Intervista Gastronomica a Giuseppina Torregrossa

Giuseppina Torregrossa

Per una grande appassionata di Gastronomia quale sono io, non è difficile comprendere come abbia conosciuto prima lettererariamente e poi in un secondo tempo virtualmente :-) Giuseppina,
Il suo romanzo “Il conto delle Minne” ha proprio nell’incipit la ricetta di questi buonissimi e tradizionalissimi dolci siciliani, e divorare il suo romanzo percependone sapori, odori colori della sicilia è stato culturalmente e letterariamente appagante :-) .
Nata a Palermo, consegue una laurea in medicina presso l’università di Roma “La Sapienza”, e si specializza in ginecologia ed ostetricia, ed ha svolto la sua attività professionale a Roma, presso la clinica ostetrica dell’università di Roma – Policlinico Umberto I. Per maggiori curiosità su di lei vi invito a visitare il suo personalissimo sito, dove avrete la possibilità di scoprire anche la sua bibliografia
Nei suoi romanzi protagoniste sono le donne e si respira la passione, l’amore per la sua terra.
Lei stessa in una intervista ha dichiarato:

“La Sicilia per me è un luogo dell’anima, ma è anche un luogo fisico, perché qui ci sono nata. Vivo a Roma e mi struggo per la lontananza da questo posto che mi cura le ferite. Quella che metto nei miei romanzi non è una Sicilia inventata: è genuina, anche nel suo essere un’isola vinta. Le buone pratiche ci sono, ma non sono contagiose, qui. C’è come una rassegnazione atavica al fatto che non si possa fare niente per migliorare le cose”.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giuseppina: – Sono politicamente scorretta e mangio tutto quello che capita e in qualunque momento

Il conto delle minne

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Giuseppina: – Si certo, i dolci sono una fonte inesauribile di fantasie

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene?
Giuseppina: -  Cibo sano, gustoso e ben cucinato

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giuseppina: – Non so se ho ben capito la domanda, comunque ho fatto la ginecologa e adesso scrivo

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giuseppina: – No preferisco mangiare a casa

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Giuseppina: – Lo sono sempre, solo che dura poco e il giorno dopo ricomincio

Angie: – Meglio carne o pesce?
Giuseppina: – Pesce

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giuseppina: – Gelo di melone ( gelatina di anguria con gocce di cioccolato e profumata con acqua di gelsomino)

Angie: – Vino?
Giuseppina: – Rosso, nero d’avola

Angie: – Il tuo punto debole:
Giuseppina: – La paura di diventare obesa

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Giuseppina: – Pomodoro fresco e bottarga di tonno

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giuseppina: – Caponata di melanzane

Cassata siciliana

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Giuseppina: – Cassata siciliana

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giuseppina: – Golosa

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Giuseppina: – Dolci di qualsiasi tipo , odio lo zabaione

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giuseppina: – Menta, basilico, cannella

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giuseppina: – Arance

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,  o anche il saper cucinare Giuseppina: – saper parlare di cibo

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giuseppina: – Bianco mangiare: latte cannella bucce di limone amido. Addensare a fuoco dolce. Lasciare in frigo e ricoprire con scaglie di cioccolato

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giuseppina: -L’amore al tempo del colera di Garcia Marquez

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giuseppina: – Atom earth mother punk floid

Angie: – Hobby?
Giuseppina: – Ballare

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giuseppina: – Un viaggio con tutti e tre i miei figli

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Giuseppina: – Che sono una dura

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?

Spaghetti pomodoro e basilico


Giuseppina: – Oh si certo!

Angie: – Un piatto della tua infanzia :
Giuseppina: – Cotolette e patatine fritte

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giuseppina: – No per favore, la cucina regionale e preziosa

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giuseppina: – Spaghetti pomodoro e basilico

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che  preferisci?  Se si’, quale?
Giuseppina: – la libanese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Giuseppina: – Agro dolce

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Intervista Gastronomica a Carla Maria Russo

Carla Maria Russo

Un giorno, all’incirca un anno fa, ero su google a fare una bella ricerchina, su uno dei personaggi storici, che più ammiro, di quelli che hanno realizzato cose belle nella mia terra, e cioe’  Federico II di Svevia, andavo a caccia di  qualche romanzo che parlasse di lui, e così la mia attenzione è stata attirata da un romanzo La Sposa Normanna, su Costanza d’Altavilla, madre dello Stupor Mundi, il libro era edito dalla Piemme (casa editrice, non quella che qui in costiera produce dell’ottimo Limoncello:-) ed era firmato da Carla Maria Russo, decisi di acquistare la pubblicazione dopo aver letto la piccola recensione che l’accompagnava.
Ho letto il libro in quattro giorni e, subito dopo ho cercato informazioni su di lei, l’autrice del libro, questa mitica donna che descriveva in una maniera così accattivante la figura di Costanza, d’Altavilla, l’ultima erede della dinastia normanna, forte e nello stesso tempo così umana ed insolita per l’epoca, alla guida del Regno di Sicilia, e che viene data in sposa a Enrico di Svevia, figlio dell’Imperatore Federico e più giovane di lei di circa undici anni.
Una madre che dovrà far di tutto per proteggere suo figlio dalle innumerevoli insidie che lo minacciano. Fino a quando, divenuto ragazzino, non sarà in grado egli stesso di sbarazzarsi dei suoi implacabili nemici, rivelando quelle doti che faranno di lui un grande imperatore.
Il personaggio di Federico viene descritto, nella sua difficile giovinezza quasi come uno scugnizzo napoletano, e questo a me è piaciuto molto, poichè era lo stesso modo in cui immaginavo il fondatore della prima Università Italiana, ed è così che ho conosciuto virtualmente Carla Maria Russo, visitando prima il suo sito personale eppoi chiedendole l’amicizia sul chiacchieratissimo Facebook, che in questo caso è stato a dir poco provvidenziale.
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Scoop Intervista Gastronomica ai Sing song dog

Sing Song Dog

Ma chi sono questi misteriosi SING SONG DOG, che da metà agosto imperversano sul web, e, nello specifico su Feissbucc con le loro stravaganti  e simpatiche piaciate??
E sveliamolo quest’arcano: SING SONG DOG sono una garanzia, una grande firma, nel panorama dei cantautori italiani, dietro cui si celano i testi e le musiche di Gianni Papa e Dario Bucci.
Due insoliti artisti, che nascono cantautori giustappunto sul web, e su feisbucc vi è la  grande opportunità di seguirli partecipando al gruppo da loro fondato con la possibilità di ascoltare i loro originalissimi testi, pregni di contenuti profondi, che trattano temi attuali che vanno dalla situazione politca italiana, alla storica diatriba sull’utilizzo della panna nella carbonara, passando sulle considerazioni socioculturali sulla questione che “e figli…so bbuon sule chill re carcioffole”,  insomma ce ne sta veramente per tutti gusti, e la loro interpretazione e melodia ha veramente incantato il popolo del web, per cui vi consiglio un salto sulla loro pagina ufficiale di feisbucc
Insolito anche il loro sodalizio:
Tempo addietro Gianni e Dario avevano dato vita un un duo di cabaret più eversivo che evasivo…ed io aggiungerei quasi sovversivo ed a tratti lassativo…:-)
TEATRO DOG fu il loro primo nome acronimo di Denominazione di Origine Geniale.
Dopo l’alternarsi di fortunati spettacoli frenetici in cui i nostri eroi grondavano sudore (Gianni Papa) e sangue (Dario Bucci finalmente arrivò il momento di gloria, il tempo di una sveltina, seguito da un’abbastanza più che rapido crepuscolo.
Le loro strade si separarono: Gianni Papa intraprease con molte soddisfazioni (non si sa però di  chi) il mestiere dell’insegnante di sostegno, ma la sua verve ironica e canterina lottava per venir fuori e fu così che iniziò a comporre le sue prime canzoni LA RUGGINE APPICCICOSA, LA BOMBA INCONGRUA (Questa ultima scomparsa è introvabile, ma pochi disgraziati che hanno avuto la possibilità di ascoltarla assicurano che trattasi di un vero capolavoro.

Sing song dog

Dario Bucci, invece, dopo una vana fuga (non si sa da chi e da dove) fu inseguito e raggiunto dalla professione di attore.
Per tanti anni si divise  interpretando ruoli diversi in teatro in varie compagnie senza troppo entuasiamarsi
e senza,  forse,  nemmeno troppo entusiamare il pubblico  (le voci,  in tal guisa sono decisamente
discrepanti, c’è chi dice che era dotato di un pregevole talento e chi,  invece sosteneva,  che i cani recitano senzaltro meglio…e così, alla faccia di chi aveva dato del “cane”, gatton gattoni, senza neanche troppo dare nell’occhio riuscì a districarsi dall’intricata matassa del mondo teatrale e,  senza che nessuno se ne accorgesse
la meteora Bucci si tirò fuori dalla botte.
Poi il colpo di fulmine: il ritrovarsi con Gianni, il guardarsi negli occhi riscoprire la stessa immutata vena innocente ed eversiva (leggi testa di cavolo:-) …ed il domandarsi: -ma se Gianni Papa fa il cantautore, perchè non lo posso fare anche io che ho pure una voce più bella, e se metto mano al rimario, qualche canzoncella pure riesco a tirarla fuori?-
Tra il dire ed il fare c’e’ di mezzo il mare, dice il proverbio, ma i nostri cantautori, grazie alla platea del Web e nello specifico di feissbucc sono riusciti a far conoscere alla vasta platea telematica la loro musica, e fu cosi che a GIANNI PAPA cantautore si affianca DARIO BUCCI
I due artisti preferiscono lavorare separatamente , ognuno alle proprie canzoni, ed è quasi una sfida a chi le fa più belle…(scrive più boiate:-) ma alla parte musicale lavorano assieme e,  solo raramente le interpretano in coppia

E questa è la nuova alba di Gianni Papa e Dario Bucci.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Gianni: – Conterebbe, ma io mangio smodatamente e senza ritegno. Qualunque cosa. Allora mia moglie si incazza e cerco di limitarmi, ma non riesco a seguire una dieta canonizzata. Ma a scuola (che è il mio lavoro) va benissimo anche essere chiatti. Chi se ne frega. Anzi gli insegnanti di sostegno chiatti sono simpatici.
Dario: – Per me importante sentirmi agile e scattante nellavoro..Io lavoro in una agenzia di tour…ed è necessario essere agili e scattanti in questo lavoro… ma io sarei agile e scattante anche se fossi un impiegato del catasto….io ho la sindrome del supereroe mancato e voglio essere agile e scattante in ogni momento della vita…per cui cerco di avere una alimentazione sana e leggera.,come voglio essere io,  sano e leggero…

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Gianni: – Scrivo sempre pensando ai culi in aria.
Dario: No, ma la mia ex maestra delle scuole elementari, Lidia Taffurelli, mi ha scritto un bellissimo testo per una canzone..si chiama CIAMBELLA E VINO….Gianni Papa ne ha fatto le musiche e io con gran passione l’ho cantata….A me questa canzone piace un sacco…

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Gianni: – Svuotarmi in bocca una bomboletta di panna montata spray.
Dario: – Io sono molto goloso….ma con il passare degli anni ho imparato a stare più attento con l’alimentazione…quando posso evito fritture e cose che fanno male….ma per me, mangiare veramente bene, signica stare a tavola con persone simpatiche….

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Gianni: – Ho lavorato per un sito web un rtempo famoso: superEva. Poi ho lavorato nei call center, ho fatto il postino portalettere e infine e nella scuola, che è il mio lavoro principale.
Poi naturalmente ho lavorato nella musica: sono l’autore di canzoni famosissime come BLOWIN’ IN THE WIND di Bob Dylan. E pensare che non ero ancora nato!!!
Dario: – Io ho fatto per tanti anni teatro e tutto sommato dentro mi sento ancora un attore…anche se forse non ho più voglia di recitare per vari motivi…adesso lavoro in una agenzia turistica e sento di avere da questo lavoro molto più piacere e libertà espressiva di quanta me ne dava il teatro….Ma non posso essere del tutto sicuro che fra un po’ non mi ritorni lo sghiripizzo di stare sul palco…speriamo di no…voglio godermi la vita…

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Gianni: – Il calciatore o la velina.
Dario: – ho avuto tanti sogni nella mia vita….da ragazzo sognavo di fare il pilota di formula uno e fu una esperienza non bella quando alla scuola guida, al primo giorno di guida pratica, scoprii di essere abbastanza imbranato alla guida…presi la patente con molta fatica….e tutt’oggi non mi piace per niente guidare…non più teatro, non più formula uno nella mia vita….

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Turkish Kebab

Gianni: – Mi piace il Turkish Kebab. Fanno un Kebab buonissimo. Soprattutto piccante. Che delizia!
Dario: – Si, nel paese dove vivo ci stà un locale dove si mangia benissimo e mi fanno pagare poco…ci vado spesso..ma non mi ricordo come si chiama…così come la ragazza,  carina e gentile,che mi serve non ha la minima idea di come mi chiamo io…

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Gianni: – Come ho detto, mai una dieta strutturata. Sempre una dieta fai da te. E infatti raramente è servita. Beato Dario che non ha di questi problemi!
Dario: – certo che sono a dieta…non mi vorrai mica far diventare chiatto come Gianni Papa?

Angie: – Meglio carne o pesce?
Gianni: – Meglio pesce, come cibo. Come sesso, meglio carne
Dario: – Carne nei giorni che mi sento Leone…Pesce nei giorni che mi sento pesce…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Gianni: – Qualcosa di molto unto e pieno di panna montata.
Dario: – io sono un uomo fatto a strati…sarei una di quelle paste con la  sfoglia a strati…

Angie: – Vino?
Gianni: – Vino e Ciambella.
Dario: – Un bicchiere al giorno non lo disdegnamo
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Intervista Gastronomica a Francesco Romano

Francesco Romano

Francesco Romano, è un ingegnere (la qualcosa non è che volge bene a suo favore) , ed anche napoletano DOC, un “napoletano che viaggia” come direbbe il buon Massimo Troisi, vive e lavora tra Milano, la Francia, che definisce la sua seconda Patria, e il resto del mondo. Francesco è un intellettuale prestato all’ingegneria. Amante della letteratura e della poesia, nel lontano 1973, a 19 anni, appena diplomato in uno dei più antichi licei cittadini, il Liceo Genovesi, disse a sé stesso: “ma si mò, si vac’à ffà Lettere, po’ comm’ campo?”. Si ricordò allora di essere bravo anche in matematica e così s’iscrisse ad Ingegneria, segnando irreversibilmente la sua vita. Ma l’ineluttabile Destino non gli ha mai perdonato questo tradimento, e così, dopo anni di lavoro nelle industrie chimiche e dell’energia, catturato da un cacciatore di teste, è stato per quasi venti anni Direttore dei Servizi Tecnici nel più grande gruppo editoriale e giornalistico italiano e così ha condiviso buona parte della sua vita lavorativa con scrittori e giornalisti. In età ormai matura è tornato al mondo dell’energia a livello internazionale. Francesco ha sempre amato scrivere, lo fa per “disintossicare” lo spirito e per puro diletto, suo e, spera, degli amici che hanno la pazienza di prestargli attenzione. Scrive storie, racconti, poesie e note di attualità.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? Francesco: – Conta moltissimo per il mio equilibrio e il mio benessere. Quando ero più giovane e spendevo tanta parte delle mie giornate sugli impianti industriali era fondamentale per me mangiare puntuale, bene e in modo sano, soprattutto nella pausa di mezzogiorno. Con il tempo e la maturità spendo meno energie fisiche ma più energie mentali ed emotive, e il mangiare bene è diventato ancora più importante. Non accetterei per nessuna ragione al mondo di saltare un pasto, né sopporto mangiare un panino in piedi in mezzo a una folla di esauriti (tipica modalità milanese). Devo sedermi a tavola, anche solo mezz’ora, parlare in leggerezza di argomenti fuori dal lavoro, mangiare lentamente. Bere un buon caffè.

