Intervista Gastronomica ad una scrittrice gastronomica: Loredana Limone

Conosco Loredana da moltissimi anni, da prima che si occupasse della sezione dedicata alla Letteratura gastronomica su supereva, e da allora ne ha percorsa di strada.
Loredana è napoletana ma da molti anni si è trasferita a Milano dove per molti anni ha lavorato nel settore estero di aziende di svariati settori, dagli orologi ai laminati di alluminio, dal pane surgelato agli utensili pneumatici, ai tubi e raccordi… senza trovare mai pace, ma alla fine la passione per la scrittura è stata più forte.

Loredana Limone

Il suo curriculum è ricco di pubblicazioni di poesia, narrativa per ragazzi e gastronomia.
Sposa un milanese e per amore si trasferisce dal Golfo di Napoli sulle sponde del naviglio a Martesana.
Nel 2005 ha ideato il laboratorio di scrittura creativa gastronomica Sapori Letterari,
di cui ha curato l’antologia omonima, con la prefazione di Allan Bay
Borgo Propizio è la sua ultima fatica letteraria, edita da Guanda
Ma conosciamola meglio…

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Loredana: – Tanto quanto in tutte le cose. Mangiare sano e ordinato è fondamentale per ogni attività, purché includa quell’essenziale eccezione che conferma la regola.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata a qualcosa di gastronomico?

Loredana Limone - Borgo Propizio - Edizioni Guanda

Loredana: – Ho scritto libri che parlano di letteratura e storia abbinate alla cucina. Ovvero ho approfondito, sotto l’aspetto gastronomico, personaggi e argomenti che mi interessavano, come Cristoforo Colombo, Matilde Serao, le cascine padane. Studiarli così è molto più gustoso.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Loredana: – Rispettarmi, rispettare la funzione che hanno i bocconi che diventano parte del mio corpo. Di conseguenza, mangiare bene vuol dire scegliere alimenti che mi fanno bene. Sotto l’aspetto della salute, ma anche del gusto e della vista.

Angie: – Le tue esperienze artistiche e lavorative?
Loredana: – Per molti anni ho dovuto soffocare la scrittura lavorando nel settore estero di aziende di svariati settori, dagli orologi ai laminati di alluminio, dal pane surgelato agli utensili pneumatici, ai tubi e raccordi… senza mai trovare pace. Però poi la passione è stata più forte.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Loredana: – Mi è molto caro il Paredes, ricavato dalle stalle di un castello, che si trova in un piccolissimo paese chiamato Spino d’Adda, nel Cremasco. Scoperto per caso, è rimasto indimenticato e indimenticabile.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Loredana: – Per anni ho fatti a cazzotti con tre chili (dico, tre miserabili chili) che non volevano lasciarmi. Finché abbiamo stretto un patto: io me li tenevo e loro si distribuivano in modo uniforme e discreto. Addirittura oggi mi sembra che siano spariti. Ma forse, più semplicemente, ho perso certe vanità.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Loredana: – Pesce.

Tiramisù

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Loredana: – Un tiramisù (dice la mia golosa metà).

Angie: – Vino?
Loredana: – Bonarda piacentina, mezzo bicchiere la sera.

Angie: – Il tuo punto debole.
Loredana: – Una tavola imbandita ad arte.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Loredana: – Latte, naturalmente. Dico naturalmente perché il mio nuovo romanzo – BORGO PROPIZIO (GUANDA) – ruota, appunto, intorno all’apertura di una latteria. Che poi è una cosa che da ragazza mi sarebbe piaciuto fare. E lenticchie nella dispensa.

Angie: – L’aspetto che più ti attira del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Torte salate

Loredana: – Mi piace preparare le torte salate, sperimentando sempre nuovi accostamenti; e anche mangiarle.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Loredana: – Gli spaghetti allo scoglio, ma non mi vengono mai come vorrei.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Loredana: – Fortunata: ho un marito che cucina divinamente.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai.
Loredana: – Il breakfast inglese. William Somerset Maugham diceva che bisognerebbe farlo tre volte al giorno (per mangiare bene in Inghilterra). Ma normalmente prendo formelle

William Somerset Maugham

Weetabix, talvolta spalmate di marmellata o miele, con latte o yogurt.

Angie: – Di cosa sei più golosa? E cosa proprio non ti piace?
Loredana: – Di cose salate. Non mi piacciono le rape, in senso lato.

Angie: -La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Loredana: – Adoro i profumi dell’orto, in particolare delle erbe aromatiche. Qualche anno fa in Tunisia ho visto intere aiuole di salvia e basilico. Che meraviglia! Ma qui mi accontento dei vasi che ho sul balcone.

Angie: – Limone o aceto?
Loredana: – Cosa posso rispondere con il cognome che porto? Be’, invece dico aceto. Balsamico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Loredana: – Il pane, sicuramente.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più - nel sedurre un uomo? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Loredana:
Un filo rosso lega cibo e amore, infatti quasi sempre il primo appuntamento si gioca in un ristorantino romantico, e anche tra cibo e sesso il rapporto è stretto, oltre che intrigante. Dicono che da come una persona mangia, si può capire come ama, com’è a letto. D’altronde, le sensazioni di cibo e sesso provengono dalla stessa parte del cervello. E poi il primo simbolo dell’amore e della tentazione fu una mela, no? Anche se in realtà la Bibbia dice un “frutto” non specificando quale; ma evidentemente si è pensato che la mela avesse le caratteristiche giuste per portare una simile responsabilità nei secoli dei secoli.
Però, non dirmi che nel 2012 l’uomo si prende ancora per la gola!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Loredana: – Gli spaghetti alla carbonara verde, con le zucchine al posto della pancetta. Gustosi e salutari.

Ingredienti per quattro persone:
- 280 g di bucatini,
- 200 g di zucchine,
- 80 g di grana grattugiato,
- 3 uova più 1 tuorlo,
- olio extra vergine d’oliva,
- sale, pepe.

Carbonara Verde

Esecuzione:
Far bollire l’acqua per i bucatini e, nel frattempo, tagliare le zucchine a cubetti e rosolarle con l’olio; a fine cottura, salare e pepare. Versare la pasta nell’acqua bollente  leggermente salata e, mentre cuoce, sbattere le uova con il grana, il sale e il pepe. Scolare i bucatini, condirli con le uova e le zucchine, mescolarli e servirli ben caldi.
Ricetta tratta da: Lo zucchino d’oro (Vallecchi).

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Loredana: – Ho appena finito DOVE E QUANDO, uno dei primi romanzi di Anita Shreve, che è tra le mie scrittrici preferite, una maestra di vita e di sentimenti: libro introvabile, scovato per pura fortuna su una bancarella. E mi accingo a iniziare IL SEGNO DELL’UNTORE di Franco Forte, di cui mi ha colpito l’incipit che ho trovato in internet. Le mie letture sono variegate.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Loredana: – Occhi di ragazza.

Angie: – Hobby?
Loredana: – Leggere: un hobby, ma anche un’esigenza, una vita parallela.

Cassandra

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Loredana: – Cassandra.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Loredana: – Un’enormità, lo so: che sia debellata la fame nel mondo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Loredana: – Che trasmetto entusiasmo (i miei allievi di scrittura creativa, lo dicono).

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco?
Loredana: – Forse… l’ho sposato!

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Loredana: – Lo spezzatino con le patate che faceva mia mamma.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Loredana: – Direi di sì, inteso come conservazione delle tradizioni. Anzi lo auspico. Non amo le contaminazioni gastronomiche, per me cucina fusion è uguale a confusion.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Pizza nel forno a legna

Loredana: – La pizza Margherita.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’è ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Loredana: – No, e le volte che sono stata all’estero non ho mai trovato cose che mi piacessero veramente. Quest’anno andrò a New York. Speriamo bene.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Loredana: – È appena uscito BORGO PROPIZIO ed il progetto presente è lanciarlo, presentarlo. Ma qualcosa frulla in testa…

Angie: – Come definiresti il tuo carattere da un punto di vista prettamente gastronomico?
Loredana: – Lo stesso che dagli altri punti di vista: creativo, passionale, impulsivo, malinconico.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi, Di Pietro, Mario Monti?
Loredana: – Rispettivamente a: pasta e fagioli, zuppa d’orzo (che peraltro prediligo), frittata di porri.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Loredana: – È stato il male minore.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Loredana: -Osa essere te stesso, e non sarà poi così dura.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Loredana: – Meglio un uovo oggi o una gallina domani? Dipende dall’appetito.
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Intervista Gastronomica a Lorenzo Giroffi

Ho presentato Visioni Meccaniche di Lorenzo Giroffi a Napoli, alla libreria Ubik, è stato un piacevole salotto culturale con l’accompagnamento musicale del maestro Raffaele Crisci e con la lettura di alcuni brani del libro recitati dal bravissimo Piero Grant.

Lorenzo Giroffi

Lorenzo Giroffi vive a Roma ma è originario della provincia di Caserta. Dopo la laurea in Filosofia, utilizza la scrittura come forma che si concilia con differenti espressioni, tutte unite dalla narrazione di una realtà già di per sé paradossale.
Si dedica al giornalismo con la scrittura di reportage, che talvolta divengono anche video (Dégage: diritto alla dignità tunisina; reportage sui temi pre e post rivoluzionari) , scrive e dirige alcuni lavori cinematografici, nella narrativa esordisce nel 2008 con il “Pianto di un matita”, a cui fa seguito, nel 2011, “Visioni Meccaniche”, edito da con-fine edizione.

Visioni Meccaniche

Vince il premio “Reporter contro l’usura 2011” con la video-inchiesta “L’ombra del denaro”.
Scrittore ‘puro’ e convincente, Visioni Meccaniche(con-fine edizioni – Collana di narrativa Transfert) sia uno di quei libri ‘necessari’ dove la vita e la letteratura si intrecciano in
maniera imprescindibile e le urgenze non sono solo quelle di un giovane autore emergente, ma di un’intera generazione che cerca un’identità che la salvi da una realtà lontana da sogni e valori.

Visioni Meccaniche è una passeggiata notturna per una vita che non ha più nulla di personale. Il lavoro in fabbrica è il pretesto per dimenticare l’abuso di vizi incontrati nel rapporto con Napoli, che concede continui mutamenti geo-sonori.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Lorenzo: – Purtroppo non bado molto alla cura di quest’importante aspetto, preferisco affidarmi alla saggezza culinaria di persone dotate del dono dell’arte culinaria. In pochi riescono a dare del tu agli ingredienti ed io non sono in questo stato di confidenza.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Lorenzo: – Come ti accennavo prima, mi piace la magia di chi ha il magistero della cucina, quindi li osservo, non agendo, in cucina contemplo e mi faccio ispirare dallo chef di turno. Anche nel mio ultimo romanzo, Visioni Meccaniche, c’è un personaggio, il Duca, che oltre ad essere un maestro in musica è anche un profeta dei fornelli.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Lorenzo: – Utopia raggiungibile in occasioni sporadiche.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Lorenzo: – Se per artistico vuol dire raccontare, allora ti dico che Visioni Meccaniche è il mio secondo romanzo. La narrativa mi permette di raccontare e riflettere, a dispetto dei miei altri lavori di video-reportage nei quali invece racconto facendomi sedurre dalle immagini.

Napoli – via Tribunali

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Lorenzo: – Tutte le pizzerie di Via dei Tribunali di Napoli, soprattutto al loro esterno.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Lorenzo: – Nel frigo una bottiglia di sugo pronta ad ogni emergenza, nella dispensa una bottiglia di falanghina bianca.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un
Lorenzo: – piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Mi piace cucinare tutto quello che non ha bisogno di dosi certe. Mi diverte cucinare frittate in generale.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Lorenzo: – Carbonara

Carbonara

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Lorenzo: – Rispettoso come in una liturgia di estrema sacralità.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Lorenzo: – Quella ideale sarebbe con una cassata siciliana, quella consueta uno striminzito acqua e zucchero.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Lorenzo: – La mia golosità ha un ampio raggio, però per lo più si concentra su tutto quello che è gommoso e dannoso. Non mi piace parlare di ciò che non mi piace.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno
preferito?
Lorenzo: – L’odore di crema calda, appena uscita dal forno.

Angie: – Non puoi vivere senza…

pane

Lorenzo: – Pane

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Lorenzo: – Ovvio il legame tra la cucina e la sensualità, ancor meglio quando gli ingredienti si miscelano, non riuscendo più a distinguere il cibo dal sesso.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Lorenzo: – Affidatevi a chi ha le mani cariche di saggezza (la prossima volta studio di più e sbircio in cucina da mia nonna)

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Lorenzo: – L’Americano di Henry James

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Lorenzo: – Buena dei Morphine

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Lorenzo: – Con svariate, da cucine e tradizioni diverse: così raggiungo un’alimentazione completa?

