Un Omaggio al mio amico Andrea Fienga

Voglio riportare qui, nelle mie pagine due vecchi articoli scritti a suo tempo e custoditi nelle pagine della guida al mangiare bene di Supereva, sono un omaggio al mio amico Andrea, con cui oramai è nato un tormentone, che va avanti da almeno 5 anni, lui per me è un “Infame”, ma non perchè io realmente pensi que

Il "Fienga" con il suo famoso casatiello

sto di lui, assolutamente, ho la massima stima e rispetto di lui, ma voglio spiegarvi il perchè di questo nostro tormentone, e per farlo devo tornare un po indietro nel tempo.

Con Andrea c’e’ la condivisione e la passione per la cucina e la buona tavola, anche lui è decisamente un raffinato chef, anche se io, non ho mai avuto il piacere di degustare le sue preparazioni, le ho solo viste sempre in foto, questo già vi svela in parte la storia :-)

Io, amo la cucina, quella vissuta, quella raccontata, quella che si trasmette di madre in figlia, e porta avanti un prezioso patrimonio di ricordi, cultura e memorie di famiglia.

La famiglia del mio amico, è una delle più antiche di Meta, ed Andrea è depositario di un sapere gastronomico che non ha pari in questo senso, possiede ricette antiche, tradizionali della sua famiglia che alla fine sono poi tipiche dei pochi piatti tradizionali del nostro paese.

Quindi preciso, che il mio finto risentimento nei suoi confronti che mi ha spinto a ribattezarlo “N’famone” nasce dal fatto, non che magni alla faccia mia e mi invii, al solito tramite mms le cose buone che prepara, no, non è questo, ma al fatto che mi piacerebbe, e ne sare oltremodo fiera, inserire nella mia rubrica qualche antica ricetta della sua famiglia

Ed ecco a voi:

Il Casatiello che non Mangiai….

Tutti i miei amici sanno della mia passione per la cucina, e che amo raccogliere ricette, specie quelle raccontate a viva voce e che hanno un loro vissuto. Andrea Fienga e’ uno dei miei amici ma anche quello più fetente :-) Sentite perche’….

Il casatiello che non mangiai…

Il “Fienga” al lavoro mentre impasta il famoso casatiello


Andrea Fienga è uno dei miei piu’ cari amici, responsabile della sezione wwf della penisola sorrentina, gira a piede libero e tra un po’ si beccherà tutte le mazzate degli abusivisti edilizi che rovinano la paesaggistica e non solo della nostra amata Penisola:-)

La famiglia Fienga, vive in uno dei palazzi più belli del paese, ed oltre ad essere un ricco possidente visto che l’antico palazzo appartiene alla sua famiglia, il rampollo dei fienga e’ depositario di una antica ricetta di famiglia tramandata da più generazioni.

Ecco il Fienga che impasta….

Di questo casatiello, si vocifera, che sia buonissimo, ma nessuno l’ha mai provato perche’ il fetentone anche quando lo prepara, non solo non ne rivela la sua

Il “Fienga” con la sua dolce creatura

segretissima ricetta, ma non fa assistere nessuno alla sua preparazione, neanche ad Antonio del Bar Caracciolo che un anno di questi gli ha messo a disposizione il laboratorio della

sua Pasticceria, per la realizzazione del Regio casatiello Fienga.

Ecco il Fienga che si appresta ad infornare il suo casatiello

Mr Fienga anche per questa Pasqua ha detto che avrebbe realizzato il mitico casatiello

Fienga, ho insistito per poterlo vedere all’opera, ma il suddetto “essere” antipatico, mi ha inviato le immagini del casatiello e della sua preparazione via msn.

Ora non so cosa augurargli: se una diarrea o un mal di stomaco :-D

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Prove Tecniche di Casatiello con “criscito” o lievito madre

 

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Prove tecniche di Casatiello con “criscito” o lievito madre: ricetta di Tonino Di Maio

Coltivando il mio “criscito” o lievito madre, o pasta madre, o biga, chiamatelo come vi pare, ho pensato bene di cimentarmi nella preparazione dei casatielli dolci di pasqua, ero in prove tecniche, sperimentando la ricetta del mio mentore, Antonino di Maio, qui sotto è riportata la sua ricetta, di fianco le modifiche da me apportate, visto che ho dimezzato la dose.

il mio primo panetto messo a lievitare

Casatiello dolce di Antonino Di Maio

Variazioni sul tema di Angie Cafiero

 Ingredienti:

  Ingredienti:

- kg 1Farina

- gr 500 di farina (io ho usato la manitoba)

- 700 gr Lievito madre

- gr 350 di lievito madre

- 6 uova

3 uova

- 250 burro

- 1 bicchierino di olio di semi

- 360 latte

- gr 180 di latte

- 400 zucchero

- gr 200 di zucchero

- 3 bust. vaniglia

- 2 bustine di vaniglina

2 fiale fior d’arancio

- acqua di mille fiori

- 1 arancia

- la buccia grattugiata di un’arancia e di  un limone

- 1 bicchierino limoncello

- 1 bicchierino di limoncello ed un po di anice

- 10 gr sale

- 10 gr di sale

 

- gocce di cioccolato, semi di anice

 

- 1 cucchiaino di malto d’orzo biologico

 

Esecuzione:

Casatielli in lievitazione

Ho Impastato il lievito madre con 1 cucchiaio di zucchero, 100 gr di latte e farina quanto ne ha richiesta e ne ho ricavato un panetto morbido.
L’ho tenuto a lievitare per 1 ½ ora in luogo tiepido (nel forno)
Ho ripreso questo panetto ed ho aggiunto un limone grattugiato, un’arancia grattugiata, lo zucchero, 1 bicchierino di limoncello, dell’anice, il latte tiepido in cui ho sciolto il malto, le uova battute, la farina e 5 gr di lievito di birra sbriciolato, ho impastato manualmente (olio di gomito) tutti gli ingredienti, verso l’ultimo ho messo il sale e alla fine un po di semi di anice e le gocce di cioccolato, ne ho ricavato una bella palla e l’ho messa a riposare una intera notte nel forno, spento.

Casatiello Aperto

Il giorno dopo ho rilavorato la pasta e l’ho sistemata in due teglie per casatiello e l’ho fatte lievitare ancora fino a quando non hanno raggiunto in altezza la teglia, a quel punto li ho messi a cuocere, per una mezzoretta utilizzando solo la cottura da sotto, in un secondo momento, ho selezionato la funzione “sotto e sopra” ho fatto cuocere ancora per venti minuti, quando il casatiello ha raggiunto la giusta colorazione marroncina ho spento il forno, ed l’ho servito dopo che si era raffreddato, ottenendo un ottimo casatiello con un giusto equilibrio di aromi, sapori e zuccheri.

Casatiello

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Tortano o casatiello????

Tortano o casatiello??? Il dilemma napoletano

Il casatiello è la tipica torta rustica napoletana. Rappresenta la Pasqua di cui ne conserva i simboli: il salame, il pecorino, e sopratutto le uova fissate con delle croci di pasta. E’ ottimo sia caldo che freddo. Ideale per le gite nel giorno di Pasquetta.

Il Casatiello e’ tipico della tradizione culinaria napoletana del giorno di Pasqua, ma non eccediamo perche sicuramente non e’ tra le vivande piu’ dietetiche, anzi a Napoli, quando si parla di una persona pedante, logorroica e noiosa, spesso sentiamo esternare l’esclamazione “I’ che casatiello!”

Appartiene alla famiglia delle torte pasquali salate. Così come il tortano. (la torta pasquale dolce più famosa è certamente la pastiera)

Il termine casatiello deriva da“caso”, che in dialetto napoletano vuol dire formaggio, infatti uno degli ingredienti al suo interno è formaggio pecorino, mentre invece il termine tortano potrebbe derivare da torta-no, nel senso che non è una torta, ma è molto di più. Ma questa etimologia non è tra le piu’ accreditate.
Tortano e casatiello hanno lo stesso impasto: farina, lievito, acqua, sale, pepe,nzogna (in italiano strutto), uova sode, salame, formaggio e ciccioli di maiale.

Le varianti sono numerose, come in tutti i piatti tradizionali e fanno capo alla zona di residenza, e alle ricette di famiglia, spesso custodite gelosamente.
C’è chi, invece del (o insieme al) salame nell’impasto abbonda con della generosa e profumata mortadell, o prosciutto cotto.
Quanto ai formaggi, fondamentale è il pecorino romano, in dosi generose. Ad esso si aggiunge spesso una piccola percentuale di parmigiano, e c’è chi si spinge fino al provolone semipiccante, e/o all’emmental.

Questo piatto tradizionale e ricco di ingredienti che rispettano una simbologia pagana, molto precedente alla venuta di Cristo, analizziamoli insieme:
- Il pecorino: si produce con il latte di pecora. Di cui si nutre l’agnello, nei riti pagani collegati alla rinascita primaverile della natura dopo la “morte” invernale venivano sacrificati degli agnelli. L’Agnello è il simbolo dell’innocenza: della creatura pura e candida ed è per questo motivo che gli Ebrei lo offrivano in sacrificio a Pasqua. E Cristo, nella visione cristiana e’ l’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo!

Quindi è il pecorino il formaggio che si deve mettere nel casatiello e nel tortano e se non ce lo mettete, cambia tutto il senso del casatiello .
- I ciccioli, o cicoli, come vengono chiamati dai napoletani. I ciccioli sono i residui della lavorazione (fusione) del grasso del maiale: lo strutto, la cosiddetta “’a nzogna” dei partenopei.

Ciccioli

I ciccioli si presentano come pezzetti irregolari di carne, di color nocciola, molto ricchi di grasso, e quindi saporitissimi ed e’ inutile dirlo anche essi ci riportano a un rito antichissimo, antecedente all’era cristiana: l’uccisione sacrificale del maiale, simbolo di fecondità e di benessere.
E il benessere effettivamente lo portava nelle case, il maiale, con tutto il ben di Dio che metteva sulle tavole dei contadini, perche’ del maiale si sa, non si butta via niente!
La gratitudine non è uno dei sentimenti umani più frequentati, e il maiale lo sa: lui sfama l’uomo, e l’uomo lo infama. Facevano così anche i cristiani, per i quali il porco era il simbolo dell’ingordigia e dell’ignoranza: ma curiosamente, in epoche precedenti, il maiale era collegato alla rinascita. Nell’antico Egitto la scrofa che divora i suoi piccoli rappresentava infatti Nut, la Dea del cielo, i cui figli (le stelle) muoiono al mattino per rinascere la sera.

Gesù risorto

- La farina Il tortano e il casatiello si fanno con la farina. Come il pane: il Cibo per eccellenza, che resta tale quando, oltre che entrare nella bocca, ne esce diventando linguaggio: “nell’espressione “guadagnarsi il pane”, quest’ultimo simboleggia qualsiasi forma di sostentamento e di alimento. Prima di diventare il Simbolo del Re dei Re, cioè di Cristo nell’ostia consacrata, il Pane era – ed è – il Re dei Cibi.
Le Uova: nell’iconografia cristiana, l’uovo è il simbolo della Resurrezione, il suo guscio rappresenta la tomba dalla quale esce un essere vivente. Secondo il paganesimo, invece, l’uovo è simbolo di fertilità:dell’eterno ritorno della vita.
Dipingere e decorare le uova durante il periodo pasquale risale a quest’ultimo periodo: donarne uno colorato era sinonimo di auguri e buoni auspici.
I cristiani paragonavano Gesù, che risorge dal sepolcro, al pulcino, che esce dal suo guscio.