Angie: – (Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?) Francesco: - No, ma in un racconto ho citato una cena e i piatti che gustava il protagonista.

Angie:  - Cosa significa per te mangiar bene Francesco: – Mangiar bene significa gustare pietanze che partono da eccellenti ingredienti di partenza, preparati anche in maniera semplice, ma rispettando tutti i crismi della buona cucina. Una costata di manzo, semplicissima, deve essere piemontese, toscana, francese, tedesca o americana, rigorosamente al sangue. Un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino deve basarsi su pasta di gragnano, peperoncino calabrese o di cajenna, olio extravergine, cottura al dente e saltati pochi secondi su fiamma fortissima.

Angie: – Le tue esperienze lavorative? Francesco: – Ho cominciato il mio lavoro di ingegnere nelle raffinerie come responsabile di manutenzione, poi sono diventato responsabile tecnico in una multinazionale della chimica, successivamente direttore dei servizi tecnici in RCS-Editori (Rizzoli-Corriere della Sera), direttore di progetti strategici in un grande gruppo tedesco dell’Editoria, e oggi sono partner di una società d’ingegneria internazionale che opera nel campo dell’energia in Italia e nel mondo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare? Francesco: - L’avvocato-scrittore credo.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove? Francesco: - A Milano l’Indiana Post, in Via Casale, sul Naviglio Grande. Fondato 25 anni fa da una signora di Boston, oggi continua a proporre cucina americana dell’east-coast, con una grande “maître” di sala, la napoletana DOC Angela.

Francesco Romano

A Nizza “Les Epicuriens” in Place Wilson cucina francese del sud-est, mediterranea. La cucina napoletana la coltiviamo a casa, mia moglie ed io, e la gustiamo a Napoli le rare volte che riusciamo ad andarci.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta? Francesco: – Una volta, ma in maniera molto blanda. Non ne ho avuto mai la voglia, né la necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce? Francesco: – Amo sia la carne che il pesce, purché di qualità e cucinati bene.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti? Francesco: – Nessun dubbio, una pastiera napoletana.

Angie: – Vino? Francesco: – Rossi piemontesi e Toscana IGT in Italia, Anjou-Gamay e Côtes du Rhône in Francia. Per i bianchi non c’è gara: Falanghina dei Campi Flegrei.

Angie: – Il tuo punto debole Francesco: - Forse un’eccessiva freddezza e serietà in tutto ciò che faccio (compreso mangiare e cucinare), attitudine che spesso viene scambiata per superbia o supponenza.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa? Francesco: – Nel frigo, il latte, il prosciutto crudo, una ricco vassoio di formaggi, senape di Digione, vino bianco, spumante. In dispensa, passata di pomodoro, filetti di pomodoro, paccheri, penne lisce, spaghetti, lenticchie, scatole di flageolets (fagioli verdi giovani), riso, scorta di olio extravergine.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? Francesco: – Preparare e cucinare un piatto, dal più semplice al più complesso, mi dà subito un senso di serenità, mi calma da qualunque stress, distrae la mente da pensieri pesanti. Sto bene quando cucino, meglio se accompagnato da buona musica in sottofondo. Mi piace molto fare la pasta al forno, preparare il sugo a lungo, a fuoco lento, tagliuzzare il fiordilatte a pezzetti, impastare e friggere le polpettine, spezzare gli ziti (che preferisco alle penne lisce), comporre il “ruoto” da infornare, gli strati di pasta, guarnita con i pezzetti di fiordilatte e le polpettine, coperta dal sugo. Angie: - Quello che ti piace mangiare? Francesco: – A casa cose semplici: a Milano arrosti di pollo, manzo o maiale, con contorni di patate, melanzane o peperoni, spesso fatti a

Cassoulet Toulousain

ratatouille; a Nizza, pesce e frutti di mare (quando è stagione), il pesce per lo più fatto in forno al cartoccio (o “en papillote” come dicono i francesi) con olio e limone. Angie: - Come ti definiresti a tavola? Francesco: – Un buongustaio moderato, che ama mangiare bene, ma senza esagerare mai. E che apprezza sempre le cucine dei luoghi che lo ospitano. Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace? Francesco: - Tenendo fuori concorso piatti napoletani, quali la genovese o un bel totano ripieno, perché irraggiungibili, il piatto che mi piace di più in assoluto è la “Cassoulet Toulousain”, uno stufato di coscia di anatra “confit”, costoletta di maiale, salsiccia, immerse nei fagioli di Tarbes conditi con grasso d’anatra, il tutto in una pentola di coccio tenuta a fuoco lentissimo per sette, otto ore in forno. Ogni paio d’anni vado apposta a Tolosa per gustare questo piatto sublime. Detesto i piselli e detesto le acciughe. Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito? Francesco: – Più di uno, il pepe verde, il basilico, la menta, il timo. Angie: – Caffè?? Francesco: - Due o tre al giorno, però fatti bene. Altrimenti, piuttosto che bere un espresso cattivo, preferisco un caffè filtrato o all’americana, purché fatto con un’eccellente miscela. Angie: – Non puoi vivere senza… Francesco: - La pizza margherita. Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare Francesco: - Non so, sarà un mio pregiudizio maschilista, ma l’uomo che cucina e prepara personalmente una cena per una signora per me perde molto di appeal.

Sgombro

Tutt’altra cosa una cena nel locale giusto, la sera giusta, con la donna giusta…

Angie: - Una tua ricetta per i miei lettori Francesco: – Sgombro al cartoccio (per 2 persone): si prendono due sgombri appena pescati, belli grossi; si sfilettano (o si fanno sfilettare dal pescivendolo), si chiudono ciascuno in un foglio da forno per alimenti dopo averli conditi con olio, limone, olive snocciolate fatte a pezzettini, e coperti di fettine sottili di limone; si tengono in forno alla massima temperatura per circa 7-8 minuti. Si servono chiusi nel loro cartoccio da cui all’apertura emanerà tutto il profumo di un piatto semplice, povero e squisito. Un’insalatina è il suo sobrio contorno.

Angie: - L’ultimo libro che hai letto? Francesco: - “Les Heures souterraines” di Delphine De Vigan, una terribile storia di mobbing, un’odissea psicologica di due solitudini in una Parigi grigia e anonima.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici… Francesco: - “Le onde”, di Ludovico Einaudi, mi ricorda una serata in un ristorante di Oporto in cui ho gustato un sublime baccalà, mentre il pianista suonava appunto quel brano.

Angie: - Un film? Francesco: – “La finestra di fronte” di Ozpetek, emozionante la scena dei tavolo pieno di dolci…

Ulisse si difende dal canto ammaliatore delle sirene

Angie: – Hobby? Francesco: – Leggere, scrivere, viaggiare.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti? Francesco: - Ulisse. Perché non riesco mai a stare fermo, non faccio in tempo a finire un’esperienza, un viaggio o un progetto, che già il mio pensiero vola alla prossima avventura.

Angie: – Dici parolacce? Francesco: – Sì, quando m’incazzo. E le dico in Napoletano.

Angie: - La frase che dici più spesso? Francesco: - “Contare solo sulle proprie forze”. Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso? Francesco: – E’ una bella gara tra chi dice che sono uno stronzo e chi dice che ha una grande stima di me.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande? Francesco: – Ritirarmi a Sorrento.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare Francesco: – L’ipocrisia.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef? Francesco: – No, è un mestiere totalizzante, non lascia spazio per l’amore.

Minestra Maritata

Angie: – Un piatto della tua infanzia Francesco: – La minestra maritata a Natale da mia zia Francesca.

Angie: – Ricordi cosa hai mangiato ieri e quello che desidereresti mangiare in questo preciso momento? Francesco: – Ieri sera ho mangiato arista di maiale alla senape di Digione con contorno di ratatouille, preparata da mia moglie Maria Luisa, innaffiata con un rosso Veneto IGT. In questo momento mangerei volentieri un panino con pane cafone e prosciutto di San Daniele.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina? Francesco: – Esiste un’Italia delle regioni e dei territori con la sua cucina, varia, fantasiosa, creativa, povera e ricca, la migliore del mondo.

Angie: - Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia? Francesco: - La pizza margherita. Sarà banale, ma è così.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale? Francesco: – Non c’è dubbio, quella francese (si era capito?)

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico? Francesco: – Aperto a tutte le esperienze e curioso di provare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo? Francesco: - Sto lavorando a progetti di piccoli impianti a biomasse per energia elettrica e teleriscaldamento in Piemonte, a una grande centrale elettrica e a due dissalatori sull’Oceano Indiano, a un grande piano di parchi fotovoltaici, sempre qui al Nord.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro? Francesco: – Berlusconi a una mozzarella andata a male. Di Pietro a un bel cosciotto di capretto alla brace, selvatico e saporito.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?? Francesco: – La cucina mai. Qualche ristorante sì, sia pure raramente.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita? Francesco: – Cercare di contenere le emozioni, reagire alle avversità, agire e non lamentarsi a vuoto, godere delle tante cose semplici e belle che ci offre la vita. Vivere in positivo. Sempre.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta. Francesco: – Qual è la canzone napoletana che ami di più? “Dicitincello vuje” nella versione di Alan Sorrenti.

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Intervista Gastronomica a Piero Boi

Piero Boi

Piero Boi

Piero Boi esordisce giovanissimo con un romanzo sperimentale, Le piaghe, che autopubblica, si dedica poi alla stesura di rielaborazioni di opere teatrali tutte rappresentate in Italia, tra le quali: Viaggio di uno sprovveduto, L’assassino di Jean Jurés, Il fantasma di Canterville, Il Gamba, figlio del Gamba, cabaret e L’ultimo canovaccio.
Tra le sue esperienze lavorative vi è quella cinematografica in cui esordisce come assistente di Paolo e Vittorio Taviani nel film La notte di San Lorenzo.
Torna alla letteratura con Cista Mystica, romanzo epico mitologico e poi Cargo dei cloni, il primo della trilogia Il quarto milennio.
Vive a Nosy Be, in Madagascar, dove oltre alla stesura dei suoi romanzi, scrive e produce documentazioni sulla storia, usi e costumi popolari locali.
In “Cargo di cloni”, tra i personaggi vi é un irriducibile gourmant, che si chiama Pantos ( da Pantagruele), ma anche altri hanno i loro particolari piatti e bevande di portata afrodisiaca e buongustaia.
Ed anche nei due episodi successivi (si tratta di una trilogia, IL QUARTO MILLENNIO, la tavola é imbandita con una infinità di piatti sopraffini, invoglianti e pruriginosi (non manca la cantaride…)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Piero: – Moltissimo, considerato il gran dispendio di energie psicofisiche che lo scrivere comporta.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?

Piero: – Sovente. Specie nei tre episodi della Trilogia “Il quarto Millennio” - Cargo dei cloni, L’eredità di Shambala, La vendetta di Jaldabaoth -
Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Piero: – Un giusto equilibrio di odori, sapori, disposizione in tavola, nonché buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Piero: – In passato, teatro e talvolta cinema. Oggi, solo la scrittura.

Alghe con chili

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì dove?
Piero: – Amo molto andare a scoprire nuovi locali promettenti. Per cascare in piedi, Chez Teresa, livornese, ad Ambatoloaka, isola di Nosy Be.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Piero: – Talvolta per scelta, altre per necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Piero: – Pesce, senza dubbio. Ma amo anche la carne…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Piero: – il Tiramisu

Angie: – Vino?
Piero: – Amo tutti i vini, purché schietti, decisi, ambrati, allegri.

Angie: – Il tuo punto debole
Piero: – I ravioli burro e spinaci, in pomarola.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Piero: – Un tocco di Grana Padano, pasta lunga e corta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Piero: – Alghe saltate con peperoncino.

Romazava

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Piero: – Romazava (minestrone) di pollo ruspante, con radice di zenzero ed erbe.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Piero: – Buongustaio. Poco ma buono.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Piero: – Il polpettone.  I finocchi lessati.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Piero: – Il basilico, senza omettere salvia e rosmarino, noce moscata, zafferano, cannella e chiodi di garofano.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Piero: – olio di oliva e basilico.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Piero: – Saper mettere le mani in cucina, spesso é dirompente, ma simpatia e buona conversazione sono essenziali.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Piero: – Mazzancolle (langoustine) gratinate.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Piero: – Io sono Dio, di Giorgio Faletti. Grande anche in letteratura.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Piero: – Un gelato al limon…

Angie: – Hobby?
Piero: – Ricerche storiche, fotografia, leggere le biografie dei grandi scrittori.

Zuppa di lenticchie

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Piero: – Far conoscere i miei libri nel mondo intero.(ma, mi contenterei dell’Italia…)

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Piero: – Un po’ chiuso, talvolta timido…

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Piero: – Si’, specie se cinese o indiana, senza escludere una creola.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Piero: – Lenticchie con osso di prosciutto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Piero: – Il Madagascar ne é la prova più tangibile: 18 tribù diverse, più comoriani, indiani, pakistani, cinesi, creoli danno vita a una cultura gastronomica ricchissima.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Piero: – La pizza, in tutte le sue declinazioni.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Piero: – E’ all’estero, che ci si rende conto della grandiosità della nostra cucina! In mancanza, ottima l’indiana, la cinese e la creola.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Piero: – Agropiccante, saporito, un po’ amarognolo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Piero: – Berlusconi a una minestra insipida di cavolo nero, Di Pietro a una “penne all’arrabbiata” con molto molto peperoncino.

