamente. Sfumate quindi con il vino bianco per 3 minuti circa a fuoco basso finchè il vino sarà evaporato. Versate parte del brodo e mescolate. Fate cuocere il riso aggiungendo del brodo di tanto in tanto, qundo vedete che si asciuga. Il riso è cotto quando è leggermente mollo all’esterno e al dente all’interno. A questo punto aprite la bustina di zafferano e versate la polvere nel risotto. Mescolate e aggiungete il parmigiano grattugiato e il restante burro, mantecando poi sul fuoco per un paio di minuti. Et voilà, che

Risotto allo Zafferano

goduria!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudia: –  Seta di Alessandro Baricco.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Claudia: –  “I’m too sexy” dei Right Said Fred

Angie: – Hobby?
Claudia: –  Leggere e…scrivere!

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Claudia: –  Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza, perchè come lei mi piace mettere insieme persone che non si conoscono per creare qualcosa di importante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Claudia: –  Riuscire a vivere facendo quello che mi piace, senza mai dovermi piegare a compromessi.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudia: –  “I tuoi occhi parlano da soli!”

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco?
Claudia: –  Assolutamente si!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Claudia: –  Gli gnocchi della nonna!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudia: –  Talvolta…l’importante è non dimenticarsi la provenienza dei piatti che si mangiano. La pizza, ad esempio, l’abbiamo inventata noi napoletani, e ne andiamo fieri, altrochè!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudia: –  Se all’estero dici “Italia” dici “pizza”. Quindi…la pizza!

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Claudia: –  Amo la dieta mediterranea e sono abbastanza ostile alle novità, però ho apprezzato molto le cucine orientali, quindi cinese e giapponese. E poi mi piace la cucina tedesca, piena salse e di schifezze!

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Claudia: –  0ltre a frequentare il secondo anno di università, sto scrivendo un altro libro che spero diventi una trilogia!

Sfogliatella napoletana

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudia: –  Una sfogliatella napoletana: ho tanti strati tutti da scoprire.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Claudia: –  Berlusconi? Chi è Berlusconi? E Di Pietro?

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Claudia: –  Purtroppo si.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Claudia: –  Vivi e lascia vivere.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Claudia: –  “L’Italia sarà mai una Repubblica fondata sul lavoro, come dice l’articolo 1 della Costituzione?” “No, semmai fondata sulla ricerca di lavoro”

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Intervista Gastronomica a Pino Imperatore

Pino Imperatore


Pino Imperatore
, umorista e scrittore, per sua definizione è un esempio di “emigrante al contrario”: Nasce a Milano nel 1961, e dopo appena due anni la sua famiglia si trasferisce stabilmente a Napoli.
In qualità di giornalista ha scritto per diversi quotidiani e periodici, inoltre ha collaborato con emittenti radiofoniche e televisive.
È autore dei libri umoristici In principio era il Verbo, poi vennero il soggetto e il complemento (Colonnese, 2001) con il quale ha vinto il premio Troisi per la scrittura comica nel 2001, Un anno strano a Roccapeppa (Kairós, 2004), Le mirabolanti avventure del Gladiator Posillipo (Cento Autori, 2007), La Trilogia del Buon Umore che comprende La catena di Santo Gnomo (Cento Autori, 2007) Questo pazzo pazzo pazzo mondo animale (Cento Autori, 2007) e Manteniamo la salma (Cento Autori, 2007).

De Vulgari Cazzimma - Edizioni Cento Autori

De Vulgari Cazzima vede luce nel 2008 sempre per la Casa Editrice Cento Autori  il volumetto è un agile trattatello “semicomico” sulla genesi e sull’epistemologia di quel sentimento miscellaneo e composito, mosto fruttato ad alta concentrazione zuccherina di malizia, perfidia, cinismo ed astuzia, comunemente noto ai figli di Pulcinella (per non dir peggio) con il popolare epiteto di cazzimma, appunto. dal sito Centoautori.
E, finalmente nel 2012 esce il primo romanzo di Pino Imperatore Benvenuti in Casa Esposito, edito per la Giunti che guarda caso si trova a Firenze, e, coincidenza vuole, che zio Pino, pur raccontando da sempre l’ironia e l’umorismo napoletano, ha un difettuccio, un neo,  una piccola magagna, è l’unico tra gli scrittori partenopei che non tifa per il Ciuccio, ma è da sempre uno sfegatato tifoso della compagine viola, rappresentativa del capoluogo toscano 🙂

Benvenuti in casa Esposito – Edizione Giunti

L’ultima fatica è sicuramente un’opera da non perdere, soprattutto in questi tempi di magra di diete e crisi economiche, è importante ridere, aiuta a vivere meglio e a guardare con un sorriso la realtà che ci gira intorno.Un libro da non perdere
Benvenuti in casa Esposito, narra le vicende della famiglia camorrista più goffa di Napoli.

Uno spaccato divertente e allo stesso tempo reale e  amaro sullla Napoli contemporanea, città ricca di contraddizioni  che non perde mai la speranza nella certezza di poter vivere un futuro migliore, nonostante le difficoltà e le complessità della sua gestione.

“Ricordate la città dei criminali brutali, dei corrieri della droga, dei bagni di sangue e delle lotte di camorra? Be’, scordatevela.”
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi
«Un viaggio nei bassifondi del crimine, dove correrete il rischio di morire. Dal ridere.»
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi

In libreria dall’11 gennaio 2012
e, se volete avere un’idea più precisa del libro potete leggere le prime pagine 🙂

Dal 2005 è responsabile della sezione “Scrittura Comica” del Premio Massimo Troisi .
Conduce a Napoli, con Edgardo Bellini, il “Laboratorio di scrittura comica e umoristica Achille Campanile” (www.scritturacomica.it).
Con lo stesso Bellini ha curato le antologie Quel sacripante del grafico si è scordato il titolo (Graus, 2005), e Aggiungi un porco a favola(Cento Autori, 2009)

Io e Zio Pino

Suoi racconti e battute sono apparsi in varie pubblicazioni, tra cui l’Agenda Comix, Scrive testi per il cabaret.
E’ fra i fondatori del GULP, ossia il Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni,
De vulgari cazzimma – Cento Autori e’ del 2008.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Pino: – «Da uno a dieci?».
Sì.
«Dieci e lode».

Angie: – Hai mai pensato di scrivere un pezzo gastronomico? Naturalmente non un libro di ricette.
Pino: – «Proprio in questo periodo sto studiando le possibilità di cottura delle uova deposte dalle galline Araucana del Cile. Non sono uova normali, ma colorate: blu, verdi, addirittura rosa. Ne ricaverò un saggio dal titolo “Frittate arcobaleno”».

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Pino: – «Sono giornalista e lavoro in un ente pubblico. Nel tempo libero mi occupo di letteratura umoristica. Nel tempo occupato metto sulla porta il cartello con la scritta “Do not disturb”».

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Pino: – «La masseria “La Sauda” a Caserta: piatti tipici della Campania, aria buona e tanto verde. E uno chef che ha fatto un patto con Dio».

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Pino: – «Eh?».
Angie: – Meglio carne o pesce?
Pino: – «Entrambi meritano il massimo rispetto. Come disse Totò: “Non ho mai commesso peccati, né di carne né di pesce”».

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Pino: – «Uno struffolo».

Angie: – Vino?
Pino: – «Il Per’ ‘e palummo, il Caprettone e il Coda di Volpe: bestiali».

Angie: – Il tuo punto debole.
Pino: – «Te lo dico in privato».

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai?
Pino: – «Il limoncello».

Angie: – Limone o aceto?
Pino: – «Aceto balsamico».

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
«Il risotto alla pescatora».

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Pino: – «Le linguine ai frutti di mare».

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai…
Pino
: – «Quella ideale corrisponde a quella reale: sfogliatella frolla e caffè alla napoletana».

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Pino: – «Piluccatore. Guai a lasciare un vassoio incustodito in mia presenza».

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Pino: – «Del cioccolato».

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori. Ne hai uno preferito?
Pino: – «Il profumo della cannella. È inebriante».

Angie: – Non puoi vivere senza…
Pino: – «Sorrisi».

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena o anche il saper cucinare?
Pino: – «Tutt’e due. Più una candela a combustione lenta, molto lenta».

Angie: – Una tua ricetta.
Pino: – «Provola alla brace con una spruzzata di noci tritate: un piatto semplice, genuino e corroborante».

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Pino: – «Ne sto leggendo tre contemporaneamente: “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, “Infinite Jest” di David Foster Wallace e “L’incredibile viaggio di Pomponio Flato” di Eduardo Mendoza».

Angie: – Hobby?
Pino: – «Osservare il volo dei gabbiani».

Angie: -Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Pino: – «Thunderstruck degli AC/DC».

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Pino: – «Incontrare nell’aldilà Stanlio & Ollio, Totò, Massimo Troisi, Groucho Marx, Jacques Tati e Charlie Chaplin».

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Pino: – «Pino».

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Pino: – «Un satirello».

Angie: – Un piatto della tua infanzia…
Pino: – «Pasta e fagioli con le cotiche».

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Pino: – «Sì. Le tradizioni gastronomiche locali vanno tutelate e valorizzate».

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Pino: – «La pizza Margherita, un tricolore perfetto: il verde del basilico, il bianco della mozzarella e il rosso del pomodoro».

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?

Paella

Pino: – «Quella spagnola, che si avvicina molto alla nostra. La paella, ad esempio, è un piatto che mi fa impazzire».

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Pino
: – «Sono super impegnato nella promozione di “Benvenuti in casa Esposito”. È un’esperienza bellissima. Amo il contatto diretto con i lettori».

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Pino: – «Dolce come un cioccolatino e piccante come un peperoncino».

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? Ed il buon Mario Monti?

Mario Monti e la fresella...

Pino: – «Berlusconi: una minestra riscaldata. Monti: una fresella».

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Pino: – «Mai. Né io ho tradito lei. Ci amiamo saporitamente».

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Pino: – «Carpe diem. La vita è breve, godiamocela».

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Pino: – «Mi stai facendo una dichiarazione d’amore?».

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.
Pino: – «“Ciao, Pino, come stai?”. “Molto bene, e tu?”. “Anch’io, mi sento in pace con te stesso”».


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Silvestro I, il papa digiunatore

Da esperta ed appassionata di gastronomia, nella mia biblioteca gastroletteraria non poteva mancare questa preziosa pubblicazione, curata da Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini –  Buon Appetito Santità,  ed è da qui che ho trovato degli  interessanti spunti per questo mio articolo

San Silvestro  (314-335)

Il 31 dicembre, ossia l’ultimo giorno dell’anno,  si festeggia Silvestro I Papa, il 31 è il giorno della sua morte avvenuta a Roma nel 335.  Fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso il cimitero di Priscilla.

Gli itinerari dei fedeli del VII secolo ne attestano la sepoltura.  E, secondo un’antica tradizione il 2 giugno 761papa Paolo I lo fece traslare nell’oratorio della Chiesa di San Silvestro in Capite ed il 17 luglio dello stesso anno lo fece portare all’interno della chiesa, dove fu ritrovato durante i restauri del 1596. Papa Clemente VIII lo fece deporre sotto l’altare maggiore.

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Intervista Gastronomica a Sam Stoner

Sam Stoner

Chi è Sam Stoner? Uno scrittore? Un investigatore? Un giornalista? Un avvocato? Nessuno lo sa con esattezza, ma qualsiasi cosa egli sia, dietro al sostantivo ci sta bene l’aggettivo “privato”.
Ecco per tutto quel che volete conoscere di lui, vi invito a proseguire la lettura della sua biografia non autorizzata sul suo Blog
Quanto segue, è quanto ho raccolto, così come mi ha rilasciato la sua intervista così io l’ho pubblicata…;-) Senza alcuna forma di censura, non è mia abitudine farne soprattutto con un personaggio del genere che va preso a piccole dosi…semplicemente perchè, soprattutto il pubblico femminile potrebbe farne assuefazione…:-)

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Sam: – È fondamentale, non posso scrivere se non sono sazio.

Angie:  – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Sam: – In ogni romanzo sono presenti piatti. C’è sempre un personaggio che cucina.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
Sam: – Mangiare bene significa soddisfare i sensi con piatti composti da ingredienti di qualità. Niente zozzerie da McDonald’s.

Angie:  – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Sam: – Ho fatto l’impresario di un circo, il direttore di centri benessere, il direttore di giornale, ideatore di siti di prostituzione on line (purtroppo falliti), il giornalista, l’agente immobiliare e l’organizzatore di eventi. Mi spiace per il sito on line, fare il pappa è un lavoro affascinante.