Easter eggs and chicken

Ed e’ per questo che nel periodo di Pasqua c’e’ la tradizione delle uova di Pasqua: uova decorate, le uova di cioccolato, e le uova messe dentro i dolci e le torte: a Napoli, nella pastiera e nella colomba, ma pure -e qui il cerchio si chiude- nel casatiello e nel tortano.

Oltre ad essere preparazioni molto sostanziose tortano e casatiello hanno in comune la forma. A ciambella, vuota al centro.

Primo piano dell’uovo…nel casatiello

Questa forma ha un significato ben preciso (perché ormai è chiaro: in questi cibi dei giorni di festa niente è lasciato al caso, e figuriamoci al casatiello): la ciambella ha la forma della corona di spine di Gesù Cristo. E’ così che, mangiandola, ci si ricorda, senza averne consapevolezza, ma a livello profondo, del calvario del Salvatore: e si lenisce la (sua e nostra) sofferenza “distruggendo”, col mangiarla, una delle sue cause: la terribile corona di spine, appunto.
Ma benché uguali per contenuto (l’impasto è sostanzialmente il medesimo), e per forma (a ciambella), tortano e casatiello non sono sinonimi.
Il casatiello ha qualcosa in più rispetto al tortano. Oltre ad avere le uova sode dentro l’impasto, ce le ha pure fuori: quattro o più, complete di guscio, incastonate nella ciambella. Ma non completamente affondate in essa, in modo che la loro parte superiore rimanga visibile. E tra i tanti modi di dire vi è quello appunto che nello specifico afferma: “me pare l’uovo ind o’ casatiello”, che sta a definire una persona che sicuramente non disdegna le luci del palcoscenico e vuol stare sempre al centro dell’attenzione.

Il tortano (in cui le uova sode, tagliate a spicchi, si trovano solo nell’impasto) è in realtà più antico del casatiello. Che ne rappresenta un’evoluzione.

Ma le storie e le leggende nei racconti dei nostri anziani si tramandano e cosi’ chissa’ cosa dev’essere accaduto, ad un anonimo fornaio che preparava i suoi tortani, per renderli più gustosi, abbia provato a incastrarvi dentro delle uova crude, e intere.
Una volta tolto dal forno questa specie di mostro (forse una sola volta non bastò, e ci vollero più tentativi), si accorse che le uova, al di sotto del guscio, erano diventate sode, ed avevano preso un particolarissimo sapore, a causa dell’impasto in cui si trovavano immerse.
Al di sopra di ciascun uovo inserito nella ciambella venivano poi sistemate due striscioline di pasta perpendicolari tra loro, ma non a scopo puramente ornamentale, infatti le due strisce ortogonali di pasta non sono altro che la rappresentazione simbolica della Croce.

uova nel casatiello…

Ed anche in Costiera sorrentina, nel periodo pasquale tradizione vuole, di porre come decorazione sul tortano delle uova crude, con tutto il guscio, e, questo tortano, così confezionato ed elaborato prende il nome di casatiello.

Ingredienti
- farina 500 gr
- acqua tiepida dl 3
- lievito di birra gr. 25
- strutto gr. 150
- pecorino romano
- parmigiano grattugiato gr. 50
- provolone gr. 100
- salame gr.
- 100 – ciccioli fatti in casa o pancetta gr. 50
- 6 uova
- pepe in abbondanza
- sale.
Esecuzione
Versate in una ciotola il lievito con poca acqua tiepida e un pizzico di sale ed unite tanta farina quanto ne occorrerà per ottenere un panello ben lavorato e morbido che porrete a lievitare, coperto con un tovagliolo in un luogo tiepido, fino a quando non sarà aumentato di volume, per circa 30 minuti.

Tortano Pasquale

Prendete ora il panello, ponetelo sulla spianatoia, unite tutta la farina, lo strutto, lasciandone un pò da parte per ungere lo stampo, e lavorate bene l’impasto, aggiungendo l’acqua tiepida necessaria per avere una pasta molto soda, lavorando con energia.

Ora stendetela sul piano di lavoro in forma rettangolare, spargetela con il provolone ed il salame tagliati a dadini, due uova sode tagliate a spicchi, i ciccioli, per questa ricetta andrebbero, quelli fatti in casa, ottenuti dalla spremitura dei residui di lardo fatti sciogliere sulla fiamma per ottenere lo strutto, parmigiano grattugiato, pecorino romano e pepe in abbondanza.
Arrotolate l’impasto in forma di cilindro e chiudetelo poi a ciambella.
Ungete molto bene di strutto uno stampo a pareti lisce con un foro centrale, ponetevi il tortano e fatelo lievitare di nuovo in luogo tiepido.
Quando la ciambella sarà ben lievitata, formate con i polpastrelli delle dita, delle fossette in modo da far posto a 4 uova che fermerete poi con delle liste della stessa pasta.
Nel forno le uova cuoceranno insieme al tortano.
Il forno dovrà essere ben caldo (200 gradi) e la cottura dovrà durare  una quarantina di minuti.
Può essere servito sia caldo che freddo.

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Lo “Schettino” dolce

io, con Pasquale e l'altro chef del grand Hotel Europa Palace, Aniello

io, con Pasquale e l'altro chef del grand Hotel Europa Palace, Aniello

Nell’ambito della Kermesse Idee Sposi 2012, evento organizzato magistralmente da Carolina Ciampa, quest’anno al Grand Hotel Europa Palace di Sorrento, mi piace raccontare delle cose buone che ho avuto modo di degustare preparate dal mio amico Pasquale Schettino, lo schettino dolce, che non è parente dell’ormai famoso Comandante Francesco Schettino della Concordia, e che per vocazione, passione e scelte di vita ha deciso di dedicarsi alla pasticceria.
Con Pasquale ci conosciamo da molto tempo, si e’ diplomato all’Istituto Alberghiero Raffaele Viviani di Castellammare di Stabia, e vi e’ ritornato in veste di “esperto” guidando i suoi alunni nella realizzazione del Carciocco dedicato al Carciofo violetto di Schito e, da me documentato prima nella guida al Mangiare Bene di Supereva e successivamente in queste pagine 
Da allora ne è passato del tempo, e il nostro amico ne ha fatta di strada.

Per Idee Sposi 2012 ha realizzato una torta con una dolcissima decorazione di camelie, rendendo cosi’  omaggio alla signora Anna Acampora, Imprenditrice, madre nonna che da anni qui in costiera ricopre un ruolo importante anche nella realizzazione di eventi culturali organizzati dalla FIDAPA e dal Garden associazioni di cui fa parte e al cui interno ha ricoperto cariche importanti e che è stata premiata all’interno della manifestazione con un opera del maestro Federico Iaccarino

La splendida torta realizzata da Pasquale Schettino

La torta racchiudeva nel suo interno una gustosa crema chantilly con fragoline di bosco, vi assicuro, veramente deliziosa.

Mi fa piacere rendere omaggio a lui ed al suo lavoro che svolge con grande passione, dedicandogli queste poche righe, supportate da un reportage fotografico di tutto rispetto, anche se, cari amici,  le foto, probabilmente, non sono obiettive e,  non riescono a mettere in moto i vostri succhi gastrici e stimolare la vostra fantasia per riuscire ad immaginare anche solo lontanamente,  i profumi ed i  sapori delle sue dolci preparazioni.

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Un saluto a Lucio Dalla

Lucio Dalla e Caruso

La notizia di stamane che ha lasciato senza fiato tutti gli italiani ed i fans del grande Lucio Dalla, la sua scomparsa a 69 per un infarto, il 4 marzo ne avrebbe compiuti settanta.

Lucio Dalla qui in costiera sorrentina era di casa, la sua Caruso ha girato il mondo, ma un grande artista come lui, non puo’ morire rimangono le note e le parole delle sue canzoni ad accarezzarci l’anima.
Recente la notizia pubblicata sul Messaggero  in cui si dice Il sindaco Giuseppe Cuomo e la Giunta gli dedicheranno una strada o una piazza, probabilmente il porto di Marina Piccola. Un modo per dire grazie all’artista che proprio in un club sorrentino, Il Fauno, cominciò a esibirsi nel 1966, ben prima di assurgere alla celebrità. Ad ingaggiare Dalla al Fauno Notte Club fu Peppino Iannuzzi, l’allora proprietario della struttura.  (cfr Il Messaggero)

Inoltre il primo cittadino ha reso noto che il Comune di Sorrento parteciperà in forma ufficiale al rito funebre e sarà tenuta una commemorazione nel corso della prossima seduta del consiglio comunale.

Ho cercato un aggancio tra Lucio e la gastronomia, anche nelle sue canzoni, ma non sono riuscita a trovare nulla, per cui cercando sul web, sono sbarcata su Vanity Fair, dove è stata raccolta una gran bella intervista, realizzata da Sara Tieni, una bravissima giornalista a Paolo Pagano amico e proprietario della Trattoria da Vito,dove Lucio era di casa.

Mi piace riportare le sue parole nelle mie pagine, è un piccolo omaggio ad un grande artista dotato di un grande spessore umano, che rimarrà nei nostri cuori.

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Intervista Gastronomica ad Amedeo Colella

Porta Capuana

Amedeo Colella è un Ricercatore senior (che vuol dire anziano) del CRIAI, un centro di ricerca informatico della Federico II.
Titty è la sua dolce metà con cui è sposato da ben 22 anni frutto del loro amore son le bellissime figlie, Chiara e Claudia.
Amedeo è un napoletano DOC essendo originario della popolarissima Porta Capuana, quella famosa Porta Capuana edificata nel 1484 dal re Ferrante d’Aragona, in una zona molto vitale di Napoli, e che ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale ad esempio, è qui che nacque ad inizio Novecento il cosiddetto Quartiere Latino di Napoli, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell’epoca.
Esperto formatore, dopo la formazione in aula e la formazione a distanza, con i suoi bathroom books vuole sperimentare la formazione da gabinetto.

Manuale di Napoletanità – Amedeo Colella

Nel 2010 pubblica il Manuale di Napoletanità a cui fa seguito Mille quesiti di Napoletanità, entrambi con la casa editrice Ateneapoli.
Per tutti coloro che amano il genere, per i miei fans, per quelli di Amedeo, vi ricordo che, Domenica 4 Marzo il divertente incontro ( a cui non dovete assolutamente mancare) con  Amedeo che sarà da me intervistato alla Libreria Tasso di Sorrento.
Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Amedeo: – Lavoro seduto per 8 ore al giorno; sono un ricercatore informatico al CRIAI di Portici. Il mio hobby è la scrittura … ancora una volta seduto. Diciamo che avrei dovuto tarare la mia alimentazione al mio stile di vita, invece di diventare un grassone di 140 chili.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Amedeo: – Nel mio lavoro di scrittore parlo spessissimo di cose di gastronomia, soprattutto quella locale, quella tradizionale. Sto scrivendo un libro sulle eccellenze gastronomiche della città di Napoli e, dovendo assaggiare tutte le specialità di cui parlo, il compito è assai “arduo”.
Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Amedeo: – Mangiar bene è la sintesi di un insieme di fattori di benessere: il luogo, la vista, il clima, gli amici e, naturalmente, il cibo. Ho mangiato bene in un porticciolo cinese a Xintao, mangiando pessime meduse in brodo, grazie ad amici straordinari. Ho mangiato benissimo da solo in una trattoria di Amalfi davanti ad uno spaghetto ai frutti di mare che cantava!