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Ciambella e vino di Lidia Taffurelli

Lidia Taffurelli

Questa è una poesia della mia amica Lidia Taffurelli, che per tanti anni è stata maestra elementare.
La nostra conoscenza è avvenuta tramite il comune amico Dario Bucci, Lidia è stata la sua insegnante.
Con Lidia condividiamo la passione per la cucina, e questa sua deliziosa poesia che fa riaffiorire ricordi “dolci” di infanzia, mi sembrava abbastanza golosa da poterla ospitare nelle mie pagine
Come potete vedere è stata poi musicata e cantata da Dario insieme a quell’altro personaggio che è Gianni Papa :-)

Quando la nonna diceva:
“Oggi impasto la ciambella!”
il nonno rideva…correva in cantina
a tirare la cannella.

Uova, zucchero,
burro, farina;
che profumo
in quella cucina!

Nel forno la ciambella lievitava:
sempre più alta, morbida, fragrante diventava.

Fuori dalle lucide botti, intanto, il vino
allegro e fresco spumeggiava.

Vino e ciambella,
ciambella e vino,
mi fanno tornare
un po’ bambino.

Appena cotta, la ciambella era sfornata.
Raffreddata e innaffiata di buon vino
accontentava ogni palato,
anche il più sopraffino.

Oggi come allora;
allora come oggi.

Vino e ciambella
fanno ogni tavola più bella.

E’ speciale la ciambella
con un buon bicchier di vino.

Alla fine di ogni pranzo
ritorno un po’ bambino
e risento quel profumo
quel sapore delicato
che riuniva la famiglia
su una tovaglia fresca di bucato…

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Intervista Gastronomica a Loredana Falcone

Loredana Falcone e Laura Costantini

Loredana Falcone e Laura Costantini scrivono insieme da svariati anni, una grande amicizia ed un sodalizio letterario nato sui banchi di scuola e mai interrotto, nonostante impegni familiari e professionali. Il loro blog Laura e Lory è seguitissimo e  sono la versione in gonnella di  Fruttero e Lucentini.
Loredana nasce a Trastevere, nel cuore della capitale. Si laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Roma, per dedicarsi esclusivamente alla famiglia e ai suoi figli ha scelto di rinunciare alla carriera nel mondo dell’insegnamento.
Ma, la scrittura da sempre ha avuto un posto di rilievo nella sua vita, così come lo studio della Storia Contemporanea. Con Laura Costantini hanno dato vita ad una serie di racconti appassionanti.

Hanno pubblicato:
New York 1920 – il primo attentato a Wall Street (Maprosti & Lisanti, 2006), La guerra dei sordi (Maprosti & Lisanti, 2007), Roma 1944 Lo sposo di guerra (Maprosti & Lisanti, 2007) e appunto Eibhlin non lo sa… (Maprosti & Lisanti, 2007), Violet(n)t red. Rosso violetto… rosso violento (Bietti Media, 2009), Fiume pagano (Historica, 2010)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Loredana: – Sebbene il mio sogno più grande sia di poter vivere di sola scrittura, la realtà è che nella vita di tutti i giorni faccio la segretaria.  E’ un lavoro piuttosto sedentario ragion per cui in ufficio prediligo i pasti veloci e leggeri che non appesantiscono e facilitano la concentrazione.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Loredana: – No, ma la cucina fa parte della mia vita e quindi figura spesso in molto di ciò che scrivo.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene.
Loredana: – Essenzialmente gratificare i sensi, dalla vista al palato.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Loredana: – Per molti anni ho fatto soltanto la moglie e la mamma. Quando la famiglia mi ha lasciato un po’ di spazio sono tornata al mio vecchio lavoro, la segretaria appunto.

Tiramisù

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Loredana: – Non ho molte occasioni per uscire a cena fuori e le poche volte che ciò accade mi piace sperimentare locali diversi.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Loredana: – Un infinità di volte. Ma la diete mi deprimono e col passare degli anni ho imparato ad accettarmi come sono: morbida.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Loredana: – Carne, non amo molto le spine.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Loredana: – Un tiramisù. L’amaro è solo in superficie e serve ad esaltare il dolce.

Angie: – Vino?
Loredana: – Mi piacciono i vini bianchi secchi, preferibilmente del Veneto o del Friuli ma ho un debole per il Morellino di Scansano che bevo freddo  contro ogni indicazione.

Angie: – Il tuo punto debole.
Loredana: – In cucina? Non credo di averne. Modesta eh?

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Loredana: – La frutta e la verdura mentre in dispensa ho sempre delle uova e pasta, risolvono molte situazioni difficili.

Paella

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Loredana: – Mi piace inventare ricette. Il piatto che mi piace cucinare di più è la paella, è piuttosto impegnativa se fatta rispettando le regole ma il risultato è sempre emozionante.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Loredana: – I tortellini in brodo fatti in casa.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Loredana: – Moderata con sofferenza.

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Loredana: – Mi piacciono gli antipasti, di tutti i tipi. Nonostante io abbia provato più volte ad assaggiarla non riesco proprio a farmi piacere la polenta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Loredana: – Sicuramente il basilico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Loredana: – Pane, ne vado ghiotta.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Loredana: – Sicuramente si. Una buona e un’atmosfera rilassata predispongono corpo e anima ai piaceri del sesso. Non ho mai avuto un uomo che cucinasse per me, ma mio marito è un mago nello scovare ristorantini.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Loredana: – Cannolicchi alla carcerata.

Una cosa veloce, di quelle che si fanno quando si ha il frigo praticamente vuoto (o come nel caso dei detenuti non si ha un frigo a disposizione, da cui il nome).

Armarsi di una padella dai bordi alti, soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio. Aggiungere dei filetti di pomodoro pelato e profumare con tutte le spezie che si hanno in dispensa, fresche o essiccate. Portare a un terzo della cottura dei cannolicchi rigati poi riversarli nella padella con il sugo. A cottura ultimata spolverare con del pepe nero e servire.
Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Loredana: - Il suggeritore di Donato Carrisi.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Loredana: – That’s amore.

Angie: – Hobby?
Loredana: – La cucina ovviamente, scrivere è molto di più.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Loredana: – Cassandra. Spesso i miei ammonimenti non vengono ascoltati, soprattutto dai miei figli.

Mozzarella di bufala, pomodori di pachino e basilico

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?

Loredana: – Che la coppia Costantini-Falcone svetti in classifica tra i best-seller.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Loredana: – Che sono una rompiballe.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Loredana: – No perché nella mia cucina non voglio nessuno.

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Loredana: – La mozzarella in carrozza.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Loredana: – Non più. In barba a chi vorrebbe tornare indietro io credo che l’Italia sia più unita di quanto si creda e ad unirla ha contribuito anche la diffusione della cucina regionale.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Loredana: – In realtà niente di cucinato: mozzarella di bufala, pachino e tanto tanto basilico.
Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Loredana: – Sono piuttosto nazionalista ma se proprio vedo cambiare vado sullo spagnolo o sul messicano. Il cibo cinese mi mette di malumore.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Loredana: – Tradizionale ma con punte di eclettismo.

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Intervista Gastronomica a Giuliana Covella

La comune amica Francesca Battistella, che avevo gia intervistato, è stata il tramite della nostra conoscenza, poi, ho convinto la bella Giuliana a rispondere alle mie domande e lei ha accettato di buon grado, il risultato, è stata una divertente intervista, in cui tra le altre cose, mi confessa di essere golosa di pastiera…

Giuliana Covella

Giuliana Covella, classe 1972, è nata a Napoli, dove si è laureata in Lettere Moderne all’Università degli Studi Federico II. Giornalista professionista, è stata redattrice del quotidiano “Napolipiù-La Verità”, ha collaborato col “Roma” ed attualmente scrive per “Il Mattino”. “Otto centimetri di morte” è la sua prima opera letteraria.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giuliana: – Moltissimo. Perché il nostro lavoro è stressante per definizione e ci porta spesso a saltare pasti o caricare l’organismo di cibi sbagliati.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Giuliana: – Sì, per amore…

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Giuliana: – Vivere amando il proprio corpo.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giuliana: – Sono una giornalista professionista e…stressata! Scrivo per il quotidiano Il Mattino, per i settimanali Gente e Io Donna. Ed ho scritto un libro. Adesso sto per finire il secondo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente
cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Giuliana: – L’insegnante. Adoro stare a contatto con i giovani e provare a insegnare loro che la cultura non è solo quella dei libri.

Angie
: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giuliana: – Ultimamente il Morrigan, un ristopub che sta al Vomero. Ma adoro anche la pizza e la cucina tipica che amo gustare da Umberto in via Alabardieri, a Napoli.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Giuliana: – Praticamente…da una vita! È la mia fissa mantenere la linea, non essend

Torta Caprese

o Giuliana: – decisamente altissima.

Angie
: – Meglio carne o pesce?
Giuliana: – Decisamente pesce.

Angie
: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giuliana: – Una caprese. Invitante, ma calorica!

Angie
: – Vino?
Giuliana: – Non sono una gran bevitrice. Ma se sono in compagnia un goccio lo assaggio.

Angie
: – Il tuo punto debole
Giuliana: – I dolci.

Angie
: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Giuliana: – In frigo non manca mai lo yogurt. In dispensa biscotti secchi.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giuliana: – Se sto ai fornelli e accanto a me c’è l’uomo che amo. Spaghetti con le vongole.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Giuliana: – Mozzarella e pomodori.

Angie
: – Come ti definiresti a tavola?
Giuliana: – Eh..una buongustaia, ahimé!

Pastiera Napoletana

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Giuliana: – Adoro la pastiera. Odio la verza.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giuliana: – Il profumo del basilico e del pane fresco.

Angie: – Caffè?
Giuliana: – Non potrei vivere senza.

Angie
: – Non puoi vivere senza…
Giuliana: – Senza amare.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Giuliana: – Secondo me, sì, esiste. L’eleganza e i dettagli nel preparare un piatto per una donna che si vuole sedurre.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giuliana: – Tagliatelle con peperoni gialli e rossi, peperoncini verdi tagliati a listarelle, qualche pomodorino ciliegino e panna da cucina.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giuliana: – L’inizio del buio di Veltroni.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giuliana: – Stupendo di Vasco Rossi

Venere

Angie: – Un film?
Giuliana: – Eyes wide shut

Angie
: – Hobby?
Giuliana: – Lettura e viaggi

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Giuliana: – Venere, e scusate se è poco!

Angie: – Dici parolacce?
Giuliana: – Sì, ma solo tra colleghi.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Giuliana: – Non si può dire.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Giuliana: – Che sono ansiosa.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giuliana: – Avere un bimbo un giorno.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Giuliana: – La falsità.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Giuliana: – Se mi affascina, sì.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Giuliana: – Riso al sugo.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giuliana: – Beh, sì, considerato che ogni regione ha le sue specialità.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giuliana: – Ovviamente, la pizza Margherita.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Giuliana: – Quella spagnola.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Giuliana: – Camaleontico.

Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita? “Credere nei sogni. Quelli non muoiono mai, per fortuna.”

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Giuliana: – Nuovo libro. Ma la cucina non c’entra.

Angie
: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Giuliana: – Berlusconi alla panna montata, che si scioglie in fretta. Di Pietro a un casatiello, apparentemente tutto d’un pezzo.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Giuliana: – Qualche volta sì, specie se il ristorante era quello sbagliato.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Giuliana: – Credere nei sogni. Quelli non muoiono mai, per fortuna.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Giuliana: – Che vuoi fare da grande? Quando lo diventerò ci penserò seriamente.

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Intervista Gastronomica ad Elvira Seminara

Elvira Seminara

Elvira Seminara vive ad Acicastello, ed è giornalista professionista dal ‘91, si è occupata soprattutto di violazioni e abusi (dell’infanzia, dell’ambiente, delle donne e dei senza-diritti. E abuso del tempo, quand’è sequestrato dal mercato e dal consumo ossessivo) .
Nel 2008 pubblica con Mondadori il romanzo “L’indecenza”.
Nel 2009 è uscito il suo libro “I racconti del parrucchiere” (Gaffi editore).
Nel 2010 un suo racconto lungo per l’antologia Supergiallo Mondadori “Eros e thanatos”.
L’ultimo suo romanzo, la dark comedy “Scusate la polvere” (edizioni Nottetempo di Ginevra Bompiani) è uscito nel giugno 2011. Suoi testi sono tradotti in diversi paesi.
Elivira, oltre ad essere una gran brava scrittrice, è la madre di quella famosa Viola di Grado, che ho già gastronomicamente intervistato :-) , autrice di “Settanta acrilico trenta lana”.

Angie: - Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Elvira: – “ Ebbene sì !,  sono un’ eretica  inappetente,  ma nel mio lavoro, cioè quello di narratrice,  conta parecchio ! Nel mio ultimo romanzo (“ Scusate la polvere”), c’è una protagonista che fa catering, ovviamente con esiti surreali. E  sai  che fa la sua amica ? Riscrive il menu in chiave letteraria,  rinominando i piatti con stile evocativo e  spreco di metafore,   a potenziarne il (minimo) valore gastronomico!”

Angie: - Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Elvira: – “Rischio di deludere ancor  più i  possibili  avventori dei miei libri, ma devo ammettere che nel mio romanzo  “L’indecenza” la ricetta della torta è un presagio malefico, e  nella cucina (della protagonista)  a banchettare con  più passione sono formiche e scarafaggi.  Però, colmo di ironia, sono stata invitata proprio adesso  a scrivere un racconto “gastronomico” per una succulenta antologia !”.

Angie: - Cosa significa per te  mangiar bene ?

Uova alla coque

Elvira: – “Ok,  so di perdere  definitivamente i residui devoti dei miei libri :  io non sono una buongustaia,  col cibo sono una primitiva,  una selvatica con guizzi animistici . Mi piace da pazzi in certe mattine solitarie agguantare  un panino al latte nel  primo panificio, e mangiarlo per strada. Mi dà emozioni ineffabili. Mi piace l’uovo bollito, così esatto e rassicurante nel  suo portauovo,  e quella compiutezza assoluta, da baricentro del mondo.   L’uovo bianco dentro il suo portauovo a misura,  in questo mondo senza più contenitori e misure, mi commuove, ha qualcosa di metafisico. “

Angie: - Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Elvira: – “ Detesto la gastrognomica, cioè la gastronomia  gnomica o sentenziosa.  Non mi piace  quando  il titolare ti spiega  troppo i suoi piatti, con ossessione filologica e dettagli  da perito ,  come a farti una lezione di buon vivere !  Preferisco la semplicità.  E poi io mangio soprattutto con gli occhi.  Mi piacciono i posti  sereni e accoglienti,  dove lo sguardo  si riposa allegro,  meglio con qualche frammento di scenario, una finestra, un albero o un cortile. E con le luci giuste, e tracce di vita e di memoria.  Amo certe piccole trattorie familiari, i luoghi senza velleità,  senza troppi bicchieri. (Beh, anche perché non bevo). “

Angie: - Sei mai stata a dieta?
Elvira: – “No,  mai, per fortuna brucio tutte le calorie, anche quelle dei  congiunti. E menomale, perché detesto il  calcolo di ogni natura,   e figuriamoci i conteggi  di grassi, carboidrati ecc..