Angie:  – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Sam: – Preferisco le Osterie romane e le fraschette.

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
Sam: – A dieta di cosa? Di passere mi è capitato.  Sono un sessuomane, ma in cura.

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Sam: – Carne, possibilmente nei punti giusti: fianchi e seno. Il pesce lo lascio a chi predilige l’articolo.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale sareste?
Sam: – Un tiramisù.

Tiramisù


Angie:  – Vino?
Sam: – Astemio, tranne quando sono ubriaco.

Angie:  – Il tuo punto debole
Sam: – Debole? Che significa?

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Sam: – Nel frigo c’è sempre qualche pezzo di cadavere e nella dispensa una storia al profumo di polvere da sparo.

Angie:  – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Sam: – Tra i fornelli posso esercitare la mia natura Divina: creo! La mia creazione preferita

Bucatini all’amatriciana

è l’Amatriciana.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Sam: – Amatriciana e pasta e fagioli.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Sam: – Un rompicoglioni.

Angie:  – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Sam: – L’ideale è quella servita sul corpo nudo di una giapponesina, quella che faccio sa di cicche, rhum e Gentilini.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Sam: – Sono goloso di pasta condita ad hard boiled. La pasta è tosta, è da machi. Non mi piacciono le cremine da nouvelle cousine effeminata.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Sam: – Il profumo del ragù è più eccitante di una donna nuda.

Angie:  –  Limone o aceto?
Sam: – Aceto.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Sam: – Tutto.

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Sam: – Conta saper cucinare, dare alla donna un piatto manipolato dalle mie mani è fottutamente erotico. Quando mangia, io entro in lei.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Sam: – Non si rivelano le ricette, ma se mi chiedete un piatto ve lo cucino e ce lo mangiamo insieme.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Sam: – Ho ultimato Bunker di Stark

Angie:  – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Sam: – Wake up everybody interpretata da John Legend & The Roots.

Angie:  – Hobby?
Sam: – Godere la vita.

Angie:  – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Sam: – Sam Stoner.

Angie:  – Qual è il sogno più  grande?
Sam: – Quello che vivo.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Sam: – Qualche donna mi dice “scopami”, per il resto sono insulti.

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Sam: – La sposerei, una cuoca. A trovarla.

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Sam: – Da piccolo mi piaceva il ciambellone il plumcake farcito con crema e cioccolata fatta in casa.

Sam ed il suo ciambellone

 

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Sam: – Deve esistere. Non ci sono piatti e ingredienti al di fuori di quelli regionali italiani.

Pizza

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Sam: – La pizza margherita, creata a Napoli per la Regina.

Angie:  – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Sam: – Non esiste una cucina internazionale ma una spazzatura internazionale. Noi italiani ci deliziamo, tutti gli altri si riempiono lo stomaco.

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?

Sam: – Ho ultimato due romanzi e sto scrivendo dei racconti per alcune riviste e uno per il concorso Corpi Freddi. Non so se passerò ma voglio far scompisciare a suon di battute e morti chi mi leggerà.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Sam: – Indigesto.

Sam Stoner

Angie:  – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Sam: – Berlusconi è una torta nuziale, scintilla ma ti rimane indigesta a vita; Di Pietro è un torta rustica farcita con figli da raccomandare.

Angie:  – La cucina ti ha mai tradito?
Sam: – Mai.

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Sam: – Non ne ho una oltre vivere.

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Sam: – Sam, ma chi ti credi di essere? Quello che ti spezza, ti cucina e ti mangia. E già sai dove andrai a finire…

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Intervista Gastronomica a Davide Morosinotto

Davide Morosinotto, classe 1980 nasce in provincia di Padova e fino alla maggiore età ha vissuto a Este, una cittadina fra i colli sempre in provincia di Padova. Vive da molti anni a Bologna, dove lavora come giornalista e traduttore. Laureato in Scienze della comunicazione con una tesi su Philip K. Dick, grandissimo appassionato di fantascienza. Nel 2004 è arrivato in finale al premio Urania.

Davide Morosinotto

Da alcuni anni si è dedicato alla letteratura per ragazzi: nel 2011 ha pubblicato Il libero regno dei ragazzi (Einaudi Ragazzi) e Maydala Express (Piemme), scritto a quattro mani con Pierdomenico Baccalario. La notte dei biplani è il primo romanzo che pubblica con Fanucci Editore.

Ed anche Davide, come  Francesca Battistella ed Elvira Seminara  da me intervistate è presente con la sua opera Il libero regno dei ragazzi (Edizioni EL, Einaudi Ragazzi and Emme edizioni, 2011). nei 10 romanzi che hanno preso parte  alla seconda edizione di Industry Books, in partnership con l’ IBF il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino e che si avvale della collaborazione dell’Associazione Calipso, dell’AIE, dell’ANICA e dell’APT, nell’ambito di una giornata interamente dedicata ai fruttuosi scambi tra due industrie culturali come quelle dell’editoria e dell’audiovisivo che sempre più assiduamente si incontrano con ottimi risultati.

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Davide: – Moltissimo. Nel senso che io e i miei colleghi “immergenti” organizziamo sempre le nostre riunioni al ristorante. A pancia piena arrivano le idee migliori.

Angie:  – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Davide: – Io scrivo libri per ragazzi e il gusto, i cibi e le bevande, sono importanti per stimolare la fantasia e dare la sensazione di essere davvero nel mondo del romanzo.

Maydala Express

Per questo cerco sempre di inserire qualche piatto tipico dei luoghi in cui sono ambientate le mie storie. Ad esempio in “Maydala Express” (Piemme Battello a vapore, scritto con Pierdomenico Baccalario) abbiamo inserito addirittura il menu di un famosissimo ristorante.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene?
Davide: – Per molti anni ho avuto un’alimentazione abbastanza sregolata e frettolosa, a causa degli impegni di studio e di lavoro, ma soprattutto della pigrizia. Negli ultimi tempi sto cercando di ritagliarmi sempre il tempo per cucinare e mangiare qualcosa di buono: ovvero che abbia ingredienti sani e il giusto equilibrio tra verdure, carni, pasta e pane…

Angie:  – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Davide: – Sono nato nel 1980, e più o meno otto anni dopo ho deciso che un giorno sarei diventato uno scrittore. Da allora oltre a leggere più libri possibile ho anche provato a scrivere racconti e romanzi, e a partecipare a concorsi. Sono arrivato in finale di qualche premio importante, come il Campiello Giovani nel 1997 o il premio Urania nel 2004. Alcuni anni dopo ho vinto il Mondadori Junior Award e ho pubblicato così il mio primo romanzo, un fantasy per ragazzi che si chiama “La corsa della bilancia”. Dopo quel primo libro ne sono seguiti alcuni altri, “Maydala Express” e “Il libero regno dei ragazzi” (Einaudi Ragazzi), oltre a un romanzo di fantascienza per adulti che è uscito a settembre per Fanucci e si intitola “La notte dei biplani”.

…ebbene si’ sono un ghost writer e sono fiero di esserlo…

In realtà ho scritto anche parecchi altri romanzi, sette o otto, ma sulla copertina non c’è il mio nome… Ebbene sì, sono un ghost writer. E sono fiero di esserlo.

Angie:  – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Davide: – Più di uno, a dire la verità. A Bologna, la mia città adottiva, appena posso faccio un salto alla Spaccanapoli: un posto alla buona dove si mangia una pizza eccezionale… e gigantesca, il che non guasta mai.
Mentre adesso sono appena tornato dalla fiera del Lucca Comics & Games, dove ho fatto onore come sempre alla fantastica carne della Griglia di Varrone.

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
Davide: – Parecchi anni fa ho avuto qualche problema con la bilancia. Ora cerco di stare attento…

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Davide: – Sono veneto, quindi carne. Non che il pesce non mi piaccia, eh.

Millefoglie

Angie:  – Se fossi un dolce, quale sareste?
Davide: – Una millefoglie. Tanti strati.

Angie:  – Vino?
Davide: – Rosso. Ho un debole per l’Amarone (quando posso permettermelo) e per i vini del sud, Aglianico e Salice Salentino e Primitivo

Angie:  – Il tuo punto debole
Davide: – Me ne vengono in mente almeno una decina, ma cerco di tenerli segreti il più possibile.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Davide: – In frigo mozzarelle e pomodori, nella dispensa il barattolo del caffè. Cerco di tenerne sempre una bella scorta, senza caffè non riesco a ragionare.

Angie:  – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Davide: – Cucinare secondo me è un momento sociale, un rito per stare con le persone a cui tengo. Bisogna avere tempo, stappare una bottiglia di vino, poi cominciare a preparare e intanto raccontarsi le ultime novità, muoversi con calma sgranocchiando magari uno stuzzichino e aspettando che la cena sia pronta.
Forse proprio per questo mi piace preparare carne e pesce alla griglia, all’aperto.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Davide: – Tutte le cose buone.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Davide: – Soddisfatto. Non perché sono goloso (e lo sono), ma perché di solito è il momento di maggior relax della giornata, quello dedicato alle chiacchiere, alle persone.

Angie:  – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Caffè e tiramisù…colazione ideale…

Davide: – La colazione perfetta per me è una tazza di caffè espresso forte e senza zucchero, accompagnato da una fetta di tiramisù del Pompi (dove fanno il tiramisù più buono di Roma e, credo, del mondo intero).
Siccome non vivo più a Roma da un po’, la mia colazione tipica è una tazza di caffè della moka, sempre senza zucchero, e una di quelle tristissime brioche del supermercato.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Davide: – La pizza è la mia debolezza. Invece non sopporto i formaggi stagionati.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Davide: – Pepe. Basilico. Negli ultimi tempi metterei dappertutto la menta fresca.

Angie:  – Limone o aceto?
Davide: – Né uno né l’altro, se possibile.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Davide: – Una montagna di libri da leggere.

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Davide: – Credo che il legame ci sia, eccome: sono due dei grandi piaceri della vita.
Secondo me per sedurre l’ideale è cucinare insieme. E se la fase di preparazione va come dovrebbe, poi magari…

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Davide: – Pasta avocado e zucchine (piatto tipico per quando vengono gli amici a cena e

Pasta avocado e zucchine

non ho molto tempo per spignattare).

Si fa un soffritto di scalogno non troppo carico, si rosolano le zucchine tagliate a rondelle fino a cottura, aggiungendo basilico abbondante.
Si cucina la pasta aggiungendo all’acqua anche una busta di zafferano per darle un colore brillante.
Al termine si scola e si fa saltare la pasta in padella per una manciata di secondi insieme alle zucchine e a una crema preparata schiacciando un avocado con un goccio di succo di limone, pepe e sale.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Davide: – Incontro nell’abisso di James White. Buona vecchia fantascienza anni ’60.

Angie:  – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Davide: – “Il ballo di San Vito” di Capossela. Salsicce, fegatini, viscere alla brace…

Angie:  – Hobby?
Davide: – Andare in giro in moto, anche d’inverno.

Angie:  – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Davide: – Non credo di avere la stoffa per fare l’eroe, o la divinità.

Angie:  – Qual è il sogno più  grande?
Davide: – Continuare a fare quello che sto facendo adesso. Viaggiare, leggere, inventare storie…

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Davide: – “Vieni all’aperitivo stasera?”. E di solito rispondo di sì.

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Davide: – La mia ragazza cucina in modo eccezionale.

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Davide: – La pearà, una salsa di pane e midollo che serve per accompagnare il lesso ed è un piatto tipico di Verona.
E le lasagne con il ragù e la besciamella, che però in veneto si chiamano “pasticcio”. Chissà perché.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Davide: – In Italia ogni regione (e a volte ogni provincia o città) ha le proprie tradizioni e i propri piatti tipici. Ma il bello della cucina è che unisce, non separa. Non mi piacciono le divisioni.

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Davide: – Forse è una risposta banale, e forse è giusta proprio per questo: la pizza margherita. D’altronde fu creata proprio per festeggiare la regina d’Italia nella sua prima visita a Napoli.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Cucina giapponese

Davide: – Adoro la cucina giapponese, a parte il sushi. Mi piace provare cibi nuovi, quindi in realtà potrei fare un elenco bello lungo e con alcune sorprese. Ad esempio, in Finlandia fanno il salmone più buono del mondo.

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Davide: – Ho appena finito di scrivere un romanzo fantastico ambientato nel Medioevo, in una città dal fascino irresistibile. Tra poco partirò per un lungo viaggio e ho un nuovo romanzo da scrivere finché sarò lì, è già da molto tempo che raccolgo i materiali preparatori e studio, ormai i tempi sono maturi per iniziare

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Davide: – Aglio, olio e peperoncino.

