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E' inutile versare rum…

Category: Ricette di famiglia

Pizza di Carnevale Sorrentina

Giandomenico Tiepolo Pulcinella acrobati

I piatti piu’ noti del periodo di carnevale sono senza alcun ombra di dubbio, le chiacchiere, o frappe, o cenci, i nomi cambiano in ogni regione della nostra piccola Italia, l’altro piatto e’ qui in campania tradizionalmente la lasagna, ma in penisola sorrentina, il giorno di carnevale non riusciamo a fare a meno della “Pizza di carnevale”, generalmente accompgnata dai friarielli saltati in padella.
Il giorno di Carnevale, tutti i maschietti ricevono gli auguri, infatti si dice: “si’ propeto nu carnuvale”, ed il giorno dopo, il primo giorno di Quaresima, a ricevere gli auguri siamo noi femminucce, e i maschietti solitamente ricambiano dicendo: “si’ propeto na Quaresima”

Pizza di Carnevale

Ingredienti:

Pizza di Carnevale previa cottura

– gr. 200 di farina
– 3 uova
– gr. 200 di burro
– 3 cucchiai di parmigiano
– gr. 300 di mozzarella o provola
– gr. 300 di ricotta
– gr. 300 salsiccia

Esecuzione:

Questo piatto si mangia nel periodo di Carnevale ed e veramente molto consistente. Ve lo consiglierei come piatto unico o accompagnato da qualche verdura, di solito noi utilizziamo i friarielli saltati in padella.
Preparate una pasta sfoglia col burro e la farina, o per accellerare i tempi potrete utilizzare quella surgelata.
Mettete in una terrina la ricotta e scioglietela bene lavorandola con un cucchiaio di legno aggiungete le uova, il parmigiano, la provola tagliata a dadini.

Pizza di Carnevale appena sfornata

Spezzettate la salsiccia e unitela al composto.
La salsiccia potra’ essere unita a crudo, o anche precedentemente cotta in padella ed in seguito sbriciolata all’interno dell’imbottitura.
Stendete la pasta sfoglia rivestitene una teglia imburrata, versate il ripieno preparato nella teglia, livellando bene e coprite con l’altra sfoglia.

Dorate la superficie con un uovo battuto con un po’ d’olio e fate cuocere a calore moderato per circa un ora.
Anche qui c’è una variazione, qualcuno aggiunge dell’uva passa dandole un sapore agrodolce.

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Riso con le verze

Cavolo verza

Per quanto ami la cucina tradizionale, devo confessarvi un segreto, piatti come la pasta e fagioli, la pasta e cavoli, il riso con le verze, ho imparato ad apprezzarli, dopo la privazione, nel senso che essendo rotondetta, da sempre ho dovuto lottare con la tendenza familiare all’ingrasso, ed una brutta malattia a cui sono sopravvissuta, la bulimia, che ha forgiato il mio essere, ma quella è un’altra storia.
La Verza, chiamata anche “cavolo verza”, è una pianta erbacea ed appartiene alla famiglia delle Crucifere e il cui nome scientifico è “Brassica oleracea sabauda”
Originaria del bacino Mediterraneo nell’antica Roma, veniva consumata prima dei banchetti per favorire l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo.
Il buon contenuto di sostanze antiossiddanti, come polifenoli, carotenoidi, indoli e sulforafano, rendono la verza molto utile nella prevenzione dei tumori che colpiscono l’apparato digerente.

Veniamo a questa tradizionale preparazione, di cui ricordo l’odore che si propagava per la cucina, specie in inverno, quando fuori fa freddo ed i vetri delle finestre si appannano.

La versione che vado a proporvi utilizza l’aglio, è semplicissima, occorrono:

Ingredienti:
– 1 verza
– gr  400 di riso
– 1 spicchio d’aglio
– olio EVO
– peperoncino (facoltativo
– sale q.b
– scorzette di pecorino

Esecuzione:
In una pentola fate soffriggere olio aglio e se vi piace del peperoncino aggiungete la verza lavata e privata del torso tagliata finemente a striscette così da agevolare la cottura.
Fatela stufare coprendo con un coperchio, quando si e’ appassita regolate di sale ed aggiungete le scorzette di pecorino aggiungete l’acqua e fatela cuocere il tutto dovrà essere cremoso a cottura ultimata aggiungete il riso e cuocete.
Se gradite potrete spolverizzare con un po di pecorino.