Amedeo Colella

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Amedeo: – Ho scritto un paio di libri sulle identità territoriali della nostra regione. Il successo è stato discreto … e ho deciso di farne altri.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Amedeo: – Senza alcun dubbio: la Trattoria Pizzeria Vigliena, una trattoria di portuali sulla via Marina a Napoli, dove mangio un colossale spaghetto al polpo. Unico!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Amedeo: – Nel mio frigo non c’è mai nulla perché
1 – non avanza mai nulla dai pranzi di casa mia
2 – non possiamo tenere nulla perché di notte andrei a ripulire la dispensa in preda ad una fame notturna.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Amedeo: – Purtroppo non cucino mai. Mia moglie è una cuoca eccezionale; mia figlia pare mostri la stessa attitudine ed amore per i fornelli. Il loro regalo di Natale? Una sac à poche per fare torte.

Genovese

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Amedeo: – Paccheri alla genovese col pezzo di carne cotto 5 ore.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Amedeo: – Un professionista gastronomico. Ma la quantità è importante almeno quanto la qualità.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Amedeo: – Amo la colazione internazionale, rustica e dolce, come quella dei grandi alberghi. Mangio sempre uova e bacon, ed uovo sodo, e completo con molte cose dolci. Normalmente latte e caffè con 2 fette biscottate con marmellata artigianale.

Finocchi e cetrioli

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Amedeo: – La mia fame è fondamentalmente rustica. Amo i dolci ma potrei farne a meno.
Odio finocchio e cetriolo. Se c’è il cetriolo in una insalata, rinuncio a mangiarla.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Amedeo: – L’odore del ragù domenicale che pepetea nella pentola, che si diffonde nei cortili del centro antico.

Angie: – Limone o aceto?
Amedeo: – Nessuno dei due

Angie: – Non puoi vivere senza…
Amedeo: – La mozzarella di Vannulo

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Amedeo: -Ho una vita da marito con due figlie adulte. Non mi capita da 30 anni di dover sedurre una donna. Se mai mi dovesse riaccadere punterei tutto su una cena in un favoloso ristorante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Amedeo: – Il ragù di Costabile Scalera, un mio grande amico.

o’ Rraù ind o’ pignato

Cucina economica, alimentata con due tipi di legna (anche il fumo del legno contribuisce alla riuscita del piatto, per cui uno dei due deve essere un legno aromatico); pentola di terracotta; 3 tipi di carne; pomodoro delle conserve estive fatte con pomodoro del proprio orto; olio dei propri alberi di olivo e odori dell’orto. Ogni ingrediente deve essere il meglio esistente. Nel fornetto un palatone di pane fatto in casa e un ruoto di coniglio alla cacciatora per secondo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Amedeo: – Fuoco Su Napoli di Ruggero Cappuccio

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Amedeo: – La rumba de’ scugnizzi. Mi ricorda il mangiare dei mercati.

Angie: –  - Hobby?
Amedeo: – La scrittura

Angie: –  - Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Atlante, uno dei Titani

Amedeo: – Un titano, un gigante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Amedeo: – Essere amato da tutti ed amare tutti.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Amedeo: – Come sei chiatto!

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Amedeo: – Sì, ma in fondo già lo sono. Mia moglie è una cuoca straordinaria

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Amedeo: – Spaghetti al polipo di mamma, molto brodoso

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Amedeo: – Si, la cucina del sud è basica, ottima e non scimmiotta le cucine europee.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Amedeo: – La margherita di Acunzo: Friarielli, mozzarella, pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Amedeo: – Tutte, ma la cinese in particolare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Amedeo: – Scrittura di un nuovo libro: le eccellenze gastronomiche di Napoli

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Amedeo: – Non riesco a rinunciare a nulla.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Amedeo: – Berlusconi ad un’insalata coi cetrioli. Non la tocco neppure!
Di Pietro – alla braciola di cotica. La mangio ma con moderazione!

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Amedeo: – Diverse coliche intestinali dopo colossali mangiate.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Amedeo: – Rallentiamo i ritmi; puntiamo sulla qualità!

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Amedeo: – Che si mangia oggi? Facimmece ‘na bella pizza fritta!

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Lamp e Tuon (Pasta e ceci) – Piatto del primo giorno di quaresima

Bambolina della Quaresima a Torca (Massa Lubrense) foto di Fiore Barbato

La Quaresima precede la celebrazione della Pasqua e, secondo il rito romano, dura quarantaquattro giorni (partendo dal mercoledì delle Ceneri) mentre, secondo il rito ambrosiano, ne dura solo quaranta, a partire dalla domenica successiva al Martedì Grasso.
Ricorda i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico. È anche il periodo in cui i catecumeni vivono l’ultima preparazione al loro battesimo.
Mia madre racconta sempre che in questo periodo venivano banditi tutti i formaggi, lei ricorda che venivano messi in una cesta (spasella) che veniva tirata con due funi in alto, sotto al soffitto, di modo che non potessero esser raggiunti per poi essere “ricalata” e ripresa allo “scioglimento del gloria” e cioè alla mezzanotte del sabato santo.
In quel periodo, veniva realizzata una “pupatella” (bambolina) con una patata sotto la gonna, non ridete, ma è cosi’, la patata intesa come tubero nella quale venivano inserite delle piume, tante quante le settimane di quaresima ed al trascorrere di queste, una alla volta venivano eliminate. Ringrazio il mio amico Fiore S.Barbato per avermi dato la possibilità di utilizzare una sua foto, tra l’altro scattata proprio in zona, a Torca frazione di Massa Lubrense.
Questo è quanto ricorda la mia mamma, ma per quanto riguarda la gastronomia napoletana, nel capoluogo partenopeo il primo giorno di quaresima è di scena la famigerata Pasta e Ceci (Lampp ‘e tuone)

Ceci

La pasta e ceci meglio nota a Napoli come Lampp e ttuone e’ la protagonista indiscussa del primo giorno di Quaresima.
Il nome con cui è conosciuta a Napoli la pasta e ceci è una chiara allusione alle tempeste viscerali provocate da questo legume.

In alcune zone del Salento si prepara una minestra detta Ciceri e trii, in cui la pasta è costituita da una sorta di tagliolini casalinghi a base di sola farina che vengono fritti nell’olio prima di essere gettati a bollire nella pentola di cottura dei legumi fortemente aromatizzati con aglio, cipolla, pomodori, origano e peperoncino.

Questa ricetta è un vero e proprio reperto archeologico della gastronomia sia per il nome, trii, che era il nome che arabi e siciliani davano nel Medioevo ai maccheroni, sia perche le tagliatelle preventivamente fritte ricordano le lagane degli antichi Romani che venivano arrostite su pietre roventi prima di tagliarle a strisce e farle bollire nelle minestre.

In alternativa alle lagane, si puo’ utilizzare quella che a Napoli viene chiamata “‘a pasta ammescata”, qualità che contine vari formati di pasta, in un passato non molto lontano venivano utilizzate le rimanenze dei vari formati in preparazioni come questa, come la pasta e fagioli o la pasta e patate.

Ingredienti:
- gr 300 di ceci
-1 cucchiaino da tè di bicarbonato
-1 dl di olio
- 2 spicchi di aglio
- sale pepe q.b.
- prezzemolo abbondante
- gr 400 g di laganelle(fettuccelle larghe)

Ciceri e Tria

Esecuzione:
La sera precedente mettete a bagno i ceci con il bicarbonato per renderli più teneri.
La mattina dopo sciacquateli e cuoceteli in acqua abbondante e non salata.
Quando saranno cotti e quasi disfatti (occorreranno circa 5 ore a fuoco lento, senza mai far perdere il bollore), aggiungete l’aglio, l’olio precedentemente riscaldato, il sale e il pepe. Se volete, potrete, passarne una piccola quantità.
Aggiungete, se necessario, un po’ d’acqua a bollore che terrete su un altro fornello e calate nei ceci le laganelle spezzettate,.
Qualche minuto prima di togliere la pentola dal fuoco, aggiungete il prezzemolo.

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Pizza di Carnevale Sorrentina

Giandomenico Tiepolo Pulcinella acrobati

I piatti piu’ noti del periodo di carnevale sono senza alcun ombra di dubbio, le chiacchiere, o frappe, o cenci, i nomi cambiano in ogni regione della nostra piccola Italia, l’altro piatto e’ qui in campania tradizionalmente la lasagna, ma in penisola sorrentina, il giorno di carnevale non riusciamo a fare a meno della “Pizza di carnevale”, generalmente accompgnata dai friarielli saltati in padella.
Il giorno di Carnevale, tutti i maschietti ricevono gli auguri, infatti si dice: “si’ propeto nu carnuvale”, ed il giorno dopo, il primo giorno di Quaresima, a ricevere gli auguri siamo noi femminucce, e i maschietti solitamente ricambiano dicendo: “si’ propeto na Quaresima”

Pizza di Carnevale

Ingredienti:

Pizza di Carnevale previa cottura

- gr. 200 di farina
- 3 uova
- gr. 200 di burro
- 3 cucchiai di parmigiano
- gr. 300 di mozzarella o provola
- gr. 300 di ricotta
- gr. 300 salsiccia

Esecuzione:

Questo piatto si mangia nel periodo di Carnevale ed e veramente molto consistente. Ve lo consiglierei come piatto unico o accompagnato da qualche verdura, di solito noi utilizziamo i friarielli saltati in padella.
Preparate una pasta sfoglia col burro e la farina, o per accellerare i tempi potrete utilizzare quella surgelata.
Mettete in una terrina la ricotta e scioglietela bene lavorandola con un cucchiaio di legno aggiungete le uova, il parmigiano, la provola tagliata a dadini.

Pizza di Carnevale appena sfornata

Spezzettate la salsiccia e unitela al composto.
La salsiccia potra’ essere unita a crudo, o anche precedentemente cotta in padella ed in seguito sbriciolata all’interno dell’imbottitura.
Stendete la pasta sfoglia rivestitene una teglia imburrata, versate il ripieno preparato nella teglia, livellando bene e coprite con l’altra sfoglia.

Dorate la superficie con un uovo battuto con un po’ d’olio e fate cuocere a calore moderato per circa un ora.
Anche qui c’è una variazione, qualcuno aggiunge dell’uva passa dandole un sapore agrodolce.

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Le Lasagne Napoletane

Pulcinella, la tradizionale maschera del carnevale partenopeo

Almeno una volta all’anno bisogna mangiarle per mettere su quei 300 g di ciccia in piu’.
La preparazione e’ molto elaborata ed il giorno in cui la si serve diventa una festa e se ne continua a parlare fino al giorno successivo cioe’ le ceneri, quando si comincia il “digiuno e l’astinenza”  che prevede nel menù partenopeo piatti di tutto rispetto, e cioè la tradizionale pasta e ceci (Lampp ‘e tuon) ed il “mussillo”
La lasagna e’ uno di quei piatti che ha una interpretazione soggettiva con piacevoli “variazioni al tema principale“.