Angie:  – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Davide: – Di Pietro secondo me è una zuppa rustica.
Berlusconi mi ricorda quel pezzo di formaggio che si aggira da mesi nel mio frigo: non era buono neanche prima, ma adesso è pure scaduto quindi sarebbe ora di….

Davide Morosinotto

Angie:  – La cucina ti ha mai tradito?
Davide: – Beh, se non si sta attenti fa ingrassare. Ci vuole moderazione.

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Davide: – Cercare di far le cose per bene, tutte, al meglio delle mie possibilità.

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Davide: – Ora che l’intervista è finita, che cosa farai? Non vedo l’ora di spegnere il computer e leggere qualche fumetto.

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Intervista gastronomica a Mariolina Venezia

Nel 2007 a vincere il premio campiello è un romanzo interamente ambientato nel sud Italia, in una regione ricca di tradizioni e cultura, la basilicata, il romanzo si intitola “Mille anni che

Mille anni che sto qui

sto qui” e l’autrice è Mariolina Venezia, nata a Matera nel 1961
E’ la saga di una famiglia lucana, una sorta di cento anni di solitudine, ma tutto italiano, quella storia mi ha incantata: Candida, nipote di Concetta, figlia di Albina, madre di Alba, nonna di Gioia, donne che lottano e fanno sentire la loro voce in una società maschilista in cui l’uomo è quello che conta, e sono loro le protagoniste di questo gran bel romanzo che vi consiglio di leggere e ceh è stato tradotto anche in francese nel 2008 J’ai vécu mille ans. Dopo sono arrivati, Altri miracoli, Torino, Einaudi, 2009, Come piante tra i sassi, Torino, Einaudi, 2009, Rivelazione all’Esquilino, Roma, Nottetempo, coll. Gransassi, 2011, Da dove viene il vento, Torino, Einaudi, coll. I coralli, 2011.
Ma per maggiori informazioni su Mariolina vi invito a visitare la  sua pagina su wikipedia

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Mariolina: – Conterebbe….

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai
quotidianamente??
Mariolina: – Influire è troppo. Però di cibo, più che di gastronomia, parlo nei miei libri, in un modo o nell’altro. Come parlo di altre cose legate ai sensi.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Mariolina: – Mangiare qualcosa che soddisfi il palato ma mi faccia anche star bene, senza appesantirmi.

Mariolina Venezia

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Mariolina: – Tantissime. Da cameriera in un locale, a baby sitter, segretaria, vendemmiatrice. Spesso sono stata licenziata perché ero negata… Anche però aiuto regista, giornalista, documentarista. Una volta ho fatto perfino la cuoca su un set. E’ andata benissimo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente
cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Mariolina: – L’archeologa. Possibilmente subacquea.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Mariolina: – Proprio uno specifico no. Però ho un debole per le bettole dove si mangia bene, come ce ne sono a Palermo o a Istambul.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Mariolina: – Sì, qualche volta ci ho provato, da adolescente, ma la trovo una cosa stupida. Penso che basti ascoltare il proprio corpo per capire il modo corretto di nutrirsi. Magari avendo anche qualche nozione sugli alimenti e adottando uno stile sano. Ma la dieta no. E’ ipocrita. Presuppone che se non fossi a dieta ci daresti dentro con tutt’altro. E’ un segno di poca armonia con se stessi. Almeno, io la penso così…

Angie: – Meglio carne o pesce?
Mariolina: – Pesce.

Charlotte alle pere

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Mariolina: – Una charlotte di pere. Esiste?

Angie: – Vino?
Mariolina: – Vino?! Che vino sarei? Boh.

Angie: – Il tuo punto debole
Mariolina: – Il tallone, come Achille.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Mariolina: – Qualcosa che mi sono dimenticata.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Mariolina: – Sperimentare nuovi abbinamenti. Mi piace cucinare piatti lunghi e laboriosi. La paella, per esempio, ma lo faccio molto molto raramente.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Mariolina: – Frutti di mare. Possibilmente crudi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Mariolina: – Una trasgressiva moderata.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Mariolina: – Frutti di mare e molluschi. Le cose che non mi piacciono: cibi da fast food.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Aneto in fiore

Mariolina: – Quasi tutti. Con un debole per l’aneto.

Angie: – Caffè??
Mariolina: – Sì sì sì. Ma non dopo mezzogiorno.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Mariolina: – La poesia. Anche nel cibo.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Mariolina: – Come no. Nella seduzione conta il saper riconoscere e gustare ciò che i sensi comunicano, nel caso della cucina le sfumature, le armonie, gli accordi e i disaccordi dei sapori. Saper anche cucinare è una cosa in più.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Mariolina: – Andate al ristorante quando non avete voglia di cucinare.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Mariolina: – “L’assassino” di Simenon.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Mariolina: – La musica barocca in generale.

Angie: – Un film?
Mariolina: – Chocolat? No. Il pranzo di Babette? No. Come l’acqua per il cioccolato? No. Non lo so.

Angie: – Hobby?
Mariolina: – Pormi problemi di difficile soluzione.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Mariolina: – Calipso. O Ulisse.

Angie: – Dici parolacce?
Mariolina: – Qualcuna. A volte me lo impongo, per coloritura.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Mariolina: – Evitare la superstizione. La trovo limitante.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Mariolina: – No, assolutamente. Non tifo.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Mariolina: – Cerco di variare. Temo la noia.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Mariolina: – Boh, non lo so. Forse che sono egocentrica?

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Mariolina: – Non aver bisogno di sogni.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Mariolina: – La mancanza di sincerità.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Mariolina: – Di corsa (non pensare che sia la frase che dico più spesso, è solo la seconda volta che la uso)

Crema di Riso

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Mariolina: – La crema di riso.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Mariolina: – Sta lì la ricchezza.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Mariolina: – Gli spaghetti al pomodoro. Ma personalmente li detesto.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Mariolina: – Innovazione basata sulla tradizione.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Mariolina: – Ehhh. La turca, la coreana, la giapponese, la cinese (non quella che si  mangia in Italia, eh).

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Mariolina: – Temperatamente audace.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Mariolina: – Diversi libri, un film, cercare di mettere delle veneziane in cucina.

Mariolina Venezia

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Mariolina: – Berlusconi meglio non dirlo, potrebbe risultare disgustoso. Di Pietro… una trippa alla romana.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Mariolina: – Sì, quando è nouvelle.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Mariolina: – Vivere.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e
datti una risposta.
Mariolina: – No, dai.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Mariolina: – Sono le nove e mezza del mattino. Ancora no.

 

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Intervista Gastronomica ad Aurelio Raiola

Aurelio Raiola

Anche qui, galeotto fu il Laboratorio di Scrittura Umoristica “Achille Campanile” e lo zio Pino (al secolo Pino Imperatore), una grande palestra per la scrittura umoristica ma soprattutto di vita, chiunque passa da li, non puo fare a meno di vivere, respirare e trasmettere l’emozione che si percepisce e, che penetra nel profondo dell’anima di una persona, penserete che in fondo si tratta solo di un “Laboratorio di scrittura”, questo poi, addirittura umoristico, embè che fa? La gioia di vivere, il coinvolgimento, i vincoli affettivi che ci tengono uniti, arrivano attraverso la comicità ed il voler

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Francesca Battistella ed Elvira Seminara partecipano alla seconda edizione di Industry Books al Festival del film di Roma

Francesca Battistella con Tonino Belfiore della Pro Loco di Massa Lubrense e me

Sono felicissima ed orgogliosa di comunicare ai miei lettori che ben due delle mie intervistate Francesca Battistella ed Elvira Seminara  aranno presenti con le loro opere  nei 10 romanzi che comporranno il menù offerto ai produttori italiani e internazionali il prossimo 27 ottobre durante la seconda edizione di Industry Books, in partnership con l’ IBF il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino e si avvalen della collaborazione dell’Associazione Calipso, dell’AIE, dell’ANICA e dell’APT, nell’ambito di una giornata interamente dedicata ai fruttuosi scambi tra due industrie culturali come quelle dell’editoria e dell’audiovisivo che sempre più assiduamente si incontrano con ottimi risultati.
L’iniziativa, prodotta con il supporto della Provincia di Roma, Camera di Commercio di Roma, Regione Lazio, Sviluppo Lazio e il UK Trade & Investment, in collaborazione con l’IBF, il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino, l’Associazione Calipso, l’AIE e l’ANICA e l’APT, quest’anno è dedicata agli autori italiani e britannici, in sinergia con il paese ospite della sezione Focus del Festival, la Gran Bretagna.

Elvira Seminara - Scusate la polvere

Degli oltre 60 romanzi ricevuti dall’IBF, la giuria internazionale composta dai produttori Elda Ferri (Jean Vigo, Italia), Philipp Kreuzer (Bavaria International, Germania) e Tim Smith (Prescience Film, Regno Unito), ha scelto 7 romanzi di autori italiani (di cui 2 ancora inediti) e 3 di autori inglesi, che durante la prossima edizione del Mercato saranno presentati dagli editori alla platea di produttori partecipanti a New Cinema Network presso la Casa del Cinema.
Di seguito la lista dei 10 finalisti:
– Almodis the Peaceweaver, di Tracey Warr (Impress Books, 2011);
– Cento micron, di Marta Baiocchi (Minimum Fax, 2012);
Esche vive, di Fabio Genovesi (Mondadori, 2011);
Il libero regno dei ragazzi, di Davide Morosinotto (Edizioni EL, Einaudi Ragazzi e Emme edizioni, 2011);
Il male quotidiano, di Massimo Gardella (Berla & Griffini Rights Agency, 2012);
Niente è più intatto di un cuore spezzato, di Vanna de Angelis (Agenzia Letteraria Internazionale, 2011);
Re di bastoni, in piedi, di Francesca Battistella (Scrittura & Scritture, 2011);
Scusate la polvere, di Elvira Seminara (Nottetempo, 2011);
Stealing Fire, di Craig Sterling (2011);
The Darkest Walk, di Malcolm Archibald (Fledgling Press, 2011)
Fonte Romacinefest

Mi fa piacere ricordare la piacevole serata di fine agosto organizzata da Tonino Belfiore e  dalla Pro Loco di Massa Lubrense, in cui fu io stessa a presentatre il romanzo di Francesca Battistella  “Il re di Bastoni in piedi”, e voglio pensare che la sinergia di questo nostro magico incontro le abbia portato tanta fortuna, e non solo a lei ma anche alle splendide Chantal ed Eliana Corrado che con tanta passione ed impegno professionale hanno messo su “Scritture & Scritture” una piccola realtà editoriale qui a Napoli, ma che sta regalando grandi soddisfazioni alle sue ideatrici e fondatrici.
E, come dice Francesca:
Nessuno é bravo da solo. Esistiamo tutti grazie all’amore che diamo e riceviamo, altrimenti la vita sarebbe totalmente senza senso e già così … Oi, Angie, fa che mi porti bene? 🙂

Io in compagnia di Francesca Battistella, del suo romanzo “Il re di Bastoni in piedi” e, di suo marito Piero
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Un Malefico Chili

Qui, nel profondo sud, sin da quando ero piccina, nel periodo che va dal 31 di ottobre al 4 novembre, non si andava a scuola, poichè per la ricorrenza detta di “Ognissanti” che cade il primo di novembre, seguiva quella dedicata ai nostri defunti, il 2 di novembre ed in quei giorni era ed è ancora nostra consuetudine quella di recarci nel piccolo cimitero del paese per visitare i nostri parenti defunti.
Halloween è stata successivamente importata dagli americani, e, noi siamo italiani, per cui ci frega meno che una mazzarella di cannella, ed abbiamo anche una ricca tradizione gastronomica dedicata all’argomento, per questo volevo proporre qualcosa di diverso ai miei lettori, cosi’ ho chiesto alla mia amica Simonetta “Simonoir” Santamaria che è in libreria con l’ultima fatica letterararia dal titolo “Licantropi – I Figli della Luna ” edita da Gremese, e, naturalmente non poteva scegliere momento migliore per l’uscita, con l’avvicinarsi del 31 ottobre 🙂

A tal proposito, vi invito ad ascoltare l’intervista che Simonetta ha rilasciato a Massimiliano Garavini, all’interno del suo programma radio “Musica e Parole” su Ravegnana Radio del Circuito “in blu”

«La veste in folto vello si tramuta,/ passano in gambe le protese braccia;/ lupo diventa, e ancor della perduta/ forma ritien la manifesta traccia:/ ché nella fronte, già da pria canuta,/ sta quel piglio tuttor d’ira e minaccia;/ scintillan gli occhi, e pinta è nella fiera/ sua complession de l’odio l’arma atroce.» Ovidio, Metamorfosi

 

Ovviamente, non si è fatta pregare due volte, e mi ha regalato questa “malefica” ricetta, ecco a voi :

Chili con carne

UN MALEFICO CHILI

– 1/2 Kg di spezzatino di bovino
– 2 salsicce
– 300 grammi di fagioli neri messicani
– 2 confezioni di polpa di pomodoro
– 1 cipolla
– 2 spicchi d’aglio
– 1 dado di carne
– cumino in polvere
– senape in polvere
– 1 gambetto di sedano
– polvere di chili – in alternativa una gigantesca quantità di peperoncino, tipo calabrese o del Malawi.
– olio
– sale

Se avete l’utero retroverso, se qualcuno vi ha fatto un torto e avete voglia di tirare il mondo intero sotto un caterpillar, questa è la ricetta che fa per voi.