Riso con le verze

Versione napoletana
Ingredienti:
– una bella verza grande
– 400 g. di riso
– 2 cipolle
– 100 g. di ventresca
– 50 g. di olio extravergine di oliva
– croste di formaggio se ne avete, sale e pepe

Esecuzione:
Una volta affettate le cipolle fatele soffriggere con la ventresca tagliata a piccoli pezzi in olio EVO.
Quando il soffritto avrà preso un bel colore biondo buttatevi la verza che avrete già lavata e tagliata a listarelle. Coprite e lasciate cuocere bene rimestando di tanto in tanto, a fuoco basso.
A metà cottura potrete aggiungere, se volete, le croste di parmigiano precedentemente ben raschiate e messe a mollo in acqua tiepida.
Quando la verza sarà quasi cotta, aggiungetevi tanta acqua quanta vi sembra che debba bastare per far cuocere il riso.
A cottura ultimata versate una manciata di formaggio parmigiano grattugiato e lasciate riposare la minestra per qualche minuto prima di servirla.

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Riso agrodolce alla Maniera di Mariano (insalata di riso con pollo e ananas)

Riso basmati con sedano, cetrioli, paprica, senape e yogurt bianco

Questa ricetta non ha un nome specifico, io l’ho ribattezzata in questa maniera, poiche’ nasce dall’inventiva, dalla creatività e dalla passione per la cucina di mio cugino Mariano detto il “piccolo” per differenziarlo da Mariano detto il “grande” cioè mio fratello, siamo una tradizionale famiglia del sud italia, nello specifico della provincia di Napoli, cultori delle tradizioni non solo gastronomiche ma anche familiari, difatti mio fratello e mio cugino, figli di fratelli gemelli, cioè mio padre Mario e mio zio Ninì, ( ‘e gemell) ed entrambi portano il nome del capostipite quel Nonno Mariano marito della famosa Nonna Angela, artefice di quel capolavoro dolciario che è la pizza dolce di crema amarene mandorle di cui abbiamo ampiamente discusso in queste pagine.
Gli ingredienti per questa ricetta non hanno proporzioni, in effetti è un riso all’insalata, che potrete condire a seconda del vostro gusto, se vi piacciono i pinoli ne metterete di piu’, se preferite il sapore della paprika o della senape abbonderete con quella, insomma come preferite cosi vi regolate, daltronde la mia nonna, sapientemente sosteneva, quando si trattava di cucinare, che “cchiù ce miett cchiù ce truove”
Per questa preparazione quindi occorrono:

Riso basmati con sedano, cetrioli, paprica, senape e yogurt bianco

Ingredienti:
– Riso Basmati
– petto di pollo
– sedano
– cetriolo
– cipolla rossa di tropea
– pinoli
– uva passa
– paprica
– senape
– foglioline di menta
– curry
– yogurt bianco
– ananas svuotate da utilizzare per la preparazione
– polpa dell’ananas tagliata a cubetti

Esecuzione:

Riso basmati con sedano, cetrioli, paprica, senape e yogurt bianco

Lessate il petto di pollo in acqua a cui avrete aggiunto un po di sedano, cipolla, pomodoro, per aromatizzare, come se voleste fare un brodo vegetale.
Lessate il riso basmati, scolatelo, e passatelo sotto un po d’acqua fredda, conditelo con il sedano tagliato a pezzetti, il pollo a striscioline, la cipolla rossa di tropea anch’essa tagliata in piccoli pezzi, l’uva passa precedentemente ammorbidita in un po d’acqua, i pinoli, il cetriolo anche questo tagliato a pezzetti, le foglioline di menta, rimestate con cura a questo punto aggiungete, la senape, la paprica, il curry e lo yogurt bianco, rimestate ancora e servitelo in gusci di ananas svuotati dalla loro polpa.