Gli ingredienti di base restano inalterati, ma sulla qualita’ delle lasagne, sulla presenza della ricotta, mozzarelle o polpettine, la’ non si discute.
Ed il ragu‘…deve essere scuro o chiaro? e bisogna mettervi le cervellatine o le salsicce, abbondare con la ricotta?.
Ognuno porta avanti la sua scuola di pensiero e a dimostrazione di tutto cio’ invita gli amici per verificarne la bonta’.
E cosi’ dopo un consistente numero di prove e tentativi si spera solo che arrivi la Quaresima per riposarsi dalle fatiche mangerecce
L’importante e che sia consistente che il ripieno non non manchi ma neanche deve “soverchiare”

Tradizionale lasagna col ricciolo

Per la storia, il celeberrimo Duca di Buonvicino, ci regala una versione meno ricca della nostra attuale preparazione in cui non vi e’ la ricotta.
A Pozzuoli c’e’ una piccola variante, al posto delle cervellatine si mettono le salsicce secche o del salame napoletano a pezzetti circa 150 gr per sei persone e vi si aggiungono un paio di uova sode tagliate a spicchi, attenzione a non eccedere con il sale per via del salame.

Lasagna napoletana
Ingredienti
per la pasta:
- gr 250 di farina bianca
- gr 250 di farina di semola
- 5 uova.

Per le polpettine:
- gr 200 di carne di maiale
- gr 200 di carne di manzo
- 2 uova
- sale e pepe q.b
- parmigiano grattugiato 2 cucchiai
- pappa
- 2 bicchieri di olio d’oliva

Lasagne napoletane

- Ragu’
- parmigiano grattugiato
- gr 400 di fiordilatte

Esecuzione:
Disponete la farina a fontana ed al centro unite le uova, che pian piano, con l’aiuto di una forchetta amalgamerete alla farina. Lavorate poi il tutto con le mani fino a quando non otterrete un impasto morbido ed elastico che metterete a riposare per circa un’ora.
Dividete la pasta in tante parti quante sono le sfoglie che desiderate ottenere e, stendetele con l’aiuto di un matterello, tagliatele a strisce e sistematele accuratamente su di canovaccio e lasciatele asciugare per circa due ore.
Cuocetele in una casseruola capiente abbondante di acqua salata, in cui le verserete in piccole quantita’, la cottura dovra’ essere al dente in quanto le sfoglie dovranno continuare a cuocere nel forno.
Estraetele dall’acqua e passatele subito in acqua fredda, e disponetele su di un canovaccio.
Le polpettine le preparerete unendo i due macinati, di maiale e di manzo, le uova, sale e pepe, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato e due cucchiai di mollica di pane raffermo precedentemente tenuta ad ammorbidire nel latte tiepido.

Lavorate il tutto e ricavatene delle minuscole polpette che andranno fritte in olio d’oliva ben caldo.
Il ragu’ da utilizzare secondo la regola andrebbe preparato rigorosamente con carne di maiale, ma la lasagna si diversifica da famiglia in famiglia, e quindi ognuno utilizza quello che piu gradisce per il condimento.
In una teglia da forno versate qualche cucchiaaita di sugo, sistemate uno strato di lasagne, condite con abbondante parmigiano, dadini di fiordilatte, polpettine, ancora ragu’, e cosi’, alternando lasagne e ripieno.
Cuocete in forno caldo per circa un’ora, fino a quando non noterete che la lasagna comincera’ a bollire.
Prima di servirla fatela riposare per una decina di minuti.
Una curiosita’, oggi e facile ritrovare nei negozi ben forniti, la pasta lasagna gia preparata, dimezzando cosi’ il lavoro, ma nel napoletano, molto spesso, viene utilizzate una pasta di semola di grano duro, con il bordo laterale “arricciato”, la pasta viene cotta alla stessa maniera della sfoglia all’uovo, e, a mio modesto parere, e’ molto piu’ buona e saporita

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Le Chiacchiere di Carnevale

Le chiacchiere sono i tipici dolci del Carnevale solitamente vengono fritti e cosparsi di zucchero al velo. I nomi variano a seconda delle regioni di provenienza: chiacchiere e lattughe in Lombardia, cenci e donzelle in Toscana, frappe e sfrappole in Emiliacròstoli in Trentino, galani e gale in Venetobugie in Piemonte , ma  “Chiacchiere”, però, sembra essere quello più usato, dal momento che viene adoperato nel Milanese, in Umbria, nel Lazio, in Campania, nella Puglia, nella Calabria, nella Sicilia e nella Sardegna.

chiacchiere

Questo nome, inoltre,  sembra voler alludere al fatto che, nel periodo carnascialesco, si può dire (o fare) qualsiasi cosa, senza timore di essere rimproverati.

Successivamente, prodotte in gran quantità dovevano poi durare per tutto il periodo della Quaresima.

Ingredienti
- gr 350 di farina
- 2 uova
- gr 50 di burro
- 1 bicchierino di liquore
- 2 bustine di vanillina
- gr 50 di zucchero a velo
- 1 pizzico di sale

per la frittura:
- olio di semi di girasole q.b.

Esecuzione:
Disponete su di una spianatoia la farina a fontana, e ponetevi al centro il burro, lo zucchero, la vanillina, le uova, mezzo bicchierino di liquore a vs. piacimento ed un pizzico di sale .
Lavorate bene gli ingredienti fino a qiando non otterrete un impasto liscio ed elastico, al quale darete la forma di una palla e che lascerete così riposare coperto con un canovaccio per una mezzoretta.
Lavorate e spianate la pasta con l’aiuto del matterello o per mezzo dell’apposita macchinetta, dovrete ottenere una sfoglia non troppo sottile dello spessore di 1 mm e mezzo.
Ottenuta una sfoglia liscia e compatta’ con l’aiuto di una rotellina a taglio smerlato, ricavatene delle strisce dello spessore di circa 5 cm per 10 cm, e praticate su ognuna di esse due tagli centrali e paralleli in orizzontale.
Ponete le strisce così ottenute 2 o 3 alla volta in abbondante olio ben caldo ma non bollente, rigirandole continuamente su ambo i lati e facendo attenzione a non bruciarle; appena saranno dorate, toglietele dall’olio e ponetele a sgocciolare sucarta assorbente
Una volta raffreddate, ponetele su di un piatto da portata e cospargetele di zucchero al velo vanigliato.

Chiacchiere al cioccolato

Ingredienti:
- 500 g. farina,
- 100 g. zucchero,
- 50 g. cacao amaro,
- 100 g. burro, 4 uova,
- 1 bustina di lievito,
- 1 bustina di vanillina
- la scorza grattugiata di un arancia
- sale,
- 2 bicchierini di grappa.
Olio per friggere, zucchero a velo.

Chiacchiere al cioccolato

Esecuzione:
Impastate la farina con lo zucchero, il cacao, le uova (una per volta), il burro a temperatura ambiente, il lievito, la vanillina, e la buccia grattugiata dell’arancia, la grappa e un pizzico di sale.
Lavorate fino a che non otterrete una pasta elastica e liscia. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigo per 20 minuti. Tirate la pasta allo spessore di 1 mm. Ricavatene dei rettangoli di 6×12 cm, incidete il centro del rettangolo e rovesciate la pasta. Friggete le vostre chiacchiere in abbondante olio bollente, scolatele su carta assorbente e servitele cosparse di zucchero a velo.

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Il Sanremo 2012 di Antonio Cafiero: Gelato “Farfallina Fragolina”alla crema di fragola al profumo di sottobosco argentino

Una creazione golosa tutta dedicata al Festival di Sanremo 2012, la Kermesse canora che quest’anno ha preso il via, nella cittadina ligure il 14 e so protrarrà fino al 18 di febbraio, e che ogni anno incolla allo schermo tutti gli italiani, appassionati di musica e non solo.

Il gelato "Farfallina Fragolina" di Antonio Cafiero

Antonio Cafiero, si è ispirato con il suo  ultimo gelato, a sanremo:
un libidinoso Gelato alla  crema di fragola al profumo di sottobosco argentino  servito con deliziose scaglie di cioccolato che ricordano un’altra golosità: la foresta nera.

Gelato "Farfallina Fragolina"

Potrete degustare il tutto presso la sua Pasticceria di Sorrento al Corso Italia, 142
80067 – Sorrento (NA) info@primaverasorrento.it

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San Valentino e Sant’Antonino

San Valentino Martire

Il 14 di febbraio, si celebra San Valentino è la festa dedicata a tutti gl’innammorati, detestata ovviamente da molti disillusi che han smesso da tempo di credere agli amori sullo stile romanzo rosa, al contrario di tanti commercianti che,  per quella ricorrenza addobbano le loro vetrine con mielosi e coloratissimi cuoricini.
Qui, in costiera sorrentina, tradizionalmente nella stessa data, si festeggia “Sant’Antonino Abate”, patrono di Sorrento, la cittadina costiera viene addobbata di luminarie e per gli abitanti è un rituale molto sentito quello di far visita al loro patrono.
Ma molte delle attuali solennità, che rientrano nella memoria cristiana perchè associate o dedicate a dei santi vedono la loro origine nelle antiche leggende pagane, perdendone spesso il significato originario nel corso del tempo, ma successivamente poi. riadattato al senso cristiano della vita. San Valentino, festa dedicata agli innamorati, è una di queste, infatti gli antichi romani celebravano il 15 Febbraio i Lupercali in onore del dio Luperco, il cui compito era quello di proteggere le greggi dall’assalto dei lupi.
I sacerdoti del dio erano dotati di grande fascino e carisma ed i rituali collegati alla festa si tenevano presso la grotta sacra a Luperco ai piedi del colle Palatino. Qui la leggenda narrava della lupa che aveva trovato e allattato Romolo e Remo.
La festa del vescovo e martire Valentino la si ricollega a quegli antichi festeggiamenti che erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità.
i Luperci (i sacerdoti) sacrificavano gli animali, più che altro capre, in onore del dio. Con le

Lupercali

pelli degli animali sacrificati successivamente tagliate a listarelle si cingevano i fianchi dividendosi in due gruppi. Completamente nudi tranne che per le strisce di pelli, correvano in due percorsi contrapposti, inizialmente tutto intorno al colle (in seguito il tutto si ridusse al semplice giro del Foro) per poi far ritorno al punto di partenza.
Con le strisce di pelli frustavano lungo il percorso tutti coloro che incontravano e soprattutto le donne, alle quali intendevano così fare dono della fertilità.
Questi riti, divenuti in seguito troppo orridi e licenziosi, furono vietati da Augusto e nel 494 definitivamente soppressi da Gelasio.
Poi arrivò la Chiesa che piazzò la Festività di san Valentino nel 14 di febbraio attribuendogli cosi’ la tutela dei fidanzati, gli innamorati e coloro che (tapini!) si indirizzano al rito nuziale e all’unione allietata dai figli. In seguito a quest’episodio nacquero alcune leggende.
Le più notevoli sono quelle che Valentino fu amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice.

rose

Correva l’anno 175 d.C. quando nacque a Terni egli dedicò la sua vita alla comunità cristiana che si era formata nella città a cento chilometri da Roma, dove infuriava la persecuzione nei confronti dei seguaci di Gesù. La eco degli eclatanti miracoli da lui compiuti, come ad esempio la guarigione del giovane Cheromone figlio del celebre rettore Cratone, arrivò fino a Roma e si diffuse presto in tutto l’Impero, tanto che il Papa San Feliciano, nel 197 d.C., lo consacrò primo vescovo della città di Terni, che ancora oggi ne conserva le spoglie mortali.