Innanzitutto cacciate tutti dalla cucina: questa ricetta dev’essere consumata in solitudine, dedicatevi questi momenti di puro godimento (poi capirete perché). Procuratevi un buon coltello, tagliente, di quelli da Psycho per intenderci, lo userete molto… A fianco alla vostra area di lavoro versatevi in un bel calice del buon vino rosso che sorseggerete con voluttà, come se fosse il sangue dei vostri nemici, intanto che la ricetta (vendetta) si appronti. Se vi piace la musica mettete su un qualcosa di forte, niente lagne melense per favore, in questi casi sono controproducenti perché abbassano l’adrenalina e lasciano evadere le lacrime. Sparatevi un rock alla AC/DC o Kiss, un heavy metal alla Black Sabbath o, se proprio volete sbroccare, vi consiglio Iron Maiden e Manowar.

Tagliate a fettine la cipolla e ritagliatela fino a sminuzzarla e soffriggetela

in una casseruola dal bordo alto. Aggiungere lo spezzatino dopo averlo tagliato a cubetti piccoli immaginando che siano i pezzi migliori della/e vostra/e vittima/e, poi spellate le salsicce (qua non dico cosa potreste immaginare, poi dipende anche da chi vi ha fatto il torto), sbriciolatele e unite.

Rosolare la carne aggiungendo il dado di carne e il sedano tagliato a pezzetti piccoli, quindi la polpa, i fagioli scolati e tutto il peperoncino.

Simonetta Santamaria

Lasciate cuocere a fuoco moderato per una mezz’ora gustandovi il vino e magari fumatevi pure una bella sigaretta mentre la musica vi sostiene, quindi aggiungete le altre spezie secondo il vostro gusto. Se occorre aggiungete un po’ d’acqua, il chili non deve essere né denso né brodoso… una giusta via di mezzo.

Poi, le soluzioni sono due:

A) – Se il disgraziato ce l’avete in casa, fategli mangiare il vostro chili ma solo dopo esservi assicurate di aver realmente abbondato col peperoncino, almeno nella sua porzione.

B) – Se il marcio è fuori casa, allora godetevi questa ottima ricetta pensando non senza cattiveria che, prima o poi, il cadavere del nemico passerà sotto i vostri occhi. Non posso dirvi cosa farei io nel vederlo passare perché mi censurerebbero di certo, ma voi lasciate pure galoppare la fantasia più estrema.

Vedete, l’horror a volte può essere salvifico. Perché immaginare aiuta. Ora, dopo cena non avrete (forse) ucciso il vostro nemico ma quanto meno vi sentirete molto, molto appagate.

Parola di Simonoir.

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Intervista Gastronomica a Patrizia Rinaldi

Rock Sentimentale

Come ho conosciuto Patrizia Rinaldi?? Grazie a Francesco Di Domenico, che mi ha fatto la capa tanta, su questa bellissima signora napoletanissima, simpatica e generosa nelle forme, il che, inevitabilmente, me l’ha resa subito simpatica, così le ho chiesto subito l’amicizia sull’incriminato Facebook e non c’e’ voluto neanche tanto a convincerla per rilasciarmi l’intervista, anzi Patrizia è stata più veloce della luce, mi ha rimandato al mittente il questionario, debitamente compilato, il giorno stesso che glielo avevo invito 🙂

Patrizia Rinaldi, vive a Napoli, dove oltre alla scrittura si occupa, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti “a rischio”, della formazione dei ragazzi attivando iniziative e progetti presso le scuole.
Ha pubblicato romanzi, racconti e testi teatrali. Ha vinto numerosi premi letterari: «Pippi Inediti», «Premio Morante», «Premio Mariele Ventre» e «Profondo Giallo».
L’ultimo suo lavoro è Rock Sentimentale, edito da EL

la storia di Antonio, detto Moo, che vive tra Napoli e una città immaginaria, vicina e reale come lo sono i sogni degli adolescenti. Frequenta il liceo, ma allo studio preferisce le prove con la rock band che ha fondato con gli amici. Fra questi c’è Sergio, detto Pisolo, perennemente assonnato perché la sera lavora nella pizzeria del padre. E c’è Ludovica, sogno vicino e reale per entrambi. Alle note dei due ragazzi – e ai loro sogni – si intrecciano quelle di altri personaggi. L’esplosione della pizzeria della famiglia di Pisolo, sulla quale si allunga l’ombra della criminalità, accelera tutte queste vite. E sulle note della propria musica dell’anima ciascuno si ribella alle proprie paure e insicurezze...

Le opere di Patrizia sono destinate a tutti i ragazzi, specialmente a quelli «cresciuti con grande passione». Per maggiori informazioni su di lei e sulle sue numerose opere, vi invito a visitare il suo sito personale

Patrizia Rinaldi

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Patrizia: – Dovrei soprattutto mangiare poco, considerato il tempo che passo seduta, anzi inginocchiata sulla sedia ergonomica. Dovrei fare la brava e rispettare il dettato di cibi leggeri e assennati. Dovrei.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai quotidianamente?
Patrizia: – Le cibarie varie sono un riferimento costante per quello che mi piace raccontare, ma non solo, mi piace accostare la preparazione di un piatto che dia soddisfazione di gusto ad una storia con ingredienti buoni, ben riuscita.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Patrizia: – Riconoscere, provare piacere, scoprire segreti o abbandonarmi a misteri di gusto e sapienza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Patrizia: – Ho insegnato, ho lavorato come illustratrice. Ora scrivo per ragazzi e per ragazzi cresciuti.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Patrizia: – Avrei continuato a insegnare, ovvero a imparare, perché i ragazzi sono i docenti che preferisco.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Patrizia: – Non ho un locale preferito nella mia città. Vario. Mi piace tanto affidarmi alle scelte di amici, quando non sono a Napoli. Ultimamente a Catania, care amiche siciliane mi hanno portato in un ristorante arabo-siciliano che mi ha tramortito di bellezza e sapori.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Patrizia: – Spesso, con risultati inutili.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Patrizia: – Un motivo dei risultati inutili, di cui sopra, è che mi piace tutto e tutti gli alimenti mi incuriosiscono.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Patrizia: – Sfogliata riccia.
Angie: – Vino?
Patrizia: – Rosso. Non ne capisco molto, ma mi hanno insegnato ad apprezzare il Taurasi e l’Amarone.

Angie: – Il tuo punto debole
Patrizia: – Uno solo?

Conserva di Pomodoro

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Patrizia: – Olio buono, pane fresco, passata di pomodoro non industriale. La cioccolata deve mancare, altrimenti non prendo pace finchè non l’ho finita.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Patrizia: – Mi attira il senso della cura per gli altri e pure per me, come un omaggio di cose belle della vita. Mi piace cucinare la parmigiana per i miei figli, che mi danno di volta in volta un voto, come a scuola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Patrizia: – Quasi tutto. Assaggio anche quello che non mi piace, con rare eccezioni.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Patrizia: – Sorridente.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Patrizia: – Ho una passione che non mi posso permettere per la Cioccolata Foresta di Gay-Odin. Non mi piacciono alcune carni tipo il fegato, le interiora.

genovese

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Patrizia: – Il profumo della Genovese, quando di domenica mi svegliavo tardi e qualcuno aveva già cucinato per me.

Angie: – Caffè??
Patrizia: – Eccerto!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Patrizia: – No, posso vivere senza. Mi è capitato di dover vivere senza e alla fine non ho sofferto più di tanto.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Patrizia: – La seduzione non conosce ricette, per rimanere in tema, altrimenti tutti saprebbero sedurre e non è così.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Patrizia: – Aggiungere al miele per condire gli struffoli mandorle, nocciole e noci Patrizia: – spezzettate e buccia di limoni e di arance.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Patrizia: – Sto leggendo La propaganda di Riccardo Brun, primo libro di una neonata casa editrice napoletana, Caracó.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Patrizia: – Tutte le canzoni di Freddie Mercury, perché mi fanno venire una voglia esagerata di campare e quindi pure di mangiare.

Angie: – Un film?
Patrizia: – Chocolat, se deve essere legato al gusto.

"Chocolat" con Juliette Binoche e Johnny Deep

Angie: – Hobby?
Patrizia: – Disegnare

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Patrizia: – Anna, la sorella di Didone.

Angie: – Dici parolacce?
Patrizia: – Si.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Patrizia: – Ne ho mila, ma mi prendo in giro mentre mi attengo alle avvertenze.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Patrizia: – Non seguo il calcio. Mi fa piacere se il Napoli vince.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Patrizia: – È un avverbio: nonostante.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Patrizia: – Chi te lo fa fare? Non so rispondere.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Patrizia: – Diventare Zorro. Ma ti devo spiegare bene: alla fine di una recita scolastica, il direttore chiese ai bambini Qual è il tuo sogno più grande? Tutti rispondevano:  la pace nel mondo, la fine delle ingiustizie e cose simili. Il figlio di una cara amica, privo di malizia dell’applauso facile, rispose: diventare Zorro. Bellissimo.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Patrizia: – La presunzione.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Patrizia: – Se mio marita accetta, volentieri. 

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Patrizia: – Più che un piatto è un sapore: quello di alcuni bocconcini di mozzarella di bufala che non ho più trovato.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Patrizia: – Siamo parti di uno; a mio avviso, le nostre parti bellissime di cibi e profumi sono spartiti differenti e di raro pregio su sottofondo di insieme.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Patrizia: – Le linguine al pomodoro e basilico. È un pretesto per dire che mi riconosco soprattutto nell’Unità della Nostra Lingua, che mantiene suoni differenti. Bellissima.

Linguine pomodoro e basilico


Angie: – Tradizione o Innovazione
Patrizia: – Entrambe.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Patrizia: – Sono curiosa di molte, non ne preferisco nessuna. La mia conoscenza è di parte: magari ho mangiato in ottimi ristoranti indiani e in pessimi ristoranti francesi. Non so rispondere.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Patrizia: – Mutevole per ambiente e gradi come un vino rosso. Con variazioni dall’aceto al miele.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Patrizia: – Sto cercando di non lasciare soli nella loro uscita editoriale i miei libri.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Patrizia: – Berlusconi a un formaggio di fossa invecchiato male, la puttanesca è troppo ovvio. Di Pietro a un pane integrale.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Patrizia: – Sì, come tutto il resto. Capita. Si ricomincia ad assaggiare.

Sfogliatella napoletana

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Patrizia: -’A vita va da chi ’a vo’ bene.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Patrizia: – Deve essere una domanda banale, immagino. Come stai? Bene e male, come sempre, come tutti.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Patrizia: – No, perché mentre ho scritto, ho mangiato una sfogliata. Riccia.

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Intervista Gastronomica a Giovanni Leone

Io con Giovanni Leone alla presentazione sorrentina de "Le parole volano"

La sua Biografia recita così: napoletano, giornalista professionista, ha collaborato con testate locali e nazionali. Esperto nei processi della comunicazione multimediale, è stato consulente per note aziende editoriali. Conduce numerosi laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti. Ha pubblicato L’acquaiolo (2005), Il fabbro e Il saponaro (2006), La nutrice e La capera (2007), La città obliqua (2010), Uniti dall’arte (2011), Che fatica! (2011). La capera ha vinto il Premio Città di Salerno 2009, riconoscimento dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Inoltre, nel 2010, è stato insignito del Premio Ecole Instrument de Paix Italia per il giornalismo.