Torta di mele

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Lorenzo: – Torta di mele

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Lorenzo: – Nei bar forse esiste, in cucina, ingranaggio universale e senza confini non credo ci sia spazio per tali limitazioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Lorenzo: – Pettole e fagioli

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Lorenzo: – Sto ultimando una sceneggiatura di un film, ispiratami a reportage che ho curato sul malaffare italiano e

Lorenzo Giroffi

sono sulla strada di ultimare un romanzo, che è ancora lontano dal distaccarsi dal nodo più fastidioso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Lorenzo: – Insipidi …

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Lorenzo: – T’è venuta fame? Porca miseria ora dove la incontro una cuoca!

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Intervista Gastronomica ad Arnaldo Matania detto “Tony”

Il piccolo Tony

Nato in una notte buia e tempestosa del’ 69(che è tutto dire:-) da quel dì inizia una serie di ritardi record e record ritardati.
Il peso da bambino desta stupore fra i pediatri ammirazione nei genitori panico fra le bilance.

A 2 anni mostra precoci doti linguistiche e di scrittura, resteranno però per sempre quelle di un bambino di 2 anni.
A 5 anni stabilisce un record essendo l’unico bambino mai stato espulso dall’asilo.
Dopo altalenanti vicende e l’espulsione dal liceo riesce in soli 10 anni a laurearsi in architettura (record da verificare).
Svolge i lavori più vari dal barman al babysitter, dal cliente misterioso alla produzione di capispalla.
Mercoledì 11 gennaio 2006 ore 17 si imbatte nel “Laboratorio di scrittura comico umoristica Achille Campanile” e nei suoi tenutari con immani conseguenze per la mente ed il fisico.
A luglio 2009 è stato oggetto di un crudele scherzo; gli è stato fatto credere di aver vinto il premio Massimo Troisi per la scrittura comica. I burloni hanno anche inscenato una finta serata di premiazione con qualche migliaio di comparse, amici complici e compiacenti personaggi dello spettacolo.
Indegnamente presente nelle antologie umoristiche Tris di Risate (Comix, 2009), Aggiungi un porco a favola (Cento Autori, 2009), Se mi lasci non male (Kairòs, 2010)e nell’antologia dei finalisti del concorso una piazza un racconto, storie di musica e magia (Iuppiter, 2010).
Nell’ultimo biennio si è dedicato alla scrittura di perizie e relazioni nel settore della manutenzione edile, ambito letterario che accoglie in se i canoni dell’umorismo più esilarante e della migliore suspance giallistica e ancorché decisamente sottovalutato in ambito critico editoriale riscuote un grande successo di pubblico.

Angie:  - Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
ATM: – Credo che la domanda sia giusta solo se fai agonismo altrimenti è importante nella vita in generale o forse di questi tempi la domanda andrebbe capovolta e cioè “quanto conta il lavoro nella tua alimentazione”…

Angie:  – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
ATM: – Non direttamente visto che mi occupo di manutenzione edile e sicurezza nei luoghi di lavoro, però quando aspiravo a fare l’architettura ho sempre pensato al progetto come ad una ricetta, dove cercare gli equilibri, stupire e far sognare.

Arnaldo Matania detto “Tony” in una delle sue espressioni piu’ caratteristiche

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
ATM: – Sentire nel sapore la passione di chi ha cucinato e fare molta fatica ad alzarmi da tavola

Angie:  – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
ATM: – Ho fatto un pò di tutto: il barman, il babysitter, il produttore di capispalla, il cliente misterioso… ricordo con maggiore entusiasmo i laboratori teatrali per i bambini delle elementari. Mi diverte molto scrivere ma è difficile fare di questo un lavoro

Angie:  – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
ATM: – Mangio fuori abbastanza spesso e quindi ne ho vari che rispondono a diverse ritualità ed esigenze. C’è l’Alpen, il pub vomerese di tutti i venerdì sera che significa gruppone di amici e panino con la parmigiana di melanzane. C’è Marco’s, alla Riviera di Chiaja che significa cenetta romantica e prelibatezze tradizionali. C’è il Miracolo dei Pesci, a Posillipodove lo sfizio di pesce regna sovrano e dove prima o poi finirò con lo scendere in ciabatte perché è sotto casa e striscio fin lì anche quando sono stanco stanco stanco…

Nei miei frequenti week-end romani ci sono Vito&Dina, a Prati che dovresti proprio vedere perché Vito è proprio l’oste romanesco immenso e caciarone e quando lo vedo arrivare col piattone di bucatini mi si riempie il cuore di gioia!

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
ATM: – No non ci sono mai stato, mi pare che sia in Germania. È una città che da qualche tempo sento nominare spesso e dicono che io dovrei andarci…

Angie:  – Meglio carne o pesce?
ATM: – Carne!

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?

Millefoglie

ATM: – La millefoglie

Angie:  – Vino?
ATM: – Difficile… dipende. Sono una vecchia spugna e dal Lambrusco al Greco, dal Gewurz al Rapitalà riempitemi il bicchiere e vi farò sapere…

Angie:  – Il tuo punto debole
ATM: – Lo stomaco

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
ATM: – La signora Mozzarella. Salumi e formaggi…

Angie:  – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
ATM: – Nel cucinare mi piace il clima della cucina, il profumo degli ingredienti che diventa quello del piatto però il piatto è una banale ma tiratissima pasta col tonno (quello delle scatolette)… la prima cosa sulla quale mi sono cimentato da ragazzino e di cui mi sono nutrito con avidità, calando quel mezzo chilo di pasta che è la razione minima di sopravvivenza dell’adolescente che sono stato

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
ATM: – La pasta, la pasta, la pasta… alla siciliana, al forno, ma anche uno spago aglio olio e peperoncino mi emoziona

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
ATM: – Leeeeeeeeeeeeeento e instancabile

Angie:  – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
ATM: – Invidio la colazione dei film anglo americani dove le uova col bacon spadroneggiano, non pensavo di essere in grado di sostenerla poi un’estate ho provato ed ho riscosso ottimi risultati… però in vacanza non vale! Normalmente un caffè ed una tazza di latte col caffè…

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?

Parmigiana di Melenzane

ATM: – La PARMIGIANA DI MELANZANE! il capitone anche se non so che sapore abbia…

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
ATM: – il basilico nella sua semplicità

Angie:  –  Limone o aceto?
ATM: – entrambi no?!

Angie:  – Non puoi vivere senza…
ATM: – Gastronomicamente parlando senza Pasta… sennò finiamo nel campo della famosa gaffe della Clerici

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
ATM: – Elementare Watson: Sensualità>Sesso>Vita <> Vita>Cibo>Cucina
il tutto passando per gli incroci di profumi, movimenti, sughi… e poi gli uomini sanno che sulle donne ha sempre un grande effetto e tanto basta!

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
ATM: – Ingredienti per una persona:
1 busta di 4 salti in padella (no sottomarche), 500 g. di spaghetti, 1 spicchio d’aglio, un peperoncino, un pò di pane “cafone”,olio q.b.
Preparazione
Mettete a bollire l’acqua in una pentola alta e cuocete la pasta. Mettete dell’olio in un tegame molto ampio e soffriggete l’aglio ed il peperoncino poi aggiungete un pò di pezzettini molto piccoli di pane. Prendete la busta di 4 salti in padella ed agitatela per qualche secondo prima di aprirla e poi versatene delicatamente il contenuto in una zuppiera. Quando la pasta è al dente prendetela con un forchettone in modo che non sia completamente scolata e passatela nel tegame dove la farete saltare per un minutino (facendo attenzione agli schizzi che l’olio incazzato produrrà) affinché si crei intorno alla pasta quella patina dorata e leggermente croccantina. Prendete la zuppiera coi 4 salti in padella e versatene con attenzione il contenuto nel bidoncino Grigio (indifferenziata) non Marrone (umido).

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
ATM: – Benvenuti in casa Esposito (pure il penultimo, l’ho letto due volte)

ong>Angie:  – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
ATM: – Non so perché ma è “spingole francesi”

Angie:  – Hobby?
ATM: – Scrivere

Angie:  – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
ATM: - Ronfosaziolo (il figlio magico di Bacco&Morfeo)

Angie:  – Qual è il sogno più  grande?
ATM: – Avere sempre un sogno più grande

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
ATM: – Ma se non escludo il turpiloquio è difficile da dire…

“Sposatevi il cuoco!” – Totò, Miseria e Nobiltà (1954) regia di Mario Mattioli

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
ATM: – Sposatevi il cuoco! (Totò – Miseria e nobiltà)

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
ATM: – La ciambotta di mammà buonanima

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
ATM: – La cucina è l’unica cosa che è bene e giusto sia federale del nostro Paese. In Italia in ogni cucina regionale trovi delle meraviglie ed è un dovere difenderle con forza!

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
ATM: – Come dicevo sopra non siamo un Paese gastronomicamente unito e non ne saprei dire uno, forse le zuppe di pesce, i vari caciucchi e simili per le parti costiere ma è una forzatura… come il resto della nostra unità.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Zuppa di ramen Giapponese e Paella Valenciana

ATM: – No cucina no. Qualche piatto sparso sì, la paella valenciana, un hamburger newyorkese, la zuppa di ramen giapponese…

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
ATM: – Oltre a mangiare? Cerco di rubare tempo al lavoro per rispondere alle interviste gastronomiche delle amiche, raccogliere gli appunti di storie e racconti. Ma non è facile

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?

ATM: – Estroverso e Scofanato! Sono decisamente uno che dà soddisfazione a tavola e spero nella vita…

Angie:  – A che piatto paragoneresti Berlusconi,  Di Pietro Mario Monti?

Tony con Francesco Di Domenico

ATM: – 4 salti in padella (finto e con molto marketing) – l’arrosticino tipico della sua terra (essenziale e un pò rozzo) – una flebo di glucosio (incommestibile ma indispensabile per sopravvivere)

Angie:  – La cucina ti ha mai tradito?
ATM: – La cucina nella sua essenza mai, qualche volta i cuochi o sedicenti tali e talvolta lo stomaco

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
ATM: – Se si chiama vita allora sarà perché va vissuta. Quindi vivi al meglio e ricordati di lasciar vivere…

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
ATM: – amaro, caffè? un amaro, grazie!

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Il Bussolano del Capitano: il dolce di Biagio dell’Orso

Mantova - Palazzo del Podestà

“Quando quella mattina Biagio dell’Orso si recò al palazzo del Podestà trovò Gio Morisco e le altre guardie intenti a tagliare a fette un dolce. Avevano l’aria particolarmente soddisfatta.
«Buongiorno, capitano!» lo salutò allegro Morisco.
«Buongiorno a tutti! Cosa vi è successo? Di solito la mattina siete di pessimo umore e stanchi morti.»
«Niente di diverso dal solito. Avevamo fame e allora…gradite un pezzo di dolce?».
Il bargello gli porse una grossa fetta di bussolano, Biagio stava per prenderla quando sentì un forte fracasso arrivare dalle prigioni.
«Chi avete arrestato stanotte?». Senza aspettare una risposta, salì a due a due i gradini della stretta scala che portava al primo piano. Uno dei carcerati stava dando dei pugni contro la porta della cella. Scostato lo spioncino, si trovò davanti la faccia di Benedusi che

Stemma Gonzaga

tra le due sbarre di ferro sembrava ancora più storta. Gli occhi cerchiati di blu e talmente gonfi che a malapena si vedevano le pupille,
sullo zigomo destro e sulle labbra aveva dei tagli coperti di sangue rappreso.
«Capitano, voglio uscire di qui! Fatemi uscire, non potete tenermi rinchiuso qui dentro!».
Biagio dell’Orso assunse un’aria di circostanza, sforzandosi di nascondere la sua soddisfazione.
«Prima devo verificare di cosa siete accusato e poi si vedrà.»
«Non ho fatto niente! Sono stato aggredito! Fatemi uscire!».
Chiuso lo spioncino sulla brutta faccia del Benedusi, raggiunse il bargello che si stava tagliando la seconda fetta di dolce.
«Allora? Cosa è successo al povero signor Benedusi?».
«Siamo dovuti intervenire per sedare una rissa nella quale c’era anche lui, anzi sono sicuro che è stato lui a scatenarla…».
Il capitano alzò le sopracciglia, ma preferì non commentare.
«Benedusi era tanto ubriaco che è caduto» intervenne una delle guardie.
«Deve essere caduto molte volte per essersi ridotto in quel modo!» osservò Biagio.
«Sì, capita di inciampare nei sassi! Di notte…» commentò Gio Morisco guardando in alto, nell’angolo più lontano della stanza.