…e naturalamente la polpa dell’ananas a pezzettini (la ricetta si chiamerebbe insalata di riso con pollo e ananas

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La “Pasta e Patane” di Casa Cafiero

Pasta & Patane

Questo piatto tradizionale, che ritroviamo in giro un po’ per tutte le province campane ma anche nelle cucine regionali del nostro paese, è tra quelli più semplici e gustosi da realizzare.
Naturalmente anche il suddetto piatto non è esente dalle famose variazioni sul tema e scuole di pensiero, (aggiunta di provola a dadini, lardo, pancetta etc.etc.) ma il mio ricordo di bambina, quando mio padre la preparava, la vuole realizzata in una maniera molto povera ma genuina, equilibrando bene gli aromi

Pasta e patate

o “odori” come diciamo dalle mie parti, nel caso specifi

co mio padre preparava un battuto di cipolla e sedano, che metteva a soffriggere in olio EVO, a cui poi aggiungeva la passata di pomodoro realizzata in casa ed infine le patate tagliate a tocchetti.
Molto più tardi, da sola ho realizzato che le patate in quella maniera venivano solamente stufate nella pummarola, ed ho attuato la procedura che vado prontamente ad illustrarvi.
Se avete una caccavella di coccio, in cui cuocere il tutto vi assicuro, che è il risultato è veramente da elevazione mistica della mente 🙂

Ingredienti:
– 400 gr. di pasta mista (pasta ammiscata)
– patate (per le patate orientatevi con una patata a commensale)
– 3 o 4 pomodori san marzano
– Olio extravergine d’oliva
– 1 cipolla
– 1 costa di sedano
– basilico fresco
– sale secondo gusto
– scorza di parmigiano e parmigiano grattugiato

pasta e patate (primo piano)

Esecuzione:
Pelate le patate e tagliatele a dadini, non troppo piccoli, altrimenti la patata nella cottura si spappola.
Preparate un battuto di sedano e cipolla, mettetelo a soffriggere in olio EVO, quando si e’ imbiondito, aggiungete i pomodori spezzati con le vostre manine e fateli “appassuliare” a fuoco lento, una volta che si son spappolati aggiungete le patate, rimestate continuamente facendo attenzione a non farle attaccare sul fondo della caccavella, se siete in possesso di scorze di parmigiano, ripulitele dalle timbrature, e mettetele a cuocere con le patate, quando il tutto si è abbastanza cotto, aggiungete il basilico spezzettato, e rimestate ancora, fino a quando le vostre patate non avranno assunto una croccante crosticina, a quel punto se vi piace piu pomodoro potrete aggiungere un po’ di passata, meglio se di quelle artigianali, ed un po d’acqua per far continuare la cottura, dulcis in fundo aggiungete la pasta, la pasta ammiscata è perfetta, a seconda del vostro gradimento, altrimenti vanno bene anche i tubetti.
Cospargete di parmigiano grattugiato e strafocatevi 🙂

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Ragù di pere Mast’antuono

Pere Mast’Antuono

Non tutti sanno che con questa pera, maggiormente utilizzata in preparazioni dolciarie, veniva realizzato un ottimo sugo, esisteva infatti un “Ragout di pere “mastantuono”,  questa ricetta, che vado a proporvi è stata “ritrovata” e “riscoperta” da Antonio Cafiero,  proprietario del ristorante “La Conca” (III traversa Alimuri – Marina di Alimuri Meta).

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“Pere Mastantuono mbuttunate” – pere mastantuono imbottite

Pere Mastantuono

La pera mastantuono (in dialetto napoletano Pera e’ Mast’Antuono’) è una particolare varietà pera di dimensioni molto piccole e rotondeggianti, che vede il massimo della sua produzione nel mese di agosto.
Eccellente varietà di pera soprattutto per la sua consistenza e profumazione.
Purtroppo, attualmente assieme ad altre varietà locali, è stata soppiantata, nonostante le ottime qualità organolettiche dei frutti, da cloni con pezzature più grandi.

Viene consumata fresca o trasformata in marmellata o in pasticceria imbottita con ricotta e ricoperta di cioccolata.
Il perché di questo nome lo ritroviamo in una testimonianza raccolta dalla scrittrice Cecilia Coppola