Ma vorrei raccontarvi di lui in una maniera diversa, volendo utilizzare un gergo prettamente gastronomico, direi che mÈ una di quelle rare persone che hanno la capacità innata di trasmettere il desiderio e la voglia di apprendere. Lo fa in una maniera voluttuosa, un po’ come quando io racconto di un piatto, della sua storia, di come si prepara, degli ingredienti che si utilizzano per realizzarlo nel modo migliore. Mentre lo elabori, si mettono in moto tutta una serie di meccanismi: il desiderio di provare, di cimentarti in quella difficile ma prelibata impresa. Petronio diceva “Quidquid ad salivam facit”, “tutto ciò che fa venire la saliva” (48, 2), il primo a collegare la produzione di saliva a un cibo allettante. In questo caso è facile paragonare la passione di Giovanni Leone per la scrittura ad un buon cibo. Profondo trasporto che riesce ad infondere ad adulti e bambini che frequentano i suoi corsi
All’inizio dell’inverno di quest’anno, decisi di scrivergli, chiedendo un suo parere sugli articoli da me dedicati ai 150 anni dell’Unità d’Italia, unità in questo caso di forchette. Ci fu un proficuo scambio di e-mail. Stimolata ancor di più dai suoi consigli ed apprezzamenti, ho continuato a scrivere, e non solo di gastronomia, poiché Giovanni sostiene che ognuno può trasformare le emozioni in parole. La bellezza della comunicazione è quando riesci a cogliere l’unicità delle persone che incontri lungo il cammino: nessuno è paragonabile ad un altro. Ed io ho potuto apprezzare e vivere tutto questo grazie a lui.
Avrei voluto scrivere per il giornale che ha diretto per anni, L’Espresso Napoletano, e che me l’ha fatto conoscere, ma non è stato possibile, poiché la sua collaborazione con quella rivista è terminata ad aprile di quest’anno. Ma so che ha in cantiere altri progetti.
Nel frattempo vi invito alla presentazione della sua ultima fatica letteraria, “Le parole volano” (Rogiosi editore), affascinante invito alla scrittura creativa, che si terrà nella Sala Consiliare del Comune di Sorrento, evento fortemente voluto dal Consigliere Maria Teresa De Angelis con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari opportunità e la partecipazione organizzativa degli Eventi di Carolina Ciampa.. Un incontro da non perdere, in cui si parlerà di scrittura e di comunicazione.

Vi invito anche ad ascoltare l’intervista che Giovanni ha rilasciato a Massimiliano Garavini all’interno di “Musica & Parole” un programma di Ravegnana Radio del Circuito nazionale  “in blu”

Crostata

Ma veniamo all’intervista che anche lui, con molta pazienza mi ha rilasciato. Da appassionata gastronoma, posso dire che quasi tutto quello che mi ha rivelato, lo avevo immaginato, fatta eccezione per la “fetta di sacher”. L’avrei visto più vicino ad un dolce casalingo, di quelli realizzati in una piccola e vissuta cucina, dove però puoi trovare tutto quel che occorre per realizzare tante cose buone e profumate, e dove con non grandissima abilità si ci può cimentare nella realizzazione di una gustosa crostata di marmellata, meglio se di arancia o di fragole. Lo so, è una deformazione professionale la mia: paragono sempre chi conosco a qualcosa da mangiare, e – vi dirò – non sempre i paragoni sono piacevolmente gustosi, ma questo non è il caso di Giovanni Leone.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giovanni: – Mi nutro in maniera indisciplinata, passionale, intermittente. I tempi redazionali non vanno sempre d’accordo con la regolarità alimentare. Negli ultimi anni, la mia alimentazione è cambiata, ma non merita di certo la parola “buona”.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa?
Giovanni: – Il cibo ha sempre avuto su di me un profondo fascino.  La fusione degli ingredienti e la nascita di sapori rappresentano qualcosa di magico e di evocativo. Molti miei racconti parlano di semplici prelibatezze. La narrazione è sempre legata alla memoria, quando la cucina, dotata di pochi ingredienti e molta fantasia, diventava un prezioso antro delle alchimie.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Giovanni: – Quando il sapore abbraccia l’attimo e il resto del mondo scompare.

Elio Vittorini

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giovanni: – Si possono riassumere in tre parole: l’amore per la scrittura. Elio Vittorini diceva: «È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto ad ogni indagine».

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Giovanni: – A dire il vero, sin da bambino, ho sempre desiderato narrare gli accadimenti, scrivere le emozioni.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giovanni: – Si,  pochi tavoli, un cuoco eccezionale e un ambiente caldo come un focolare.  Posso solo dire che si trova in provincia di Napoli.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Giovanni: – Come tutti. Maldestramente. Adoro troppo le tentazioni.

 Angie: – Meglio carne o pesce?
Giovanni: – Pesce.

Torta Sacher

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giovanni: – Una fetta di sacher.


Angie: – Vino?

Giovanni: – Muller Thurgau

Angie: – Il tuo punto debole
Giovanni: – Ampio è l’elenco


Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Giovanni: – Uova, basilico, pomodori freschi e pasta.

Alici Fritte

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giovanni: – Alici fritte.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Giovanni: – Pasta al forno.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giovanni: – Appassionato.

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Giovanni: – Assaggiare tutto è una missione.

Angie: – E cosa proprio non ti piace?
Giovanni: – Mi hanno insegnato a mangiare tutto. Educazione d’altri tempi.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giovanni: – Basilico e soutè di vongole.

Angie: – Caffè?
Giovanni: – Sì, grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giovanni: – Convivialità.

 Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità?
Giovanni: – Certo, come in tutti gli intrecci positivi.

Angie: – Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Giovanni: – La complicità in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giovanni: – Mangiare tutto con romantica curiosità.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giovanni: – I fantasmi di Portopalo di Giovanni Maria Bellu.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giovanni: – Ah che sarà, nell’interpretazione di Fiorella Mannoia e Ivano Fossati.

Angie: – Un film?

L’attimo fuggente

Giovanni: – L’attimo fuggente

Angie: – Hobby?
Giovanni: – Passeggiare senza meta.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Giovanni: – Mi sento più vicino al mondo dei fumetti.

Angie: – Hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Giovanni: – Nessuno in particolare.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Giovanni: – Riguardati.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Giovanni: – Tutto bene?

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giovanni: – Il prossimo libro da scrivere.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Giovanni: – L’assenza di educazione. La mancanza di rispetto per la vita e le idee altrui.

Frittata di Pasta

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Giovanni: – Frittata di maccheroni.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giovanni: – Penso che la buona cucina non si ponga questi problemi.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giovanni: – Più che un piatto, un alimento: il pane.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Giovanni: – Giapponese e somala.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?

cottura al cartoccio

Giovanni: – Al cartoccio. Richiede poco condimento e mantiene intatti i sapori ed i profumi.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Giovanni: – Continuo i miei corsi di scrittura creativa e giornalismo. Inoltre, lavoro al nuovo  libro, un romanzo, e ad un progetto per la divulgazione della storia.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Giovanni: – Si, spesso. Chi cucina, fortunatamente, non è infallibile.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Giovanni: – Respirare le emozioni.

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Intervista Gastronomica a Massimo Cacciapuoti

Massimo Cacciapuoti

Massimo Cacciapuoti

 

Se c’è una cosa che adoro fare, è trascorrere del tempo nelle librerie, piccole o grandi che siano, giro, guardo, e leggo perdendomi tra mille copertine, titoli, e quarte di copertine.
E’ cosi, che se senza sapere neanche chi fosse, ho acquistato il romanzo di Massimo Cacciapuoti: L’abito da sposa, che ho letto avidamente nel giro di in tre giorni, lo faccio quasi sempre, quando un libro mi prende, nel caso specifico, mi è piaciuto il modo in cui Massimo con la sua scrittura è riuscito a penetrare la realtà, nei suoi aspetti più duri e difficili ma anche nel suo cuore più caldo e pulsante, attraverso la figura di Marco, il protagonista del suo romanzo che, ritorna a Napoli dopo una lunga assenza dovuta al lavoro che l’ha portato lontano dalla sua città, dai suoi amici, dal suo ambiente. Ma come tanti altri, dopo qualche tempo riprende la via di casa, sullo sfondo di una città tetra, cupa, piovosa all’inverosimile, bella l’ambientazione in una insolita rappresentazione della città stereotipata,  della città del sole e del mare. E soprattutto belle le suggestioni che stimolano.

Massimo Cacciapuoti è una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana. Nato a Giugliano in Campania (NA) dove vive e lavora come infermiere. Altri suoi romanzi sono: Pater familias (1997)- diventato un film per la regia di Francesco Patierno e nel quale Cacciapuoti ha curato la sceneggiatura – L’ubbidienza (2004),  e Esco presto la mattina (Garzanti, 2009) Non molto lontano da qui è la sua ultima fatica letteraria, in questi giorni in libreria

Non Molto Lontano da qui – Massimo Cacciapuoti

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Massimo: – Credo che l’alimentazione sia fondamentale nella vita, qualsiasi lavoro o attività si svolga.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai giornaliermente??
Massimo: – Per la scrittura, sicuramente sì. Nell’aultimo mio romanzo, c’è un protagonista che è appassionato di cucina. Racconta la sua vita anche attraverso i piatti che cucina e i suoi gusti alimentari.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Massimo: – Dovrei dire mangiare cose buone e nutrienti, poco grasse. Ma dico ciò che penso realmente. Mangiare di gusto, in barba a grassi, carboidrati e tutto il resto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Massimo: – Tante e svariate. Da adolescente ho fatto anche il cameriere per qualche giorno. Forse tra i lavori più faticosi che esistono.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Massimo: – Vivere di rendita. Che è un bel mestiere.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Massimo: – Vado spesso da Rosiello a Marechiaro. Ma ce ne sono tanti. Per esempio tra i migliori in cui ho mangiato pesce, c’è La taverna del conte, in Calabria, a Buonvicino.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Massimo: – Spesso. Ho ereditato una discreta tendenza a ingrassare e sono decisamente pigro.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Massimo: – Sono un grande appassionato di carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Massimo: – Vorrei essere tanto un tiramisù, per far star bene le persone  a cui voglio bene.

Angie: – Vino?
Massimo: – Mi piace ma non lo reggo. Questione di abitudine o di qualche difetto enzimatico.

Angie: – Il tuo punto debole
Massimo: – Pancia. Soffro di colite nervose, per cui dopo un’abbuffata sto decisamente male.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Massimo: – Latte. Carne Formaggi. Nella dispensa un buon pezzo di pane fresco e la pasta.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Massimo: – Mi piace sperimentare secondo le mie inclinazioni. A volte combino certi pasticci!

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Massimo: – Antipasti vari. Verdure. Insalatone. Mega-arrosti.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Massimo: – Vorace.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Massimo: – Dolci. Alici in tortiera.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Peperoni Arrostiti

Peperoni Arrostiti

Angie: – Caffè??
Massimo: – Ne bevo a litri. E mi piaci moltissimo tutto il rituale che accompagna il caffè. Prepararlo (guai se lo fanno altri, specie di mattina), Aspettare che venga su. Zuccherarlo. Metterlo nella giusta tazza. Anzi, visto che me l’hai ricordato, vado a prepararlo.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Massimo: – Carne.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Massimo: – Una buona cena è importante. Ma saper cucinare è il tocco in più.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Massimo: – la preferita delle mie bimbe. E’ molto semplice da preparare:  la mia dose standard è la seguente. Due zucchine, una melanzana, due peperoni, due fette di pettoi di pollo, 300 grammi di riso. Tagliare gli ortaggi a dadi e friggere separatamente in una teglia con poco olio. Metterli insieme in una teglia e aggiungere il petto di pollo tagliato a tocchetti. Cuocere per qualche minuto.
Cucinare il riso a parte e dopo averlo colato, versarlo nella teglia e lasciare cuocere per qualche minuto a fuoco lento.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Massimo: – Un giorno mi troverai di Kim Edwards.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Massimo: – La vita è adesso di Claudio Baglioni.

Angie: – Un film?
Massimo: – Ultimo visto: Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno.

Angie: – Hobby?
Massimo: – Musica.

Angie: – Dici parolacce?
Massimo: – Abbastanza.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Massimo: – Rituali veri  e propri no. ma sono molto scaramantico e superstizioso.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Massimo: – Lo seguo anche se non accanitamente. Il Napoli, ovvio.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Massimo: – Meglio non ripeterla.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Massimo: – Sei permaloso.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Massimo: – Vivere una vita serena.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Massimo: – Chi non rispetta le regole. Le prepotenze. Le furberie.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Massimo: – Assolutamente sì. Andrebbe bene anche come amante.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Massimo: – Merluzzo. Mia madre era fissata. Diceva che faceva bene. Ah e poi il fegato con le cipolle. Sono anni che non lo mangio.