Le righe nere della vendetta

«Ma sta zitto e dammi una fetta di dolce! Quanto pensi che potremmo tenerlo dentro?».
«Io ce lo terrei un centinaio d’anni, ma ho paura che riusciremo a trattenerlo sì e no qualche giorno» rispose il bargello stappando una una bottiglia.
Biagio, con la bocca piena di bussolano, stava considerando se accettare o meno il bicchiere di vino bianco che gli veniva offerto di mattina presto, quando la stanza si oscurò.
…”

Le Righe nere della vendetta – Tiziana Silvestrin

Il Capitano di Giustizia, Biagio dell’Orso, è realmente esistito, a Mantova esistono dei documenti che portano la sua firma, e. Tiziana Silvestrin nei suoi romanzi ha dato vita ad un uomo affascinante, che lotta contro l’ingiustizia e si prodiga per aiutare i meno fortunati.
In questo passo da me riportato, tratto appunto da: Le Righe nere della vendetta, si parla del Bussolano, tipico di Mantova.
E’ un dolce che veniva sfornato a Mantova già nel XVI secolo, ed è nell’elenco dei prodotti realizzati a quell’epoca dai panettieri, ottimo quello con l’uva fragola fresca.
In origine veniva sempre dolcificato con il miele, lo zucchero di canna è apparso in Europa
durante il Medioevo ed era considerato una spezia.

Bussolano con uva bianca e nera

Nel Rinascimento, quando entrò a far parte degli ingredienti della cucina, aveva un costo elevato ed era utilizzato esclusivamente dai nobili e dai ricchi.
Nella sua versione classica, questa ciambella era anche durissima, perché all’epoca non esisteva il lievito chimico, che oggi viene aggiunto per renderlo più morbido, ed è proprio a causa di questa sua consistenza che veniva degustato sempre accompagnato con il vino, spesso inzuppato nel vino stesso.
La forma può essere a ciambella classica col buco oppure a panetto rettangolare.
Di seguito le due versioni per la preparazione del Bussolano che ho scovato in rete, e precisamente sul sito di “Mantovanotizie”
Prima quella più antica, poi quella in uso oggi, una variante meno “dura”.
Ricetta Tradizionale del Bussolano
Ingredienti:
- 400 gr. di farina bianca
- 150 gr. di zucchero
- 150 gr. di grasso
- due uova
- aromi

Esecuzione:
In una terrina mescolate tutti gli ingredienti. Il composto, relativamente asciutto, va impastato accuratamente.
Formate una ciambella sulla piastra del forno, senza stampo, e cuocete infornando a forno ben caldo (170°c) per 30-40 minuti. (Oggi viene bene in forno ventilato).

Ricetta Bussolano nella Versione più Morbida

Ingredienti:
- 400 gr. di farina bianca
- 150 gr. di zucchero
- 150 gr. di burro
- due uova
- 50 gr. di latte
- aromi
- lievito chimico

Bussolano Mantovano

Esecuzione:
Lavorate il burro o se preferite margarina) con lo zucchero, ed aggiungete  i tuorli, uno per volta e poi la farina. Aggiungete il latte: quanto basta per legare il composto. Per ultimo aggiungete gli albumi montati a neve. Per la cottura si procede come sopra.
Note:
Come aroma si può scegliere ciò che si preferisce: il più diffuso era un bicchierino di liquore all’anice, ma va bene qualsiasi cosa (scorza di limone grattuggiata o vaniglina, ad esempio).
Oggi la proposta corrente è il burro, una volta era lo strutto e, prima ancora, quando anche lo strutto era un lusso, si usava il grasso che il cotechino liberava durante la cottura (e gli aromi delle spezie che condivano il cotechino erano l’unico profumo del dolce). Oggi si può sostituire al burro la margarina vegetale, alcuni usano un bicchiere di olio d’oliva.
—> Intervista gastronomica a Tiziana Silvestrin

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Intervista Gastronomica a Tiziana Silvestrin

Tiziana Silvestrin

Nei racconti che scriveva da ragazzina i suoi personaggi vivevano nelle giungle descritte da Salgari, da Burroughs  o da Kipling ed un giorno queste storie che sognava ha cominciato a scriverle sul serio, racconti brevi, offerti ai suoi amici, che ovviamente apprezzano e sono i suoi primi lettori.

Ma nel frattempo Tiziana Silvestrin si mette a recitare ed entra a far parte di una compagnia di teatro amatoriale dove aveva iniziato  a scrivere commedie.
All’università scopre di avere un grande passione per l’arte e  per la  storia ma sui libri compaiono sempre i grandi personaggi, le loro conquiste, i loro delitti e le loro passioni, mentre  mai si descrive la gente qualunque, cosi’ si domanda come mai quando Giulio Cesare conquistò la Gallia, non aveva con sé neanche un cuoco?
Legittime curiosità sulla gente comune, che pur vivendo accanto a personaggi famosi  non lascia traccia di sé nei Codici, e cosi’ incomincia a far ricerche  sulla vita quotidiana nei secoli scorsi, consultando testi e mangiando polvere, letteralmente, negli archivi, scopre in questo modo come vivevano, di cosa si nutrivano, come si vestivano e lavoravano le persone nelle epoche passate.
Fu vincendo un premio con un racconto che le venne il sospetto che forse era il caso che cominciasse a scrivere per davvero ed è così che incomincia a dedicarsi ai gialli storici. Miscelando le sue passioni e curiosità, partendo da fatti realmente accaduti ai potenti del passato, e, molti dei personaggi sono persone comuni che hanno con la loro vita fatto la storia, ma dalla storia non sono ricordati.

Alessandro Gasman

Tiziana inventa le sue storie, una cosa, questa, che le è sempre piaciuto fare e, dalla sua penna che prende vita Biagio Dell’Orso, affascinante capitano di giustizia, e, l’intreccio narrativo è ambientato nella Mantova dei Gonzaga nel XVI secolo, in realtà Biagio dell’Orso è una firma su alcuni antichi documenti, e, mi confida,  che se dovesse immaginare un attore che lo potrebbe interpretare sceglierebbe il bravissimo   Alessandro Gassman, e, le piace pensare che ci sono tante persone che, come lui, non sopportano l’ingiustizia e fanno di tutto per aiutare i meno fortunati, in fondo l’Italia è un paese che si fonda sul volontariato.

I Leoni d’Europa

Nel primo romanzo “I leoni d’Europa”  il principe Vincenzo Gonzaga ferisce in duello lo scozzese James Crichton che poco dopo troverà la morte nella spezieria di Geniforti.

Per fare chiarezza sull’accaduto Biagio, dovrà trovare le prove che scagionino il giovane principe dall’accusa di omicidio.

Nel successivo romanzo, “Le righe nere della vendetta”indaga sulla morte l’architetto Vannocci che viene assassinato nel suo studio; sul pavimento, in mezzo ai colori, il disegno di una pianta rigata col nero.

Le righe nere della vendetta

Entrambi i volumi sono editi dalla casa editrice “Scritture&Scritture” delle sorelle Chantal ed Eliana Corrado, una gran bella realtà nella piccola editoria italiana

Ma veniamo all’intervista che Tiziana mi ha gentilmente rilasciato, con molta disponibilità da parte sua devo dire e precisione:

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Tiziana: – “Direi molto. Dovendo scrivere nei ritagli di tempo, molto spesso la sera, devo seguire un’alimentazione leggera. Il fatto di essere vegetariana mi aiuta molto.”

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Tiziana: – “Mi sono preoccupata subito di  studiare la storia del cibo. I miei personaggi  vivono in case, palazzi, locande  dove vengono preparati cibi  con ricette del XVI secolo.”

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Tiziana: – “Mangiare cibi  sempre diversi, ma poco elaborati. Non mi piacciono le fritture e i condimenti pesanti e mi piace molto la varietà. Sulla mia tavola ideale ci sono tanti  piatti diversi, ma tutti molto semplici.”

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Tiziana: – “ Ho fatto molti lavori, dall’impiegata  all’insegnante di animazione teatrale, prima di approdare al comune di Mantova, dove ora lavoro al Settore Cultura. Ho fatto parte di una compagnia teatrale, dove oltre a recitare, tenevo corsi di storia del teatro.”

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Tiziana: – “Sono molto curiosa e tendo a sperimentare posti nuovi.  Prediligo i ristoranti di cucina etnica.”

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Tiziana: – “Un sacco di volte, senza mai finirne una.”

Tofu

Angie: – Meglio carne o pesce?
Tiziana: – “Essendo vegetariana, meglio il tofu. Tagliato a dadini, passato in padella con poco olio d’oliva e salsa di soia è squisito, saporito e con poche calorie.”

Angie: – Se fossi un dolce, quale sareste?
Tiziana: – “Uno strudel, con ripieno a sorpresa.”

Angie: – Vino?
Tiziana: – “Non sono un’intenditrice, mi  piace il vino bianco secco e  frizzante,  oppure rosso.”

Angie: – Il tuo punto debole
Tiziana: – “La frutta, non resisto.”

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Tiziana: – “Nel frigo frutta, verdura, yogurt e tofu, nella dispensa cereali di tutti i tipi: miglio, orzo, grano saraceno e  riso nero, rosso, bianco.”
Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Tiziana: – “Mi piace sperimentare nuovi alimenti, come  la quinoa, l’amaranto, il cavolo coa,  che conosco da poco e provare ricette.
Adoro cucinare i risotti, soprattutto il riso nero con qualsiasi verdura, è un piatto di grande effetto.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Tiziana: – “Ho una particolare predilezione  per i funghi.”

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Tiziana: – “ Curiosa.”

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Tiziana: – “La colazione  ideale è quella classica con cappuccino spruzzato di cacao e una brioche appena sfornata.
Al mattino invece faccio colazione con te verde e una fetta di pane e marmellata oppure una tazza di latte di soia con i cereali, tanti cereali.”

Frutta

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Tiziana: – “Di frutta: ciliegie, fragole,  mirtilli, lamponi, adoro la frutta. Detesto invece le salsicce, anche prima di diventare vegetariana non  ne sopporto neanche l’odore.”

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Tiziana: – “ Il soffritto.”

Angie: –  Limone o aceto?
Tiziana: – “Entrambi.”

Angie: – Non puoi vivere senza…
Tiziana: – “Verdure.”

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Tiziana: – “Il cibo è di per se sensuale, accattivante. Un piatto bello da vedere è indubbiamente molto seducente, anche se è stato ordinato.”

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Torta all'ananas

Tiziana: – “Una torta all’ananas veloce e gustosa:

Ingredienti:
- Una confezione di savoiardi
- Una di crema pasticcera
- Mezzo litro di panna montata
- Due barattoli di ananas in scatola
Esecuzione: Preparate la crema pasticcera, montate la panna, inzuppate i savoiardi nel succo d’ananas.
In una zuppiera stendete uno strato di savoiardi, copriteli con la crema pasticcera,  mettete le fette d’ananas e poi stendete la panna. Ripetete fino a terminare tutti gli ingredienti. Potete decorare l’ultimo strato di panna con fette d’ananas, fragole o ciliegie a piacere.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
“Il linguaggio segreto dei fiori di Vanessa Diffenbaugh, un romanzo accattivante.”

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Tiziana: – “La musica sudamericana, direi, dopo aver ballato sicuramente ti viene fame.”

Angie: – Hobby?
Tiziana: – “Trekking, ciclismo e ovviamente leggere e scrivere.”

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?

Andrea Mantegna - Il trionfo della virtù particolare di Minerva

Tiziana: – “Sarei una dea battagliera, Minerva che è anche la dea della saggezza, quindi suppongo che leggesse molto”

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Tiziana: – “Vorrei che i miei libri fossero letti da moltissime persone e  diventassero una serie televisiva.”

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Tiziana: – “Che sono una persona affidabile.”

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco?
Tiziana: – “Dipende dal cuoco.”

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Tiziana: – “Ricordo il risotto con i funghi chiodini che allora si raccoglievano alla base dei pioppi e la torta sbrisolona  fatta da mia madre, per romperla ci voleva il martello.”

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Tiziana: – “Il federalismo  è una forma di chiusura, mentre la cucina è apertura e commistione, è  sempre stata  pronta  a sperimentare nuovi  cibi sia che provenissero  dall’oriente, dalle America o dall’Australia,  e a modi diversi di preparare  lo stesso piatto.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Tiziana: – “Bella domanda: la pizza o gli spaghetti al pomodoro, con una foglia di basilico sopra.”

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Tiziana: – “Ne amo diverse: la cucina indiana, come quella spagnola, greca, cinese…non mi pongo limiti.”
Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Tiziana: – “Sono quasi arrivata a metà del quarto romanzo e spero  che quando avrò finito di scriverlo mi venga in mente anche un titolo.”

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Tiziana: – “Sono una sperimentatrice, mi piace provare nuovi gusti.”

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi,  Di Pietro,  Mario Monti?
Tiziana: – “Berlusconi  alla trippa, Di Pietro alle favette e  Mario Monti ad un piatto che si consuma di quaresima, l’aringa salata, direi.”

Tiziana Silvestrin

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Tiziana: – “Per colpa mia. Lascio sul fuoco le pentole e poi mi metto a scrivere al computer insomma ho mangiato tanti piatti affumicati.”

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Tiziana: – “Non arrendersi mai.”

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Tiziana: – “Una domanda che mi fanno in molti: come mai sei vegetariana?  Amo troppo gli animali per mangiarli inoltre sono un’ambientalista, evitando la carne si rispetta il nostro pianeta.”