– …questa pera è corposa e dolce, ma è necessario che non sia ancora matura quando serve per preparare le famose “ pere

mbuttunate”, una vera leccornia, che era considerata anche simbolo di abbondanza e buon augurio. La signora Giovannina Salvo Irolla mi mette a conoscenza di una singolare storia legata a questo frutto, che la mamma Angelina le raccontava. “ Un contadino aveva un albero di pero, molto dispettoso, perché non aveva mai nel corso degli anni prodotto una sola pera, nonostante le sue cure e la sua attenzione. Per questo, stanco e disilluso, decise di tagliarlo e di vendere il legno, Uno scultore ne acquistò il tronco e fece una statua raffigurante Sant’Antonio che fu benedetta e messa in chiesa. Il contadino, venuto a conoscenza del fatto, si portò accanto all’immagine e disse” Io ti cunosco piro e nun facevi pere, mo’ si Sant’Antonio e vuo’ fa’ ‘e grazie? ”(io ti conosco albero di pero che non produceva alcuna pera, ora che sei Sant’Antonio come puoi fare le grazie?”)”.
Da qui ha origine, con molta probabilità, il nome pera Mast’Antuono e questa frase è diventata proverbiale e si usa nei confronti di qualcuno che vuol sembrare buono e santo ed invece non lo è.

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Pizza dolce di crema, amarene e mandorle

Nonna Angela

Mia Nonna Angela, chiamata affettuosamente in famiglia “Ngiulinella” ,  madre di mio papà Mario, era un donnone sui 100 kg, si racconta che mio nonno, quando lei era ancora piccina e ritornava da scuola lui, piu’ grande di lei, anche di molto, le diceva affettuosamente: – “jesce ‘a casa” e cioè, “corri a casa”.
Io, Nonna Angela, non l’ho mai conosciuta, se non in foto, in cui è ritratta di fianco a mio Nonno Mariano, ma questo è il ricordo che ho di lei, che rivive in un racconto della buonanima di mia zia Enza.
Si sposò molto giovane, e morì ad appena 38 anni di peritonite.
Il 2 di agosto, festeggiava il suo onomastico, alla “Madonna degli Angeli” preparando questa “Pizza Dolce”

le amarene adagiate sulla pasta di mandorla sul letto di pasta frolla

E da allora in quella occasione la mia mamma non può fare a meno di deliziarci il palato, fosse solo perchè le tradizioni di famiglia vanno rispettate e anche gli onomastici delle “figliole” !
La ricetta, è una ricetta di famiglia, ma ho notato con sommo piacere, che tutte le ricette con la dicitura “Pizza di Crema amarene e mandorle” sono trascritte alla medesima maniera, per non smentire il fatto, che molte cose che circolano sul web vengono copiate, senza nemmeno citare la fonte.

Fattosta che l’originale si trova qui e, risale perlomeno a 10 anni fa se non di più.
Una precisazione, va debitamente fatta, si possono utilizzare 2 strati di crema, cioè la bianca e la nera, il risultato è piu’ goloso, ma nelle foto che corredano questo articolo abbiamo utilizzato solo la crema bianca.


Ingredienti
:
Pasta Frolla:

strato di crema bianca

– 1 kg Farina
– 250 gr Burro (o Sugna)
– 1 Limone (scorza Grattugiata)
– 500 gr Zucchero
– 5 Tuorli D’uovo
– un pizzico di sale

Per la Crema:
– 6 Cucchiai di farina
– 6 Cucchiai zucchero
– 6 Tuorli D’uovo
– 300 gr do Cioccolato Fondente In Tavolette

Per il resto:
– 500 gr Amarene
– 500 gr Pasta Di Mandorle
– zucchero a velo per spolverizzare la pizza una volta che si è cotta

Esecuzione:
Rivestite uno stampo con la pasta frolla, alla base di questo sistemerete la pasta di mandorle, ricoprite quindi con la crema a cioccolato ed infine con le amarene e per ultima la crema bianca.

Pizza di crema, amarene e mandorle

Ricoprite con un altro strato di pasta frolla.  Cuocete per una mezzora a 150 gradi. Fate raffredare.

Prima di servire cospargetela di zucchero a velo.

Un tempo per questa libidine, venivano utilizzate le amarene, quelle che si “cuocevano al sole” e da cui si ricavava lo sciroppo che emulsionato con acqua fresca in estate era una ottima bevanda dissetante.

ecco qui, finalmente la fettina di dolce, cosi si puo' almeno apprezzarne l'imbottitura

Io ricordo l’altra nonna, nonna Laura, nonna materna, che metteva queste amarene al sole fuori la terrazza erano una macchia di colore rosso sotto il caldo sole estivo.
Ovviamente non credo si trovino ancora in circolazione queste preparazioni, per cui potrete optare tranqullamente per le amarene sciroppate.

