Sono diverse le interpretazioni sull’origine di questa preparazione tra le più famose del Piemonte.
Una e’ legata alla figura del capitano di ventura emiliano Giovanni Baglioni
Si racconta che intorno all’anno 1500 questi giunse, per pura casualità, alle porte della città di Reggio Emilia e vi si accampò. A corto di viveri mandò, com’era uso a quel tempo, alcuni soldati a razziarli ai contadini della zona.
Il raccolto, però, fruttò ben poco e il Capitano Baglioni si trovò con uova, zucchero, qualche fiasca di vino e delle erbe aromatiche. In mancanza d’altro fece mescolare il tutto e lo diede ai soldati al posto della solita zuppa e questi ne furono entusiasti.
L’uso popolare chiamava Giovanni Baglione ‘Zvàn Bajòun’ e la crema ne prese il nome diventando prima ‘zambajoun’, poi Zabajone e infine Zabaglione.
L’ altra invece, è legata a San Pasquale Baylon, nato il 16 maggio 1540, a Torre Hermosa nel regno spagnolo di Aragona.
Il francescano Pasquale de Baylon, era ospitato nella chiesa di San Tommaso.
Di Pasquale de Baylon, i biografi raccontano che durante le sue esequie, al momento dell’elevazione dell’ostia e del calice, il frate già irrigidito dalla morte, abbia riaperto gli occhi per fissare il pane e il vino della mensa eucaristica, e rendere così l’ultima testimonianza del suo amore al divino sacramento. Baylon, oltre ad essere un uomo di chiesa, era anche un cuoco sopraffino, e alle penitenti che si lamentavano della scarsa vivacità dei consorti, consigliava una particolare ricetta fatta con uova e vino.
Così nacque la prelibatezza: 1 tuorlo d’uovo, due cucchiai di zucchero, due gusci d’uovo di vino marsalato, uno d’acqua.
Il suo culto, oltre che nel luogo di origine, si diffuse particolarmente a Napoli nei lunghi anni della dominazione spagnola.
ed è in relazione alla sua ricetta che, con molta probabilità, nella tradizione popolare napoletana il nome di Pasquale Baylon è spesso accostato all’universo femminile quale santo protettore; da qui l’invocazione: «San Pasquale Baylonne protettore delle donne, fammi trovare marito, bianco, rosso e colorito, come te, tale e quale, o glorioso san Pasquale!».
Diventanto Santo nel 1690 venne dunque chiamato “san Bayon” (pronuncia: sambaiun) e da qui ha origine il nome della prelibata leccornia.
Dal 1722 San Pasquale de Baylon è protettore dei cuochi.
Divenne santo solo dopo la metà del ‘600, durante il pontificato di Alessandro VIII, ed entrò nella leggenda, perché il suo nome fu dato alla ricetta della “calda” bevanda, che in dialetto torinese era chiamata “San Bayon”.
La ricetta
Ingredienti
- 4 uova
- vino liquoroso (preferibilmente marsala)
- vino bianco dolce
- gr 80 di zucchero
Separate gli albumi dai tuorli, mettete questi ultimi in una ciotola. Unite lo zucchero e con una frusta montate a lungo il composto fino a quando non risulterà ben gonfio e soffice (usate altrimenti un frullatore).
Amalgamate due mezzi gusci d’uovo di marsala con due di vino e unite i due vini alle uova, continuando a mescolare molto delicatamente. Portate a leggero bollore dell’acqua in un recipiente che contenga un secondo tegamino con il composto dello zabaione e cuocetelo a bagnomaria lavorandolo sempre con la frusta. Quando incomincerà ad inspessirsi, gonfiandosi versatelo in coppette e servitelo accompagnadolo con biscottini secchi.
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