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E' inutile versare rum…

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Olivette di Sant’Agata (alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita)

A Catania, tra i dolci tipici dolci tradizionali preparati per la ricorrenza di sant’Agata patrona della cittadina siciliana oltre alle famosissime Minne di Vergine vi sono le le olivette di sant’Agata (in siciliano alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita) che vengono preparate prima e

Sant'Agata

Sant’Agata

durante la festa della santa.
Sono dolci a forma di oliva realizzati in pasta di mandorla ricoperti di zucchero e colorati di verde. Esiste anche una variante dove le tradizionali olivette sono ricoperte di cioccolato
Questo dolce si ricollega ad un avvenimento narrato nella agiografia della santa.
Un giorno, il proconsole Quinziano fu informato che in città, tra le vergini consacrate, viveva una nobile e bella fanciulla. Decise allora che

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Intervista Gastronomica a Marco Vichi

Marco Vichi nasce a Firenze, 20 novembre 1957 e vive nelle Colline del Chianti, in una grande casa davanti ad un oliveto, dove legge, scrive, produce olio e partecipa alla raccolta delle olive, coltiva peperoncini, ha un cagnolino e diversi gatti.

Marco Vichi

Marco Vichi

Oltre a essere uno dei più significativi scrittori del nostro Paese, tiene laboratori di scrittura in varie città italiane e presso l’Università di Firenze il corso di laurea in Media e Giornalismo. Collabora inoltre alla stesura di sceneggiature, cura antologie di letteratura, scrive su quotidiani e riviste nazionali.
Numerose le sue pubblicazioni, edite quasi tutte da Guanda.
Nel 2002, con il romanzo Il Commissario Bordelli, fa la sua prima apparizione in libreria, da qui, in seguito, è nata una fortunata serie letteraria:
Prima di arrivare a conoscere, Vichi, non avevo la minima idea di chi fosse, poi ho letto con grande interesse Morte a Firenze con cui

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Intervista Gastronomica a Francesco Muzzopappa

Un romanzo d’esordio esilarante, ricco di colpi di scena in cui «si ride dalla prima all’ultima riga» (Raul Montanari)

Non è stato il commento di Raul Montanari (di cui ha seguito il corso di scrittura) sulla

Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa

fascetta di copertina a catturare la mia attenzione, anche perche io il simpaticissimo libro di Francesco l’ho letto in versione pdf, ma sono arrivato a lui semplicemente per caso, lo ammetto. Ma se anche un grande come Montanari asserisce che l’opera

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Intervista Gastronomica a Mariano Sabatini

Mariano Sabatini giornalista e scrittore nasce a Roma, 18 marzo 1971. Dagli anni Novanta ha lavorato per la carta stampata, la televisione e la radio, partecipando regolarmente come opinionista a programmi radio e tv su reti nazionali, satellitari e locali.

Mariano Sabatini

Mariano Sabatini

Pigmalione di Mariano, fu, a suo tempo Luciano Rispoli, era il 1992, quando lo chiamò a sostituire un autore di Tappeto Volante programma che conduceva su Telemontecarlo (TMC).

Da allora ha proseguito parallelamente l’attività giornalistica e quella di autore televisivo.
Nell’ambito del Festival della Letteratura 2013 è stato insignito del Premio Città di Giulianova.
Stimo grandemente, Mariano, per la professionalità con cui svolge il suo lavoro, lo apprezzo ancor di piu’, per non avere peli sulla lingua, e questo, spesso, gli ha creato non pochi problemi.
Per ulteriori informazioni e curiosità su Mariano vi rimando alla pagina di Wikipedia.

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Intervista Gastronomica a Marco Marsullo

Marco Marsullo, definito un “giovane napoletano, con grande senso dell’umorismo” definizione di Gianni Mura su “la Repubblica” che ha parlato del suo libro scritto con un

Marco Marsullo

Marco Marsullo

linguaggio fresco, picaresco e puntuto
La sua scrittura non è semplicemente leggera o ironica: è umorismo vero, allo stato puro, Atletico Minaccia Football Club è il suo primo romanzo edito dalla Einaudi.

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Risotto al Go nei Leoni d’Europa di Tiziana Silvestrin

Forse uno dei piatti più antichi, tipico delle comunità di pescatori, quali quelle dell’isola di Burano. Il “Go” (nome dialettale per il ghiozzo comune) è un pesce di laguna di scarso

Ghiozzi appena pescati

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Ricette in Noir – Una ricetta di Simonetta Santamaria

Simonetta Santamaria con il marito Diego

Cara Angie,
eccoti una ricettina estrapolata direttamente dal mio libro.
Vedi se fa al caso tuo…
Un bacione!
Simo
P.S. La foto per dimostrare che il mio, di Gennaro (che nello specifico si chiama Diego), non l’ho ancora cucinato…



Direttamente da “Donne in Noir”, dal racconto “L’ANGELO DEL FOCOLARE”:
FETTINE DI GENNARO (O DI AGNELLO) IN SALSA SPEZIATA

Ingredienti:
– 4 fettine di un Gennaro ben meritevole di finire in casseruola (se non ne disponete al momento, potete ripiegare su un qualsiasi Mario, Roberto, Bartolomeo o, in – ultima analisi, su dell’agnello)
– 3 cucchiai di passata di pomodoro
– 3 cucchiai di succo di limone
– 3 cucchiai di olio d’oliva
– 1 cucchiaino di peperoncino in polvere
– 1 cucchiaino di noce moscata in polvere
– 1 spicchio d’aglio bello grosso
– un po’ di burro – sale – prezzemolo – pepe nero

Esecuzione:

Donne in noir - Simonetta Santamaria

Unite la passata, il succo di limone, l’olio, il peperoncino, la noce moscata, il sape, il pepe nero e mescolate tutto stemperando con una forchetta; poi aggiungete aglio e prezzemolo tritati finemente.
Prendete le fettine di Gennaro (o di agnello, se proprio dovete…), passatele in questo composto, sistematele in una pirofila e lasciatele marinare per 7/8 ore (tempo necessario per “ammazzare” il senso della carne umana che è leggermente dolciastra; nel caso dell’agnello, invece, elimina il senso di selvatico) rivoltandole di tanto in tanto. Il segreto è tutto qui!
Rosolate bene le fettine nel burro a fuoco allegro, poi abbassate la fiamma e lasciate cuocere per una decina di minuti col coperchio chiuso. Infine versateci sopra la marinata avanzata e servitele a vostra suocera (se si tratta di Gennaro) o a chi volete (se avete optato per l’agnello).
Buon appetito!

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Della scapece, storia e variazioni

Napoli - Museo Archeologico Nazionale Particolare, fauna terrestre e marina, Mosaico, prov. Pompei, Casa del Fauno

Il primo a parlarne  fu Apicio nel suo “de coquinaria”, ed e’ una preparazione a base di verdure, o ortaggi fritti e pesce azzurro.

La scapece è  una preparazione gastronomica dell’Italia meridionale,  in Puglia sono famose la scapece di Lesina e di Gallipoli.
La procedura varia da zona a zona, e, sostanzialmente prevede nella ricetta l’utilizzo di verdure o ortaggi tassativamente fritti (melanzane, pomodori, carote, fagiolini ecc.) e pesce azzurro o anche le une e l’altro, ma fritti separatamente.
Si avvicina grosso modo, anche al nordico “carpione” che prende nome da un  pesce d’acqua dolce (Salmo tutta carpio) il quale, previa frittura, viene cosparso con cipolle fatte appassire in olio d’oliva con una marinata d’aceto, aglio e altre spezie, e, al veneto “saòr” che deriva dal medievale italiano “savore” dal latino “sapor”, mentre con il termine Scabeccio si fa riferimento ad una identica preparazione in uso in  Liguria e in Piemonte.
Etimologicamente deriva dal latino Escha Apicii, e cioe salsa di Apicio, autore del De coquinaria, il piu antico manuale di  gastronomia, per fare in modo che pisces fricti diu durent (per conservare pesci fritti) consiglia: eodem momento, quo friguntur et levantur, ab aceto calido, perfunduntur (nello stesso momento in cui escono dall’olio cospargili di aceto caldo)

Federico II di Svevia

Dell’Imperatore Federico II di Svevia si racconta che ne era talmente ghiotto che  difatti  se la faceva venir dal Lago Lesina (Resina ut ab eis faciat ascaperiam).
Nel marzo del 1240  in vista del Colloquium generale previsto a Foggia, chiese al cuoco Berardo di preparare askipeciam et gelatinam usando appunto il pesce che proveniva da quel lago.
Alcuni studiosi affermano invece  il termine deriva dall’arabo As-sikbāj che designava una preparazione molto apprezzata di quella cucina che seguiva una procedura abbastanza simile alla scapece, ma solitamente utilizzata per le carni bollite e che sarebbe pervenuta a noi attraverso lo spagnolo escabeche, nella gastronomia iberica, infatti, figurano molte preparazioni di escabeche: Patatas en escabeche con tenca (tinca) a la cacerena (alla maniera di Caceres), Escabeche de berenjenas (melanzane) con hinojo (finocchio), Perdices (pernici) escabechadas.
Da considerarsi una scapece il siviero del nostro Ippolito Cavalcanti (Capetone in siviero, Puorco sarvateco (cinghiale) ‘nseviero).
Altri percorsi etimologici ci indirizzano invece al francese “aspic” una pietanza in gelatina ormai celebre portata della cucina internazionale.
In questo caso va fatta un’osservazione chimica che ci puo’ aiutare a comprendere l’analogia filologica,  e cioe’ che in assenza di grassi aggiunti, la cartilagine del pesce una volta disciolta nell’acqua per effetto dell’aceto si solidifica trasformandosi così in gelatina che del resto era all’epoca considerata un “trattamento” per  la conservazione degli alimenti, ed esiste una preparazione simile nella cucina ebraica di tradizione askenazita che si chiama “gefillte fisch” .

Zucchine

Zucchine alla Scapece
Ingredienti
– 6 grosse e sode zucchine lunghe
– 2 o 3 bicchieri d’olio d’oliva e.v.o
– una tazza d’aceto bianco,
– una bella manciata di foglie di menta
– sale fino un cucchiaio,
– 2 spicchi d’aglio

Esecuzione
Scegliete delle belle zucchine lunghe, lavatele, asciugatele e tagliatele a fettine a sezione ovale di 0,5 cm di spessore.
Dopo averle poste in un recipiente e cosparse con un cucchiaio di sale, coprirtele e lasciartele due ore a riposo (oppure, avendone la possibilità, distendetele su di un tovaglia o su di un tagliere di
legno e mettetele ad asciugare al sole per almeno un’ora).
In una padella fate scaldare l’olio con l’aglio (quest’ultimo levàtelo appena imbiondito), poi friggete le zucchine.
Conditele con altro sale e fatele rosolare lentamente.

Quando saranno cotte scolatele, fatele asciugare bene su un foglio di carta assorbente e sistematele in una pirofola innaffiando (a strati) con l’aceto e cospargendole di foglie di menta spezzettata grossolanamente.
Lasciate insaporire per almeno un giorno prima di servire.

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