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La parmigiana di melanzane bianca di zia Rosa

Melenzane o melanzane

Questa è una ricetta della mia famiglia, la preparava nonna Angela, di cui molto fieramente porto il nome e,  successivamente mia zia Rosa e la buonanima di zia Enza, per cui, è una preziosissima chicca, facente parte di quel patrimonio culturale-gastronomico, a me tanto caro, quello della memoria storica custodito nella mia famiglia e dai nostri anziani.
Provatela, e, sicuramente non ne rimarrete delusi 🙂
Sicuramente questa procedura non è più rapida di quella tradizionale, ma è uno dei mille modi per preparare le melenzane ed offrirle in un modo diverso ai vostri commensali.

Ingredienti:
– 1,5 kg melanzane
– gr 200 mozzarella
– farina q.b
– parmigiano di grattugiato q.b
– pecorino romano q.b
– foglie di basilico fresco q.b
– mollica di pane q.b.
– latte
– 3 uova

Esecuzione
:

Melenzane, tagliate a fette e fritte

Le melanzane vanno tagliate a fette e messe in acqua e sale, per circa un’ora. Trascorso il giusto tempo, le strizzerete, riportandole alla forma iniziale, le infarinerete leggermente e le friggerete in abbondante olio di semi ben caldo.
Appena dorate, sistematele su carta assorbente, e continuate questa operazione fino all’esaurimento delle fette.
Mettete la mollica di pane in un recipiente con un po di latte, strizzatela e preparate una pastetta, con le uova battute, e una dose consistente di parmigiano e di percorino, ed infine il basilico a pezzetti.
Ora la preparazione può essere fatta in svariati modi: ad involtino, metterete al centro della vostra fetta di melanzana un po della pastetta ed un pezzetto di mozzarella, l’arrotolate e chiuderete con uno stuzziucadenti. Allineatele in una teglia e cospargete di parmigiano, o se gradite con un po ‘di sugo di pomodoro.
L’altra operazione potrebbe essere la seguente: ricopriremo una teglia di uno strato di melanzane, alternandolo con questa imbottitura, e la mozzarella a fettine, ripetendo l’operazione più volte, e terminando con uno strato di melenzane che andremo a spolvererare con dell’altro parmigiano grattugiato.
Cuocerete il tutto in forno a calore moderato per circa 45 minuti.
La ricetta originale è un po’ più articolata e laboriosa, difatti sia mia zia che mi madre una volta fritte le fette di melanzane, riponevano su di esse, con molta cura la pastetta, inserivano una fettina di mozzarella, e richiudevano con un altra fetta di melanzana fritta, avendo l’accortenza, di rigirare questo involtino, prima da un lato e poi dall’altro, e cercando di non farne fuoriuscire l’imbottitura, una volta cotte venivano allineate in una pirofila, ricoperte di poca salsa di pomodoro fresco, e messe in forno per circa 45 minuti.

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Un doveroso omaggio alla mia mamma

Nonna Teresa e Minù

In famiglia non siamo mai stati smilzi ed allampanati, ed abbiamo tutti, da generazioni, amato (ed amiamo) la buona tavola ed il convivio, le ricette si tramandano oramai da madre in figlia.
Donne dalle forme generose e mediterranee, dedite alla famiglia, e che si dedicavano con certosino impegno alla realizzazione di prelibati manicaretti e la loro felicità nasceva dalla soddisfazione con cui le loro fatiche gastronomiche venivano apprezzate dai fortunati commensali, e non vi nascondo che anche io, un po sono cosi’, cucinare mi rilassa, farlo per gli amici mi gratifica ancora di più.
Sia il mio babbo che la mia mamma se la sono sempre cavata egregiamente tra i fornelli, e questa ricetta è la prova certa della genuinità e di quanto queste prelibatezze abbiano contribuito allo sviluppo fisico non solo mio, ma prima ancora di mamma e di nonna e ancora oggi dei miei nipoti,

Per la pasta:
– farina gr 400 – acqua bollente q.b.
– sale
– strutto 1 cucchiaio da tavola.