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Intervista Gastronomica ad Ugo Ciaccio

Ugo Ciaccio

Ugo Ciaccio, nasce a Napoli, dove attualmente vive e lavora l’11 ottobre 1969, una laurea, nel 1996 in Scienze Biologiche alla Federico II di Napoli.
Ma Ugo di fare il biologo  non ne vuol sapere e cosi’, di professione fa il programmatore informatico e dal 2004 collabora come grafico con più case editrici napoletane.
Non tutti sanno che è anche un appassionato collezionista di libri rari, e riproduce testi antichi utilizzando le tecniche dell’epoca.
Ha infatti seguito dei corsi per il restauro librario a Siena e a Roma per il lavoro in redazione e di approfondimento sul libro antico e moderno per librai, bibliofili e bibliotecari.
Ovviamente anche lui è stato uno dei frequentatori del laboratorio di scrittura umoristica dedicato ad Achille Campanile, tenuto a Napoli da Pino Imperatore ed Edgardo Bellini, di cui più volte abbiamo parlato in queste pagine.
Ha pubblicato racconti in antologie curate dai seguenti editori:
Graus e Boniello, Napoli; Kairós, Napoli; Giulio Perrone editore, Roma; Larcher, Brescia; Cento Autori, Napoli; Albus edizioni, Napoli; Boopen(Led), Napoli.

Nekros

Nekros, è il suo primo romanzo edito da Bietti (Milano) ed è del marzo 2011 e sul sito  creato per pubblicizzare il libro vi è la possibilità di condurre un’indagine in prima persona, si tratta di una vera è propria investigazione interattiva:

Ma vediamo Che cos’è Nekros? È il primo dei tre libri che compongono il Necronomicon.
Ma cos’è il Necronomicon? Esiste davvero? O è solo una mistificazione, un’invenzione letteraria, un’idea meravigliosamente diabolica?
È attorno a questi interrogativi che si snoda la vicenda del romanzo, un noir napoletano che conduce il lettore nelle budella della città di Partenope, nel suo corpo e, soprattutto, nel suo sangue. continua…

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Ugo: – Scrivo spesso dopo cena e la mia capacità di ragionamento è inversamente proporzionale a quanto mi abboffo.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente?
Ugo:- Il cibo è fondamentale per il mio lavoro: mi tiene in vita; ma difficilmente mi ispiro a esso se non mentre faccio la spesa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene.
Ugo:-Significa mangiare poco e variare molto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ugo:- La mia prima occupazione è quella del programmatore, ma la maggior parte del tempo libero la passo a programmare un lavoro alternativo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Ugo:- Il padrone di casa: molti soldi, poca fatica.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Ugo:- La Briglia, dalle parti dello stadio Collana. Ha appena chiuso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Ugo:- Sono sempre a dieta, più che altro perché odio assecondare i miei desideri.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ugo:- Sono per l’alternanza, in questo momento avrei voglia di carne. Ora di pesce. Adesso ancora carne. E ora sono alla frutta.

Torta alla panna

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Ugo:- Un dolce elementare come quelli delle feste alle elementari: tanta panna, crema e niente alcool; perché come ho detto non amo assecondare i desideri.

Angie: – Vino?
Ugo:- Cazzo. Ho detto niente alcool!

Angie: – Il tuo punto debole
Ugo:- Pane e prosciutto alle quattro del mattino. Ma solo se mancano i cigoli.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ugo:- Prosciutto crudo e formaggi vari. O meglio, non dovrebbero mancare ma mancano sempre, dalle quattro del mattino in poi.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Ugo:- È bello l’atto della creazione, e poi è sempre affascinante comporre qualcosa in grado di dare piacere. Forse è lo stesso motivo per cui vale la pena scrivere.
Mi piace cucinare i fagioli alla messicana, è un piatto semplice di cui però bisogna prendersi cura da quando si mette sul fuoco la pentola a quando la si porta a tavola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Ugo:- La carne mi piace tanto, anche cruda. Da piccolo amavo la macelleria per l’odore del sangue di manzo.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ugo:- Composto e distaccato, ma solo apparentemente.

Timballo di maccheroni in crosta

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ugo:- Sono un amante del timballo di maccheroni: uno spesso strato di pasta frolla dolce piena di pasta al forno e carne.
Quando qualcosa non mi piace mi convinco che è un mio limite e insisto fino a cambiare gusto. Ma non mi sforzo se il piatto è cucinato male o con sciatteria.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ugo:- Frittata di cipolle. L’odore della frittata di cipolle vuol dire tante cose: gusto, cambiamento di gusto (prima non mi piaceva) ricordi e casa. La frittata di cipolle che ricordo con più affetto è quella cucinata dal mio amico Marco, ma ora vive troppo lontano per prepararmela.

Angie: – Caffè?
Ugo:- Sì grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ugo:- Nutrirmi. Ma basta una flebo.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Ugo:- Senz’altro saper cucinare, o almeno provarci: mi è andata sempre bene, anche quando ho fatto pasticci in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ugo:- Risotto con la carne: fare soffriggere carne macinata, magari di Chianina, con aglio, cipolla e carote tritate. Si fa rosolare il riso con un goccio di vino bianco e si tira con il brodo. Si serve con parmigiano.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Ugo:- Artico di James Rollins

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ugo:- Angel of Death degli Slayer: mette in moto i succhi gastrici e ti buca lo stomaco.

Angie: – Un film?
Ugo:- Un film che mi fa venire fame? Fantozzi contro tutti per la scena delle polpette durante la dieta forzata. Riassume una serie di piaceri magici: mangiare, farlo di nascosto e trasgredendo a un divieto.

Angie: – Hobby?
Ugo:- Falsificare libri antichi.

Teseo e il Minotauro

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Ugo:- Amo il manzo e quindi il Minotauro, anche per la sua innegabile affinità con le vacche.

Angie: – Dici parolacce?
Ugo:- Porca vacca!

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Ugo:- No.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi?
Ugo:- Non amo il calcio ma mi piacerebbe, tanto che ho indirizzato mio nipote alla carriera calcistica a soli tre anni, gli ho comprato la maglietta di Hamsik a quattro e oggi che ne ha cinque è tifoso del Napoli. Io no.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Ugo:- “Ho capito” la dico tanto spesso che vorrei essere più stupido per dirla di meno.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Ugo:- “Hai capito?”, tanto che vorrei che gli altri avessero più fiducia nelle proprie capacità espositive o nelle mie capacità intellettive.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Ugo:- Essere felice.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Ugo:- La stupidità.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Ugo:- Assolutamente sì! Sia con l’uno sia con l’altra.

Insalata di pollo

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ugo:- Insalata di pollo, non mi piaceva un gran ché ma, proprio per questo, mia madre inventava un sacco di giochi per invogliarmi a mangiarlo, e ci riusciva.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ugo:- No. Io preferisco la pizza milanese alla napoletana e la carbonara fatta in qualsiasi ristorante di Napoli è superiore alla media di quelle che ho provato a Roma. Sono per uno scambio costante delle ricette e delle esperienze.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ugo:- Garibaldi alla pizzaiola.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Ugo:- La tradizione è noiosa e l’innovazione spesso inutile. Preferisco scegliere tenendo conto della sola funzionalità.
La prima la lascerei ai nostalgici la seconda ai possessori di un iPad.

Big Mac

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’è n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Ugo:- Viva il Big Mac! Tanto buono quanto tossico. Comunque mangio qualsiasi cosa, proveniente da qualsiasi paese.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Ugo:- Un po’ salato ma saporito.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Ugo:- Ho quasi terminato la correzione del nuovo romanzo e sto per iniziare il successivo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Ugo:- Berlusconi a un’aragosta condita con la maionese: puoi avere il meglio ma hai dei gusti di merda.
Di Pietro lo assocerei alla bagnacauda, perché non ha paura di essere isolato quando apre la bocca.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Ugo:- Sì, quando sì è rotto un cassetto dopo essermici seduto sopra; non era una Scavolini.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Ugo:- Non cercare di dare risposte a domande troppo grandi.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Ugo:- Qualcuno leggerà mai questa intervista fino alla fine?
Non io.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Ugo:- Dopo quarantasei domande mangerei anche l’aragosta con la maionese.

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Intervista Gastronomica ad Antonio Menna

Antonio Menna

Antonio Menna nasce a Potenza, e ci rimane fino alla tenera età di dieci anni per trasferirsi successivamente a Marano di Napoli, si laurea in Scienze Politiche e, dal 1991 è iscritto all’ordine dei giornalisti ma è dal 1998 che scrive sui giornali.
Vive tra Roma e Napoli.
Ha pubblicato quattro libri. Una piccola raccolta di racconti (“Ti lascio perché non mi ami più”, 2007) e due romanzi (Cocaina & Cioccolato, 2007; Baciami molto, 2009).

La sua ultima fatica letteraria è del 2012, se ne è parlato molto ed è già alla sua seconda edizione. Il titolo è “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” ed è edito da Sperling & Kupfer.

Con alcuni racconti ha ricevuto premi, riconoscimenti e pubblicazione di cui va molto fiero:La notte è un lampo (finalista al premio Il racconto nel Cassetto 2005), Il passo perduto (terzo al premio Il racconto nel cassetto 2007), La controra (finalista al premio Parole in corsa 2007), Inchiostro (terzo al premio Letti in un sorso 2007), Carbonita (finalista premio Lama e Trama 2010).

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Il racconto L’Augusto è stato portato in scena al Teatro Nuovo di Napoli nel 2011 con lo spettacolo Italian Kamikaze.
Per maggiori informazioni e curiosità vi invito a visitare il suo Blog

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Antonio: – Il mio lavoro è stare seduto davanti a un computer, ahimè. Ed è la cosa peggiore. Mangi di tutto, dalle unghie alle patatine. In modo compulsivo. Cioè, mangi e non lo sai. Dovrei privarmi di qualunque snack. Ma se lo faccio, muoio. Fisicamente. Ne sono sicuro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Antonio: – Mi è capitato di scrivere sotto alcol. Psichedelicamente. Ma non è stata una buona idea. La scrittura vuole disciplina. Però il raptus è utile. Se passi al setaccio le parole, da sobrio, rimane qualcosa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Antonio: – Adesso dico una cosa che nessuno ammette mai. Per me mangiar bene significa mangiare assai. Io mi devo saziare. E ce ne vuole. Se non mi sazio non sono soddisfatto. Devo alzarmi da tavola che scoppio.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Antonio: – Sono un giornalista, collaboro con alcuni giornali, mi occupo di uffici stampa e di comunicazione, ma la mia passione è la scrittura creativa. Scrivo racconti e romanzi. Ho pubblicato quattro libri. Una raccolta di racconti e tre romanzi. L’ultimo, per Sperling & Kupfer, si intitola “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Antonio: – Uno solo? Ne ho diversi. Ne ho uno in ogni città. E ne ho uno per ogni pietanza. A Napoli ne ho uno per la pizza, uno per la carne, uno per il pesce, uno per i formaggi, uno per la birra, eccetera eccetera.

Parmigiano Reggiano

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Antonio: –  Nel mio frigo non manca mai, o quasi, un pezzo di parmigiano reggiano. Nella dispensa cerco di non farmi mai mancare l’olio extravergine di oliva e il pane.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Antonio: – Non sono bravo a cucinare. Piuttosto io cuocio. Cioè, prendo una cosa e la cuocio. La cucina è un’altra cosa. E’ dosaggio, è cura. Io so solo cuocere. Una cosa, però, la so fare, ed è la pizza. Nel senso proprio dell’impasto. Faccio una pasta di pane perfetta. E una margherita con provola che è molto apprezzata.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Antonio: – Io prediligo le quattro P. Pane, pasta, pizza e patate. Il peggio (la quinta p).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Antonio: – Instancabile.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Antonio: – La colazione ideale, per me, è dolce. Un caffè, un bicchierone di latte freddo molto scremato e senza zucchero, biscotti secchi fatti in casa. E’ quella che provo a fare ogni mattina.

Pizza

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Antonio: –  La pizza. Odio il pomodoro. Anche solo l’odore. Intendo, il pomodoro fresco, a pezzi, coi semi, all’insalata, i pomodorini, i pachino, eccetera. Odio totale. Riesco a mangiare la passata, ma deve essere passatissima, e molto, molto, molto cotta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Antonio: – Mi commuovono gli odori che salgono dai forni.

strong>Angie: – Limone o aceto?
Antonio: – Limone.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Antonio: – Pane. Pizza.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Antonio: – Io trovo un legame forte tra l’alcol e la sensualità. L’alcol più che il cibo. Ho un rapporto col cibo più da convivio di gruppo, che non intimo; più affettivo che erotico. Sarà che lo collego alla famiglia, alla cucina con mia mamma, mio padre, e tutti noi in quella nube di odori. Ma è una mia modalità. La mia fidanzata cucina benissimo, e io vado in estasi ogni volta che lei è ai fornelli. In questo senso è lei che seduce me costantemente.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Antonio: – Ho un segreto per fare la pasta della pizza perfetta. Ma non lo dico. Mangiatevi una scaloppina di petto di pollo. Passatela nella farina, buttatela in padella, rotolatela un po’ nell’olio e quando si è quasi cotta, buttateci tantissimo limone. Verrà molto saporita.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Antonio: – Terracarne di Franco Arminio.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Antonio: – I miei succhi gastrici sono sempre in moto!