Cassatella di agira

cassatella

Non amo la ragioneria del cibo.  Mangio quando ho fame , ma anche quando sono felice o mi piace la compagnia.  Le ultime due voci sono importanti, perché io non ho fame quasi mai, e insomma a quest’ora sarei  afasica e moribonda  ”

Angie: - Meglio carne o pesce?
Elvira: – “Pesce crudo, frutti di mare, conchiglie. Bellissime anche nel guscio, mangerei anche quello”.

Angie: - Se fossi un dolce, quale saresti?
Elvira: – “La Crème brûlée  originale, per quella crosta   bruciata e dura che  fa croc quando la spezzi. E sembra di marmo ma è zucchero. E  poi  c’è  sotto,   isolata,  la morbidezza bianca.  E’ un dolce che è un ossimoro, per questo mi  somiglia un poco.”

Angie: - Il tuo punto debole
Elvira: – “Le cassatelle di Agira, ma non è un punto debole, è forte. Sono anche belle. E la cioccolata di Modica al peperoncino.”

Angie: - Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Elvira: – “ In dispensa i Ritz,  che sono insieme dolci e salati , meglio  uno scatolo appena aperto. In frigo uno yogurth di limone, il succo di ananas, un kiwi. “

Angie: - L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Moka italiana

Elvira: – “Mi piace fare il caffè , anche  perché la tazzina è la stoviglia che preferisco, la trovo un oggetto bellissimo”.

Angie: - E quello che ti piace mangiare?
Elvira: – “I cibi cremosi,  i passati,  dove non c’è da masticare molto. Meglio se bianchi e chiari. Sospetto di avere un palato regredito, infantile”.

Angie: - Come ti definiresti a tavola?
Elvira: – “Una buona conversatrice”

Angie: - La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Elvira: – “L’odore del caffè, e  delle torte al cioccolato nero appena gonfiano nel forno”.

Angie: - Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di  più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Elvira: – “Io trovo seducenti le parole.  Però  ci sono casi in cui le ricette sono scritte talmente bene, con sano edonismo e suggestione, che le trovo  fascinose. “

Angie: - Una tua ricetta per i miei lettori
Elvira: – “Io sono una maga delle insalate.   Il segreto ? Apri il frigo, sbircia in dispensa e metti dentro ogni cosa, purché tagliata con arte e cura.  In questo sono brava : decoro benissimo il piatto giocando coi colori. E il bello è che alla fine la puoi anche mangiare!”

Angie: - L’ultimo libro che hai letto?
Elvira: – Muriel Spark“Gli anni fulgenti di miss Brodie”

Angie: - Hobby?
Elvira: – “Creare gioielli con scarti e pezzi riciclati”.

Toast

Angie: - Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Elvira: – “Mi piaceva Diana, così libera e sportiva”

Angie: - Qual è il tuo sogno più  grande?
Elvira: – “Il prossimo che farò”

Angie: - Cosa ti dicono più spesso?
Elvira: – “Mi chiedono gli orari in cui scrivo. Non ho mai capito perché sembra così importante.  Ma non vorrei aver fatto una gaffe,  era la prossima domanda ? “

Angie: - Ti  fidanzeresti con uno chef?
Elvira: – “Beh sarebbe una sfida ogni giorno contro la mia inadeguatezza…A me la parola Penne evoca solo la scrittura  a mano,  non certo un piatto di pasta  !”

Angie: - Un piatto della tua infanzia
Elvira: – “Sento l’odore del  primo toast al formaggio,  intenso e conturbante,    nel primo tostapane appena comprato”.

Angie: - Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Elvira: – “Un bel piatto di spaghetti.  E davanti , sporche di sugo,  le belle facce di Alberto Sordi e Totò.”

Angie: - Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Elvira: – “La giapponese,  essenziale e micro, e così  raffinata.”

Angie: - Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Elvira: – “Agrodolce.  Aceto e zucchero.  Però, per favore, non il coniglio, che adoro. Meglio verdura, in agrodolce. “

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Russo

Vincenzo Russo nasce il 7 novembre 1965, tra gli storici vicoli della Napoli dei Borboni, i “Quartieri Spagnoli”. Ora risiede nel paese che fu di Massimo Troisi, S. Giorgio a Cremano.

Giampaolo Necco dice di Lui: “…segue la scia dei poeti napoletani.
Quelli che, per intenderci, hanno ben stampato nel proprio Dna non solo la cartolina di Napoli nota in ogni parte del globo, che col Vesuvio da una parte e la collina di Posillipo col pino dall’altro, fanno da cornice al golfo ed alla stessa città. Russo, però, non trasmette solo il tratto estetico della sua terra ma anche tutto ciò che la città stessa contiene.”

Per maggiori informazioni su Vincenzo, vi invito a passeggiare nellle sue pagine, per scoprire il suo percorso artistico e le manifestazioni e gli eventi dedicati alla poesia che portano la sua firma.
Dal canto mio, posso dire che condividendo anche io la passione per la scrittura e, conoscendo gran parte delle fervide menti creative, ironiche, stravaganti, divertenti che ruotano non solo intorno al Laboratorio “Achille Campanile” di Pino Imperatore, ma a tante altre realtà culturali campane, e, prima che perda il filo e mi perda anche io nella complessità di questo mio tortuoso pensiero letterario :-) , dicevo…, ah si’, il buon Vincenzo, è una delle persone che all’apparenza, dico all’apparenza, sembra più serio del resto della truppa :-) , ma oggettivamente non so se sia effettivamente cosi’, e la simpatica intervista che mi ha rilasciato, lo testimonia :-)

Vincenzo Russo

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Vincenzo: – Tanto, considerato che svolgo un lavoro da impiegato;quindi molto sedentario. Se esagerassi con i grassi diventerei obeso.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Vincenzo: – Sinceramente ci ho pensato, ma fino ad oggi non ho scritto in merito.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Vincenzo: – Mangiare comodamente seduto…ah..ah…

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Vincenzo: – Agente di commercio – Agente Assicurativo – Cameriere – Impiegato – Impiegato – Impiegato -

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Vincenzo: – Docente. Adoro misurarmi con la capacità che ho di farmi ascoltare ed ovviamente trasferire le cose.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Vincenzo: – Ristorante con vista mare…sempre!

Angie:  - Sei mai stata/o a dieta?
Vincenzo: – Sono perennemente a dieta in un certo senso, problemi di colesterolo.

Angie: – Meglio carne o pesce?

Crostata di fragoline di bosco


Vincenzo: – Molto più pesce, qualunque.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Vincenzo: – Quale sarei dovrebbero dirlo gli altri; diciamo che preferirei essere una crostata di fragoline di bosco.

Angie: – Vino?
Vincenzo: – Non deve mai mancare.

Angie:  - Il tuo punto debole
Vincenzo: – Dicono che sia sensibile, questa caratteristica porta in se tante debolezze.

Angie:  - Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Vincenzo: – In frigo non manca mai la frutta. In dispensa le spezie.

Angie:  - L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Vincenzo: – Lo trovo un sfidante “passatempo”, cucino però solo cose semplici…per non morire di fame insomma.

Angie:  - Quello che ti piace mangiare?
Vincenzo: – Mangerei mozzarella di bufala fino a scoppiare.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Vincenzo: – Educato e gentlemen, di solito verso sempre io da bere, senza distinzione di sesso o ceto sociale.

Angie:  - Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Vincenzo: – Goloso di pepite di pollo al curry; detesto fegato e connessi

Zafferano, paprika, zenzero e curry

Angie:  - La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Vincenzo: – Zafferano – paprika – curry – zenzero

Angie:  – Caffè?
Vincenzo: – Lo adoro

Angie: – Non puoi vivere senza…
Vincenzo: – Amore

Angie:  - Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Vincenzo: – Certo che esiste. Le due cose sono connesse, invitare una donna a cena ed ammirare il suo sguardo perplesso di quando le dici “l’ho preparato io”, mi fa contento.

Angie:  - Una tua ricetta per i miei lettori
Vincenzo: – Questo è troppo…sarei indegno.

Angie:  - L’ultimo libro che hai letto?
Vincenzo: – “Radio Giuseppina” (l’ho scritto io)…ah…ah..

Angie:  - Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Vincenzo: – “TU SI ‘NA COSA GRANDE”

Angie:  - Un film?
Vincenzo: – “BRAVEHEART” – amore – dignità – coraggio – sacrificio – conquista della libertà, di meglio non si può.

Angie: – Hobby?
Vincenzo: – Scrittura ovviamente, teatro, mare, lunghe passeggiate nel verde.

Angie:  - Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Vincenzo: – Onestamente non saprei.

Angie:  - Dici parolacce?
Vincenzo: – Certo, talvolta lo faccio per “scaricarmi”

Angie: – La frase che dici più spesso?
Vincenzo: – Non so

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Vincenzo: – Che sono testardo.

Angie:  - Qual è il tuo sogno più grande?
Vincenzo: – Che un mio libro ispirasse un film.

Angie:  - Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Vincenzo: – La falsità, le menzogne e gli “esseri” mediocri.

Angie:  - Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Vincenzo: – Certo, il cuore non ha palato…

Angie:  - Un piatto della tua infanzia
Vincenzo: – Pasta al sugo

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Vincenzo: – Certo se lo chef è padano, l’aiutante cuoco napoletano.

Fritto misto all'italiana

Angie:  - Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Vincenzo: – Frittura all’italiana… almeno nominiamo questo splendido Paese

Angie:  - Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Vincenzo: – Messicana, adoro il piccante.

Angie:  - Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Vincenzo: – “Piccante”, non bisogna abusare del sottoscritto, potrebbero esserci “effetti collaterali”

Angie:  - A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Vincenzo: – Correzione del mio prossimo testo ispirato ad una vera storia di mobbing (violenza su una donna nel mondo del lavoro; all’organizzazione del Premio Nazionale di Poesia città di San Giorgio a Cremano; alla realizzazione di un format per “Radio Giuseppina”; alla stesura di un ulteriore racconto ispirato alla storia di uno scugnizzo napoletano ambientato nel dopoguerra; alla preparazione di diverse presentazioni del testo “Radio Giuseppina”

Angie:  - A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Vincenzo: – “Se non puoi parlar bene di qualcuno, non parlarne” Andreotti docet.

Vincenzo Russo e la sua "Radio Giuseppina"

Angie:  - La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Vincenzo: – Si quella volta che non s’accendevano i fornelli…ah…ah…

Angie:  - Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Vincenzo: – Te la riassumo con una mia piccola poesia in vernacolo:

“ ‘A neve “

Ogni omm’ quanno nasce,
è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.
‘A cielo chiove sulo,
e sulo, torna ‘n cielo.
Ma quanno s’ appoia ‘nterra,
si nun s’ abbraccia all’ ate,
nun è neve.
Allora  ‘n cielo,
che ce torna a fa?

“ La neve ”

Ogni uomo quando nasce,
è come un fiocco di neve.
Dal cielo piove solo,
e solo torna in cielo.
Ma quando s’appoggia a terra,
se non si abbraccia agli altri,
non è neve.
Allora in cielo,
che ci torna a fare?

“ ‘A neve “Ogni omm’ quanno nasce, è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.‘A cielo chiove sulo,e sulo, torna ‘n cielo.Ma quanno s’ appoia ‘nterra,si nun s’ abbraccia all’ ate,nun è neve.Allora ‘n cielo,che ce torna a fa?
“ ‘A neve “Ogni omm’ quanno nasce, è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.‘A cielo chiove sulo,e sulo, torna ‘n cielo.Ma quanno s’ appoia ‘nterra,si nun s’ abbraccia all’ ate,nun è neve.Allora ‘n cielo,che ce torna a fa?

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Vincenzo: – Cosa elimineresti dal mondo per migliorarlo?
L’ignoranza. “Il sapere rende l’uomo libero”.

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Intervista Gastronomica a Salvatore D’Antona

Salvatore D'Antona

Salvatore D’Antona, è nato a Napoli, classe 1965 è laureato in Scienze Politiche, con indirizzo Asia-Africa.
Ha due grandi passioni sono il mondo arabo e la chitarra.
Da dodici anni risiede in Abruzzo.
Ha pubblicato con Demian Edizioni, L’incanto di nuvola panna (2007),  Come un arancio amaro del 2009,
Santinillo. La tenacia di un successo del 2011, La ragazza di Camden sempre del (2011)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Salvatore: – Nulla! Più sono disordinato nel mangiare, più incubi intestinali ho, più creativo diventa il lavoro. Non è dall’intestino sofferente che nascono i capolavori?

Angie: – Hai mai scritto, ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Salvatore: – C’è un personaggio, nel mio ultimo romanzo “La ragazza di Camden”, che ha un banco di sandwich al mercato di Camden Town. Si chiama David, è stato un cuoco e non fa altro che raccontare di piatti e pietanze.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Salvatore: – Restare in silenzio davanti al cibo, ammirarlo e benedire il momento che ho deciso di ordinare quel piatto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Salvatore: – Faccio l’assicuratore per campare e lo scrittore per vivere. In passato ho fatto il giornalista e l’animatore.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Salvatore: – Si, si chiama Osteria dell’Angelo e si trova a Città Sant’Angelo, vicino Pescara (Abruzzo).

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Salvatore: – Non nel senso tecnico del termine.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Salvatore: – Pesce


Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Cannoli siciliani

Salvatore: – Non amo molto i dolci. Se proprio devo rispondere: un cannolo siciliano (solo con ricotta bianca).

Angie: – Vino?
Salvatore: – Pecorino d’Abruzzo.

Angie: – Il tuo punto debole
Salvatore: – Dal punto di vista gastronomico? Il crudo di pesce. Dal punto di vista personale: la fantasia.

Angie: – La marmellata. Il mais.
Salvatore: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Salvatore: – Non sono un gran cuoco. Mi piace l’idea di cercare un dettaglio che renda quel piatto unico (quasi mai mi riesce! O meglio: quel piatto spesso diventa unico in senso negativo e certamente irripetibile per gli stomaci altrui). Il piatto che mi piace di più cucinare: gnocchetti zucchine e scampi (banale, no?).