Per il ripieno:
– 8 uova
– parmigiano grattugiato gr 150
– ricotta gr 400
– mozzarella gr 400
– sale

Ravioli di Nonna Teresa

Esecuzione:
Premesso che la mia mamma, come la mia nonna prima di lei, ha una sua filosofia gastronomica, e cioe’ quella “del più ce miette a rindd più ci trovi” 🙂
Per cui le dosi di questa preparazione sono approssimative e potrete regolarvi a seconda del vostro gusto
Versate la farina a fontanella sul marmo di cucina o sul piano di lavoro e ponete dell’acqua sul fuoco. Quando bollirà, versatela lentamente al centro della farina, amalgamandola ad essa con una forchetta. Dovrete
fare in modo che circa la metà della farina assorba l’acqua sufficiente, diventando così sofficissima. A questo punto aggiungete il sale, lo strutto e continuate a lavorare la pasta fino ad ottenere un risultato quasi setoso. Ponete la pasta a riposare e, nel frattempo, preparate il ripieno.
In una ciotola battete le uova, stemperatele poi con la ricotta, il parmigiano grattugiato, il sale e  la mozzarella tagliata a piccolissimi pezzi.
Stendete con il matterello una parte della pasta e accennate le forme dei ravioli della grandezza che più vi aggrada sulla metà della sfoglia. Con un cucchiaino appoggiate il ripieno entro i confini delle suddette forme. Ricopritele con 1’altra metà della
sfoglia, fate combaciare i bordi dei ravioli con una lieve pressione dei polpastrelli delle dita e poi staccate i ravioli con la formina. Adagiate i ravioli uno alla volta su un tovagliolo e, quando saranno tutti pronti, per cuocerli calateli con il tovagliolo nell’acqua bollente, abbondante
e salata al punto giusto.

Conditeli poi con un buon sugo di pomodori, con una spruzzata di parmigiano
grattugiato e, se la stagione lo consente, con del basilico fresco.

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“Braciolettini” gli spiedini di carne del mio papà

Spiedini di Nonna Teresa

Lavoro di pazienza, ma tanta pazienza, che toccava quasi sempre alla buonanima del mio papà.

Il mio babbo ci passava le ore, generalmente al sabato sera,  innanzi alla tv,  munito di spiedi d’acciaio della lunghezza di una forchetta e di coltello, con cui minuziosamente preparava un delizioso battuto a base di tanto prezzemolo fresco, aglio e sugna,  questo miscuglio veniva poi spalmato certosinamente all’interno di minuscoli pezzetti di carne, fatti affettare dal macellaio di fiducia molto sottilmente e, normalmente questo era il piatto della domenica e l’unico modo per farci mangiare un po di ciccia.

Procuratevi delle fettine da fare arrosto la mia mamma   utilizza normalmente la natica, o la pezza a cannella.

Pulitele dal grasso e dai nervetti, dopodiché nel senso della lunghezza
ne ricaverete tante striscioline, spesse  più o meno un dito.

Preparate un battuto, con molto prezzemolo, aglio a piacere, sale e sugna
(il comune strutto, il termine indica le parti grasse dalle quali, per fusione
e filtraggio si ricava questo condimento).

La consistenza del battuto deve essere abbastanza cremosa, sta a voi decidere

se utilizzare un robot da cucina o prepararlo utilizzan

do il comune coltello da cucina o la  “mezzaluna”.

Questa crema verrà poi spalmata sulle striscioline di carne, che verranno

poi arrotolate su se’ stesse ed infilate una per una su di uno spiedo, pronte per essere arrostite.

Al calore della piastra, il battuto si sciogliera’ creando un delizioso intingolo in cui,

Peppe Pontecorvo, macellaio

risulterà  inevitabile non inzupparci dell’ottimo pane fresco.

Il nostro segreto familiare, è stato rivelato al buon Peppe, il nostro simpaticissimo macellaio, tifosissimo del Napoli, che ha prima sperimentato la ricetta personalmente  ed ha poi riproposto questi spiedini nella sua bottega, ribattezzandoli: “Gli spiedini di nonna Teresa”

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Teglia di “Patane e maccarune”

Questa e’ una ricetta che accompagna da sempre i miei ricordi di ragazzina.
La preparava molto spesso in estate la buonanima di mio padre, soprattutto nel periodo intorno a ferragosto.
Ingredienti:
– gr 400 di pasta tipo penne o mezzani
– 6 o 7 patate
– 1 bottiglia di pomodoro di quelle preparate in casa
– 3 o 4 pomodori san marzano
– 1 spicchio di aglio
– basilico in abbondanza
– origano q.b.
– olio extravergine di oliva q.b.

Teglia di "patane, pasta e maccarune"

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