Angie: – Hobby?
Antonio: – Scrivere, scrivere, scrivere, leggere, leggere, leggere. Poi andare al cinema. Una volta giocavo a pallone e correvo.

William Bouguereau – Omero e la sua guida 1874

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Antonio: – Omero. Per la miopia. E la mania di scrivere cose troppo, troppo lunghe.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Antonio: – Ritirarmi sulla mia isola preferita e vivere solo scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Antonio: – Che sono scontroso, arrogante e antipatico. Ma sono solo timido.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Antonio: – Perchè no?

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Antonio: – L’insalata di patate e peperoncini piccanti fritti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Antonio: – Ogni regione ha i suoi piatti ma non parlerei di federalismo. Il cibo parla una sola lingua.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Antonio: – Il cappuccino.

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Antonio: - Mangio sempre molto bene in Francia. Tra la baguette e i formaggi e la viennoiserie , posso anche restare lì tutta la vita.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Antonio: – Una ristrutturazione quasi finita, una casa pronta ad accogliere me e la mia fidanzata nel cuore di Napoli, l’arredamento da completare, una scelta di vita.

Baguette e formaggio francese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Antonio: – Passionale.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Antonio: – Berlusconi è un soufflè. Di Pietro è un pezzo di pane cafone.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Antonio: – Sì. Ingrasso. E non lo sopporto. Vorrei mangiare e non ingrassare. A qualcuno succede. A me, no.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Antonio: – Se qualcosa può andare male, lo farà. Sono un pessimista cronico. Però, poi, nelle difficoltà rido.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Antonio: – Hai fame? Sempre.

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La Notte delle Zeppole

La notte delle zeppole

Notturno napoletano

Tanto tanto tempo fa, quando c’era ancora il festival di Napoli ma i giovani ascoltavano i Bee Gees, in una stranota pasticceria cittadina, che comincia per C e finisce per h, si teneva, intorno al 16 marzo, un evento annuale. Non solo cuochi, pasticcieri, aiutanti di cucina e sguatteri erano chiamati a raccolta, ma anche tutto il personale impiegatizio e dirigenziale, compresa Matilde, la vecchia grassissima ragioniera.

Tutti gli abili e gl’inabili erano precettati alla bisogna.

Armando il direttore,  se la cominciava a sognare dalla fine di febbraio, quella notte in pasticceria, i suoi familiari lo sapevano, e la moglie Livia non si preoccupava quando qualche giorno prima della fatidica data lo vedeva con sguardo sognante, come preso da un languido pensiero erotico. E la notte fatidica, finalmente, venne.

Ingredienti per le zeppole

Le impastatrici andavano a tutta, sui marmi bianchi montagnole di farina pesata e cartoni di uova da 50, nell’aria un odore soave di zucchero e amarene.
Tre pentoloni di crema gialla erano amorevolmente governati e accuditi da gruppi di giovani aiutanti. Altri lavoranti, muniti di sac à poche, distribuivano artisticamente la pasta sulla carta oleata.

Armando dette il via: la prima zeppola scivolò nell’olio, seguita da innumerevoli compagne, le altre (quelle per i malati di fegato) furono infilate nei forni caldi ordinate in file precisissime come battaglioni di fanteria.
Un sottile fumo fragrante si levava dai pentoloni, le zeppole d’oro venivano ripescate con amorevole grazia ed adagiate su morbida carta. Il profumo in cucina era ormai sublime. Tutti i partecipanti alla dolce maratona, per quanto fossero del mestiere, erano in piena scialorrea: acquolina come se piovesse.

Amarene

Fu allora che Armando, Enri il figlio del padrone, Silvio con una “buatta” di amarene sotto braccio, Luciano e altri tre, si allontanarono alla chetichella, tutti nel laboratorio più lontano dalla cucina grande, quello dove c’erano i barili delle giulebbe, oltre alle paste appena fritte, ancora calde. Bisognava provarle…era un loro preciso dovere professionale.

L’abbuffata doveva iniziare, era già mezzanotte e un quarto.

Erri, Silvio, Luciano e Aniello il garzone si accomodarono ad un tavolino quadrato, dal cassettino del quale estrassero due mazzi di carte francesi unti e bisunti; una dote di nove paste ciascuno, ed ebbe inizio lo zeppolapoker.

In un cantuccio invece Armando e Enzino si apprestavano al loro turpe rito, un coltelluccio, una tasca da pasticciere e un cucchiaio i loro strumenti operativi.

“Abbiamo cominciato!” si sentì urlare Silvio dal tavolo “Ma comm’ se po ffà, chist’ a seconda mano gli esce già un tris di donne… e che sangue di giuda!! Aggio pers’e primme tre zeppole!”

Armando si apprestava a spremere la crema sul bignè fritto quando Enzino disse:

“No direttò, mò vi faccio vedere una cosa che mi sono imparato, voi dovete pigliare due zeppole, una la scavate un poco, cioè ci levate il cappello e la imbottonate piena piena di crema, sull’altra una bella cucchiarata di amarene e poi le schiaffate una in faccia all’altra e ve le mangiate come un panino, come uno sfilatino co’ purpette e melenzane.”

Erri ogni quarto d’ora si alzava dal tavolo da gioco e con il capo torto verso il rubinettino della giulebba del babà, ciucciava voluttuosamente quell’ ambrosia di rum e zucchero.

Il consiglio di Enzino era stato una rivelazione, Armando addentò delicatamente la super zeppola e un rivolo di crema tiepida gli rigò il pizzetto, per colare poi artisticamente sul bavero del fresco di lana grigio. Enzino era alla terza gemella siamese e la giacca bianca da cuoco era una tavolozza di macchie indelebili.

zucchero a velo

Silvio, che aveva la fissazione dello zucchero a velo, agitava sulla sua dote il brarattolo bucherellato che lo conteneva come un turibolo nelle mani di un prete pazzo.

Si erano fatte le quattro meno un quarto. Erri, mentre mischiavano le carte, si era steso completamente sul bancone, sotto il rubinettino, che apriva e chiudeva ad intervalli di dieci secondi, in attesa della smazzata.

“DOPPIAZETA la voglio chiamare, come una macchina da corsa, bravo Enzì, mi è piaciuta questa tua invenzione.” Disse Armando alla sua undicesima (che poi era la ventiduesima) incurante delle due amarene magnificamente incastonate sulla regimental dono di mammà.

“Grazie direttore bello.” Non aveva finito di trangugiare la diciannovesima doppia, Enzino, quando cadde prima in ginocchio e poi a faccia in giù, senza cacciare nemmeno un fiato.

Armando lo girò atterrito e cominciò ad urlare: “Un’ambulanza, presto, chiamiamo un’ambulanza”

Zeppole di san Giuseppe

I medici del 118 si trovarono davanti ad uno spettacolo grottesco: Erri ubriaco sotto il rubinetto gocciolante, lungo disteso mormorava ossessivamente “gutta cavat lapidem”, Silvio con tracce evidentissime di polvere bianca sopra e sotto il naso, Luciano addormentato con quattro zeppole in grembo, bottino residuo della serata e Armando in lacrime accanto all’amico ormai morto sembrava un bambino, impiastricciato com’era.

Da allora, e sono passati più di vent’anni, la signora Livia talvolta sente di notte il marito mormorare frasi sconnesse: “doppiazzeta… gutta cavat lapidem…la dovete imbottonare piena piena…doppia coppia…una bella cucchiarata…” Allora con garbo lo sveglia e lo rassicura “ È passata Armà, la notte delle zeppole è passata.”

Si farà ancora la notte delle zeppole? È probabile di si:  se ne consumano a migliaia il giorno di San Giuseppe.
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Intervista Gastronomica ad Amedeo Colella

Porta Capuana

Amedeo Colella è un Ricercatore senior (che vuol dire anziano) del CRIAI, un centro di ricerca informatico della Federico II.
Titty è la sua dolce metà con cui è sposato da ben 22 anni frutto del loro amore son le bellissime figlie, Chiara e Claudia.
Amedeo è un napoletano DOC essendo originario della popolarissima Porta Capuana, quella famosa Porta Capuana edificata nel 1484 dal re Ferrante d’Aragona, in una zona molto vitale di Napoli, e che ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale ad esempio, è qui che nacque ad inizio Novecento il cosiddetto Quartiere Latino di Napoli, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell’epoca.
Esperto formatore, dopo la formazione in aula e la formazione a distanza, con i suoi bathroom books vuole sperimentare la formazione da gabinetto.

Manuale di Napoletanità – Amedeo Colella

Nel 2010 pubblica il Manuale di Napoletanità a cui fa seguito Mille quesiti di Napoletanità, entrambi con la casa editrice Ateneapoli.
Per tutti coloro che amano il genere, per i miei fans, per quelli di Amedeo, vi ricordo che, Domenica 4 Marzo il divertente incontro ( a cui non dovete assolutamente mancare) con  Amedeo che sarà da me intervistato alla Libreria Tasso di Sorrento.
Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Amedeo: – Lavoro seduto per 8 ore al giorno; sono un ricercatore informatico al CRIAI di Portici. Il mio hobby è la scrittura … ancora una volta seduto. Diciamo che avrei dovuto tarare la mia alimentazione al mio stile di vita, invece di diventare un grassone di 140 chili.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Amedeo: – Nel mio lavoro di scrittore parlo spessissimo di cose di gastronomia, soprattutto quella locale, quella tradizionale. Sto scrivendo un libro sulle eccellenze gastronomiche della città di Napoli e, dovendo assaggiare tutte le specialità di cui parlo, il compito è assai “arduo”.
Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Amedeo: – Mangiar bene è la sintesi di un insieme di fattori di benessere: il luogo, la vista, il clima, gli amici e, naturalmente, il cibo. Ho mangiato bene in un porticciolo cinese a Xintao, mangiando pessime meduse in brodo, grazie ad amici straordinari. Ho mangiato benissimo da solo in una trattoria di Amalfi davanti ad uno spaghetto ai frutti di mare che cantava!

Amedeo Colella

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Amedeo: – Ho scritto un paio di libri sulle identità territoriali della nostra regione. Il successo è stato discreto … e ho deciso di farne altri.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Amedeo: – Senza alcun dubbio: la Trattoria Pizzeria Vigliena, una trattoria di portuali sulla via Marina a Napoli, dove mangio un colossale spaghetto al polpo. Unico!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Amedeo: – Nel mio frigo non c’è mai nulla perché
1 – non avanza mai nulla dai pranzi di casa mia
2 – non possiamo tenere nulla perché di notte andrei a ripulire la dispensa in preda ad una fame notturna.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Amedeo: – Purtroppo non cucino mai. Mia moglie è una cuoca eccezionale; mia figlia pare mostri la stessa attitudine ed amore per i fornelli. Il loro regalo di Natale? Una sac à poche per fare torte.

Genovese

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Amedeo: – Paccheri alla genovese col pezzo di carne cotto 5 ore.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Amedeo: – Un professionista gastronomico. Ma la quantità è importante almeno quanto la qualità.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Amedeo: – Amo la colazione internazionale, rustica e dolce, come quella dei grandi alberghi. Mangio sempre uova e bacon, ed uovo sodo, e completo con molte cose dolci. Normalmente latte e caffè con 2 fette biscottate con marmellata artigianale.

Finocchi e cetrioli

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Amedeo: – La mia fame è fondamentalmente rustica. Amo i dolci ma potrei farne a meno.
Odio finocchio e cetriolo. Se c’è il cetriolo in una insalata, rinuncio a mangiarla.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Amedeo: – L’odore del ragù domenicale che pepetea nella pentola, che si diffonde nei cortili del centro antico.

Angie: – Limone o aceto?
Amedeo: – Nessuno dei due

Angie: – Non puoi vivere senza…
Amedeo: – La mozzarella di Vannulo

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Amedeo: -Ho una vita da marito con due figlie adulte. Non mi capita da 30 anni di dover sedurre una donna. Se mai mi dovesse riaccadere punterei tutto su una cena in un favoloso ristorante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Amedeo: – Il ragù di Costabile Scalera, un mio grande amico.

o’ Rraù ind o’ pignato

Cucina economica, alimentata con due tipi di legna (anche il fumo del legno contribuisce alla riuscita del piatto, per cui uno dei due deve essere un legno aromatico); pentola di terracotta; 3 tipi di carne; pomodoro delle conserve estive fatte con pomodoro del proprio orto; olio dei propri alberi di olivo e odori dell’orto. Ogni ingrediente deve essere il meglio esistente. Nel fornetto un palatone di pane fatto in casa e un ruoto di coniglio alla cacciatora per secondo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Amedeo: – Fuoco Su Napoli di Ruggero Cappuccio

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Amedeo: – La rumba de’ scugnizzi. Mi ricorda il mangiare dei mercati.