Il suo nome è da sempre legato all’amore per un episodio che a quel tempo sollevò particolare clamore: narra la leggenda, infatti, che Valentino fu il primo religioso a celebrare l’unione fra un legionario pagano ed una giovane cristiana. Furono in seguito in molti a desiderare la sua benedizione, ancor oggi ricordata durante la festa della promessa nella Basilica che porta il nome del Vescovo.

Durante la sua vita pastorale il Santo fu amatissimo dalle popolazioni umbre: quando l’imperatore Aureliano ordinò atroci persecuzioni contro il clero cristiano, San Valentino fu imprigionato e flagellato lungo la via Flaminia, lontano dalla città per evitare i tumulti e le rappresaglie dei fedeli, e quindi fu martirizzato.

Basilica di san Valentino a Terni

Il corpo del Vescovo di Terni venne sepolto frettolosamente in un cimitero all’aperto posto al secondo miglio della via Flaminia, a poca distanza da Roma. Poche notti dopo, però, i suoi fedeli discepoli, Efebo, Apollonio e Procolo, tornarono nel cimitero per disseppellire il corpo del Santo. Superati numerosi ostacoli, i tre riuscirono a riportare San Valentino nella sua città, allora Interamna, per assegnargli una sepoltura degna della sua venerazione.

Era il 14 febbraio del 273 d.C. quando cadde martire: una data che dal quel momento viene ricordata in tutto il mondo per celebrare San Valentino, Santo dell’Amore.

La rosa della riconciliazione

Un giorno San Valentino, sentendo litigare due giovani fidanzati che stavano passando di là della siepe del suo giardino, andò loro incontro tenendo in mano una splendida rosa. Si rivolse ai due ragazzi con un gesto pieno d’amore, donò loro la rosa e gli sussurrò parole di riconciliazione. Il volto sorridente del buon Valentino e quel fiore ebbero il magico potere di far terminare la lite tra
i due giovani innamorati. Il Santo volle poi che i due fidanzati stringessero insieme con cautela il gambo della rosa, facendo attenzione a non farsi pungere dalle spine e pregando affinché il loro amore restasse eterno. I giovani dopo un
po’ di tempo tornarono da lui per suggellare la loro felice unione e ricevere la benedizione per il matrimonio. Quando la popolazione venne a conoscenza del fatto, ebbe inizio una lunga processione al cospetto di San Valentino per
invocare il suo patrocinio sulle future famiglie.Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino andò a celebrare le sue nozze in Paradiso.

Sant’Antonino Abate patrono di Sorrento

Il 14 febbraio a Sorrento si festeggia Sant’Antonino Abate, patrono della ridente cittadina campana e per l’occasione si prepara questa torta di crema.

Negli altri paeselli confinanti prende il nome del Santo Protettore del luogo, perché si era soliti (in alcune famiglie lo si è ancora)
confezionarlo in occasione della “sua” festa.
E’ una torta molto semplice – di pasta frolla arricchita poi, di crema al cioccolato e amarene (sempre fatte in casa).

Torta Sant’Antonino
Ingredienti
per 6 persone

Per l’involucro (pastafrolla)
- farina gr. 200;
- zucchero gr. 200;
- 1 uovo;
- sugna gr. 100.

Per il ripieno {crema pasticciera)

Torta Sant’Antonino di Antonio Cafiero

- farina gr. 50;
- zucchero gr, 100;
- 3 tuorli d’uovo;
- latte lt, 0,500;
- buccia di limone a-spìrale.

Esecuzione:
Foderare una teglia con la pastafrolla piuttosto sottile. Su di essa versate la crema pasticciera bianca e alla cioccolata.
Unite le amarène e poi coprite con l’altra sfoglia di pastafrolla. Cuocete la torta al forno ad alta temperatura e gustatela
piuttosto tiepida.

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Intervista Gastronomica a Claudia Palumbo

Claudia Palumbo

Questa bella signorina mora , rotonda ( potete già immaginare perchè mi sta particolarmente simpatica:-) e mediterranea, dai penetranti occhi neri “che parlano da soli”,  si chiama Claudia Palumbo, originaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli e studentessa alla Facoltà di Giurisprudenza, al Suor Orsola Benincasa di Napoli, un prodotto genuino della nostra terra campana, e, che ha pubblicato il suo primo libro per la casa editrice Sperling & Kupfer in tutte le librerie da metà gennaio di quest’anno, e, sicuramente auguriamo alla bravissima Claudia di continuare a scrivere le sue storie appassionanti ed avvincenti di modo che la si possa annoverare tra gli autori più rappresentativi della nostra letteratura :-)
Damned, è la storia di Cathy, che per seguire la madre lascia Napoli, la sua band, il papà che adora, il mare della sua città e la sua migliore nonché unica amica, Sara.
Claudia ha un grande amore per i vampiri ed un buon bagaglio di letture che riguardano l’argomento, infatti ad appena  dodici anni ha gia letto Dracula di Bram Stoker, a cui sono seguiti i romanzi di Anne Rice.
Ispirandosi alle notissime opere narrative di Stephenie Meyer, tra le sua autrici preferite, Claudia incomincia cosi per gioco a scrivere,  nel 2006, ma mai e poi mai avrebbe immmaginato che un giorno, il suo racconto sarebbe diventato un libro vero,  di quelli di carta, di quelli con una bella copertina che lascia immaginare l’avvincente saga contenuta al suo interno, di quei libri che sfogli nelle librerie, ne leggi la quarta di copertina, senti

Damned - di Claudia Palumbo

l’odore delle pagine nuove, e ti dici all’improvviso: Eccolo…è lui... e te lo divori in 4 giorni :-)
Le sue prime lettrici (anzi, vere e proprie fan!) sono state le sue tre migliori amiche. Ogni settimana scriveva un capitolo e lo portava a scuola sottoponendolo all’avida lettura delle compagne e, cosi’ ben presto anche il resto della classe si è incuriosita ed ha incominciato a chiedere sempre nuovi capitoli cercando di conoscere in anteprima come sarebbe finita la storia di Cathy.
E, sono le stesse amiche che riescono a convincerla a mandare il testo ad un editore, perché non era giusto, sia per gli amanti del genere che i grandi lettori che, questo piccolo capolavoro, restasse per sempre intrappolato nel gelido hard disk del suo pc.
Ma, il nome Cathy mi riporta alla mente un personaggio che amo molto, Catherine Earnshaw, protagonista di Cime Tempestose Wuthering Heights, capolavoro di Emily Brontë, uno spirito libero, impulsiva, capricciosa ed infantile nei suoi atteggiamenti, e, la stessa Stephenie Meyer autrice della fortunatissima saga “Twilights” racconta dell’interessamento del suo personaggio principale, ovvero Isabella Swan alla straziante e passionale storia d’amore tra i due infelici amanti.
Damned è il titolo scelto per il suo romanzo, le chiedo perchè  la scelta  del titolo inglese, e,  Claudia mi spiega, che Damned è anche il nome della Band in cui suonano i due protagonisti, e tradurlo in italiano con  “I Dannati” non suonava granchè bene.
Nella sua famiglia, nessuno ha mai scritto, ma sono tutti accaniti lettori, lei è la prima a farlo, e, sono stati proprio i genitori che le hanno trasmesso l’amore per la lettura.
Cosi’ dal 17 gennaio 2012 il suo romanzo sarà in vendita in tutte le librerie italiane sperando che riesca ad appassionare anche altri coetanei al di fuori dei suoi compagni di classe e che che tante ragazze si ritrovino nella sua Cathy, protagonista del romanzo, una grande insicura che continua ad esserlo, anche quando le fanno il filo i ragazzi più belli della scuola.

Claudia Palumbo

E’ stato per me un grande piacere intervistare Claudia, ed anche soddisfacente dal punto vista della gastronomia poichè tra i suoi piatti preferiti, vi sono quelli realizzati in casa dalle abili sapienti mani della nonna Carmela :-) , e quella è per me la cucina che prediligo, fatta di segreti, tradizioni e racconti familiari, e non escludo che dopo Claudia intervisterò anche la mitica nonna Carmela
Vi preannuncio anche che il 29 di gennaio la nostra Claudia, sarà ospite della Libreria Tasso di Sorrento per la presentazione del suo libro, ed io sarò la sua relatrice, molto orgogliosamente devo dire, visto che i precedenti libri presentati e scrittori da me intervistati sono andati in ristampa con le loro opere, e non è detto che non porti fortuna al suo primo romanzo :-)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudia: -  Beh, essendo una studentessa, passo molto tempo, anzi troppo, seduta, e quindi una buona alimentazione dovrebbe stare alla base della mia persona. Purtroppo, però, sono un’avida golosona!

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Claudia: -  Quando scrivo mi ispiro sempre a qualcosa di gastronomico, soprattutto se devo descrivere una deliziosa cenetta romantica.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Claudia: -  Mangiare bene significa mangiare tutto, senza tralasciare nulla, ma poco.

Angie: -  Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Claudia: -  “Damned” è il mio primo libro, spero non sia l’ultimo!

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudia: -  Assolutamente si, una pizzeria a Torre del Greco, la mia città, che è anche un ottimo ristorante.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Claudia: -  Infinite volte. Ma sono troppo pigra per portare a termine una cosa così impegnativa.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudia: -  Nessuna delle due. Amo i formaggi.

Cassata siciliana

Angie: – Se fossi un dolce, quale sareste?
Claudia: -  La cassata siciliana di mia nonna!

Angie: – Vino?
Claudia: -  Preferisco una bella birra! Ma se proprio devo…quello di famiglia.

Angie: – Il tuo punto debole
Claudia: -  Se ve lo dicessi… dopo dovrei uccidervi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudia: -  Pomodori, formaggio e pane!

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudia: -  Fare da mangiare è assolutamente rilassante, e mi piace davvero molto. Il mio piatto forte è la carbonara! Però amo fare il polpettone, mi piace sentire sotto le mani tutti gli alimenti che si amalgamano

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudia: -  La lasagna!

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudia: -  Passionale, decisamente.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Bicchiere di latte

Claudia: -  La colazione ideale sarebbe croissant e cioccolata calda d’inverno, bicchiere di latte gelato d’estate. Normalmente, però, bevo solo il bicchiere di latte gelato, sia d’estate che d’inverno! E ovviamente il caffè.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Claudia: -  Amo le noccioline, ne mangerei a quantità industriale. Odio…tutto ciò che è verde!

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudia: -  Il basilico e la cipolla fritta. Uhmmmm

Angie: –  Limone o aceto?
Claudia: -  Aceto balsamico!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudia: - la Nutella…che mondo sarebbe senza?

