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E' inutile versare rum…

Category: Miti & Leggende

A Tavola con Ildegarda di Bingen

Il farro nella cucina di Ildegarda

Santa Ildegarda – Hildegard von Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 1098Bingen am Rhein, 17 settembre 1179), fu una famosa mistica benedettina conosciuta in tutta Europa nel Medioevo.

Idelgarda von Bingen

Idelgarda von Bingen

Il 10 maggio 2012 papa Benedetto XVI ne estese il culto liturgico alla Chiesa Universale. Il 7 ottobre 2012 lo stesso papa Benedetto XVI la proclamò Dottore della Chiesa universale, unitamente al santo spagnolo Giovanni d’Ávila.
La sua memoria liturgica cade il 17 settembre, giorno della sua morte (dies natalis). Tale giorno, secondo la tradizione, sarebbe stato“predetto” dalla santa a seguito di una delle sue ultime visioni.
Fu seppellita nel Monastero di Rupertsberg, dove le fu elevato un ricco mausoleo. Durante la Guerra dei Trent’anni, nel 1632, il monastero fu distrutto e bruciato dagli Svedesi, cosi’, i monaci benedettini portarono via con loro le reliquie nella cappella del priorato di Eibingen, dove ancora oggi si trovano.

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La Cucina di Enrico Caruso

Mai passato di moda, è nel cuore di Sorrento e dei Sorrentini, Enrico Caruso (Napoli, 25 febbraio 1873 † Napoli, 2 agosto 1921), è ritornato alla ribalta televisiva grazie alla fiction “Caruso” interpretata magistralmente da Gianluca Terranova per la regia di Stefano Reali.

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La Pastiera napoletana, tra storia e leggenda

La pastiera accompagnò le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere
portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente.
La tradizione del grano o farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe invece derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto ” confarratio “.
Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all’epoca di Costantino il Grande, derivate dall’offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Tra le storie piu’ popolari legate a questo tradizionale dolce partenopeo, conosciuto sinanche fuori dai confini italici, vi e’ quella legata al mito della Sirena Partenope che con il suo canto allietava gli abitanti di quella città che sarebbe divenuta Neapolis e poi Napoli, e

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I dolci dell’Epifania

La befana distribuisce i doni

Tanti i proverbi popolari dedicati a questa ricorrenza quello più famoso è: L’Epifania tutte le feste porta via,

In questo giorno , ormai da secoli,  ha  la spiacevole peculiarità di concludere il ciclo delle feste dell’anno liturgico,  scopriamo insieme qualcuna delle vecchie  tradizioni, non solo gastronomiche legate alla festa più  desiderata dai bambini.
Celebrazione tradizionalmente legata al cibo, ma non tanto per la particolarità delle preparazioni collegate, quanto piuttosto per l’usanza di riempire di tante cose buone le calze appese al camino dai piccini.

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Santa Lucia nella tradizione gastronomica siciliana

Santa Lucia

Premetto che quest’articolo ha visto una sua pubblicazione nella Guida al Mangiar Bene di Supereva, ed un successivo approfondimento nella Guida di Cucina Etnica che ho curato fino allo scorso febbraio.

Lo ripropongo in queste pagne ampliato e rimaneggiato.
La storia racconta che Santa Lucia, è  venerata sia dalla Chiesa cattolica che e dalla Chiesa ortodossa, nacque a Siracusa,

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“Vasenicola” (Basilico)

Basilico

Il basilico insieme al sapore del pomodoro fresco ci ricorda l’estate, i mesi caldi, i paesi mediterranei e la buona cucina.

Il nome del basilico deriva, secondo alcuni, da basilicus (un drago che uccideva con lo sguardo e contro il quale la pianta rappresentava un valido antidoto), secondo altri dal  greco ‘Basilikòs’, che significa ‘regale‘.

Molte le leggende che ce lo raccontano sono tante, e tra queste, quella che descriveva la tomba di Cristo piena di piantine di basilico.

Considerata un potente talismano, i contadini messicani ne portavano sempre qualche foglia dietro per ‘attirare’ il denaro o la persona amata: la pianta, infatti, era sacra alla dea dell’amore.

Un tempo il basilico era ritenuto una pianta dalle virtù magiche.

Plinio il Vecchio lo considerava un afrodisiaco in grado di combattere anche gli attacchi epilettici. Nei rituali amorosi una fanciulla che si adornava con un rametto di questa pianta voleva significare compiacimento nei confronti del corteggiatore.

Ma c’e’ anche un’altra leggenda che ci fa scoprire perchè il dialetto napoletano il basilico viene chiamato “Vasenicola”, ringrazio Ciro Ruggiero per avermela segnalata e per avermi regalato le illustrazioni che corredano quest’articolo.

Vasenicola di Ciro Ruggiero

C’era una volta una bellissima ragazza che viveva con tre fratelli arricchitisi dopo la morte del padre. La giovane si innamorò di un ragazzo con dei bei riccioli neri lunghi sulle spalle, la pelle scura e sempre sorridente, si chiamava Nicola, che lavorava per i fratelli.
I tre, venuti a sapere dell’amore di lei nei confronti di Nicola, non erano assolutamente d’accordo, per la differenza di classe sociale, Nicola aveva origini troppo povere (esattamente come loro erano nati).
Così un giorno decisero di portarlo fuori città, dicendo a lui che era per lavoro e dovevano concludere un affare…
Fu così che lo uccisero e nascosero il corpo sotto terra.
Al ritorno Nicola non era più con loro e questi misero in giro la voce di averlo mandato in qualche luogo per rendere loro un servizio, tutto venne creduto, in quanto non era la prima volta che veniva mandato lontano per lavoro.
Però si trascorsero troppi giorni… e Nicola non tornava, la ragazza cominciò a insospettirsi prima fino a disperarsi poi; così in sogno, una notte, le apparve Nicola che le rivelò di essere stato ucciso dai suoi stessi fratelli e le indicò il luogo in cui era stato sepolto.

La ragazza si recò con la serva nel luogo indicatole e giuntavi, scavò e trovò il corpo dell’amato, con i riccioli scomposti sì, ma ancora sorridente. Sapendo di non potergli dare una degna sepoltura prese un coltello, gli tagliò la testa e se la portò a casa, affinché avesse qualcosa che le ricordasse il giovane e il lor

Vasenicola di Ciro Ruggiero

o breve amore.
Una volta arrivata, mise la testa del ragazzo in un vaso.

Ogni giorno la giovane pianse sul vaso, annaffiandola delle sue lacrime e disperandosi.
Così in primavera, lentamente, la terra in superfice cominciò a muoversi, fino a vedersi le prime foglioline ed in estate diventò una piantina alta e robusta, di un profumo che ancora ci inebria in ricordo di Nicola e del loro sacro amore.
La ragazza chiamò la piantina: ”vasenicola” vaso di Nicola. Esattamente la traduzione in napoletano di Basilico.
Ecco questo, il profumo del basilico è esattamente il profumo dell’amore di gioventù.

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