Angie: –  - Hobby?
Amedeo: – La scrittura

Angie: –  - Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Atlante, uno dei Titani

Amedeo: – Un titano, un gigante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Amedeo: – Essere amato da tutti ed amare tutti.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Amedeo: – Come sei chiatto!

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Amedeo: – Sì, ma in fondo già lo sono. Mia moglie è una cuoca straordinaria

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Amedeo: – Spaghetti al polipo di mamma, molto brodoso

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Amedeo: – Si, la cucina del sud è basica, ottima e non scimmiotta le cucine europee.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Amedeo: – La margherita di Acunzo: Friarielli, mozzarella, pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Amedeo: – Tutte, ma la cinese in particolare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Amedeo: – Scrittura di un nuovo libro: le eccellenze gastronomiche di Napoli

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Amedeo: – Non riesco a rinunciare a nulla.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Amedeo: – Berlusconi ad un’insalata coi cetrioli. Non la tocco neppure!
Di Pietro – alla braciola di cotica. La mangio ma con moderazione!

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Amedeo: – Diverse coliche intestinali dopo colossali mangiate.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Amedeo: – Rallentiamo i ritmi; puntiamo sulla qualità!

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Amedeo: – Che si mangia oggi? Facimmece ‘na bella pizza fritta!

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Intervista Gastronomica a Claudia Palumbo

Claudia Palumbo

Questa bella signorina mora , rotonda ( potete già immaginare perchè mi sta particolarmente simpatica:-) e mediterranea, dai penetranti occhi neri “che parlano da soli”,  si chiama Claudia Palumbo, originaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli e studentessa alla Facoltà di Giurisprudenza, al Suor Orsola Benincasa di Napoli, un prodotto genuino della nostra terra campana, e, che ha pubblicato il suo primo libro per la casa editrice Sperling & Kupfer in tutte le librerie da metà gennaio di quest’anno, e, sicuramente auguriamo alla bravissima Claudia di continuare a scrivere le sue storie appassionanti ed avvincenti di modo che la si possa annoverare tra gli autori più rappresentativi della nostra letteratura :-)
Damned, è la storia di Cathy, che per seguire la madre lascia Napoli, la sua band, il papà che adora, il mare della sua città e la sua migliore nonché unica amica, Sara.
Claudia ha un grande amore per i vampiri ed un buon bagaglio di letture che riguardano l’argomento, infatti ad appena  dodici anni ha gia letto Dracula di Bram Stoker, a cui sono seguiti i romanzi di Anne Rice.
Ispirandosi alle notissime opere narrative di Stephenie Meyer, tra le sua autrici preferite, Claudia incomincia cosi per gioco a scrivere,  nel 2006, ma mai e poi mai avrebbe immmaginato che un giorno, il suo racconto sarebbe diventato un libro vero,  di quelli di carta, di quelli con una bella copertina che lascia immaginare l’avvincente saga contenuta al suo interno, di quei libri che sfogli nelle librerie, ne leggi la quarta di copertina, senti

Damned - di Claudia Palumbo

l’odore delle pagine nuove, e ti dici all’improvviso: Eccolo…è lui... e te lo divori in 4 giorni :-)
Le sue prime lettrici (anzi, vere e proprie fan!) sono state le sue tre migliori amiche. Ogni settimana scriveva un capitolo e lo portava a scuola sottoponendolo all’avida lettura delle compagne e, cosi’ ben presto anche il resto della classe si è incuriosita ed ha incominciato a chiedere sempre nuovi capitoli cercando di conoscere in anteprima come sarebbe finita la storia di Cathy.
E, sono le stesse amiche che riescono a convincerla a mandare il testo ad un editore, perché non era giusto, sia per gli amanti del genere che i grandi lettori che, questo piccolo capolavoro, restasse per sempre intrappolato nel gelido hard disk del suo pc.
Ma, il nome Cathy mi riporta alla mente un personaggio che amo molto, Catherine Earnshaw, protagonista di Cime Tempestose Wuthering Heights, capolavoro di Emily Brontë, uno spirito libero, impulsiva, capricciosa ed infantile nei suoi atteggiamenti, e, la stessa Stephenie Meyer autrice della fortunatissima saga “Twilights” racconta dell’interessamento del suo personaggio principale, ovvero Isabella Swan alla straziante e passionale storia d’amore tra i due infelici amanti.
Damned è il titolo scelto per il suo romanzo, le chiedo perchè  la scelta  del titolo inglese, e,  Claudia mi spiega, che Damned è anche il nome della Band in cui suonano i due protagonisti, e tradurlo in italiano con  “I Dannati” non suonava granchè bene.
Nella sua famiglia, nessuno ha mai scritto, ma sono tutti accaniti lettori, lei è la prima a farlo, e, sono stati proprio i genitori che le hanno trasmesso l’amore per la lettura.
Cosi’ dal 17 gennaio 2012 il suo romanzo sarà in vendita in tutte le librerie italiane sperando che riesca ad appassionare anche altri coetanei al di fuori dei suoi compagni di classe e che che tante ragazze si ritrovino nella sua Cathy, protagonista del romanzo, una grande insicura che continua ad esserlo, anche quando le fanno il filo i ragazzi più belli della scuola.

Claudia Palumbo

E’ stato per me un grande piacere intervistare Claudia, ed anche soddisfacente dal punto vista della gastronomia poichè tra i suoi piatti preferiti, vi sono quelli realizzati in casa dalle abili sapienti mani della nonna Carmela :-) , e quella è per me la cucina che prediligo, fatta di segreti, tradizioni e racconti familiari, e non escludo che dopo Claudia intervisterò anche la mitica nonna Carmela
Vi preannuncio anche che il 29 di gennaio la nostra Claudia, sarà ospite della Libreria Tasso di Sorrento per la presentazione del suo libro, ed io sarò la sua relatrice, molto orgogliosamente devo dire, visto che i precedenti libri presentati e scrittori da me intervistati sono andati in ristampa con le loro opere, e non è detto che non porti fortuna al suo primo romanzo :-)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudia: -  Beh, essendo una studentessa, passo molto tempo, anzi troppo, seduta, e quindi una buona alimentazione dovrebbe stare alla base della mia persona. Purtroppo, però, sono un’avida golosona!

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Claudia: -  Quando scrivo mi ispiro sempre a qualcosa di gastronomico, soprattutto se devo descrivere una deliziosa cenetta romantica.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Claudia: -  Mangiare bene significa mangiare tutto, senza tralasciare nulla, ma poco.

Angie: -  Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Claudia: -  “Damned” è il mio primo libro, spero non sia l’ultimo!

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudia: -  Assolutamente si, una pizzeria a Torre del Greco, la mia città, che è anche un ottimo ristorante.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Claudia: -  Infinite volte. Ma sono troppo pigra per portare a termine una cosa così impegnativa.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudia: -  Nessuna delle due. Amo i formaggi.

Cassata siciliana

Angie: – Se fossi un dolce, quale sareste?
Claudia: -  La cassata siciliana di mia nonna!

Angie: – Vino?
Claudia: -  Preferisco una bella birra! Ma se proprio devo…quello di famiglia.

Angie: – Il tuo punto debole
Claudia: -  Se ve lo dicessi… dopo dovrei uccidervi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudia: -  Pomodori, formaggio e pane!

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudia: -  Fare da mangiare è assolutamente rilassante, e mi piace davvero molto. Il mio piatto forte è la carbonara! Però amo fare il polpettone, mi piace sentire sotto le mani tutti gli alimenti che si amalgamano

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudia: -  La lasagna!

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudia: -  Passionale, decisamente.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Bicchiere di latte

Claudia: -  La colazione ideale sarebbe croissant e cioccolata calda d’inverno, bicchiere di latte gelato d’estate. Normalmente, però, bevo solo il bicchiere di latte gelato, sia d’estate che d’inverno! E ovviamente il caffè.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Claudia: -  Amo le noccioline, ne mangerei a quantità industriale. Odio…tutto ciò che è verde!

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudia: -  Il basilico e la cipolla fritta. Uhmmmm

Angie: –  Limone o aceto?
Claudia: -  Aceto balsamico!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudia: - la Nutella…che mondo sarebbe senza?

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Claudia: -  Cosa c’è di più sexy di un ragazzo che ti prepara la cena? Il mio ragazzo deve saper cucinare e dev’essere una buona forchetta, come me!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Claudia: -  Risotto allo zafferano! Tritate le cipolle e  fatele appassire in un tegame insieme al burro per due minuti.
Versate il riso e fatelo tostare per poco tempo, finchè non diventa traslucido, mescolando continuamente. Sfumate quindi con il vino bianco per 3 minuti circa a fuoco basso finchè il vino sarà evaporato. Versate parte del brodo e mescolate. Fate cuocere il riso aggiungendo del brodo di tanto in tanto, qundo vedete che si asciuga. Il riso è cotto quando è leggermente mollo all’esterno e al dente all’interno. A questo punto aprite la bustina di zafferano e versate la polvere nel risotto. Mescolate e aggiungete il parmigiano grattugiato e il restante burro, mantecando poi sul fuoco per un paio di minuti. Et voilà, che

Risotto allo Zafferano

goduria!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudia: -  Seta di Alessandro Baricco.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Claudia: -  “I’m too sexy” dei Right Said Fred

Angie: – Hobby?
Claudia: -  Leggere e…scrivere!

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Claudia: -  Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza, perchè come lei mi piace mettere insieme persone che non si conoscono per creare qualcosa di importante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Claudia: -  Riuscire a vivere facendo quello che mi piace, senza mai dovermi piegare a compromessi.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudia: -  “I tuoi occhi parlano da soli!”

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco?
Claudia: -  Assolutamente si!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Claudia: -  Gli gnocchi della nonna!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudia: -  Talvolta…l’importante è non dimenticarsi la provenienza dei piatti che si mangiano. La pizza, ad esempio, l’abbiamo inventata noi napoletani, e ne andiamo fieri, altrochè!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudia: -  Se all’estero dici “Italia” dici “pizza”. Quindi…la pizza!

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Claudia: -  Amo la dieta mediterranea e sono abbastanza ostile alle novità, però ho apprezzato molto le cucine orientali, quindi cinese e giapponese. E poi mi piace la cucina tedesca, piena salse e di schifezze!

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Claudia: -  0ltre a frequentare il secondo anno di università, sto scrivendo un altro libro che spero diventi una trilogia!

Sfogliatella napoletana

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudia: -  Una sfogliatella napoletana: ho tanti strati tutti da scoprire.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Claudia: -  Berlusconi? Chi è Berlusconi? E Di Pietro?

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Claudia: -  Purtroppo si.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Claudia: -  Vivi e lascia vivere.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Claudia: –  “L’Italia sarà mai una Repubblica fondata sul lavoro, come dice l’articolo 1 della Costituzione?” “No, semmai fondata sulla ricerca di lavoro”

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Intervista Gastronomica a Pino Imperatore

Pino Imperatore

Pino Imperatore


Pino Imperatore
, umorista e scrittore, per sua definizione è un esempio di “emigrante al contrario”: Nasce a Milano nel 1961, e dopo appena due anni la sua famiglia si trasferisce stabilmente a Napoli.
In qualità di giornalista ha scritto per diversi quotidiani e periodici, inoltre ha collaborato con emittenti radiofoniche e televisive.
È autore dei libri umoristici In principio era il Verbo, poi vennero il soggetto e il complemento (Colonnese, 2001) con il quale ha vinto il premio Troisi per la scrittura comica nel 2001, Un anno strano a Roccapeppa (Kairós, 2004), Le mirabolanti avventure del Gladiator Posillipo (Cento Autori, 2007), La Trilogia del Buon Umore che comprende La catena di Santo Gnomo (Cento Autori, 2007) Questo pazzo pazzo pazzo mondo animale (Cento Autori, 2007) e Manteniamo la salma (Cento Autori, 2007).

De Vulgari Cazzimma - Edizioni Cento Autori

De Vulgari Cazzima vede luce nel 2008 sempre per la Casa Editrice Cento Autori  il volumetto è un agile trattatello “semicomico” sulla genesi e sull’epistemologia di quel sentimento miscellaneo e composito, mosto fruttato ad alta concentrazione zuccherina di malizia, perfidia, cinismo ed astuzia, comunemente noto ai figli di Pulcinella (per non dir peggio) con il popolare epiteto di cazzimma, appunto. dal sito Centoautori.
E, finalmente nel 2012 esce il primo romanzo di Pino Imperatore Benvenuti in Casa Esposito, edito per la Giunti che guarda caso si trova a Firenze, e, coincidenza vuole, che zio Pino, pur raccontando da sempre l’ironia e l’umorismo napoletano, ha un difettuccio, un neo,  una piccola magagna, è l’unico tra gli scrittori partenopei che non tifa per il Ciuccio, ma è da sempre uno sfegatato tifoso della compagine viola, rappresentativa del capoluogo toscano :-)

Benvenuti in casa Esposito – Edizione Giunti

L’ultima fatica è sicuramente un’opera da non perdere, soprattutto in questi tempi di magra di diete e crisi economiche, è importante ridere, aiuta a vivere meglio e a guardare con un sorriso la realtà che ci gira intorno.Un libro da non perdere
Benvenuti in casa Esposito, narra le vicende della famiglia camorrista più goffa di Napoli.