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Salvatore: – Gnocchetti zucchine e scampi (sempre più banale, no?).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Salvatore: – Un frettoloso. Mangio sempre troppo in fretta e solo nei miei ricordi un piatto diventa, ad esempio, sublime!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Salvatore: – Goloso? Già detto: crudo di pesce! Non sopporto il tacchino.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Salvatore: – Mi piace l’aroma dell’aglio che soffrigge, il profumo dell’olio novello, l’essenza del rosmarino. Sensazioni molto mediterranee direi.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Salvatore: – Libri, acqua e una fetta di pane pomodoro e basilico. Lo so, non c’entra molto col tema, ma è così: potrei rinunciare a tutto, ma a queste cose credo proprio di no.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Salvatore: – Consiste nell’essere vero e se stesso in ogni momento. Se costruisci un personaggio per l’occasione, l’incantesimo svanisce presto. Voglio dire: se non sai cucinare e vuoi apparire a tutti i costi un grande chef non credo che riuscirai a sedurre neppure te stesso. Se l’invito a cena è un capitolo di una storia bella funziona, se è fine a se stesso si spegne. Anche nella letteratura i veri innamorati si accontentano di poco, si nutrono d’amore. Quando l’amore scema entra in gioco il cibo (scherzo, ma fino a un certo punto!).

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Pane e pomodoro

Salvatore: – Prendete una fetta di pane di Napoli (quello con la mollica compatta e la crosta un pò bruciacchiata), bagnatelo appena appena con un pò d’olio extra vergine d’oliva (possibilmente abruzzese), inondatelo di pomodori ciliegini (a pezzetti piccoli piccoli), qualche pezzetto di aglio (tritato molto finemente) e una foglia di basilico fresco: sarete sulla porta del paradiso!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Salvatore: – “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Salvatore: – Life in Technicolor dei Coldplay, ma non chiedermi perché!

Angie: – Hobby?
Salvatore: – Amo leggere, viaggiare e suonare la chitarra.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Salvatore: – Ulisse. Viaggia, fa esperienze fantastiche e drammatiche e ogni volta torna verso casa più grande. Ma alla fine del suo peregrinare quella casa dove l’attendeva Penelope, la sentiva ancora sua?

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Salvatore: – Vivere scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Salvatore: – Che sono una persona sensibile.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Salvatore: – Meglio cuoca che oca!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Salvatore: – No so se si è capito: pane e pomodoro!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Salvatore: – Sempre meno, la contaminazione è ineluttabile. Lo dimostra il fatto che quando vai in giro e cerchi un ristorante di cucina tipica locale devi davvero sudare e magari ti ritrovi a Bratislava a mangiare il tipico sushi slovacco!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Salvatore: – Così diventa un tormentone, ma non posso evitarlo. Il verde del basilico, il bianco della mollica di pane, il rosso del pomodoro. Che cos’è?

Cucina giapponese

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Salvatore: – Quella giapponese mi fa letteralmente impazzire.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Salvatore: – Un progetto ambizioso: sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1886 e parla di luce e ladri. Ma non posso dire di più se non che richiede uno studio meticoloso e lungo.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Salvatore: – Curioso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Salvatore: – Berlusconi a uno di quei piatti che quando sei in un ristorante di lusso ti presentano dicendo: “abbiamo cilindretti di grano duro in salsa d’oro rosso e una spruzzatina di erbe di giardino” per dire i maccheroni al pomodoro e basilico. Di Pietro: un arrosto misto (di carne).

Angie: – La cucina ti mai tradito?
Salvatore: – Si, una volta con una sala da pranzo, ma l’ho perdonata!

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Salvatore: – Cogli l’attimo facendo attenzione a non fare del male.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Salvatore: – Quando morirai? E chi lo sa?…

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Intervista Gastronomica a Luigi F. Pone direttore de “Il Mediano”

Luigi Pone

Luigi Pone

Il mio incontro con Luigi, avviene come sempre in rete, e non poteva essere altrimenti :-)
Infatti, sono capitata sul sito della rivista on line da lui diretta, Il mediano approdando negliarticoli del professor Carmine Cimmino, dedicati alla cultura gastronomica, Officina dei Sensi, è il titolo della rubrica, ne sono rimasta incantata e così,  ho scritto alla redazione chiedendo di poterne ospitare qualcuno nelle mie pagine, naturalmente citando autore, fonti e,  linkando la rivista, e Luigi solerte nella risposta, molto gentilmente ha acconsentito e mi ha messo anche  in contatto con il professor Cimmino, che mi piacerebbe intervistare, e mi son detta: perche’ non intervistare anche il direttore megagalattico della rivista?
Confesso, che ci son stati un bel po di scambi di e-mail, prima di convincerlo ma alla fine ci sono riuscita :-)
Mi son fatta svelare tutti i suoi segreti culinari, molto pochi per la verità, poiche’ Luigi è uno che non si pone (come il suo cognome:-) troppi problemi, ammette di non saper cucinare, ma apprezza la buona cucina.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Luigi: – È importantissima. Essendo un ipoglicemico so che è necessario fornirmi delle energie necessarie per arrivare almeno a metà mattinata; da lì in poi, mangio un frutto o uno yogurt.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Luigi: – Mai.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene?
Luigi: – Allontanare ogni forma di tristezza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Luigi: – Giornalista in anni giovanili; docente ora, con forte impegno nel giornalismo per lo sfizio di dare un’opportunità ai giovani.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Luigi: – Ho mangiato bene, in un’atmosfera davvero particolare, presso l’osteria La Lanterna, a Mugnano del Cardinale (Avellino)

Zuppetta napoletana foto tratta da *Veganblog

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Luigi: – Sì.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Luigi: – Carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Luigi: – Credo si chiami “zuppetta”. Lo adoro perché è quello che di solito lasciano tutti, perché attratti dal cioccolato. E poi, anche perché  è il dolce che preferiva mio padre.

Angie: – Vino?
Luigi: – Non sono un esperto, ma apprezzo molto il Taurasi.


Angie: – Il tuo punto debole
Luigi: – Le mie certezze…che sono poi anche i mie dubbi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Luigi: – In frigo non mancano mai latte e frutta; nella dispensa non manca mai il caffè.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Luigi: – Purtroppo non so fare da mangiare…


Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Luigi: – Non ho particolari preferenze, l’importante è che sia buono.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Luigi: – Accorto e moderato.

Angie: – Di cosa sei più  goloso? e cosa proprio non ti piace?
Luigi: – Mi piace il rustico. Non mi piacciono le rape.

Pizza nel forno a legna

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Luigi: – Mi piace molto l’odore della pizza fatta al forno…sa di antico e di buono.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Luigi: – Leggere.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Luigi: – Non so se esista un legame. Però credo che una buona cena aiuti a creare feeling e atmosfera.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Luigi: – Non posso, perché non saprei cosa suggerire. Troppo ignorante in materia!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Luigi: – “Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi”, di Gustavo Charmet

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Luigi: – Non ho mai fatto caso se la musica mi provoca quegli effetti!

Angie: – Hobby?
Luigi: – Tennis e calcio, anzi calcetto a 5.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Luigi: – Mah, siccome mi piace molto il mare direi Nettuno.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Luigi: – Andare ad abitare in una bella casa di fronte al mare.

Angie: – Cosa ti dicono più  spesso?
Luigi: – Di farmi vedere di più in giro.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Luigi: – No

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Luigi: – Spaghettini in brodo: una tortura!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Luigi: – Certo che sì!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Luigi: – Ovvio: La pizza.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Luigi: – No.

Angie: – A quali altri progettiti stai dedicando in questo periodo?

Philippe Noiret e Salvatore Locascio – Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore


Luigi: – Sto cercando di capire se esiste lo spazio per dare vita ad un giornale online che si occupi esclusivamente delle problematiche della Campania, figlio di una Associazione di utilità sociale, sul quale siano disponibili a scrivere le belle intelligenze del mondo accademico e delle professioni, con contributi assolutamente originali ed unici. Una sorta di esperienza di giornalismo sociale.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Luigi: – Agrodolce.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Luigi: – Berlusconi ad una minestra fredda; Di Pietro ad uno spiedino.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Luigi: – Se intendi di essere rimasto deluso rispetto a delle aspettative, sì, è  successo. Per fortuna poche volte.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Luigi: – Trovo calzante per me una battuta di Philippe Noiret, in “Nuovo Cinema Paradiso: “…prima o poi arriva un tempo che parlare o stare muti è la stessa cosa. E allora è meglio starsi zitti”.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Luigi: – Perdonami, ma non ho molta stima per Marzullo, non mi ispira domande e men che mai risposte

*La foto della Zuppetta è tratta da Veganblog

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Quattro chiacchiere gastronomiche con Laura Costantini

“Mi chiamo Laura.
Ho iniziato a scrivere favole a otto anni. A undici ho capito che volevo essere una giornalista.
A tredici ho creato una serie di romanzi brevi accomunati dal personaggio di un alieno, Dankan, capitato sulla Terra.

Questo è quel che si legge sul suo sito personale,

Laura è una delle felici conoscenze del fenomeno facebook, cosi ho deciso di chiedere anche a lei di rispondere al mio questionario gastronomico, cosa che ha accettato di buon grado, ed anche questa, devo dire, che è tra le interviste che gastronomicamente mi ha soddisfatto divertito di più, e dopo aver intervistato lei, mi sembra giusto chiedere anche all’amica Lory, se si sottopone al mio terzo grado, dite che accetterà? :-)

Laura Costantini e Loredana Falcone

Laura Costantini attualmente è nella redazione del programma “La vita in diretta”, ma

continua la sua fecondissimaattività di scrittrice spaziando nel blog che cura insieme a Loredana Falcone, e sulla sua pagina di Facebook
Con Loredana scrivono insieme da più anni di quanti piaccia loro ricordare. Un sodalizio nato sui banchi di scuola e mai interrotto, nonostante impegni familiari e professionali.

Infatti dichiarano: Siamo l’unico esempio esistente (fatti salvi Fruttero e Lucentini) di coppia di fatto di scrittrici.

Laura ha poi intrapreso la carriera di giornalista, mentre Loredana quella non meno irta di difficoltà di mamma. Per maggiori informazioni e curiosità su di Laura vi invito a curiosare nella sua ricchissima biografia


Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Laura: – Credo che una buona alimentazione sia fondamentale per tutti i lavori. Nel mio caso, visto che lavoro soprattutto con la testa, il calo di zuccheri è assolutamente deleterio. Tendo a spegnermi come una candela consumata. E a quel punto devo correre ai ripari per scampare a emicranie pazzesche ed immettere carboidrati in tutta fretta.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Laura: – Due volte. La prima fu quando io e Loredana Falcone (la mia socia di penna, nonché cuoca sopraffina) scrivemmo un romanzo (inedito su carta, lo stiamo pubblicando online sul sito www.efpfanfic.net) che aveva per protagoniste due sorelle, Pepper & Cream, che mettono su una caffetteria tavola calda nella Seattle degli anni ‘80. Un trionfo di hamburger, krapfen, frittelle e american pie che ho ancora il colesterolo alto. La seconda è stata con “Fiume pagano” (Historica Edizioni) dove io e Lory ci siamo ispirate alla cucina tipica romana per rinfrancare i due prodi investigatori dalle fatiche di scoprire chi fosse il misterioso assassino velato.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Laura: – Una gioia. Un’esperienza dei sensi. Una gratificazione che tutti ci meritiamo, aldilà del diktat della linea. Sono convinta che mang

Laura Costantini

iare cose buone sia necessario per renderci migliore l’esistenza. E che se siamo in equilibrio con noi stessi, non sarà un bel piatto di gnocchi al ragù o un dolce al cucchiaio a metterci in crisi con la nostra immagine.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Laura: – Faccio un lavoro che mal si concilia con il desiderio di mangiar bene. I giornalisti hanno sempre poco tempo e spesso devono accontentarsi di un panino al volo. In quel caso preferisco evitare l’illusione di sapori gustosi e puntare a qualcosa di semplice. Attualmente lavoro in Rai, presso la redazione della “Vita in diretta”.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Laura: – Nella mia capientissima (e pesantissima) borsa ho un sacchetto dove raccolgo tutti i biglietti da visita dei ristoranti nei quali mi sono trovata bene. Ne ho di tutta Italia, ma non sono una habitué di questo o quello. Avendo la fortuna di vivere a Roma, a contatto con una comitiva di persone alle quali piace molto mangiar bene, non ho che l’imbarazzo della scelta.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Laura: – Quale donne non lo è stata? A rigor di termini io a dieta lo sono sempre. Controllo lo zucchero nel caffè, evito di far colazione con brioche o croissant, evito i cibi troppo conditi, soprattutto quando sono a lavoro. Ma se la sera si esce a cena, allora mi concedo tutto, dall’antipasto al dolce. Soprattutto il dolce.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Laura: – Non sono una carnivora. A una fiorentina preferisco, senza alcun dubbio, una ricca frittura di pesce.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Laura: – Un tiramisù, di quelli che ti fanno credere nell’esistenza del paradiso dei golosi.

Angie: – Vino?
Laura: – Non sono un’esperta e neanche una grande consumatrice di alcolici. Un buon prosecco, però, lo gradisco. Anche per pasteggiare.

Angie: – Il tuo punto debole
Laura
: – Potrei inzuppare in una tazza di tè un intera confezione di wafer alla gianduia. Ecco, l’ho detto!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Laura
: – In frigo uova, yogurt e una bombola di panna spray (per il caffè). Nella dispensa non saprei fare a meno del riso e anche del cous cous.

Parmigiana di melanzane

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Laura
: – Mi dicono che sono brava a cucinare, ma in realtà cucino molto raramente. Vivo con la mia mamma e lei mi vizia facendomi trovare tutto pronto quando torno da lavoro. Ma mi piace tantissimo friggere: verdure castellate, dolci, melanzane (per la parmigiana).

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Laura
: – La parmigiana di melanzane, appunto.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Laura
: – Godereccia con giudizio.

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Laura
: – Sono golosa di sapori fondenti, di consistenze cremose: la mozzarella che fila, un purè profumato, un creme caramel che si scioglie in bocca, l’accostamento tra il sapore forte del cioccolato e quello dolce della panna. Mi piace accostare il salato con il dolce, mettere la frutta nell’insalata, preparare il filetto di maiale allo zucchero, il tacchino ripieno di castagne e prugne. Non mi piacciono gli aromi pungenti come la cipolla. E proprio non riesco ad apprezzare il formaggio stagionato. Oltre ricotta, mozzarella e mascarpone non vado.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Laura
: – Zenzero. Aglio. Basilico. Buccia di limone. Acqua di fiori d’arancio. Vaniglia. Sono troppi?