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Claudia: -  Cosa c’è di più sexy di un ragazzo che ti prepara la cena? Il mio ragazzo deve saper cucinare e dev’essere una buona forchetta, come me!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Claudia: -  Risotto allo zafferano! Tritate le cipolle e  fatele appassire in un tegame insieme al burro per due minuti.
Versate il riso e fatelo tostare per poco tempo, finchè non diventa traslucido, mescolando continuamente. Sfumate quindi con il vino bianco per 3 minuti circa a fuoco basso finchè il vino sarà evaporato. Versate parte del brodo e mescolate. Fate cuocere il riso aggiungendo del brodo di tanto in tanto, qundo vedete che si asciuga. Il riso è cotto quando è leggermente mollo all’esterno e al dente all’interno. A questo punto aprite la bustina di zafferano e versate la polvere nel risotto. Mescolate e aggiungete il parmigiano grattugiato e il restante burro, mantecando poi sul fuoco per un paio di minuti. Et voilà, che

Risotto allo Zafferano

goduria!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudia: -  Seta di Alessandro Baricco.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Claudia: -  “I’m too sexy” dei Right Said Fred

Angie: – Hobby?
Claudia: -  Leggere e…scrivere!

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Claudia: -  Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza, perchè come lei mi piace mettere insieme persone che non si conoscono per creare qualcosa di importante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Claudia: -  Riuscire a vivere facendo quello che mi piace, senza mai dovermi piegare a compromessi.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudia: -  “I tuoi occhi parlano da soli!”

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco?
Claudia: -  Assolutamente si!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Claudia: -  Gli gnocchi della nonna!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudia: -  Talvolta…l’importante è non dimenticarsi la provenienza dei piatti che si mangiano. La pizza, ad esempio, l’abbiamo inventata noi napoletani, e ne andiamo fieri, altrochè!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudia: -  Se all’estero dici “Italia” dici “pizza”. Quindi…la pizza!

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Claudia: -  Amo la dieta mediterranea e sono abbastanza ostile alle novità, però ho apprezzato molto le cucine orientali, quindi cinese e giapponese. E poi mi piace la cucina tedesca, piena salse e di schifezze!

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Claudia: -  0ltre a frequentare il secondo anno di università, sto scrivendo un altro libro che spero diventi una trilogia!

Sfogliatella napoletana

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudia: -  Una sfogliatella napoletana: ho tanti strati tutti da scoprire.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Claudia: -  Berlusconi? Chi è Berlusconi? E Di Pietro?

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Claudia: -  Purtroppo si.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Claudia: -  Vivi e lascia vivere.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Claudia: –  “L’Italia sarà mai una Repubblica fondata sul lavoro, come dice l’articolo 1 della Costituzione?” “No, semmai fondata sulla ricerca di lavoro”

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Oggi provo a fare le “briosce” :-)

Brioscie col tuppo

Il termine “brioscia” rievoca in me ricordi di fanciullezza, quando in estate di prima mattina, andavamo a prendere le “graffe”, le “bombe” e le “brioscie” dal mitico “Augusto” diventato successivamente bar Antonietta, ed il sapore di quella “brioscia” preciso bene, “col tuppo“, cioe’ colla pallina al centro,  a colazione, con una bella tazza di caffè caldo, è quanto di più corroborante per scaldare il cuore e far rivivere emozioni della verde età, che è ormai andata e mai più ritornerà…:-)
Galeotto fu i mio incontro, prima telematico e poi reale con un grande uomo, una bellissima persona, Antonino di Maio, che si allevava la sua bella famigliola  di ceppi di lievito madre, “criscito” nel nostro dialetto, fino a quando

poi, tramite Angela Cacace, ho avuto la soffiata ed ho deciso, che dovevo avere ad ogni costo il mio “criscito”

il mio criscito

Così detto fatto, ho contattato Antonino, che da quel momento in poi è diventato il mio mentore nonchè maestro nell’arte della panificazione, panificazione mo…, panificatore è lui, io posso solo definirmi una maestra di pasticci :-)
Infatti, dopo le rituali spiegazioni di Antonino, che non a caso è anche ingegnere, mi sono coltivata il mio “criscito”, rinfrescandolo seguendo le sue dettagliate istruzioni, e ogni volta la mia mamma, ricordava sua nonna, quindi la mia bisnonna, che “lo rinfrescava” ritualmente nella madia per poi ricavarne il pane per tutta la famiglia.
Poco a poco, io ed il mio lievito abbiam preso confidenza, in effetti è diventato parte di me, del mio essere, prendendo gli odori della mia cucina, della mia vita, crescendo con me, ed io ne seguo i passi ogni giorno, insomma adesso ho anche io il mio bambino, pur non avendo mai avuto la gioia ed il piacere della maternità :-) , ed il mio bambino, ora è diventato cuginetto del “criscito” di Angela e nipote diretto di quello di Tonino, insomma proprio una “generazione di fenomeni”, è il caso di dire :-)

Pizza rustica “salsicce e friarielli”

Ho incominciato a misurarmi, con pizze margherite, focacce, pizze imbottite, con scarole, con broccoli e salsiccia, tutte venute magistralmente devo dire, fino a quando non mi è venuto lo sghiribizzo di provare le mitiche “brioscine” di Antonino

La ricetta che trascrivo è tratta dal suo sito “La Brioscia” dove potrete rendervi conto personalmente di cosa è capace di realizzare questo grande uomo, che sposerei subito a due condizioni: la prima e che dovrei ricredermi sugli uomini, la seconda e che dovrei ricredermi sul matrimonio, la terza è che purtroppo il giovanotto, è felicemente ammojato, e cosi’ io mi tengo il mio 112 fino a quando non mi decidero’ definitivamente di mandarlo dal paese di Pulcinella a quello di Stenterello, ma questi son tuttaltri fatti che di gastronomico hanno molto poco, dicevamo…ah si’ della ricetta di Tonino che potrete trovare qui

Ingredienti: per circa 35/40 brioscine:

- 600 gr farina
- 100 gr zucchero
- 2 uova intere
- 230 gr latte
- 200 gr lievito madre (criscito) (estate)/300 gr (inverno)
- 100 gr burro
- SALE 6/8 gr
- SALUMI MISTI (Salame/posciutto crudo/prosciutto cotto/mortadella) 500 gr
- Chi vuole può aggiungere del formaggio (a me non piace).

Brioscine messe a lievitare

Esecuzione:
Sciogliete il lievito madre con il latte e lo zucchero. Aggiungete la farina (io ho usato quella di manitoba che ben si adatta a questo tipo di preparazioni) e impastate fino a formare una specie di sabbia granulosa. Aggiungete a poco a poco le uova che precedentemente avrete sbattuto leggermente in un piatto.
Quando si sarà formata una pasta omogenea aggiungete a poco a poco il burro ammorbidito (non sciolto) fino ad incorporarlo tutto. Sbattete per qualche minuto nella impastatrice o a mano ( io l’ho fatto a mano: due bicipiti :-) (tipo babà). Aggiungete il sale e impastate ancora e infine aggiungete i salumi tagliati a dadini piccoli.

Fate riposare la pasta in luogo tiepido ben coperta per circa mezz’ora, quindi formate delle sferette di circa 60/70 gr cadauna e mettetele in teglia su carta da forno ben distanziate.
Lasciatele lievitare in luogo non ventilato e tiepido (inverno) per circa 14/16 ore. Io preferisco tenerle a lievitare in forno spento. Al mattino successivo toglierle dal forno e portarlo alla temperatura di 230°C in modalità statica.
Quando il forno è ben caldo, alla temperatura impostata, metterle a cuocere in una posisizone bassa, ma non sul fondo, diciamo a un terzo dell’altezza dal basso. Tenerle in forno per 15/16 minuti. Il colorito della parte superiore deve essere sul marrone, come nella foto inferiore.

Brioscine appena sfornate

Se si vogliono lucidare è possibile adoperare del rosso d’uovo spennellato prima di infornarle.

E questa la ricetta delle brioscine rustiche…
Io, invece ho dimezzato le dosi in questa maniera:

- 300 gr farina
- 70 gr zucchero
- 1 uovo intero
- 115 gr latte
- 150 gr lievito madre (criscito)
- 70 gr burro
- sale 4 gr
- la buccia di un limone grattugiato
- 1 bustina di vanillina
- 1/2 bustina di lievito paneangeli
- un po’ di anice
- un po’ di limoncello
e per la procedura vi riporto alle istruzioni della ricetta originale, raccomandando di farle lievitare in un posto riparato e per 14/16 ore.
Prima di metterle in forno ne ho cosparso la superfice con un po di zucchero, e ne ho messo ancora un po su appena sfornate, questo ovviamente se volete servirle come dolce e accompagnarle al latte o al te della prima colazione.

Il risultato ottenuto è stato ottimo, poichè non sono risultate dolcissime, quindi adatte per essere imbottite sia con marmellate o nutella, o anche per un spuntino agrodolce, con qualche fettina di prosciutto, salame e formaggio.

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Per tutti i gusti – Il Giro d’Italia a tavola – Comunicato stampa

“Per tutti i gusti”

Il Giro d’Italia a tavola

Carlo Vischi e Starwood Hotels

Gli hotels Starwood di Milano inaugurano a gennaio l’appuntamento mensile con il gusto: si parte con la buona cucina della Toscana!

 L’anno nuovo ricomincia all’insegna del gusto e delle novità: prende vita Per tutti i gusti, il progetto gastronomico organizzato dagli alberghi Starwood Milano e coordinato da Carlo Vischi, attraverso il quale si andrà alla riscoperta delle eccellenze della cucina regionale italiana.

Gennaio ci porta a scoprire i sapori della Toscana iniziando con un doppio appuntamento allo Sheraton Milan Malpensa: inaugura la prima serata del lunedì 16 un’esclusiva Cooking Class per alcuni selezionati blogger ed esperti del settore; a seguire lo Chef di casa Enrico Fiorentini (Ristorante Il Canneto) inviterà nella sua cucina Maria Probst di “La Tenda Rossa di San Casciano Val di Pesa (FI) e Filippo Saporito di “La Leggenda dei Frati” di Castellina in Chianti (SI); il 30 invece sarà la volta degli chef Silvia Baracchi di “Il Falconiere” di Cortona (AR) e Giuseppe Mancino di “Il Piccolo Principe” dell’Hotel Principi di Piemonte di Viareggio.

A seguito di questi due appuntamenti, il ristorante ”Il Canneto” (Sheraton Milan Malpensa) riproporrà nel suo menù le stesse creazioni gastronomiche, attraverso un menù degustazione, per permettere a tutti gli ospiti dell’ hotel e a chi non ha potuto partecipare di provare le specialità preparate dalle abili mani degli chef.

Gli chefs di Gennaio de Il “Giro d’Italia a tavola”

Il 23 al “Casanova” (The Westin Palace), ritroviamo Filippo Saporito, chef del rinomato ristorante “La Leggenda dei Frati” che svelerà ad alcuni blogger selezionati i segreti delle sue ricette durante delle eslusive Cooking Classes a cui farà seguito una cena a tema toscano realizzata insieme ad Augusto Tombolato, padrone di casa del Ristorante Casanova.

I talenti della cucina regionale italiana che incontreremo nel corso dell’anno parteciperanno al contest Starwood Milan “Chef of the Year”, che sancirà a fine anno il miglior chef emergente selezionato da una giuria di esperti e da chi ha partecipato agli eventi nel corso dell’ anno.