Uno spaccato divertente e allo stesso tempo reale e  amaro sullla Napoli contemporanea, città ricca di contraddizioni  che non perde mai la speranza nella certezza di poter vivere un futuro migliore, nonostante le difficoltà e le complessità della sua gestione.

“Ricordate la città dei criminali brutali, dei corrieri della droga, dei bagni di sangue e delle lotte di camorra? Be’, scordatevela.”
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi
«Un viaggio nei bassifondi del crimine, dove correrete il rischio di morire. Dal ridere.»
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi

In libreria dall’11 gennaio 2012
e, se volete avere un’idea più precisa del libro potete leggere le prime pagine :-)

Dal 2005 è responsabile della sezione “Scrittura Comica” del Premio Massimo Troisi .
Conduce a Napoli, con Edgardo Bellini, il “Laboratorio di scrittura comica e umoristica Achille Campanile” (www.scritturacomica.it).
Con lo stesso Bellini ha curato le antologie Quel sacripante del grafico si è scordato il titolo (Graus, 2005), e Aggiungi un porco a favola(Cento Autori, 2009)

Io e Zio Pino

Suoi racconti e battute sono apparsi in varie pubblicazioni, tra cui l’Agenda Comix, Scrive testi per il cabaret.
E’ fra i fondatori del GULP, ossia il Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni,
De vulgari cazzimma – Cento Autori e’ del 2008.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Pino: – «Da uno a dieci?».
Sì.
«Dieci e lode».

Angie: – Hai mai pensato di scrivere un pezzo gastronomico? Naturalmente non un libro di ricette.
Pino: – «Proprio in questo periodo sto studiando le possibilità di cottura delle uova deposte dalle galline Araucana del Cile. Non sono uova normali, ma colorate: blu, verdi, addirittura rosa. Ne ricaverò un saggio dal titolo “Frittate arcobaleno”».

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Pino: – «Sono giornalista e lavoro in un ente pubblico. Nel tempo libero mi occupo di letteratura umoristica. Nel tempo occupato metto sulla porta il cartello con la scritta “Do not disturb”».

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Sgulpe sì, dove?
Pino: – «La masseria “La Sauda” a Caserta: piatti tipici della Campania, aria buona e tanto verde. E uno chef che ha fatto un patto con Dio».

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Pino: – «Eh?».
Angie: – Meglio carne o pesce?
Pino: – «Entrambi meritano il massimo rispetto. Come disse Totò: “Non ho mai commesso peccati, né di carne né di pesce”».

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Pino: – «Uno struffolo».

Angie: – Vino?
Pino: – «Il Per’ ‘e palummo, il Caprettone e il Coda di Volpe: bestiali».

Angie: – Il tuo punto debole.
Pino: – «Te lo dico in privato».

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai?
Pino: – «Il limoncello».

Angie: – Limone o aceto?
Pino: – «Aceto balsamico».

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
«Il risotto alla pescatora».

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Pino: – «Le linguine ai frutti di mare».

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai…
Pino
: – «Quella ideale corrisponde a quella reale: sfogliatella frolla e caffè alla napoletana».

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Pino: – «Piluccatore. Guai a lasciare un vassoio incustodito in mia presenza».

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Pino: – «Del cioccolato».
cannella
Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori. Ne hai uno preferito?
Pino: – «Il profumo della cannella. È inebriante».

Angie: – Non puoi vivere senza…
Pino: – «Sorrisi».

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena o anche il saper cucinare?
Pino: – «Tutt’e due. Più una candela a combustione lenta, molto lenta».

Angie: – Una tua ricetta.
Pino: – «Provola alla brace con una spruzzata di noci tritate: un piatto semplice, genuino e corroborante».

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Pino: – «Ne sto leggendo tre contemporaneamente: “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, “Infinite Jest” di David Foster Wallace e “L’incredibile viaggio di Pomponio Flato” di Eduardo Mendoza».

Angie: – Hobby?
Pino: – «Osservare il volo dei gabbiani».

Angie: -Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Pino: – «Thunderstruck degli AC/DC».Stanlio e Ollio

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Pino: – «Incontrare nell’aldilà Stanlio & Ollio, Totò, Massimo Troisi, Groucho Marx, Jacques Tati e Charlie Chaplin».

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Pino: – «Pino».

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Pino: – «Un satirello».

Angie: – Un piatto della tua infanzia…
Pino: – «Pasta e fagioli con le cotiche».

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Pino: – «Sì. Le tradizioni gastronomiche locali vanno tutelate e valorizzate».

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Pino: – «La pizza Margherita, un tricolore perfetto: il verde del basilico, il bianco della mozzarella e il rosso del pomodoro».

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?

Paella

Pino: – «Quella spagnola, che si avvicina molto alla nostra. La paella, ad esempio, è un piatto che mi fa impazzire».

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Pino
: – «Sono super impegnato nella promozione di “Benvenuti in casa Esposito”. È un’esperienza bellissima. Amo il contatto diretto con i lettori».

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Pino: – «Dolce come un cioccolatino e piccante come un peperoncino».

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? Ed il buon Mario Monti?

Mario Monti e la fresella...

Pino: – «Berlusconi: una minestra riscaldata. Monti: una fresella».

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Pino: – «Mai. Né io ho tradito lei. Ci amiamo saporitamente».

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Pino: – «Carpe diem. La vita è breve, godiamocela».

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Pino: – «Mi stai facendo una dichiarazione d’amore?».

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.
Pino: – «“Ciao, Pino, come stai?”. “Molto bene, e tu?”. “Anch’io, mi sento in pace con te stesso”».


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Silvestro I, il papa digiunatore

Da esperta ed appassionata di gastronomia, nella mia biblioteca gastroletteraria non poteva mancare questa preziosa pubblicazione, curata da Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini Buon Appetito Santità,  ed è da qui che ho trovato degli  interessanti spunti per questo mio articolo

San Silvestro I Papa

San Silvestro  (314-335)

Il 31 dicembre, ossia l’ultimo giorno dell’anno,  si festeggia Silvestro I Papa, il 31 è il giorno della sua morte avvenuta a Roma nel 335.  Fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso il cimitero di Priscilla.

Gli itinerari dei fedeli del VII secolo ne attestano la sepoltura.  E, secondo un’antica tradizione il 2 giugno 761papa Paolo I lo fece traslare nell’oratorio della Chiesa di San Silvestro in Capite ed il 17 luglio dello stesso anno lo fece portare all’interno della chiesa, dove fu ritrovato durante i restauri del 1596. Papa Clemente VIII lo fece deporre sotto l’altare maggiore.

Un’altra tradizione indica, invece, che nel 756 fu traslato a Nonantola (MO). Secondo il Depositio episcoporum,  l’elenco dei giorni della sepoltura dei vescovi romani, che fu compilato appena un anno dopo la morte di papa Silvestro I, la sua festa si celebra il 31 dicembre e la stessa data ricorre sul Calendario di Filocalo. Questo giorno, perciò, è sicuramente il giorno della sua sepoltura.

La Chiesa cristiana ortodossa e le chiese cattoliche che seguono i riti orientali lo celebrano il 2 gennaio.
(fonte Wikipedia)

Ma il 31 dicembre è legato tradizionalmente a cenoni pantagruelici, champagne e bagordi fino all’alba.

La storia di questo Papa è quella di un asceta, un digiunatore, eremita che solo le invocazioni disperate dell’imperatore Costantino, colpito dalla lebbra, fecero sì che scendesse dagli anfratti del monte Soratte ove si era rifugiato in preghiera e meditazione.

La leggenda aurea di Jacopo da Varagine, la fonte più remota di tutte le vite dei Santi, lo descrive come una specie di eroe, irremovibile paladino della fede e come colui che convertì al alla dottrina Cristiana e battezzò l’imperatore non più lebbroso, ma miracolosamente guarito, dopo averlo fatto digiunare per ben sette giorni, mentre per altri ancora, invece fu un debole, un uomo di paglia nelle sue mani.

Papa Silvestro I e l'Imperatore Costantino

Costantino,  geniale uomo di stato, consapevole della forza raggiunta ormai dal Cristianesimo nei confronti della cultura pagana, si impegnò per sostituire gli ingranaggi dello stato, i religiosi compresi, con quelli cristiani, cercando di dare stabilità  all’insegnamento della nuova fede ed al contribuendo cosi’ a rafforzare il suo potere.

Seguiamo allora la verità ispirata e fantastica degli artisti e vediamo che proprio ad una di queste è legata l’allegoria calendariale dell’anno di 365 giorni.

E, ancora, sono 365 i gradini di un’oscura e orripilante spelonca  abitata da un ferocissimo drago, che l’impavido Silvestro discese armato della sua sola fede e di un pezzo di pane, ed è cosi che sarebbe riuscito a legarlo, ad ammansirlo ed a ritornare poi su ripercorrendo gloriosamente la scala per festeggiare la fine del tormento.

Tanti i simboli racchiusi in questa leggenda: Il drago, che simboleggia il paganesimo e i 365 gradini i giorni del calendario romano che San Silvestro avrebbe consegnato al Cristianesimo, battezzando l’imperatore Costantino.

Dunque, la festa di San Silvestro, fissata non casualmente il 31 dicembre, si riferisce al passaggio dall’era pagana a quella cristiana.

Così quando allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, nel corso di un cenone fatto di mille delizie, di zampone e lenticchie, di musica ed allegria, stappiamo lo champagne, rinnoviamo, anche senza saperlo, il ricordo di una storia, quasi fiaba, di un antico ascetico Papa divenuto Santo a furor di popolo.

Ovviamente Silvestro, si asteneva dal cibo e,  al massimo,  si sarà nutrito con un po’ d’erbe e pane, nessun riferimento ai laboriosi manicaretti tradizionalmente in uso per il Capodanno. Continue reading

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Intervista Gastronomica a Sam Stoner

Sam Stoner

Chi è Sam Stoner? Uno scrittore? Un investigatore? Un giornalista? Un avvocato? Nessuno lo sa con esattezza, ma qualsiasi cosa egli sia, dietro al sostantivo ci sta bene l’aggettivo “privato”.
Ecco per tutto quel che volete conoscere di lui, vi invito a proseguire la lettura della sua biografia non autorizzata sul suo Blog
Quanto segue, è quanto ho raccolto, così come mi ha rilasciato la sua intervista così io l’ho pubblicata…;-) Senza alcuna forma di censura, non è mia abitudine farne soprattutto con un personaggio del genere che va preso a piccole dosi…semplicemente perchè, soprattutto il pubblico femminile potrebbe farne assuefazione…:-)

Angie:  - Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Sam: – È fondamentale, non posso scrivere se non sono sazio.

Angie:  – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Sam: – In ogni romanzo sono presenti piatti. C’è sempre un personaggio che cucina.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
Sam: – Mangiare bene significa soddisfare i sensi con piatti composti da ingredienti di qualità. Niente zozzerie da McDonald’s.

Angie:  – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Sam: – Ho fatto l’impresario di un circo, il direttore di centri benessere, il direttore di giornale, ideatore di siti di prostituzione on line (purtroppo falliti), il giornalista, l’agente immobiliare e l’organizzatore di eventi. Mi spiace per il sito on line, fare il pappa è un lavoro affascinante.

Angie:  – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Sam: – Preferisco le Osterie romane e le fraschette.

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
Sam: – A dieta di cosa? Di passere mi è capitato.  Sono un sessuomane, ma in cura.

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Sam: – Carne, possibilmente nei punti giusti: fianchi e seno. Il pesce lo lascio a chi predilige l’articolo.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale sareste?
Sam: – Un tiramisù.

Tiramisù


Angie:  – Vino?
Sam: – Astemio, tranne quando sono ubriaco.

Angie:  – Il tuo punto debole
Sam: – Debole? Che significa?

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Sam: – Nel frigo c’è sempre qualche pezzo di cadavere e nella dispensa una storia al profumo di polvere da sparo.

Angie:  – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Sam: – Tra i fornelli posso esercitare la mia natura Divina: creo! La mia creazione preferita

Bucatini all’amatriciana

è l’Amatriciana.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Sam: – Amatriciana e pasta e fagioli.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Sam: – Un rompicoglioni.

Angie:  – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Sam: – L’ideale è quella servita sul corpo nudo di una giapponesina, quella che faccio sa di cicche, rhum e Gentilini.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Sam: – Sono goloso di pasta condita ad hard boiled. La pasta è tosta, è da machi. Non mi piacciono le cremine da nouvelle cousine effeminata.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Sam: – Il profumo del ragù è più eccitante di una donna nuda.