Angie: – Non puoi vivere senza…
Laura
: – La cioccolata.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Laura
: – Trovo che condividere la tavola con un uomo sia molto erotico. Piluccare uno dal piatto dell’altra. Mostrare cosa ci piace e cosa no. Certo, se poi l’uomo quei sapori li ha preparati con le sue mani… Però, a oggi, non mi è mai capitato un uomo che scegliesse la propria cucina come approccio seduttivo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Laura
: – L’ho appena finito: “Follia” di Patrick McGrath. Grandioso.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Laura
: – Non ce n’è uno in assoluto. La buona musica in generale mi predispone ai piaceri della vita. Qualcosa di classico, Rossini, ma anche qualcosa di moderno, Sting e U2.

Angie: – Hobby?
Laura
: – Leggere e scrivere. Sono monotona.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Laura
: – Vivere dignitosamente con la mia scrittura.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Laura
: – Dipende dal contesto. Come persona, che sono troppo buona o troppo responsabile. Come scrittrice, come faccio a scrivere a quattro mani con Lory.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Laura
: – Certo che sì. Spesso sono uomini affascinanti e con una passione per il buono della vita.

Gnocchi di patate

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Laura: – Gli gnocchi di patate con il ragù fatti dalla mia mamma.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Laura: – Io sono per l’Unità nella diversità. L’Italia è conosciuta in tutto il mondo per la ricchezza della nostra cucina. Credo che oltre al 40% del patrimonio artistico mondiale, deteniamo per lo meno il 50% delle ricette per preparare piatti da leccarsi i baffi

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Laura: – Gli gnocchi alla sorrentina. C’è tutto lì dentro.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Laura
: – Credo di essere una delle poche persone che riesce a trovare qualcosa di buono in ogni parte del mondo. Adoro le zuppe con la panna acida del mondo slavo, gli aromi speziati d’oriente, il tempura giapponese e il pollo tandoori. Dovendo scegliere, la cucina indiana. Ha sapori pieni di sfumature.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Laura
: – Il mio carattere tiene fede a se stesso anche in campo gastronomico: curiosità e voglia di sperimentare.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Laura: – Vista la stagione, opterei per un piatto fresco, gustoso e di facile preparazione:

Panzanella di cous cous.

Panzanella di cous cous

Ingredienti:
- Cous cous in quantità necessaria per due persone,
- pomodorini ciliegino o piccadilly,
- uno spicchio di aglio,
- un mazzolino di basilico,
- una cipolla di Tropea freschissima,
- ventresca di tonno,
- ciliegine di mozzarella,
- olive nere snocciolate,
- un pizzico di zenzero e uno di origano,
- olio d’oliva,
- sale e pepe.

Esecuzione:
Il segreto sta nel preparare l’insalata di pomodorini, cipolla, tonno e olive con un certo anticipo. Sminuzzate bene l’aglio e il basilico. Condite e lasciate riposare almeno un’ora.
Intanto preparate il cous cous, fatlo freddare (ma non in frigo perché il freddo uccide gli aromi) e unitelo all’insalata. Aggiustate di olio, sale e pepe e solo all’ultimo aggiungete zenzero e origano.

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Intervista Gastronomica a Claudio Morandini

Claudio Morandini

Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. Dopo anni di radiocommedie, ha scritto  alcuni monologhi per il teatro, tra cui Ostriche e Una romantica donna del Nord. Ha poi pubblicato i romanzi Nora e le ombre (Palomar, 2006), Le larve (Pendragon, 2008) e Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov (Manni, 2010). Il racconto Le dita fredde compare nell’antologia bilingue Santi. Lives of Modern Saints (Black Arrow, Baltimora, 2007); Fosca si trova in Nero Piemonte e Valle d’Aosta. Geografie del mistero (Perrone, 2010). Altri testi sono apparsi su riviste o sono disponibili in rete.
Per il blog “Letteratitudine” anima il forum su musica e letteratura.
Sul suo blog “Iperboli, ellissi” si occupa di libri e altro. Nel 2011 ha scritto il romanzo breve Il sangue del tiranno per la collana “Inchiostro rosso” di Agenzia X. Alla cantante Marta Raviglia e al compositore e pianista Simone Sbarzella ha dedicato le Dodici variazioni sul sangue.
Ha scritto Giovanna Repetto su “Il paradiso degli orchi”: “Se Morandini fosse un pittore sarebbe forse un esperto nel trompe-l’oeil.” E Luca Dipierro: “I romanzi di Morandini non sono strade, non cattedrali, e nemmeno case e nemmeno labirinti. Sono foschie. Trame e personaggi vengono moltiplicati e allo stesso tempo dissolti da uno stile fatto di volute e cerchi.”

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudio: – Una buona colazione è essenziale per affrontare la mattinata a scuola. Un bel tazzone di caffè caldo mi aiuta a concentrarmi se voglio scrivere. Cucinare mi aiuta poi a rilassarmi, a lasciar decantare i pensieri.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?

Il Talismano della Felicità di Ada Boni

Claudio: – Lo confesso: i miei personaggi non siedono spesso a tavola; e, ahimè, quando lo fanno, non vanno al di là di pranzetti frettolosi, pizzette scongelate, brodini di dado.
Il pomeriggio, si concedono al massimo un tè. Mi riprometto sempre di inserire qualche bella scena a tavola, poi per una ragione o per l’altra me ne dimentico, e loro, i personaggi, rischiano di saltare i pasti. Facciamo così: prometto solennemente in questa occasione che d’ora in poi ci saranno più pranzi, cene e merende nei miei libri.
Eppure trovo che i buoni ricettari di una volta siano anche eccellenti testi letterari: “Il talismano della felicità”, di Ada Boni, ad esempio, lo leggo sempre con ammirazione per lo stile, oltre che per ricavarne qualche spunto per i miei piatti.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Claudio: – Fermarsi in tempo, prima cioè di sentirsi pieni, non mescolare troppo i sapori, non andare di fretta. Sottrarre, insomma – una ricetta che vedrei bene anche in letteratura.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Claudio: – Insegno, scrivo romanzi. Lavoro sempre e comunque con le parole, mie o altrui.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudio: – Non ho locali preferiti. Ma ti descrivo il tipo di locale nel quale mi piace fermarmi: piccolo ma non angusto, e soprattutto senza musica a palla in sottofondo o, peggio, il televisore acceso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Tarte Tatin - Foto Stockfood


Claudio: – Sì, certo.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudio: – Mah. Poca carne, in ogni caso, e solo da allevamenti in cui gli animali siano trattati “umanamente”.

Angie: -Se fossi un dolce, quale saresti?
Claudio: – Se fossi un dolce non mi porrei il problema dell’essere o del non essere. Ma stiamo al gioco: tarte tatin.

Angie: -Vino?
Claudio: – Sono astemio, non so nulla di vini. Però di recente ho presentato il mio ultimo libro, “Il sangue del tiranno”, nella Crotta di Vegneron a Chambave, un paese dalle parti di Aosta: e l’enologo ha voluto accompagnare le mie pagine alla degustazione del Blanc de Morgex et La Salle “Rayon”. Le espressioni soddisfatte del pubblico mi hanno convinto che l’abbinamento funziona.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudio: – Verdura di stagione. Formaggi leggeri. Nella dispensa: spezie e vari tipi di pasta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudio: – Mi sono specializzato in primi piatti: pasta con intingoli vari, alle verdure.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudio: – La pizza cotta in un forno a legna, direi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudio: – Oscillante tra un atteggiamento epicureo e i sensi di colpa.

Angie: – Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Claudio: – La lista di ciò che non mi piace è ridicolmente lunga, e i miei amici ci scherzano sempre su: in cima metterei i cachi e il cocomero, che non solo non assaggerei mai, ma che detesto vedere e sentire mangiare. Poi l’aceto. Quanto alla golosità, devo stare attento ai dolci.

Claudio Morandini ed il suo cappuccino

Angie: – Il tuo punto debole…
Claudio: – I croissant con cappuccino, a metà mattina.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudio: -  Mmm, il basilico? Il cardamomo?

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudio: – I libri e la cara vecchia musica classica, ma questo è un altro discorso.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Claudio: – Immagino che saper cucinare sia efficace. Posso azzardare che saper cucinare e vivere in una casa piena di bei libri e di buona musica sia irresistibile.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Claudio: – Bocconcini di pollo con i carciofi.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudio: – Il bellissimo “Donne di Beirut”, di Iman Humaydan Younes (Edizioni La Linea). Ma leggo molto, molti libri contemporaneamente, e approfitto dell’estate per portarmi avanti con la lettura. Quindi tra qualche giorno potrei risponderti “L’eroe del giorno” di Fabio Ciriachi (Gaffi), che non vedo l’ora di aprire.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Claudio: – In senso buono, intendi? Tutto Stravinskij. Ma anche il Prince degli anni ottanta-novanta.

Angie: – Hobby?
Claudio: – Insegnare lettere in un liceo. Mi distoglie dall’impegno della scrittura.
Al di là della boutade: collezionare musica; andar per musei (non sono il primo a dirlo, questo mi piace molto); curare il mio blog http://ombrelarve.blogspot.com/ come un orticello…

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Claudio: – Uno dei lati piacevoli dell’aver superato i cinquant’anni sta nel non dover sospirare più dietro ai grandi sogni. Più che sogni, coltivo speranze: per esempio quella di rivedere non troppo tardi un paese meno volgare e meno cattivo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudio: – “Ma come fai a inventare quelle storie?” Come faccio? rispondo tra me. Mi guardo attorno, leggo molto.

Pancotto

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Claudio: – Mia moglie lo troverebbe inappropriato.

Angie: – Un piatto della tua infanzia…

Claudio: – Ci sto pensando… Avrei diversi equivalenti delle madeleines proustiane da citarti, ma alla fine propendo per un piatto povero, poverissimo anzi, che ogni tanto mio padre, tornato dall’ufficio e colto dalla nostalgia per le radici contadine della sua famiglia, faceva la sera: il pancotto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudio: – Non ne ho idea. In generale i confini e i particolarismi non mi piacciono, neanche in cucina, mi piacciono gli sconfinamenti e le contaminazioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudio: – Me ne vengono in mente troppi!

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Claudio: – La cucina orientale, indiana in particolare, mi attira sempre – anche se so che dire “indiana” è essere terribilmente generici.

Un immagine molto gastronomica di Claudio :-)

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudio: – Ci ho pensato parecchio: direi che “onnivoro selettivo” mi pare una definizione confacente, in cucina, in letteratura e insomma nella vita.

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello, versione "bel tenebroso" :-)

Vincenzo Borriello classe 1976, nasce a Torre del Greco (NA)

Laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che lo ha portato a collaborare con due testate giornalistiche Tutto è… ed Il Levante per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica.

Nel gennaio del 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” che narra la storia di Yassir, un govane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è prevista la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro un romanzo “sociale” contro la violazione dei diritti umani;ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico” che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare.

Del Febbraio del 2011 è La donna che sussurrava agli specchi (Montecovello Editore)

che prosegue il discorso di denuncia intrapreso con il precedente lavoro.

Il romanzo stilisticamente è una successiva crescita dell’autore, che ancora una volta vuole essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, a fatti di vita reale sapientemente miscelati alla sua immaginazione e creatività.

Per maggiori informazioni su Vincenzo, vi invito a dare uno sguardo al suo Blog Personale

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Intervista Gastronomica ad Ermanno Capelli

Ermanno Capelli

“A 16 anni durante le vacanze estive va tutto solo a vivere per 2 mesi in una baita in alta montagna, in Valle Gesso, dove comincia a scrivere la stesura del suo primo romanzo. A 18 anni inizia a lavorare in banca ma il suo sistema nervoso continua a peggiorare sempre di più e lui, dopo 2 anni, si licenzia e va a vivere a Milano con un amico che vuole tentare il successo come cantante. Ed è così che Ermanno inizia a scrivere canzoni.” Fonte Wikipedia


Ermanno Capelli, nasce a Torino e già a 14 anni inizia a scrivere romanzi. A 18 anni si diploma e va a lavorare in banca ma la sua indole ribelle lo spinge a licenziarsi dopo soli 4 anni, trasferendosi a Milano, dove decide di fare l’autore di canzoni. Qui, incontra il cantante napoletano Ciro Sebastianelli che resterà per tutta la vita nel suo cuore, come amico e come artista. Nel giro di pochissimo tempo, Ermanno scrive canzoni per numerosi cantanti di successo tra i quali: Mina, Camaleonti, Mino Reitano, Ciro Sebastianelli, Tiziana Rivale, Dik Dik, Nicola Di Bari, Antoine, Maurizio dei Krisma, Flora Fauna & Cemento e tanti altri. Inoltre Ermanno è l’autore del testo di DOLCE LASSIE sigla dei serial TV LASSIE e di CIAO AMICO sigla dello ZECCHINO D’ORO per sette anni ed anche sigla ufficiale dell’UNICEF.

Yo Yo Denti Di Lupo è considerato da Ermanno il suo primo vero romanzo che lo rappresenta come scrittore e come artista. dal sito Laura Capone Editore

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Ermanno: -  Ermanno: – E’ fondamentale una buona alimentazione.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Ermanno: -  Sempre,poichè nei miei romanzi parlo sopratutto d’amore e di s…. e per far bene l’amore devi amare il cibo.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Ermanno: -  Per me mangiar bene significa alzarsi da tavola appagato.. soddisfatto. Dopo aver mangiato bisogn asorridere perchè se sorridi a pancia piena vuol dire che hai mangiato bene…perchè mangiare bene è come fare l’amore!

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ermanno: -  A 18 anni ero un pazzo: lavoravo in banca! Poi sono diventato NORMALE e ho iniziato a scrivere canzoni e in seguito anche ROMANZI.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Ermanno: -  Mi piace cambiare spesso ristorante perchè amo sperimentare. Ovviamente se sono in compagnia prima di sceggliere valuto anche i gusti dei miei amici-amiche perciò o scelgo il ristorante di lusso o li porto da Mc Donald’s.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Ermanno: -  Non sono mai stato a dieta….anzi no, scusa, una volta mi è capitato ma forse perchè ero single?!!!

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ermanno: -  Il pesce è splendido se cucinato con lo champagne. Non disdegno però la carne alla tartara.

Panna Montata

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Ermanno: -  PANNA MONTATA, naturalmente!

Angie: – Vino?
Ermanno: -  La risposta ti parrà strana:Fragolino oppure champagne.