Partners dell’intero progetto Per tutti i gusti, saranno:

-       Style.it il sito femminile di Condé Nast che ha da poco debuttato con una nuova veste grafica innovativa e un’architettura studiata appositamente per facilitare l’interazione tra le lettrici; le serate saranno ivi documentate. Le pagine del sito ospiteranno anche la promozione del concorso coinvolgendo così la community con video e interviste agli chef;

-       i blogger di Le Stelle si incontrano, i quali condivideranno in rete ricette e consigli utili per sperimentare anche a casa una cucina di ispirazione regionale gustosa e divertente;

-       le Librerie Feltrinelli che parteciperanno con iniziative che coinvolgeranno il loro vasto pubblico ed in particolare i possessori di Carta Più.

Save the date: prossima tappa di Per tutti i gusti, a febbraio la Puglia!

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Le tradizioni di sant’Antonio Abate

Sant'Antonio abate

Sant’ Antonio abate, detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Fuoco, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta (Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 17 gennaio 357), fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Festeggiato un po’ ovunque sul territorio italiano, da Nord a Sud, alla sua devozione popolare sono associate le benedizioni agli animali domestici, i falò che si accendono e da cui la festa prende il nome popolare di “Falò di S. Antonio”. Il fuoco, infatti  costituisce uno degli attributi iconografici legati alla figura di S. Antonio, al punto che ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei viene dato ancora oggi il nome “Fuoco di S. Antonio”, nonche’ manifestazioni folkloristiche di ogni genere.

Di grande interesse è la festa delle “Battuglie di Pastellessa” che si tiene ogni anno a Macerata Campania nella provincia di Caserta in occasione della ricorrenza liturgica del 17 gennaio, in cui viene riproposta l’antica tradizione delle Battuglie di Macerata Campania: botti, tini e falci vengono utilizzati come dei veri e propri strumenti musicali per produrre la caratteristica sonorità meceratese, denominata appunto Pastellessa (o Pastellesse), Il nome “Pastellessa”,deriva da una specialità tipica della cucina povera: la past’e'llesse o past’e'llessa (pasta con le castagne secche) che  tradizione vuole si prepari occasione della festività di Sant’Antonio Abate.
Mentre a Collelongo nella provincia de L’Aquila i festeggiamenti incominciano inizia la sera del 16 alle 18,00 con l’accensione dei due “torcioni”, torce in legno di quercia alte oltre 5 metri che arderanno tutta la notte, e in contemporanea in alcune case del paese allestite per l’occasione con arance ed icone del

Caratteristica “cottora” a Collelongo, foto Foxin

santo viene posta sul fuoco la “cottora”, un enorme pentola nella quale viene messo a bollire parte del mais raccolto durante l’anno. La sera, chi ha la fortuna di essere invitato da qualche famiglia del paese potrà gustare intorno alla tavola la “pizza roscia”, sicuramente non è un piatto leggerissimo, preparata con farina bianca e farina rossa, che deriva dalla macinazione del mais o granturco, si impasta con acqua salata e bollente, con un cucchiaio di legno, quando è diventata solida si cuoce sui mattoni refrattari del camino e sopra viene posto un grande coperchio “Coppe” ed il tutto viene ricoperto dalle braci, così si ha una cottura uniforme su tutti i lati. Terminata la cottura questa pizza viene servita con carni di maiale ovvero salsiccia pancetta, costatine di maiale e broccoletti e cavolo ripassato in padella.
Mentre in Sardegna tradizionalmente il Carnevale inizia con la festa dei fuochi di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, e si conclude il mercoledì delle Ceneri. I festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, frittelle (zippulas) e abbondante vino.
Ulteriori informazioni sui riti tradizionali legati al santo li potrete approfondire nella pagina di wikipedia

E veniamo invece ai tradizionali Cillitte di Sand’Andonie (Gli uccelletti di Sant’Antonio).
Questi dolcetti, vengono preparati in Abruzzo e nella provincia di Teramana anche qui per festeggiare Sant’Antonio Abate, da non confondere con il santo di Padova, questo sant’Antonio qui, per comprendere meglio, è il santo che nella iconografia popolare viene rappresentato con accanto un porcellino, e queste delizie vengono offerte ai sandandonijre che girano di casa in casa intonando canti di questua in suo onore; in essi vengono rievocati episodi leggendari della vita del Santo e delle sue battaglie con il demonio e viene implorata la sua protezione sulla famiglia nonché sui suoi beni ed i suoi animali.
I canti terminano con la richiesta dell’offerta rituale (…e di salsicce lunghe catene, pizze ripiene in quantità…) che la padrona di casa generosamente elargisce ai sandandonijre.

Li cillitte di Sand’Andonie
Ingredienti: (per la pasta) – farina (q.b.),
- una parte di olio d’oliva
- due parti di vino bianco;
(per il ripieno)
- marmellata di uva,
- cioccolato fondente tritato,
- mandorle abbrustolite tritate,
- scorza di limone grattugiata,
- un pò di caffè,
- un pizzico di cannella in polvere,
- zucchero,

Li cillitte di Sand'Andonie - Uccelletti di Sant'Antonio

- misticotto

Esecuzione: -
Impastate sulla spianatoia la farina con olio, vino, un pizzico di sale e un pizzico di zucchero. Lasciate riposare per 1 ora e rilavorate fino a far diventare l’impasto liscio. Stendere con il matterello, e, ricavatene delle lunghe strisce su cui metterete il ripieno. Arrotolate e tagliate a pezzetti di circa 12 cm, con ogni pezzo formate un “uccelletto” dandogli la forma con le mani.
Per la coda tagliuzzare un lato con le forbici, mentre incidete dei  tagli sul dorso per creare le ali. Disponete su una di teglia precedentemente unta e infarinata e mettete nel forno molto caldo,  una volta cotti, a piacere spolverizzate con zucchero e cannella.

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Intervista Gastronomica a Pino Imperatore

Pino Imperatore

Pino Imperatore


Pino Imperatore
, umorista e scrittore, per sua definizione è un esempio di “emigrante al contrario”: Nasce a Milano nel 1961, e dopo appena due anni la sua famiglia si trasferisce stabilmente a Napoli.
In qualità di giornalista ha scritto per diversi quotidiani e periodici, inoltre ha collaborato con emittenti radiofoniche e televisive.
È autore dei libri umoristici In principio era il Verbo, poi vennero il soggetto e il complemento (Colonnese, 2001) con il quale ha vinto il premio Troisi per la scrittura comica nel 2001, Un anno strano a Roccapeppa (Kairós, 2004), Le mirabolanti avventure del Gladiator Posillipo (Cento Autori, 2007), La Trilogia del Buon Umore che comprende La catena di Santo Gnomo (Cento Autori, 2007) Questo pazzo pazzo pazzo mondo animale (Cento Autori, 2007) e Manteniamo la salma (Cento Autori, 2007).

De Vulgari Cazzimma - Edizioni Cento Autori

De Vulgari Cazzima vede luce nel 2008 sempre per la Casa Editrice Cento Autori  il volumetto è un agile trattatello “semicomico” sulla genesi e sull’epistemologia di quel sentimento miscellaneo e composito, mosto fruttato ad alta concentrazione zuccherina di malizia, perfidia, cinismo ed astuzia, comunemente noto ai figli di Pulcinella (per non dir peggio) con il popolare epiteto di cazzimma, appunto. dal sito Centoautori.
E, finalmente nel 2012 esce il primo romanzo di Pino Imperatore Benvenuti in Casa Esposito, edito per la Giunti che guarda caso si trova a Firenze, e, coincidenza vuole, che zio Pino, pur raccontando da sempre l’ironia e l’umorismo napoletano, ha un difettuccio, un neo,  una piccola magagna, è l’unico tra gli scrittori partenopei che non tifa per il Ciuccio, ma è da sempre uno sfegatato tifoso della compagine viola, rappresentativa del capoluogo toscano :-)

Benvenuti in casa Esposito – Edizione Giunti

L’ultima fatica è sicuramente un’opera da non perdere, soprattutto in questi tempi di magra di diete e crisi economiche, è importante ridere, aiuta a vivere meglio e a guardare con un sorriso la realtà che ci gira intorno.Un libro da non perdere
Benvenuti in casa Esposito, narra le vicende della famiglia camorrista più goffa di Napoli.

Uno spaccato divertente e allo stesso tempo reale e  amaro sullla Napoli contemporanea, città ricca di contraddizioni  che non perde mai la speranza nella certezza di poter vivere un futuro migliore, nonostante le difficoltà e le complessità della sua gestione.

“Ricordate la città dei criminali brutali, dei corrieri della droga, dei bagni di sangue e delle lotte di camorra? Be’, scordatevela.”
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi
«Un viaggio nei bassifondi del crimine, dove correrete il rischio di morire. Dal ridere.»
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi

In libreria dall’11 gennaio 2012
e, se volete avere un’idea più precisa del libro potete leggere le prime pagine :-)

Dal 2005 è responsabile della sezione “Scrittura Comica” del Premio Massimo Troisi .
Conduce a Napoli, con Edgardo Bellini, il “Laboratorio di scrittura comica e umoristica Achille Campanile” (www.scritturacomica.it).
Con lo stesso Bellini ha curato le antologie Quel sacripante del grafico si è scordato il titolo (Graus, 2005), e Aggiungi un porco a favola(Cento Autori, 2009)

Io e Zio Pino

Suoi racconti e battute sono apparsi in varie pubblicazioni, tra cui l’Agenda Comix, Scrive testi per il cabaret.
E’ fra i fondatori del GULP, ossia il Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni,
De vulgari cazzimma – Cento Autori e’ del 2008.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Pino: – «Da uno a dieci?».
Sì.
«Dieci e lode».

Angie: – Hai mai pensato di scrivere un pezzo gastronomico? Naturalmente non un libro di ricette.
Pino: – «Proprio in questo periodo sto studiando le possibilità di cottura delle uova deposte dalle galline Araucana del Cile. Non sono uova normali, ma colorate: blu, verdi, addirittura rosa. Ne ricaverò un saggio dal titolo “Frittate arcobaleno”».

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Pino: – «Sono giornalista e lavoro in un ente pubblico. Nel tempo libero mi occupo di letteratura umoristica. Nel tempo occupato metto sulla porta il cartello con la scritta “Do not disturb”».

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Sgulpe sì, dove?
Pino: – «La masseria “La Sauda” a Caserta: piatti tipici della Campania, aria buona e tanto verde. E uno chef che ha fatto un patto con Dio».

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Pino: – «Eh?».
Angie: – Meglio carne o pesce?
Pino: – «Entrambi meritano il massimo rispetto. Come disse Totò: “Non ho mai commesso peccati, né di carne né di pesce”».

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Pino: – «Uno struffolo».

Angie: – Vino?
Pino: – «Il Per’ ‘e palummo, il Caprettone e il Coda di Volpe: bestiali».

Angie: – Il tuo punto debole.
Pino: – «Te lo dico in privato».

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai?
Pino: – «Il limoncello».

Angie: – Limone o aceto?
Pino: – «Aceto balsamico».

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
«Il risotto alla pescatora».

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Pino: – «Le linguine ai frutti di mare».

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai…
Pino
: – «Quella ideale corrisponde a quella reale: sfogliatella frolla e caffè alla napoletana».

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Pino: – «Piluccatore. Guai a lasciare un vassoio incustodito in mia presenza».

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Pino: – «Del cioccolato».
cannella
Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori. Ne hai uno preferito?
Pino: – «Il profumo della cannella. È inebriante».

Angie: – Non puoi vivere senza…
Pino: – «Sorrisi».