Merluzzo

Merluzzo

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Massimo: – Ma sì, l’Italia è molto regionalistica sotto l’aspetto culinario.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Pizza

Massimo: – La pizza. Credo meriti un posto d’onore. Pasta con il ragù.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Massimo: – Innovazione.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Massimo: – Beh, francese, ovviamente.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Massimo: – Agro-dolce.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Massimo: – Il 6 ottobre è uscito  Non molto lontano da qui, per Garzanti. E per fine anno è prevista l’uscita di un nuovo romanzo, una sorta di racconto lungo. Una bella iniziativa di Barbera editore, per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?

Alici in tortiera e Berlusconi

Alici in tortiera e Berlusconi

Massimo: – Berlusconi, le alici in tortiera, ripeto il piatto che non riesco proprio a mangiare e digerire. Di pietro un risotto un po’ sciapo.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Massimo: – Ma si. Spesso in alcuni ristoranti ho mangiato meno bene di quanto mi aspettassi.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Massimo: – Godere il più possibile dei piaceri della vita, per vivere meglio.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Massimo: – Sei contento delle cose che fai? Abbastanza, ma di sicuro potrei fare di più e meglio.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Massimo: – Molta. È stata peggio di un esame universitario. Scusatemi, vado  a mangiare qualcosa…

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Intervista Gastronomica a Giuseppina Torregrossa

Giuseppina Torregrossa

Per una grande appassionata di Gastronomia quale sono io, non è difficile comprendere come abbia conosciuto prima lettererariamente e poi in un secondo tempo virtualmente 🙂 Giuseppina,
Il suo romanzo “Il conto delle Minne” ha proprio nell’incipit la ricetta di questi buonissimi e tradizionalissimi dolci siciliani, e divorare il suo romanzo percependone sapori, odori colori della sicilia è stato culturalmente e letterariamente appagante :-).
Nata a Palermo, consegue una laurea in medicina presso l’università di Roma “La Sapienza”, e si specializza in ginecologia ed ostetricia, ed ha svolto la sua attività professionale a Roma, presso la clinica ostetrica dell’università di Roma – Policlinico Umberto I. Per maggiori curiosità su di lei vi invito a visitare il suo personalissimo sito, dove avrete la possibilità di scoprire anche la sua bibliografia
Nei suoi romanzi protagoniste sono le donne e si respira la passione, l’amore per la sua terra.
Lei stessa in una intervista ha dichiarato:

“La Sicilia per me è un luogo dell’anima, ma è anche un luogo fisico, perché qui ci sono nata. Vivo a Roma e mi struggo per la lontananza da questo posto che mi cura le ferite. Quella che metto nei miei romanzi non è una Sicilia inventata: è genuina, anche nel suo essere un’isola vinta. Le buone pratiche ci sono, ma non sono contagiose, qui. C’è come una rassegnazione atavica al fatto che non si possa fare niente per migliorare le cose”.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giuseppina: – Sono politicamente scorretta e mangio tutto quello che capita e in qualunque momento

Il conto delle minne

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Giuseppina: – Si certo, i dolci sono una fonte inesauribile di fantasie

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene?
Giuseppina: –  Cibo sano, gustoso e ben cucinato

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giuseppina: – Non so se ho ben capito la domanda, comunque ho fatto la ginecologa e adesso scrivo

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giuseppina: – No preferisco mangiare a casa

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Giuseppina: – Lo sono sempre, solo che dura poco e il giorno dopo ricomincio

Angie: – Meglio carne o pesce?
Giuseppina: – Pesce

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giuseppina: – Gelo di melone ( gelatina di anguria con gocce di cioccolato e profumata con acqua di gelsomino)

Angie: – Vino?
Giuseppina: – Rosso, nero d’avola

Angie: – Il tuo punto debole:
Giuseppina: – La paura di diventare obesa

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Giuseppina: – Pomodoro fresco e bottarga di tonno

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giuseppina: – Caponata di melanzane

Cassata siciliana

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Giuseppina: – Cassata siciliana

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giuseppina: – Golosa

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Giuseppina: – Dolci di qualsiasi tipo , odio lo zabaione

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giuseppina: – Menta, basilico, cannella

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giuseppina: – Arance

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,  o anche il saper cucinare Giuseppina: – saper parlare di cibo

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giuseppina: – Bianco mangiare: latte cannella bucce di limone amido. Addensare a fuoco dolce. Lasciare in frigo e ricoprire con scaglie di cioccolato

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giuseppina: -L’amore al tempo del colera di Garcia Marquez

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giuseppina: – Atom earth mother punk floid

Angie: – Hobby?
Giuseppina: – Ballare

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giuseppina: – Un viaggio con tutti e tre i miei figli

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Giuseppina: – Che sono una dura

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?

Spaghetti pomodoro e basilico


Giuseppina: – Oh si certo!

Angie: – Un piatto della tua infanzia :
Giuseppina: – Cotolette e patatine fritte

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giuseppina: – No per favore, la cucina regionale e preziosa

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giuseppina: – Spaghetti pomodoro e basilico

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che  preferisci?  Se si’, quale?
Giuseppina: – la libanese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Giuseppina: – Agro dolce

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Intervista Gastronomica a Carla Maria Russo

Carla Maria Russo

Un giorno, all’incirca un anno fa, ero su google a fare una bella ricerchina, su uno dei personaggi storici, che più ammiro, di quelli che hanno realizzato cose belle nella mia terra, e cioe’  Federico II di Svevia, andavo a caccia di  qualche romanzo che parlasse di lui, e così la mia attenzione è stata attirata da un romanzo La Sposa Normanna, su Costanza d’Altavilla, madre dello Stupor Mundi, il libro era edito dalla Piemme (casa editrice, non quella che qui in costiera produce dell’ottimo Limoncello:-) ed era firmato da Carla Maria Russo, decisi di acquistare la pubblicazione dopo aver letto la piccola recensione che l’accompagnava.
Ho letto il libro in quattro giorni e, subito dopo ho cercato informazioni su di lei, l’autrice del libro, questa mitica donna che descriveva in una maniera così accattivante la figura di Costanza, d’Altavilla, l’ultima erede della dinastia normanna, forte e nello stesso tempo così umana ed insolita per l’epoca, alla guida del Regno di Sicilia, e che viene data in sposa a Enrico di Svevia, figlio dell’Imperatore Federico e più giovane di lei di circa undici anni.
Una madre che dovrà far di tutto per proteggere suo figlio dalle innumerevoli insidie che lo minacciano. Fino a quando, divenuto ragazzino, non sarà in grado egli stesso di sbarazzarsi dei suoi implacabili nemici, rivelando quelle doti che faranno di lui un grande imperatore.
Il personaggio di Federico viene descritto, nella sua difficile giovinezza quasi come uno scugnizzo napoletano, e questo a me è piaciuto molto, poichè era lo stesso modo in cui immaginavo il fondatore della prima Università Italiana, ed è così che ho conosciuto virtualmente Carla Maria Russo, visitando prima il suo sito personale eppoi chiedendole l’amicizia sul chiacchieratissimo Facebook, che in questo caso è stato a dir poco provvidenziale.

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Scoop Intervista Gastronomica ai Sing song dog

Sing Song Dog

Ma chi sono questi misteriosi SING SONG DOG, che da metà agosto imperversano sul web, e, nello specifico su Feissbucc con le loro stravaganti  e simpatiche piaciate??
E sveliamolo quest’arcano: SING SONG DOG sono una garanzia, una grande firma, nel panorama dei cantautori italiani, dietro cui si celano i testi e le musiche di Gianni Papa e Dario Bucci.
Due insoliti artisti, che nascono cantautori giustappunto sul web, e su feisbucc vi è la  grande opportunità di seguirli partecipando al gruppo da loro fondato con la possibilità di ascoltare i loro originalissimi testi, pregni di contenuti profondi, che trattano temi attuali che vanno dalla situazione politca italiana, alla storica diatriba sull’utilizzo della panna nella carbonara, passando sulle considerazioni socioculturali sulla questione che “e figli…so bbuon sule chill re carcioffole”,  insomma ce ne sta veramente per tutti gusti, e la loro interpretazione e melodia ha veramente incantato il popolo del web, per cui vi consiglio un salto sulla loro pagina ufficiale di feisbucc
Insolito anche il loro sodalizio:
Tempo addietro Gianni e Dario avevano dato vita un un duo di cabaret più eversivo che evasivo…ed io aggiungerei quasi sovversivo ed a tratti lassativo…:-)
TEATRO DOG fu il loro primo nome acronimo di Denominazione di Origine Geniale.
Dopo l’alternarsi di fortunati spettacoli frenetici in cui i nostri eroi grondavano sudore (Gianni Papa) e sangue (Dario Bucci finalmente arrivò il momento di gloria, il tempo di una sveltina, seguito da un’abbastanza più che rapido crepuscolo.
Le loro strade si separarono: Gianni Papa intraprease con molte soddisfazioni (non si sa però di  chi) il mestiere dell’insegnante di sostegno, ma la sua verve ironica e canterina lottava per venir fuori e fu così che iniziò a comporre le sue prime canzoni LA RUGGINE APPICCICOSA, LA BOMBA INCONGRUA (Questa ultima scomparsa è introvabile, ma pochi disgraziati che hanno avuto la possibilità di ascoltarla assicurano che trattasi di un vero capolavoro.

Sing song dog

Dario Bucci, invece, dopo una vana fuga (non si sa da chi e da dove) fu inseguito e raggiunto dalla professione di attore.
Per tanti anni si divise  interpretando ruoli diversi in teatro in varie compagnie senza troppo entuasiamarsi
e senza,  forse,  nemmeno troppo entusiamare il pubblico  (le voci,  in tal guisa sono decisamente
discrepanti, c’è chi dice che era dotato di un pregevole talento e chi,  invece sosteneva,  che i cani recitano senzaltro meglio…e così, alla faccia di chi aveva dato del “cane”, gatton gattoni, senza neanche troppo dare nell’occhio riuscì a districarsi dall’intricata matassa del mondo teatrale e,  senza che nessuno se ne accorgesse
la meteora Bucci si tirò fuori dalla botte.
Poi il colpo di fulmine: il ritrovarsi con Gianni, il guardarsi negli occhi riscoprire la stessa immutata vena innocente ed eversiva (leggi testa di cavolo:-) …ed il domandarsi: -ma se Gianni Papa fa il cantautore, perchè non lo posso fare anche io che ho pure una voce più bella, e se metto mano al rimario, qualche canzoncella pure riesco a tirarla fuori?-
Tra il dire ed il fare c’e’ di mezzo il mare, dice il proverbio, ma i nostri cantautori, grazie alla platea del Web e nello specifico di feissbucc sono riusciti a far conoscere alla vasta platea telematica la loro musica, e fu cosi che a GIANNI PAPA cantautore si affianca DARIO BUCCI
I due artisti preferiscono lavorare separatamente , ognuno alle proprie canzoni, ed è quasi una sfida a chi le fa più belle…(scrive più boiate:-) ma alla parte musicale lavorano assieme e,  solo raramente le interpretano in coppia

E questa è la nuova alba di Gianni Papa e Dario Bucci.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Gianni: – Conterebbe, ma io mangio smodatamente e senza ritegno. Qualunque cosa. Allora mia moglie si incazza e cerco di limitarmi, ma non riesco a seguire una dieta canonizzata. Ma a scuola (che è il mio lavoro) va benissimo anche essere chiatti. Chi se ne frega. Anzi gli insegnanti di sostegno chiatti sono simpatici.
Dario: – Per me importante sentirmi agile e scattante nellavoro..Io lavoro in una agenzia di tour…ed è necessario essere agili e scattanti in questo lavoro… ma io sarei agile e scattante anche se fossi un impiegato del catasto….io ho la sindrome del supereroe mancato e voglio essere agile e scattante in ogni momento della vita…per cui cerco di avere una alimentazione sana e leggera.,come voglio essere io,  sano e leggero…

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Gianni: – Scrivo sempre pensando ai culi in aria.
Dario: No, ma la mia ex maestra delle scuole elementari, Lidia Taffurelli, mi ha scritto un bellissimo testo per una canzone..si chiama CIAMBELLA E VINO….Gianni Papa ne ha fatto le musiche e io con gran passione l’ho cantata….A me questa canzone piace un sacco…

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Gianni: – Svuotarmi in bocca una bomboletta di panna montata spray.
Dario: – Io sono molto goloso….ma con il passare degli anni ho imparato a stare più attento con l’alimentazione…quando posso evito fritture e cose che fanno male….ma per me, mangiare veramente bene, signica stare a tavola con persone simpatiche….