Angie: – Il tuo punto debole
Ermanno: -  Il mio punto debole: gli occhi dolci di una ragazza che ha una cotta per me…poi se è anche una buona cuoca allora è il max

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ermanno: -  Nella dispensa le spezie e gli aromi orientali. Nel frigo lo champagne, il fragolino e la coca cola perchè non si sa mai…se viene a trovarmi un’amica che ama la coca non posso trascurarla.
Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Ermanno: -  La carne alla tartara anche se per farla bene bisogna avere una serata full immersion, per la cena e il dopo cena.
Angie: – E quello che ti piace mangiare?

Ermanno: -  Tutto quello che ha sapori che mi fanno affondare in un’atmosfera da sogno. E naturalmente anche i profumi che mi fanno sognare.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ermanno: -  Un divoratore buongustaio moderato.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ermanno: -  Sono golosissimo di PANNA.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ermanno: -  Il profumo essenza odore che preferisco? PROFUMO DI FICHI FEMMINE!!!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ermanno: -  Non posso vivere senza amore, cibo e viaggi.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,o anche il saper cucinare?
Ermanno: – I miei 3 step per sedurre una donna:a)Lo sguardo…di solito faccio il pesce lesso ah ah ah! b)una buona cena c)A volte cucinata da me….dipende da lei naturalmente!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ermanno: -  Ecco LA MIA RICETTA SEMPLICE SEMPLICE X I LETTORI:
Munirisi di una padella
una noce di burro
due fette di petto di pollo

Petto di pollo

quando il burro si è sciolto, dare una voltata e una girata al pollo e  poi versare 1/2 litro di latte intero
aggiungere sale-scorza-limone
fare cuocere a fuoco lento, voltando e girando più volte la carne di pollo
QUANDO IL LATTE E’DIVENTATO UNA CREMA, si spegne il fuoco e si fa una grattata di noce moscata.
Un piatto delizioso, non impegnativo e veloce. Lo so fare perfino io…

Angie: – - L’ultimo libro che hai letto?
Ermanno: -  Il mio YO YO DENTI DI LUPO, poichè facendo lo scrittore ho sempre meno tempo per leggere gli altri autori.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ermanno: -  Pelle sulla pelle di Riccardo Cocciante e Mi ritorni in mente del nostro mitico Lucio Battisti.

Angie: – Hobby?
Ermanno: -  I miei hobbiy: tennis golf e deltaplano…lo so che sono cose un pò insolite e impegnative e perciò quando non riesco a praticarli mi accontento di belle passeggiate in riva al mare o in montagna.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Ermanno: -  COMPRARMI UN’ISOLA: questo è il mio sogno. Sognamo che fa bene.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Ermanno: -  Che sono strano.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Ermanno: -  Una cuoca? Certo che sì, specialmente se è

Bruschetta

BUONA…..come CUOCA…certamente.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ermanno: –  Pane e aglio, la volgare bruschetta contemporanea.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ermanno: -  Alla politica preferisco un bel piatto di aragoste.Per cui non vorrei mischiare la politica con la cucina. Scusate la mia risposta, ma io sono fatto così.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ermanno: -  Spaghetti e Ceci?

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Ermanno: -  La cucina francese, anche se la cucina ITALIANA è il top.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Ermanno: –  Sfizioso e irriverente.

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Cannarutizia da “Meta tesori nascosti”

Meta tesori nascosti a cura de "il Colibrì"

Questo simpaticissimo brano è tratto dalla pubblicazione “Meta tesori nascosti” realizzata dalla onlus “Il Colibrì” di Meta, pubblicazione alla quale modestamente ho partecipato anche io.
Il ricavato di questa gradevolissima pubblicazione verrà devoluto interamente alla scuola di Sartoria intitolata a “Lia Castellano” a Bukavu in Congo.

Il passo che vado a proporvi parla della “cannarutizia” dei metesi, un bellissimo brano di Adalgisa Mastellone la spiegazione sul significato del termine, è racchiusa nel suo interno.
Per meglio ampliare le vostre conoscenze linguistiche, invece, vi invito a leggere l’articolo dal titolo “Gola, golosità, e dintorni” del mio amico Lello Bracale.

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Intervista Gastronomica a Gaetano Amato

Gaetano Amato

Gaetano Amato, nasce a Castellammare di Stabia, il 5 giugno 1957.
È noto al grande pubblico soprattutto per le innumerevoli partecipazioni da protagonista a serie televisive di grande successo (La squadra, Il Grande Torino, L’uomo sbagliato, L’ultimo padrino, Crimini, Il coraggio di Angela).
Gaetano, si divide tra cinema, televisione e teatro.
Ha una grande capacità quella di riuscire a passare dal comico al drammatico, dalla commedia al canto, e questa sua versatilità lo colloca qualitativamente tra i migliori artisti del nostro panorama cinematografico e teatrale.
Nel 2009 il suo romanzo “Il testimone” è finalista al Premio Bancarella. Scrive inoltre per il cabaret, per il teatro e per il cinema.
Per saperne di più vi invito a visitare la sua scheda su Wikipedia.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Gaetano: – Credo che una buona alimentazione conti un po’ per tutti, indipendentemente dal lavoro che si fa. Bisogna poi capire qual è la buona alimentazione. In fondo secondo me bisogna solo tener d’occhio la salute (trigliceridi, colesterolo, cuore) e poi la buona alimentazione ognuno di noi la decise a secondo di cosa fa star meglio.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Gaetano: – Anni fa scrissi per il cabaret un pezzo sulle diete. Ultimamente scrivo di cucina in ogni mio libro, nel senso che approfitto sempre per infilarci una ricetta.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Gaetano: – Significa essere soddisfatti dopo aver mangiato, che sia uno spaghetto o un po’ di frutta. Se ho soddisfatto appetito e palato allora ho mangiato bene.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Gaetano: – In senso generale o in senso gastronomico? In senso generale, attinenti alla mia ttività, ora sto girando una fiction per canale 5 (Ultimo, una piccolissima partecipazione al nuovo film di Woody Allen, in autunno
riprendiamo la tournee teatrale (Napoli chi resta e chi parte regia di Armando Pugliese) e a fine ottobre esce il mio nuovo libro. Poi infilate qua e la qualche conferenza, qualche corso di aggiornamento ai docenti di scuole media e superiori, etc etc.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?Gaetano: – Beh, ne ho più di uno. Per esempio a palermo vado sempre dal mio amico Antonio,  Al bagatto, dove mangio del pesce assolutamente straordinario. Per
la pizza quando posso vado da Michele ai Tribunali o da di Matteo.  Dipende
da cosa ho voglia di mangiare. Spesso però me lo cucino da solo.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Gaetano: – Sono perennemente a “finta “ dieta, nel senso che come comincio a dimagrire troppo mi fermo e la mollo. La mia compagna è una nutrizionista che segue il
metodo del professor Bugli, suo maestro,il quale ha messo a punto una dieta
straordinaria, di quantità di cibo illimitate, cotte come si vuole… per
cui anche lo stare a dieta non diventa un problema.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Gaetano: – Entrambi. La dieta di cui sopra prevede inizialmente quantità illimitate di carne o pesce, cotte in qualsiasi modo.

Casatiello dolce

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Gaetano: – Quale sarei o quale mi piace. Qualcuno dice che sono “un casatiello dolce”, nel senso un po’ pesante ma in fondo abbastanza dolce.
Per quanto riguarda le preferenze la Pastiera non ha rivali. Subito dopo ci metto i cannoli palermitani.

Angie: – Vino?
Gaetano: – Preferibilmente rosso, corposo, strutturato. Un aglianico di buona fattura o un piedirosso. Anche i bianchi di tanto in tanto, amo quelli fruttati. Per concludere il pasto abbinato al dolce, beh, un Passito di Pantelleria non trova alternative.

Angie: – Il tuo punto debole
Gaetano: – Culinario? La pasta. Nella vita? Fidarmi troppo.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Gaetano: – Sono molto attento alla spesa. In genere non manca mai nulla.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Gaetano: – I primi. Dalle minestre a quelli rapidi. Non ho una preferenza in particolare. Mi riescono tutti abbastanza bene (così dicono gli altri)

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Gaetano: – La pasta, preferibilmente lunga. Anche al burro o con un filo d’olio.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Gaetano: – Tradizionalista con moderate aperture verso il moderno.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Gaetano: – Goloso di pasta. Non mi piace il limone.

Basilico & C. – erbe aromatiche

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Gaetano: – Tutti. La buona cucina è fatta principalmente di odori. Basilico, origano, menta… tutti.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Gaetano: – Il pane. Ma se sto a dieta riesco a farne a meno, per cui non è proprio una dipendenza assoluta.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Gaetano: – Il saper cucinare mi ha mooooolto aiutato…

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Gaetano: – Terroni di Pino Aprile e Gioco segreto, il mio nuovo libro, per forza di cose.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Gaetano: – Non c’è un pezzo in particolare. Mi piace il blues, i grandi del passato come Charles, Armstrong, Pino daniele, i cantautori. A seconda dello stato d’animo cerco il pezzo giusto.

Angie: – Hobby?
Gaetano: – Cucinare.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Gaetano: – Avere i soldi necessari a vivere sei mesi l’anno su una barca ormeggiata davanti a un mio ristorante, su un porto.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Gaetano: -… però si simpatico….

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Gaetano: – Dipende dalla cuoca…

Fagioli alla maruzzara

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Gaetano: – Fagioli alla maruzzara, gnocchi fatti in casa… son tanti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Gaetano: – La cucina è arte, passione , fantasia, e queste cose non hanno confini federali.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Gaetano: – Anche se non adoro il pomodoro, Vermicelloni pomodorini e basilico, più tricolore di così….

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Gaetano: – Credo che ogni cucina abbia le sue specialità irresistibili e le sue pecche. La cucina spagnola mi piace molto.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Gaetano: – Esageratamente piccante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Pasta con le zucchine

Gaetano: – Pasta e zucchine a modo mio.Tagliare le zucchine a rondelle molto sottili e friggerle da un lato e dall’altro in olio extra vergine senza farle bruciare. Spegnere sotto la padella. Intanto calare la pasta (io preferisco le linguine poi a seconda dei gusti, ma dico è preferibile con pasta lunga) in abbondante acqua salata e a metà cottura tirar via un mezzo mestolo
d’acqua (a seconda della quantità delle zucchine), versarla nella padella,
aggiungere un cucchiaino di pesto e riaccendere a fuoco lento.
Quando la pasta è cotta (meglio leggermente cruda) versatela nella padella delle
zucchine assieme a una noce di burro e una bustina di zafferano (sempre a
seconda dei commensali. 1 bustina per due persone). Far saltare per qualche
secondo poi spegnere e aggiungere abbondante parmigiano misto a un po’ di
pecorino. Impiattare servendosi di un mestolo a mo di cucchiaio in modo da
formare un cesto in ogni piatto. Guarnite con due foglioline di basilico fresco.

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Intervista Gastronomica a Diana Lama

Diana Lama

Medico napoletano, ricercatore universitario, miss Diana Lama legge e colleziona gialli da quando era bambina.
Nel 1995 vince  il Premio Alberto Tedeschi indetto dal Giallo Mondadori con “ROSSI COME LEI”, scritto a quattro mani con  Vincenzo de Falco pubblicato poi come Giallo Mondadori 2445 nel dicembre del 1995 .

Sempre con de Falco nel  1999 pubblica  “NELL’OMBRA” con la casa editrice Lo Stagno Incantato.
Entrambi questi romanzi sono stati pubblicati nei paesi di lingua tedesca dalla casa editrice Scherz Fisher, il primo nel 2004 col titolo “TOTE NYMPHE”, il secondo nel 2006 come “TOD IM GLASHAUS”.
Ha scritto, in coppia con il regista RAI Angelo Villani una sceneggiatura per una fiction televisiva girata dallo stesso regista dal titolo “LA MORTE NON ESISTE”. Dalla stessa sceneggiatura è stato tratto anche un fotoromanzo pubblicato sul Mattino di Napoli.
E’ tra i soci fondatori de Il Pozzo e Il Pendolo e di Brividea.

Nel 2003 ha fondato l’associazione Napolinoir, il cui duplice scopo è contribuire alla diffusione del giallo e del noir a Napoli e allo stesso tempo di promuovere il giallo napoletano e i suoi autori al di fuori della città partenopea.
Dal 2009 organizza il Premio letterario ParoleinGiallo per gli studenti di ogni ordine e grado.

È nella giuria del Premio Lama e trama 2009. Ha creato ed è il manager della Vesuvius Heart Band un’orchestra di bambini dedicata alla beneficenza.

Ha partecipato con due racconti a “NERO DI NOTTE”, spettacolo teatrale nell’ambito del Festival del Racconto nel 2003.
Dal 2000 scrive da sola e suoi racconti compaiono in molte prestigiose antologie, tra cui: “Non toccateci il presepe” in “KILLERS & CO.”, Sonzogno 2003; “Lo strummolo con la tiriteppola” in “FEZ, STRUZZI & MANGANELLI”, Sonzogno 2005; “Preludio ad un massacro di inizio anno” in “IL RITORNO DEL DUCA”, Garzanti 2007; tutte a cura di Gian Granco Orsi. “Cappuccetto Rosso & Hannibal Lecter” in “PARTENOPE PANDEMONIUM”, Larcher 2007, a cura di Giuseppe Cozzolino.
Suoi racconti sono stati pubblicati anche su Il Mattino di Napoli, Il Secolo XIX, M la rivista del Mistero.
Il suo thriller “SOLO TRA RAGAZZE” è stato pubblicato dalla Piemme nel 2007 e nel corso del 2008 è stato pubblicato anche in Russia con la casa editrice Mir Knigi.

Diana in compagnia del collega Maurizio De Giovanni

A febbraio 2008 esce l’antologia Piemme “MYSTERY AND HYSTORY”, a cura di Gian Franco Orsi, che contiene il suo racconto “L’ultimo segreto”.
Sempre di quell’anno è invece il romanzo “LA SIRENA SOTTO LE ALGHE”, Piemme.
Per saperne di più vi invito a leggere quel che Diana scrive di sè in queste pagine mentre qui, il dotto wikipedia ci regala queste informazioni :-)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Diana: – Generalmente quando mangio e bevo secondo i miei gusti sono più di buon umore, ma quando sono a dieta le mie performances migliorano nettamente. Mi divido equamente tra questi due estremi.