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena o anche il saper cucinare?
Pino: – «Tutt’e due. Più una candela a combustione lenta, molto lenta».

Angie: – Una tua ricetta.
Pino: – «Provola alla brace con una spruzzata di noci tritate: un piatto semplice, genuino e corroborante».

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Pino: – «Ne sto leggendo tre contemporaneamente: “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, “Infinite Jest” di David Foster Wallace e “L’incredibile viaggio di Pomponio Flato” di Eduardo Mendoza».

Angie: – Hobby?
Pino: – «Osservare il volo dei gabbiani».

Angie: -Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Pino: – «Thunderstruck degli AC/DC».Stanlio e Ollio

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Pino: – «Incontrare nell’aldilà Stanlio & Ollio, Totò, Massimo Troisi, Groucho Marx, Jacques Tati e Charlie Chaplin».

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Pino: – «Pino».

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Pino: – «Un satirello».

Angie: – Un piatto della tua infanzia…
Pino: – «Pasta e fagioli con le cotiche».

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Pino: – «Sì. Le tradizioni gastronomiche locali vanno tutelate e valorizzate».

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Pino: – «La pizza Margherita, un tricolore perfetto: il verde del basilico, il bianco della mozzarella e il rosso del pomodoro».

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?

Paella

Pino: – «Quella spagnola, che si avvicina molto alla nostra. La paella, ad esempio, è un piatto che mi fa impazzire».

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Pino
: – «Sono super impegnato nella promozione di “Benvenuti in casa Esposito”. È un’esperienza bellissima. Amo il contatto diretto con i lettori».

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Pino: – «Dolce come un cioccolatino e piccante come un peperoncino».

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? Ed il buon Mario Monti?

Mario Monti e la fresella...

Pino: – «Berlusconi: una minestra riscaldata. Monti: una fresella».

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Pino: – «Mai. Né io ho tradito lei. Ci amiamo saporitamente».

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Pino: – «Carpe diem. La vita è breve, godiamocela».

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Pino: – «Mi stai facendo una dichiarazione d’amore?».

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.
Pino: – «“Ciao, Pino, come stai?”. “Molto bene, e tu?”. “Anch’io, mi sento in pace con te stesso”».


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Torta della dodicesima notte – Twelfth Night Cake – (Gran Bretagna)

Torta della dodicesima notte (Twelfth Night Cake)

« If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die. »

«
 Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. »
(Orsino, atto I, scena I)

William Shakespeare

Quando parliamo di dodicesima notte, non possiamo fare a meno di ricordare la commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.
La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will)
Il titolo allude appunto alla festa della dodicesima notte (corrispondente all’Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni che trascorrono dal Natale fino alla festività e che segna la fine del periodo natalizio e l’ultima occasione per poter festeggiare, ossia l’Epifania, ed è per questo motivo che gli inglesi preparano la torta della dodicesima notte; questo dolce è a base di frutta secca e frutta candita.

Epifania - Adorazione dei Magi

La tradizione voleva che all’interno del dolce fossero inseriti e nascosti un fagiolo, l’aglio, un rametto e uno straccio; chi avesse trovato il fagiolo sarebbe diventato secondo la credenza re o regina della festa, chi avesse trovato l’aglio sarebbe stato il cattivo della festa; il rametto era il simbolo del folle e una ragazza avesse trovato lo straccio, avrebbe perso la reputazione per un giorno.

All’interno delle famiglie è una semplice torta di frutta che racchiude al suo inerno un fagiolo secco che viene servita agli ospiti durante i dodici giorni di Natale. A chi capitava il fagiolo, avrebbe avuto la responsabilità di ricoprire un ruolo di responsabilità all’interno della famiglia una sorta di angelo custode per quell’anno, quindi è stato un compito importante, e di solito, viene deciso all’interno della famiglia che sia un membro anziano a trovare il fagiolo!

Ingredienti:
- 200 gr di farina
- 30 gr di lievito di birra
- 150 gr di burro
- 150 gr di zucchero
- 150 gr di mandorle sminuzzate
- 150 gr di canditi
- 4 uova
- 1 buccia di limone
- 1 buccia d’arancia
- 1 presa di sale
- 100 ml di Porto o Sherry

Torta della dodicesima Notte

Esecuzione:
Mescolate la frutta candita e le mandorle con il vino liquoroso e lasciate il tutto a riposo per qualche ora; sciogliete il lievito di birra nell’acqua tiepida, unite un cucchiaio di zucchero e la farina mescolando bene.

Lasciate l’impasto in un posto tiepido per un quarto d’ora per farlo lievitare; in una ciotola a parte mescolate il burro e lo zucchero restanti ed unite le scorze del limone e dell’arancia tritate finissime;  aggiungete le uova , il sale, il lievito e la farina e mescolate finché ne ricaverete una pasta liscia ed elastica.

Aggiungete la frutta candita e la frutta secca precedentemente tenuta a macerare nel vino liquoroso, create una palla con l’impasto e lasciatelo a lievitare in un canovaccio per circa 4 ore; infine stendete la pasta (che sarà aumentata del doppio di volume), stendetela in un tortiera e cuocetela nel forno per 45 minuti.

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Galette de Roi Dolce dei Re Magi – (Francia)

Dolce dei Re Magi“Galette de Roi”
Il 6 gennaio giorno dell’Epifania e’ in Francia il giorno della festa dei tre re,  festa che  ha dato origine nella storia a numerose usanze, una di queste prevedeva l’elezione di un  re della giornata durante una  festa basata su abbondanti libagioni alle quali erano ammessi anche i poveri.

L’usanza prese  piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281.
Nel 1316 si celebrava la festa dei tre Re anche alla corte inglese. E’ tradizione preparare un dolce speciale ed il Dolce dei Re Magi, dalla sua origine ad ora ha subito numerose variazioni  inizialmente pare fosse un pane o un dolce piatto di forma rotonda. In Olanda venivano confezionate delle cialde, i dolci sfoglia e torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera il Dolce dei Re Magi  e’ preparato  con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda intorno al quale si dispongono 5 o 6 pezzi di pasta dalla forma sferica  più piccole della stessa pasta in ognuna delle quali si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc. Prima della cottura il dolce  viene spalmato con ghiaccia alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero. Un’altra caratteristica è quella di introdurre nel dolce un fagiolo od una fava oppure una moneta come portafortuna.

Galette de rois con “sorpresa”

Le ciambelle si prestano molto per mettere all’interno la fava, il fagiolo od una
moneta. Inoltre potete colare sopra del cioccolato fatto fondere a bagnomaria per renderle più ricche.

La tradizione francese prevede,  quando arriva l’atteso momento, che il più giovane dei conviviali vada  sotto il tavolo. Qualcuno taglia la torta, questo taglio viene fatto con la torta coperta da uno strofinaccio, in modo che, se il coltello incontra la fava, il tagliatore non possa sapere in che porzione si trovi, e che non si possa barare. Ma, chissà perché, spessissimo la fava si troverà nella porzione del bambino che sta sotto il tavolo… uno dei misteri familiari irrisolti!

Quando la torta è finalmente porzionata, si prende una fetta  e si chiede al bambino sotto la tavola : “per chi è questa ?” Il bambino risponde : “Per mamma, papa, Zia Tizia, me, sorella o fratello ecc.”, nell’ordine che vuole lui.

L’usanza prevede che vi sia una porzione in più del numero esatto dei conviviali. Si chiama : “la porzione del povero”.

Quando tutte le porzioni sono ben distribuite, si mangia. Quello che trova la fava è il re o la regina. Gli si mette sulla testa una corona di cartone dorato.
In qualche famiglia si  brinda all’onore del re, il quale deve bere in un solo colpo un bicchiere di vino o acqua (secondo l’età) mentre tutti gli altri ripetono: “Le roi boit, le roi boit, le roi boit” (il re beve), o “la reine boit” (la regina beve).
Poi il re sceglie nell’assistenza la sua regina (o la regina il suo re), che al proprio turno deve bere un grande bicchiere

Ingredienti:

Galette des Rois

- 500 gr Pasta sfoglia (per accellerare i tempi vi conviene prenderla surgelata o dal vostro pasticciere di fiducia
- 3 uova + 1 tuorlo
- 150 grammi di burro ammorbidito (lasciatelo un paio d’ore fuori dal frigo)
- 150 gr di zucchero
- 150 gr di mandorle polverizzate
- fava (piccolo oggetto in porcellana)
- zucchero a velo
Esecuzione:
Scaldate il forno a 180°. Dividete la pasta in due parti, stendtela  e ricavatene due cerchi uguali. Mettete uno dei cerchi su della carta forno. Sbattete a bene il burro con lo zucchero fino a a quando non diventeranno spumosi, aggiungete quindi le uova, una per volta senza smettere di rimestare, aggiungete quindi le mandorle e sbattete per amalgamare bene il tutto. Stendete questa crema nel centro del primo cerchio di pasta, in cerchio dal diametro di 20 cm alto almeno un centimetro e mezzo o due, lasciando dello spazio intorno di almeno 3.5 cm. Mettete la fava nella crema. Coprite con l’altro cerchio e unite bene i due pezzi di sfoglia premendo con le dita e ripiegando poi il bordo verso l’interno, in modo da creare un bordo intorno al vostro dolce. Praticate con un coltello appuntito, delle incisioni sulla superfice e sul borodo della galette.
Spennellatela dappertutto con il tuorlo sbattuto ed infornatela per una quarantina di minuti, o fino a che sia ben dorata uniformemente. A fine cottura, spolverizzatela di zucchero a velo e passatela 1 o 2 minuti sotto il grill del forno. Toglietela dal forno e lasciatela intiepidire.

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Le Pecorelle di Genga (AN) (Marche)

Le pecorelle di Genga

Genga è una piccolo borgo cinto da mura situato su un alto poggio, distante 65 km da
Ancona
. Fu l’antica patria dei conti della Genga da cui discese papa Leone XII. Oggi è famosa per le vicine grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e noto d’Italia, nella valle del torrente Sentino.

Ingredienti:
Per la sfoglia

- 1/2 kg di farina di grano;
- 4 uova
- 100 gr di zucchero
- 50 gr di strutto fuso
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 bicchierino di mistra’;
- scorza di limone grattugiata;
- acqua calda.

Per il ripieno:
- 250 gr di marmellata di mele
- 100 gr di uva passa
- 100 gr di mandorle tritate
- 100 gr di fichi secchi tritati;
- 50 gr di noci tritate
- 100 gr di mele tritate
- 250 gr di sapa
- 1 pizzico di cannella in polvere

Pecorelle di Genga

Esecuzione:
Preparate una sfoglia con la farina, le uova, lo zucchero, lo strutto fuso, il mistrà ed una bustina di lievito, lavoratela bene stendetene due sfoglie di pasta abbastanza spesse e lasciate riposare.

In una terrina impastate tutti gli ingredienti per il ripieno. Con un cucchiaio sistemate il composto sulla sfoglia in modo da formare dei mucchietti non molto vicini tra di loro e ricopriteli con l’altra sfoglia avendo l’accortenza di premere i bordi intorno al ripieno.

Date la forma, ritagliando con un coltello appuntito, di pecorella, o di fiasco, o di befana.

Spalmate con il rosso d’uovo, allineate in una capace placca unta e cuocete a 150 gradi per mezzora.

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