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Gianni: – Ho lavorato per un sito web un rtempo famoso: superEva. Poi ho lavorato nei call center, ho fatto il postino portalettere e infine e nella scuola, che è il mio lavoro principale.
Poi naturalmente ho lavorato nella musica: sono l’autore di canzoni famosissime come BLOWIN’ IN THE WIND di Bob Dylan. E pensare che non ero ancora nato!!!
Dario: – Io ho fatto per tanti anni teatro e tutto sommato dentro mi sento ancora un attore…anche se forse non ho più voglia di recitare per vari motivi…adesso lavoro in una agenzia turistica e sento di avere da questo lavoro molto più piacere e libertà espressiva di quanta me ne dava il teatro….Ma non posso essere del tutto sicuro che fra un po’ non mi ritorni lo sghiripizzo di stare sul palco…speriamo di no…voglio godermi la vita…

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Gianni: – Il calciatore o la velina.
Dario: – ho avuto tanti sogni nella mia vita….da ragazzo sognavo di fare il pilota di formula uno e fu una esperienza non bella quando alla scuola guida, al primo giorno di guida pratica, scoprii di essere abbastanza imbranato alla guida…presi la patente con molta fatica….e tutt’oggi non mi piace per niente guidare…non più teatro, non più formula uno nella mia vita….

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Turkish Kebab

Gianni: – Mi piace il Turkish Kebab. Fanno un Kebab buonissimo. Soprattutto piccante. Che delizia!
Dario: – Si, nel paese dove vivo ci stà un locale dove si mangia benissimo e mi fanno pagare poco…ci vado spesso..ma non mi ricordo come si chiama…così come la ragazza,  carina e gentile,che mi serve non ha la minima idea di come mi chiamo io…

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Gianni: – Come ho detto, mai una dieta strutturata. Sempre una dieta fai da te. E infatti raramente è servita. Beato Dario che non ha di questi problemi!
Dario: – certo che sono a dieta…non mi vorrai mica far diventare chiatto come Gianni Papa?

Angie: – Meglio carne o pesce?
Gianni: – Meglio pesce, come cibo. Come sesso, meglio carne
Dario: – Carne nei giorni che mi sento Leone…Pesce nei giorni che mi sento pesce…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Gianni: – Qualcosa di molto unto e pieno di panna montata.
Dario: – io sono un uomo fatto a strati…sarei una di quelle paste con la  sfoglia a strati…

Angie: – Vino?
Gianni: – Vino e Ciambella.
Dario: – Un bicchiere al giorno non lo disdegnamo

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Intervista Gastronomica a Francesco Romano

Francesco Romano

Francesco Romano, è un ingegnere (la qualcosa non è che volge bene a suo favore) , ed anche napoletano DOC, un “napoletano che viaggia” come direbbe il buon Massimo Troisi, vive e lavora tra Milano, la Francia, che definisce la sua seconda Patria, e il resto del mondo. Francesco è un intellettuale prestato all’ingegneria. Amante della letteratura e della poesia, nel lontano 1973, a 19 anni, appena diplomato in uno dei più antichi licei cittadini, il Liceo Genovesi, disse a sé stesso: “ma si mò, si vac’à ffà Lettere, po’ comm’ campo?”. Si ricordò allora di essere bravo anche in matematica e così s’iscrisse ad Ingegneria, segnando irreversibilmente la sua vita. Ma l’ineluttabile Destino non gli ha mai perdonato questo tradimento, e così, dopo anni di lavoro nelle industrie chimiche e dell’energia, catturato da un cacciatore di teste, è stato per quasi venti anni Direttore dei Servizi Tecnici nel più grande gruppo editoriale e giornalistico italiano e così ha condiviso buona parte della sua vita lavorativa con scrittori e giornalisti. In età ormai matura è tornato al mondo dell’energia a livello internazionale. Francesco ha sempre amato scrivere, lo fa per “disintossicare” lo spirito e per puro diletto, suo e, spera, degli amici che hanno la pazienza di prestargli attenzione. Scrive storie, racconti, poesie e note di attualità.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? Francesco: – Conta moltissimo per il mio equilibrio e il mio benessere. Quando ero più giovane e spendevo tanta parte delle mie giornate sugli impianti industriali era fondamentale per me mangiare puntuale, bene e in modo sano, soprattutto nella pausa di mezzogiorno. Con il tempo e la maturità spendo meno energie fisiche ma più energie mentali ed emotive, e il mangiare bene è diventato ancora più importante. Non accetterei per nessuna ragione al mondo di saltare un pasto, né sopporto mangiare un panino in piedi in mezzo a una folla di esauriti (tipica modalità milanese). Devo sedermi a tavola, anche solo mezz’ora, parlare in leggerezza di argomenti fuori dal lavoro, mangiare lentamente. Bere un buon caffè.

Angie: – (Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?) Francesco: – No, ma in un racconto ho citato una cena e i piatti che gustava il protagonista.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene Francesco: – Mangiar bene significa gustare pietanze che partono da eccellenti ingredienti di partenza, preparati anche in maniera semplice, ma rispettando tutti i crismi della buona cucina. Una costata di manzo, semplicissima, deve essere piemontese, toscana, francese, tedesca o americana, rigorosamente al sangue. Un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino deve basarsi su pasta di gragnano, peperoncino calabrese o di cajenna, olio extravergine, cottura al dente e saltati pochi secondi su fiamma fortissima.

Angie: – Le tue esperienze lavorative? Francesco: – Ho cominciato il mio lavoro di ingegnere nelle raffinerie come responsabile di manutenzione, poi sono diventato responsabile tecnico in una multinazionale della chimica, successivamente direttore dei servizi tecnici in RCS-Editori (Rizzoli-Corriere della Sera), direttore di progetti strategici in un grande gruppo tedesco dell’Editoria, e oggi sono partner di una società d’ingegneria internazionale che opera nel campo dell’energia in Italia e nel mondo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare? Francesco: – L’avvocato-scrittore credo.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove? Francesco: – A Milano l’Indiana Post, in Via Casale, sul Naviglio Grande. Fondato 25 anni fa da una signora di Boston, oggi continua a proporre cucina americana dell’east-coast, con una grande “maître” di sala, la napoletana DOC Angela.

Francesco Romano

A Nizza “Les Epicuriens” in Place Wilson cucina francese del sud-est, mediterranea. La cucina napoletana la coltiviamo a casa, mia moglie ed io, e la gustiamo a Napoli le rare volte che riusciamo ad andarci.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta? Francesco: – Una volta, ma in maniera molto blanda. Non ne ho avuto mai la voglia, né la necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce? Francesco: – Amo sia la carne che il pesce, purché di qualità e cucinati bene.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti? Francesco: – Nessun dubbio, una pastiera napoletana.

Angie: – Vino? Francesco: – Rossi piemontesi e Toscana IGT in Italia, Anjou-Gamay e Côtes du Rhône in Francia. Per i bianchi non c’è gara: Falanghina dei Campi Flegrei.

Angie: – Il tuo punto debole Francesco: – Forse un’eccessiva freddezza e serietà in tutto ciò che faccio (compreso mangiare e cucinare), attitudine che spesso viene scambiata per superbia o supponenza.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa? Francesco: – Nel frigo, il latte, il prosciutto crudo, una ricco vassoio di formaggi, senape di Digione, vino bianco, spumante. In dispensa, passata di pomodoro, filetti di pomodoro, paccheri, penne lisce, spaghetti, lenticchie, scatole di flageolets (fagioli verdi giovani), riso, scorta di olio extravergine.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? Francesco: – Preparare e cucinare un piatto, dal più semplice al più complesso, mi dà subito un senso di serenità, mi calma da qualunque stress, distrae la mente da pensieri pesanti. Sto bene quando cucino, meglio se accompagnato da buona musica in sottofondo. Mi piace molto fare la pasta al forno, preparare il sugo a lungo, a fuoco lento, tagliuzzare il fiordilatte a pezzetti, impastare e friggere le polpettine, spezzare gli ziti (che preferisco alle penne lisce), comporre il “ruoto” da infornare, gli strati di pasta, guarnita con i pezzetti di fiordilatte e le polpettine, coperta dal sugo. Angie: Quello che ti piace mangiare? Francesco: – A casa cose semplici: a Milano arrosti di pollo, manzo o maiale, con contorni di patate, melanzane o peperoni, spesso fatti a

Cassoulet Toulousain

ratatouille; a Nizza, pesce e frutti di mare (quando è stagione), il pesce per lo più fatto in forno al cartoccio (o “en papillote” come dicono i francesi) con olio e limone. Angie: – Come ti definiresti a tavola? Francesco: – Un buongustaio moderato, che ama mangiare bene, ma senza esagerare mai. E che apprezza sempre le cucine dei luoghi che lo ospitano. Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace? Francesco: – Tenendo fuori concorso piatti napoletani, quali la genovese o un bel totano ripieno, perché irraggiungibili, il piatto che mi piace di più in assoluto è la “Cassoulet Toulousain”, uno stufato di coscia di anatra “confit”, costoletta di maiale, salsiccia, immerse nei fagioli di Tarbes conditi con grasso d’anatra, il tutto in una pentola di coccio tenuta a fuoco lentissimo per sette, otto ore in forno. Ogni paio d’anni vado apposta a Tolosa per gustare questo piatto sublime. Detesto i piselli e detesto le acciughe. Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito? Francesco: – Più di uno, il pepe verde, il basilico, la menta, il timo. Angie: – Caffè?? Francesco: – Due o tre al giorno, però fatti bene. Altrimenti, piuttosto che bere un espresso cattivo, preferisco un caffè filtrato o all’americana, purché fatto con un’eccellente miscela. Angie: – Non puoi vivere senza… Francesco: – La pizza margherita. Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare Francesco: – Non so, sarà un mio pregiudizio maschilista, ma l’uomo che cucina e prepara personalmente una cena per una signora per me perde molto di appeal.

Sgombro

Tutt’altra cosa una cena nel locale giusto, la sera giusta, con la donna giusta…

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori Francesco: – Sgombro al cartoccio (per 2 persone): si prendono due sgombri appena pescati, belli grossi; si sfilettano (o si fanno sfilettare dal pescivendolo), si chiudono ciascuno in un foglio da forno per alimenti dopo averli conditi con olio, limone, olive snocciolate fatte a pezzettini, e coperti di fettine sottili di limone; si tengono in forno alla massima temperatura per circa 7-8 minuti. Si servono chiusi nel loro cartoccio da cui all’apertura emanerà tutto il profumo di un piatto semplice, povero e squisito. Un’insalatina è il suo sobrio contorno.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Francesco: – “Les Heures souterraines” di Delphine De Vigan, una terribile storia di mobbing, un’odissea psicologica di due solitudini in una Parigi grigia e anonima.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici… Francesco: – “Le onde”, di Ludovico Einaudi, mi ricorda una serata in un ristorante di Oporto in cui ho gustato un sublime baccalà, mentre il pianista suonava appunto quel brano.

Angie: – Un film? Francesco: – “La finestra di fronte” di Ozpetek, emozionante la scena dei tavolo pieno di dolci…

Ulisse si difende dal canto ammaliatore delle sirene

Angie: – Hobby? Francesco: – Leggere, scrivere, viaggiare.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti? Francesco: – Ulisse. Perché non riesco mai a stare fermo, non faccio in tempo a finire un’esperienza, un viaggio o un progetto, che già il mio pensiero vola alla prossima avventura.

Angie: – Dici parolacce? Francesco: – Sì, quando m’incazzo. E le dico in Napoletano.

Angie: – La frase che dici più spesso? Francesco: – “Contare solo sulle proprie forze”. Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso? Francesco: – E’ una bella gara tra chi dice che sono uno stronzo e chi dice che ha una grande stima di me.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande? Francesco: – Ritirarmi a Sorrento.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare Francesco: – L’ipocrisia.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef? Francesco: – No, è un mestiere totalizzante, non lascia spazio per l’amore.

Minestra Maritata

Angie: – Un piatto della tua infanzia Francesco: – La minestra maritata a Natale da mia zia Francesca.

Angie: – Ricordi cosa hai mangiato ieri e quello che desidereresti mangiare in questo preciso momento? Francesco: – Ieri sera ho mangiato arista di maiale alla senape di Digione con contorno di ratatouille, preparata da mia moglie Maria Luisa, innaffiata con un rosso Veneto IGT. In questo momento mangerei volentieri un panino con pane cafone e prosciutto di San Daniele.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina? Francesco: – Esiste un’Italia delle regioni e dei territori con la sua cucina, varia, fantasiosa, creativa, povera e ricca, la migliore del mondo.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia? Francesco: – La pizza margherita. Sarà banale, ma è così.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale? Francesco: – Non c’è dubbio, quella francese (si era capito?)