Angie:  – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Diana: – Spesso e volentieri. Nei miei romanzi ambientati nel Cilento c’è molto della cucina cilentana che amo tantissimo, negli altri romanzi è racconti c’è quasi sempre qualche dettaglio eno-gastronomico, basato sulle mie preferenze, ci sono ricette e generalmente i miei personaggi mangiano e devono bene.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
Diana: – Io mangio solo per piacere, qualunque cosa scelgo di mangiare mi deve piacere, altrimenti preferisco astenermi. Morirei di fame piuttosto che mangiare qualcosa che non mi piace, ma per fortuna sono pochissime.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Diana: – Come medico, scrittore o cuoco?  Nel terzo caso cucino per diletto, solo quando ne ho voglia e qualche ricetta mi intriga, o se voglio prepararmi qualcosa che mi piace particolarmente. Sono brava per le sfoglie e le paste brisè imbottite, antipasti, tartine canapè etc di ogni genere (molto fantasiosa), alcune ricette di carne, i dolci, le marmellate, poco il pesce però sono competente su gamberi e aragosta. Non so cucinare quello che non mi piace e non mangerei, oppure quello che si mangia per dovere.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Diana: – Più di uno, a seconda di dove sto. In genere però ogni tanto uno diventa il mio ristorante del cuore, dove vado per festeggiare ricorrenze, rilassarmi, passare una serata piacevole o momenti particolari. Non è solo questione di cibo, ma mi piacciono le persone che ci lavorano, l’atmosfera, l’ambiente, i decori e mi ci sento a mio agio come a casa. Quando ne trovo uno così ci sto volentieri anche a cena da sola.

Angie:  – Sei mai stata a dieta?
Diana: – Non ne parliamo, è la tragedia della mia vita. Adoro mangiare quello che voglio, quindi preferisco diete rapide e violente, che reggo benissimo. Il mantenimento mai, non sono mai stata capace di fare nemmeno un giorno di mantenimento. Sono un pessimo esempio.

Angie:  – Meglio carne o pesce?

Scorzette d'arancia al cioccolato - Foto StockFood


Diana: – Ben cucinati li amo entrambi, ma ho una predilezione per la carne, e negli ultimi tempi per quella al sangue, tartare etc, anche se amo anche le tartare di pesce. Comunque sono una bevitrice di rossi strutturati, quindi scelgo preferibilmente la carne ma bevo ottimi rossi anche sul pesce senza farmi scrupoli.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Diana: – Difficile a dirsi, me ne piacciono tanti, ma sarei probabilmente una scorzetta di cioccolato fondente con dentro un cuore di arancia candita, due sapori spiccati in forte contrasto ma amalgamati in una tentazione pungente.

Angie:  – Vino?
Diana: – Rosso, strutturato, di pregio. Amarone, Taurasi, Sassicaia, quei vini che ti riempiono l’olfatto e la vista prima ancora del gusto. Lo reggo bene, posso arrivare quasi indenne a due terzi di una bottiglia, e la mattina dopo non ne risento, però solo una volta ogni tanto. Coi bianchi invece mi basta mezzo bicchiere per passare una nottataccia.

Angie:  – Il tuo punto debole
Diana: – Alimentarmente parlando, parecchi: maionese prima di tutto, e tutto ciò che è in crosta o in sfoglia rustica. E poi la nutella, la cannella, il te, il gorgonzola, la parmigiana di melanzane, la genovese, la zuppa di cipolle, l’aragosta, il pane, le olive infornate, la frittata di cipolle, il pane e burro, i toast alla francese, la lemon curd, è più breve se dico quello che non mi piace: la birra e la mozzarella non cucinata. E la panna su dolci e gelati.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Diana: – Preferisco averle entrambe ben fornite, ma veramente nel mio frigo non manca mai la maionese (e la so anche fare bene). Anche le uova le trovo indispensabili, e nella dispensa il caffè, ma in genere sono equipaggiata per resistere a un assedio di media durata.

Angie:  – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Diana: – Vario a seconda dell’entusiasmo e delle ricette da cui vengo affascinata, ma adoro fare la frittata e i cornettini di sfoglia imbottiti. La torta caprese, anche.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Diana: – La parmigiana di melanzane, senza alcun dubbio, ma fatta come dico io.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Diana: – Golosa, buongustaia, settoriale, esigente.

Angie:  – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Diana: – Cioccolato, maionese, la sfoglia, pane, un buon rosso, mirtilli e more, formaggi stagionati, frutta martorana, cioccolato foresta, besciamella fritta, carot cake, sandwich al cetriolo, meringa veneta, salmone, albicocche. Non posso nemmeno sentire l’odore della passata di pomodoro cruda, mi fa stare male.

Bacchette di Cannella - Foto StockFood

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Diana: – La cannella sopra ogni cosa, ma amo molto basilico, noce moscata e menta. L’odore del pane appena sformato mi fa impazzire.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Diana: – Pane ( ma purtroppo spesso sono costretta a farne a meno). Caffè e tè mi sono essenziali per la sopravvivenza, ma l’alimento più sano di cui faccio larghissimo uso e l’acqua di rubinetto. Ne bevo almeno due litri al giorno.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Diana: – Saper cucinare fa il suo effetto e aggiunge fascino ad un uomo, basta che lo faccia con nonchalance. Ma in verità basta anche una buona cena preparata da qualcun altro, ma un uomo per piacermi deve assolutamente capirne di vini, e mangiare con gusto.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Diana: – Questa è facilissima e fa colpo. Cuocere eliche al dente, condirle con un cucchiaio di olio o pesto e farle raffreddare. A parte condire pomodori a ciliegina tagliati a metà con olio, basilico, sale e pinoli. A parte saltare in padella del tonno fresco tagliato a cubetti con olio di oliva, sesamo, volendo anche del pan grattato. Unire tutto a freddo, con qualche oliva nera infornata piccante e qualche oliva bianca dolce.
Un’altra volta ti svelerò la mia ricetta per la sfoglia imbottita di mezze maniche con ragù e piselli, è un po’ più complicata. Me la sono costruita per sopperire a un piatto meraviglioso che era il mio preferito per il compleanno da molti più anni di quanti mi faccia piacere ricordare. Purtroppo il negozio di gastronomia che me la faceva ha cambiato gestione e cuoco, e così da quest’anno ho iniziato a prepararmela da me, ed è anche più buona, però una fatica!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Diana: – Una selezione tra le novelle di Guy de Maupassant. Quelle nere, crudeli e fantasiose. Non c’è però dentro Boule de suif, che raccomanderei come lettura a chiunque ami la buona cucina. la secna della condivisione delle vivande in carrozza mette letteralmente l’acquolina in bocca.

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Diana: – Ahimè, molti. Ma ce n’era uno in particolare di Mina, non ricordo il titolo, forse Cacao, forse Per che cosa lo faresti. Era divertente, eccitante, e metteva fame.

Angie:  – Hobby?
Diana: – Leggere sopra ogni cosa, e poi disegnare, nuotare, di recente mi è spuntato un pollice verde spropositato, sto annegando tra le piante. E mi piace fare marmellate.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più  grande?
Diana: – Essere tradotta in America con un thriller che diventa un film girato da Steven Spielberg di cui facciamo insieme la sceneggiatura io e lui e vinciamo un Oscar che vado a ritirare io, in un vestito taglia 42, e gli interpreti sono Luca Argentero e Sean Connery che poi mi porto a cena nel ristorante migliore che c’è in zona dove brindiamo alla mitica statuetta con svariate bottiglie di Brunello di Montalcino Biondi Santi del 1961.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Diana: – Un sacco di cose belle e brutte, non saprei. Però una volta qualcuno mi disse che si sarebbe potuto innamorare di me vedendomi mangiare. Ed era una donna, totalmente eterosessuale. Lo considerai un grande complimento.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno  chef?
Diana: – Per rubargli qualche segreto, sicuramente. Peccato che ingrasserei smodatamente. Ho avuto un affascinante corteggiatore chef, aveva una coltelleria stupenda.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Diana: – Il ricordo migliore fra tantissimi, mia mamma cucina proprio bene : I crocchè di patate, meravigliosi.

Diana: – Il ricordo peggiore: La carne di ippopotamo,

"Crocchè di patate"

sempre di mia mamma: orrida. In realtà era il bollito, ma ancora non lo posso guardare, e per me resta la carne di ippopotamo.
Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?

Diana: – La cucina regionale italiana è ricchissima ed estremamente varia, non saprei certo dire se mi piacciono più alcuni dei capolavori della cucina siciliana, o bolognese, o veneta o di altre regioni. Per fortuna è un campo nel quale credo nessun italiano, di Centro, Nord o Sud farebbe lo schizzinoso.

Angie:  -  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Diana: – Probabilmente la classica Pizza Margherita, che ha i tre colori rosso del pomodoro, bianco della mozzarella e verde del basilico, però forse potrei venire accusata di campanilismo.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Diana: – Non faccio distinzioni: adoro la cucina francese, ma mi piace anche quella greca, spagnola, cinese, giapponese, persiana, venezuelana, araba, svizzera, tailandese, amo qualunque cosa che sia americana e vado letteralmente pazza per ogni e qualsivoglia cibo inglese, perfino le uova in maionese e il pasticcio di carne, tutto! Qualunque cucina con cui io venga a contatto mi rende irrimediabilmente schiava devota. Sono una sperimentatrice alimentare.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Diana: – Onnivoro? (però con un certo criterio J).

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Intervista Gastronomica a “Kappa”

Franco Cappelletti in arte "Kappa"

Alto, biondo, cogli occhi azzurri. ah no, scusate, avevo letto fakebook. più marxista di groucho marx, più calvinista di italo calvino, più campanilista di achille campanile.

Questo è scritto nelle info del suo profilo su Facebook, e già la dice tutta, sul personaggio che mi accingo ad intervistare :-)
Conosco Franco da più di dieci anni quando insieme scrivevamo su it. hobby.umorismo.
Ma lui è diventato ormai uno scrittore satirico più famoso di me visto che
Franco Cappelletti in arte Kappa (Ivrea, 1966), è rubricista della popolare rivista satirica Il Vernacoliere
Così si presenta sul suo Blog
franco cappelletti
agronomo cassiere di cinema collaboro col Vernacoliere (le kappate), ho collaborato coi siti satirici Giuda, Mamma ed Eco del Padule. Ho collaborato con diversi vignettisti, tra cui Dimpo e Oqqu. Collaboro tuttora con la vignettista Alelaz.

Con Franco ci siamo ritrovati spesso ad i vari raduni di IHU a condividere i fornelli, purtroppo solo quelli.
Ecco un profilo gastronomico del nostro simpaticissimo ed ironico amico, il quale si è prestato ben volentieri al mio terzo grado gastronomico.

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Kappa : – Molto, anzi, io scelgo le mie attività in funzione di quanto e come sia necessario mangiare per poterle svolgere. Per questo non farei mai il cuoco: cucinare per gli altri anzichè per me? Ma scherziamo??? Ora faccio pausa che ho fame.
Angie:  – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla gastronomia?
Kappa: – Sì, molto spesso. Soprattutto quando scrivo utilizzando il concentrato di pomodoro o la pasta d’acciughe al posto dell’inchiostro (di seppia, no, non il prete):

Angie: – Ma cosa significa per te  mangiar bene
Kappa: – Mangiare biologico penso sia un bel mangiare. Ma quando mi abbuffo non sto lì tanto a pensare, ciò che non ammazza ingrassa, o al limite ferisce.
Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Kappa: – Agente di commercio, anche se non mi ricordo più cosa voglia dire. Agronomo, anche se cosa voglia dire non l’ho mai saputo. Scrittore satirico, ma questo è un segreto tra te e me.
Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Gelato al cioccolato...dolce un po' salato...


Kappa: – Sì, un self-service perchè non c’è attesa e i tavoli sono ampi che ci puoi aprire il giornale anche non tabloid.  A Sandiglliano (Bi).

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Kappa: – Io sono sempre a dieta! Ipercalorica, d’accordo, ma sempre dieta è!

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Kappa: – Bene entrambe, l’importante non le rane che non sono nè carne nè pesce.
Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Kappa: – Gelato al cioccolato (chi ha orecchie, ma soprattutto tette, intenda).

Angie:  – Vino?
Kappa: – Io amo il Timorasso (vino bianco dei colli tortonesi), quindi non quello. Nebbiolo, ha un nome che ricorda il mio stato quando ne bevo parecchio.

Angie: – Il tuo punto debole
Kappa: – Sono ipocondriaco, mi ammalo di tutto, compresa l’ipocondria.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Kappa: – Nel mio frigo non manca mai la muffa. Nella dispensa le farfalle della farina. Come pasta prendo sempre le farfalle, apposta per non aver problemi.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Kappa: – Il piatto tondo. No, scherzo (forse). Pollo arrosto con patate.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Kappa: – Lasagne alla ligure (forse). Anzi no porcini fritti e frittata di gallinacci!

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Kappa: – Lento, lento, lento. A tavola non invecchio, muoio direttamente senza passare dal via.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?

Funghi


Kappa: – Pur preferendo il salato al dolce, ho una venerazione per la panna, e il mio colesterolo lo sa bene. Detesto la cipolla (su youtube c’è un video in cui ne morsico una per promessa elettorale per la vittoria di Pisapia a Milano).


Angie
: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Kappa: – Funghiiiiiii!!!

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Kappa: – ……….no, scherzo ci vivo sempre. No, però delle patate in cucina non posso farne a meno.

Angie:  – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Kappa: – No, dimmelo tu, porca zozza!

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Kappa: – Risotto al timo serpillo (va benino anche coltivato). Semplicissimo, basta basta cuocere il riso col timo e viene molto saporito, usare vino bianco (ma copre un po’ il sapore), oppure un brodo leggero vegetale.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Kappa: – Moby Dick. Moderno, eh? No, è che lì c’è parecchia trippa per gatti.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici
Kappa: – Qualunque di Shakira…ah no, non sono gastrici…Alan’s psychedelic breakfast dei Pink Floyd.

Angie:  – Hobby?
Kappa: – Vale la masturbazione?

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Kappa: – Diventare un Ciclope. No, essere un cabarettista satirico che campa di quello.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Kappa: – Che panza che hai! Ma sempre meglio di quando mi dicevano “dovresti andare alla Corrida!”

Franco Cappelletti, versione bel tenebroso

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Kappa: – MLD?

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Kappa: – Quello con sopra gatto silvestro. No, i fiori di zucca in pastella.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Kappa: – Assolutamente sì: la mia cucina è al nord, la camera da letto a sud. Soggiorno ladrone!
Angie: –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Kappa: – Pasta al pesto: viene bene ovunque!
Angie:  – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Kappa – Quella greca, perchè somiglia a quella italiana. Comunque mi piace più o meno tutta esclusa la nordica.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Kappa: – Sono un bel polpettone, non in senso cinematografico. Crostoso, cicciuto, sapori molto articolati e non sempre percettibili.

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