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico? Francesco: – Aperto a tutte le esperienze e curioso di provare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo? Francesco: – Sto lavorando a progetti di piccoli impianti a biomasse per energia elettrica e teleriscaldamento in Piemonte, a una grande centrale elettrica e a due dissalatori sull’Oceano Indiano, a un grande piano di parchi fotovoltaici, sempre qui al Nord.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro? Francesco: – Berlusconi a una mozzarella andata a male. Di Pietro a un bel cosciotto di capretto alla brace, selvatico e saporito.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?? Francesco: – La cucina mai. Qualche ristorante sì, sia pure raramente.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita? Francesco: – Cercare di contenere le emozioni, reagire alle avversità, agire e non lamentarsi a vuoto, godere delle tante cose semplici e belle che ci offre la vita. Vivere in positivo. Sempre.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta. Francesco: – Qual è la canzone napoletana che ami di più? “Dicitincello vuje” nella versione di Alan Sorrenti.

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Intervista Gastronomica a Piero Boi

Piero Boi

Piero Boi esordisce giovanissimo con un romanzo sperimentale, Le piaghe, che autopubblica, si dedica poi alla stesura di rielaborazioni di opere teatrali tutte rappresentate in Italia, tra le quali: Viaggio di uno sprovveduto, L’assassino di Jean Jurés, Il fantasma di Canterville, Il Gamba, figlio del Gamba, cabaret e L’ultimo canovaccio.
Tra le sue esperienze lavorative vi è quella cinematografica in cui esordisce come assistente di Paolo e Vittorio Taviani nel film La notte di San Lorenzo.
Torna alla letteratura con Cista Mystica, romanzo epico mitologico e poi Cargo dei cloni, il primo della trilogia Il quarto milennio.
Vive a Nosy Be, in Madagascar, dove oltre alla stesura dei suoi romanzi, scrive e produce documentazioni sulla storia, usi e costumi popolari locali.
In “Cargo di cloni”, tra i personaggi vi é un irriducibile gourmant, che si chiama Pantos ( da Pantagruele), ma anche altri hanno i loro particolari piatti e bevande di portata afrodisiaca e buongustaia.
Ed anche nei due episodi successivi (si tratta di una trilogia, IL QUARTO MILLENNIO, la tavola é imbandita con una infinità di piatti sopraffini, invoglianti e pruriginosi (non manca la cantaride…)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Piero: – Moltissimo, considerato il gran dispendio di energie psicofisiche che lo scrivere comporta.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?

Piero: – Sovente. Specie nei tre episodi della Trilogia “Il quarto Millennio” Cargo dei cloni, L’eredità di Shambala, La vendetta di Jaldabaoth
Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Piero: – Un giusto equilibrio di odori, sapori, disposizione in tavola, nonché buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Piero: – In passato, teatro e talvolta cinema. Oggi, solo la scrittura.

Alghe con chili

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì dove?
Piero: – Amo molto andare a scoprire nuovi locali promettenti. Per cascare in piedi, Chez Teresa, livornese, ad Ambatoloaka, isola di Nosy Be.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Piero: – Talvolta per scelta, altre per necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Piero: – Pesce, senza dubbio. Ma amo anche la carne…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Piero: – il Tiramisu

Angie: – Vino?
Piero: – Amo tutti i vini, purché schietti, decisi, ambrati, allegri.

Angie: – Il tuo punto debole
Piero: – I ravioli burro e spinaci, in pomarola.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Piero: – Un tocco di Grana Padano, pasta lunga e corta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Piero: – Alghe saltate con peperoncino.

Romazava

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Piero: – Romazava (minestrone) di pollo ruspante, con radice di zenzero ed erbe.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Piero: – Buongustaio. Poco ma buono.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Piero: – Il polpettone.  I finocchi lessati.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Piero: – Il basilico, senza omettere salvia e rosmarino, noce moscata, zafferano, cannella e chiodi di garofano.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Piero: – olio di oliva e basilico.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Piero: – Saper mettere le mani in cucina, spesso é dirompente, ma simpatia e buona conversazione sono essenziali.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Piero: – Mazzancolle (langoustine) gratinate.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Piero: – Io sono Dio, di Giorgio Faletti. Grande anche in letteratura.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Piero: – Un gelato al limon…

Angie: – Hobby?
Piero: – Ricerche storiche, fotografia, leggere le biografie dei grandi scrittori.

Zuppa di lenticchie

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Piero: – Far conoscere i miei libri nel mondo intero.(ma, mi contenterei dell’Italia…)

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Piero: – Un po’ chiuso, talvolta timido…

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Piero: – Si’, specie se cinese o indiana, senza escludere una creola.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Piero: – Lenticchie con osso di prosciutto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Piero: – Il Madagascar ne é la prova più tangibile: 18 tribù diverse, più comoriani, indiani, pakistani, cinesi, creoli danno vita a una cultura gastronomica ricchissima.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Piero: – La pizza, in tutte le sue declinazioni.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Piero: – E’ all’estero, che ci si rende conto della grandiosità della nostra cucina! In mancanza, ottima l’indiana, la cinese e la creola.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Piero: – Agropiccante, saporito, un po’ amarognolo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Piero: – Berlusconi a una minestra insipida di cavolo nero, Di Pietro a una “penne all’arrabbiata” con molto molto peperoncino.

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Ciambella e vino di Lidia Taffurelli

Lidia Taffurelli

Questa è una poesia della mia amica Lidia Taffurelli, che per tanti anni è stata maestra elementare.
La nostra conoscenza è avvenuta tramite il comune amico Dario Bucci, Lidia è stata la sua insegnante.
Con Lidia condividiamo la passione per la cucina, e questa sua deliziosa poesia che fa riaffiorire ricordi “dolci” di infanzia, mi sembrava abbastanza golosa da poterla ospitare nelle mie pagine
Come potete vedere è stata poi musicata e cantata da Dario insieme a quell’altro personaggio che è Gianni Papa 🙂

Quando la nonna diceva:
“Oggi impasto la ciambella!”
il nonno rideva…correva in cantina
a tirare la cannella.

Uova, zucchero,
burro, farina;
che profumo
in quella cucina!

Nel forno la ciambella lievitava:
sempre più alta, morbida, fragrante diventava.

Fuori dalle lucide botti, intanto, il vino
allegro e fresco spumeggiava.

Vino e ciambella,
ciambella e vino,
mi fanno tornare
un po’ bambino.

Appena cotta, la ciambella era sfornata.
Raffreddata e innaffiata di buon vino
accontentava ogni palato,
anche il più sopraffino.

Oggi come allora;
allora come oggi.

Vino e ciambella
fanno ogni tavola più bella.

E’ speciale la ciambella
con un buon bicchier di vino.

Alla fine di ogni pranzo
ritorno un po’ bambino
e risento quel profumo
quel sapore delicato
che riuniva la famiglia
su una tovaglia fresca di bucato…

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Intervista Gastronomica a Loredana Falcone

Loredana Falcone e Laura Costantini

Loredana Falcone e Laura Costantini scrivono insieme da svariati anni, una grande amicizia ed un sodalizio letterario nato sui banchi di scuola e mai interrotto, nonostante impegni familiari e professionali. Il loro blog Laura e Lory è seguitissimo e  sono la versione in gonnella di  Fruttero e Lucentini.
Loredana nasce a Trastevere, nel cuore della capitale. Si laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Roma, per dedicarsi esclusivamente alla famiglia e ai suoi figli ha scelto di rinunciare alla carriera nel mondo dell’insegnamento.
Ma, la scrittura da sempre ha avuto un posto di rilievo nella sua vita, così come lo studio della Storia Contemporanea. Con Laura Costantini hanno dato vita ad una serie di racconti appassionanti.

Hanno pubblicato:
New York 1920 – il primo attentato a Wall Street (Maprosti & Lisanti, 2006), La guerra dei sordi (Maprosti & Lisanti, 2007), Roma 1944 Lo sposo di guerra (Maprosti & Lisanti, 2007) e appunto Eibhlin non lo sa… (Maprosti & Lisanti, 2007), Violet(n)t red. Rosso violetto… rosso violento (Bietti Media, 2009), Fiume pagano (Historica, 2010)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Loredana: – Sebbene il mio sogno più grande sia di poter vivere di sola scrittura, la realtà è che nella vita di tutti i giorni faccio la segretaria.  E’ un lavoro piuttosto sedentario ragion per cui in ufficio prediligo i pasti veloci e leggeri che non appesantiscono e facilitano la concentrazione.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Loredana: – No, ma la cucina fa parte della mia vita e quindi figura spesso in molto di ciò che scrivo.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene.
Loredana: – Essenzialmente gratificare i sensi, dalla vista al palato.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Loredana: – Per molti anni ho fatto soltanto la moglie e la mamma. Quando la famiglia mi ha lasciato un po’ di spazio sono tornata al mio vecchio lavoro, la segretaria appunto.

Tiramisù

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Loredana: – Non ho molte occasioni per uscire a cena fuori e le poche volte che ciò accade mi piace sperimentare locali diversi.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Loredana: – Un infinità di volte. Ma la diete mi deprimono e col passare degli anni ho imparato ad accettarmi come sono: morbida.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Loredana: – Carne, non amo molto le spine.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Loredana: – Un tiramisù. L’amaro è solo in superficie e serve ad esaltare il dolce.

Angie: – Vino?
Loredana: – Mi piacciono i vini bianchi secchi, preferibilmente del Veneto o del Friuli ma ho un debole per il Morellino di Scansano che bevo freddo  contro ogni indicazione.

Angie: – Il tuo punto debole.
Loredana: – In cucina? Non credo di averne. Modesta eh?

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Loredana: – La frutta e la verdura mentre in dispensa ho sempre delle uova e pasta, risolvono molte situazioni difficili.

Paella

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Loredana: – Mi piace inventare ricette. Il piatto che mi piace cucinare di più è la paella, è piuttosto impegnativa se fatta rispettando le regole ma il risultato è sempre emozionante.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Loredana: – I tortellini in brodo fatti in casa.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Loredana: – Moderata con sofferenza.

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Loredana: – Mi piacciono gli antipasti, di tutti i tipi. Nonostante io abbia provato più volte ad assaggiarla non riesco proprio a farmi piacere la polenta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Loredana: – Sicuramente il basilico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Loredana: – Pane, ne vado ghiotta.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Loredana: – Sicuramente si. Una buona e un’atmosfera rilassata predispongono corpo e anima ai piaceri del sesso. Non ho mai avuto un uomo che cucinasse per me, ma mio marito è un mago nello scovare ristorantini.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Loredana: – Cannolicchi alla carcerata.

Una cosa veloce, di quelle che si fanno quando si ha il frigo praticamente vuoto (o come nel caso dei detenuti non si ha un frigo a disposizione, da cui il nome).

Armarsi di una padella dai bordi alti, soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio. Aggiungere dei filetti di pomodoro pelato e profumare con tutte le spezie che si hanno in dispensa, fresche o essiccate. Portare a un terzo della cottura dei cannolicchi rigati poi riversarli nella padella con il sugo. A cottura ultimata spolverare con del pepe nero e servire.
Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Loredana: – Il suggeritore di Donato Carrisi.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Loredana: – That’s amore.

Angie: – Hobby?
Loredana: – La cucina ovviamente, scrivere è molto di più.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Loredana: – Cassandra. Spesso i miei ammonimenti non vengono ascoltati, soprattutto dai miei figli.

Mozzarella di bufala, pomodori di pachino e basilico

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?

Loredana: – Che la coppia Costantini-Falcone svetti in classifica tra i best-seller.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Loredana: – Che sono una rompiballe.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Loredana: – No perché nella mia cucina non voglio nessuno.

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Loredana: – La mozzarella in carrozza.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Loredana: – Non più. In barba a chi vorrebbe tornare indietro io credo che l’Italia sia più unita di quanto si creda e ad unirla ha contribuito anche la diffusione della cucina regionale.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Loredana: – In realtà niente di cucinato: mozzarella di bufala, pachino e tanto tanto basilico.
Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Loredana: – Sono piuttosto nazionalista ma se proprio vedo cambiare vado sullo spagnolo o sul messicano. Il cibo cinese mi mette di malumore.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Loredana: – Tradizionale ma con punte di eclettismo.

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