Angie:  –  Limone o aceto?
Sam: – Aceto.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Sam: – Tutto.

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Sam: – Conta saper cucinare, dare alla donna un piatto manipolato dalle mie mani è fottutamente erotico. Quando mangia, io entro in lei.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Sam: – Non si rivelano le ricette, ma se mi chiedete un piatto ve lo cucino e ce lo mangiamo insieme.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Sam: – Ho ultimato Bunker di Stark

Angie:  – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Sam: – Wake up everybody interpretata da John Legend & The Roots.

Angie:  – Hobby?
Sam: – Godere la vita.

Angie:  – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Sam: – Sam Stoner.

Angie:  – Qual è il sogno più  grande?
Sam: – Quello che vivo.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Sam: – Qualche donna mi dice “scopami”, per il resto sono insulti.

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Sam: – La sposerei, una cuoca. A trovarla.

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Sam: – Da piccolo mi piaceva il ciambellone il plumcake farcito con crema e cioccolata fatta in casa.

Sam ed il suo ciambellone

 

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Sam: – Deve esistere. Non ci sono piatti e ingredienti al di fuori di quelli regionali italiani.

Pizza

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Sam: – La pizza margherita, creata a Napoli per la Regina.

Angie:  – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Sam: – Non esiste una cucina internazionale ma una spazzatura internazionale. Noi italiani ci deliziamo, tutti gli altri si riempiono lo stomaco.

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?

Sam: – Ho ultimato due romanzi e sto scrivendo dei racconti per alcune riviste e uno per il concorso Corpi Freddi. Non so se passerò ma voglio far scompisciare a suon di battute e morti chi mi leggerà.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Sam: – Indigesto.

Sam Stoner

Angie:  – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Sam: – Berlusconi è una torta nuziale, scintilla ma ti rimane indigesta a vita; Di Pietro è un torta rustica farcita con figli da raccomandare.

Angie:  – La cucina ti ha mai tradito?
Sam: – Mai.

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Sam: – Non ne ho una oltre vivere.

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Sam: – Sam, ma chi ti credi di essere? Quello che ti spezza, ti cucina e ti mangia. E già sai dove andrai a finire…

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Intervista Gastronomica a Davide Morosinotto

Davide Morosinotto, classe 1980 nasce in provincia di Padova e fino alla maggiore età ha vissuto a Este, una cittadina fra i colli sempre in provincia di Padova. Vive da molti anni a Bologna, dove lavora come giornalista e traduttore. Laureato in Scienze della comunicazione con una tesi su Philip K. Dick, grandissimo appassionato di fantascienza. Nel 2004 è arrivato in finale al premio Urania.

Davide Morosinotto

Da alcuni anni si è dedicato alla letteratura per ragazzi: nel 2011 ha pubblicato Il libero regno dei ragazzi (Einaudi Ragazzi) e Maydala Express (Piemme), scritto a quattro mani con Pierdomenico Baccalario. La notte dei biplani è il primo romanzo che pubblica con Fanucci Editore.

Ed anche Davide, come  Francesca Battistella ed Elvira Seminara  da me intervistate è presente con la sua opera Il libero regno dei ragazzi (Edizioni EL, Einaudi Ragazzi and Emme edizioni, 2011). nei 10 romanzi che hanno preso parte  alla seconda edizione di Industry Books, in partnership con l’ IBF il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino e che si avvale della collaborazione dell’Associazione Calipso, dell’AIE, dell’ANICA e dell’APT, nell’ambito di una giornata interamente dedicata ai fruttuosi scambi tra due industrie culturali come quelle dell’editoria e dell’audiovisivo che sempre più assiduamente si incontrano con ottimi risultati.

Angie:  - Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Davide: – Moltissimo. Nel senso che io e i miei colleghi “immergenti” organizziamo sempre le nostre riunioni al ristorante. A pancia piena arrivano le idee migliori.

Angie:  – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Davide: – Io scrivo libri per ragazzi e il gusto, i cibi e le bevande, sono importanti per stimolare la fantasia e dare la sensazione di essere davvero nel mondo del romanzo.

Maydala Express

Per questo cerco sempre di inserire qualche piatto tipico dei luoghi in cui sono ambientate le mie storie. Ad esempio in “Maydala Express” (Piemme Battello a vapore, scritto con Pierdomenico Baccalario) abbiamo inserito addirittura il menu di un famosissimo ristorante.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene?
Davide: – Per molti anni ho avuto un’alimentazione abbastanza sregolata e frettolosa, a causa degli impegni di studio e di lavoro, ma soprattutto della pigrizia. Negli ultimi tempi sto cercando di ritagliarmi sempre il tempo per cucinare e mangiare qualcosa di buono: ovvero che abbia ingredienti sani e il giusto equilibrio tra verdure, carni, pasta e pane…

Angie:  – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Davide: – Sono nato nel 1980, e più o meno otto anni dopo ho deciso che un giorno sarei diventato uno scrittore. Da allora oltre a leggere più libri possibile ho anche provato a scrivere racconti e romanzi, e a partecipare a concorsi. Sono arrivato in finale di qualche premio importante, come il Campiello Giovani nel 1997 o il premio Urania nel 2004. Alcuni anni dopo ho vinto il Mondadori Junior Award e ho pubblicato così il mio primo romanzo, un fantasy per ragazzi che si chiama “La corsa della bilancia”. Dopo quel primo libro ne sono seguiti alcuni altri, “Maydala Express” e “Il libero regno dei ragazzi” (Einaudi Ragazzi), oltre a un romanzo di fantascienza per adulti che è uscito a settembre per Fanucci e si intitola “La notte dei biplani”.

…ebbene si’ sono un ghost writer e sono fiero di esserlo…

In realtà ho scritto anche parecchi altri romanzi, sette o otto, ma sulla copertina non c’è il mio nome… Ebbene sì, sono un ghost writer. E sono fiero di esserlo.

Angie:  – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Davide: – Più di uno, a dire la verità. A Bologna, la mia città adottiva, appena posso faccio un salto alla Spaccanapoli: un posto alla buona dove si mangia una pizza eccezionale… e gigantesca, il che non guasta mai.
Mentre adesso sono appena tornato dalla fiera del Lucca Comics & Games, dove ho fatto onore come sempre alla fantastica carne della Griglia di Varrone.

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
Davide: – Parecchi anni fa ho avuto qualche problema con la bilancia. Ora cerco di stare attento…

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Davide: – Sono veneto, quindi carne. Non che il pesce non mi piaccia, eh.

Millefoglie

Angie:  – Se fossi un dolce, quale sareste?
Davide: – Una millefoglie. Tanti strati.

Angie:  – Vino?
Davide: – Rosso. Ho un debole per l’Amarone (quando posso permettermelo) e per i vini del sud, Aglianico e Salice Salentino e Primitivo

Angie:  – Il tuo punto debole
Davide: – Me ne vengono in mente almeno una decina, ma cerco di tenerli segreti il più possibile.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Davide: – In frigo mozzarelle e pomodori, nella dispensa il barattolo del caffè. Cerco di tenerne sempre una bella scorta, senza caffè non riesco a ragionare.

Angie:  – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Davide: – Cucinare secondo me è un momento sociale, un rito per stare con le persone a cui tengo. Bisogna avere tempo, stappare una bottiglia di vino, poi cominciare a preparare e intanto raccontarsi le ultime novità, muoversi con calma sgranocchiando magari uno stuzzichino e aspettando che la cena sia pronta.
Forse proprio per questo mi piace preparare carne e pesce alla griglia, all’aperto.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Davide: – Tutte le cose buone.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Davide: – Soddisfatto. Non perché sono goloso (e lo sono), ma perché di solito è il momento di maggior relax della giornata, quello dedicato alle chiacchiere, alle persone.

Angie:  – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Caffè e tiramisù…colazione ideale…

Davide: – La colazione perfetta per me è una tazza di caffè espresso forte e senza zucchero, accompagnato da una fetta di tiramisù del Pompi (dove fanno il tiramisù più buono di Roma e, credo, del mondo intero).
Siccome non vivo più a Roma da un po’, la mia colazione tipica è una tazza di caffè della moka, sempre senza zucchero, e una di quelle tristissime brioche del supermercato.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Davide: – La pizza è la mia debolezza. Invece non sopporto i formaggi stagionati.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Davide: – Pepe. Basilico. Negli ultimi tempi metterei dappertutto la menta fresca.

Angie:  – Limone o aceto?
Davide: – Né uno né l’altro, se possibile.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Davide: – Una montagna di libri da leggere.

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Davide: – Credo che il legame ci sia, eccome: sono due dei grandi piaceri della vita.
Secondo me per sedurre l’ideale è cucinare insieme. E se la fase di preparazione va come dovrebbe, poi magari…

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Davide: – Pasta avocado e zucchine (piatto tipico per quando vengono gli amici a cena e

Pasta avocado e zucchine

non ho molto tempo per spignattare).

Si fa un soffritto di scalogno non troppo carico, si rosolano le zucchine tagliate a rondelle fino a cottura, aggiungendo basilico abbondante.
Si cucina la pasta aggiungendo all’acqua anche una busta di zafferano per darle un colore brillante.
Al termine si scola e si fa saltare la pasta in padella per una manciata di secondi insieme alle zucchine e a una crema preparata schiacciando un avocado con un goccio di succo di limone, pepe e sale.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Davide: - Incontro nell’abisso di James White. Buona vecchia fantascienza anni ’60.

Angie:  – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Davide: – “Il ballo di San Vito” di Capossela. Salsicce, fegatini, viscere alla brace…

Angie:  – Hobby?
Davide: – Andare in giro in moto, anche d’inverno.

Angie:  – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Davide: – Non credo di avere la stoffa per fare l’eroe, o la divinità.

Angie:  – Qual è il sogno più  grande?
Davide: – Continuare a fare quello che sto facendo adesso. Viaggiare, leggere, inventare storie…

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Davide: - “Vieni all’aperitivo stasera?”. E di solito rispondo di sì.

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Davide: – La mia ragazza cucina in modo eccezionale.

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Davide: – La pearà, una salsa di pane e midollo che serve per accompagnare il lesso ed è un piatto tipico di Verona.
E le lasagne con il ragù e la besciamella, che però in veneto si chiamano “pasticcio”. Chissà perché.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Davide: – In Italia ogni regione (e a volte ogni provincia o città) ha le proprie tradizioni e i propri piatti tipici. Ma il bello della cucina è che unisce, non separa. Non mi piacciono le divisioni.

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Davide: – Forse è una risposta banale, e forse è giusta proprio per questo: la pizza margherita. D’altronde fu creata proprio per festeggiare la regina d’Italia nella sua prima visita a Napoli.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Cucina giapponese

Davide: – Adoro la cucina giapponese, a parte il sushi. Mi piace provare cibi nuovi, quindi in realtà potrei fare un elenco bello lungo e con alcune sorprese. Ad esempio, in Finlandia fanno il salmone più buono del mondo.

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Davide: – Ho appena finito di scrivere un romanzo fantastico ambientato nel Medioevo, in una città dal fascino irresistibile. Tra poco partirò per un lungo viaggio e ho un nuovo romanzo da scrivere finché sarò lì, è già da molto tempo che raccolgo i materiali preparatori e studio, ormai i tempi sono maturi per iniziare

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Davide: – Aglio, olio e peperoncino.

Angie:  – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Davide: – Di Pietro secondo me è una zuppa rustica.
Berlusconi mi ricorda quel pezzo di formaggio che si aggira da mesi nel mio frigo: non era buono neanche prima, ma adesso è pure scaduto quindi sarebbe ora di….

Davide Morosinotto

Angie:  – La cucina ti ha mai tradito?
Davide: – Beh, se non si sta attenti fa ingrassare. Ci vuole moderazione.

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Davide: – Cercare di far le cose per bene, tutte, al meglio delle mie possibilità.

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Davide: – Ora che l’intervista è finita, che cosa farai? Non vedo l’ora di spegnere il computer e leggere qualche fumetto.

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Intervista gastronomica a Mariolina Venezia

Nel 2007 a vincere il premio campiello è un romanzo interamente ambientato nel sud Italia, in una regione ricca di tradizioni e cultura, la basilicata, il romanzo si intitola “Mille anni che

Mille anni che sto qui

sto qui” e l’autrice è Mariolina Venezia, nata a Matera nel 1961
E’ la saga di una famiglia lucana, una sorta di cento anni di solitudine, ma tutto italiano, quella storia mi ha incantata: Candida, nipote di Concetta, figlia di Albina, madre di Alba, nonna di Gioia, donne che lottano e fanno sentire la loro voce in una società maschilista in cui l’uomo è quello che conta, e sono loro le protagoniste di questo gran bel romanzo che vi consiglio di leggere e ceh è stato tradotto anche in francese nel 2008 J’ai vécu mille ans. Dopo sono arrivati, Altri miracoli, Torino, Einaudi, 2009, Come piante tra i sassi, Torino, Einaudi, 2009, Rivelazione all’Esquilino, Roma, Nottetempo, coll. Gransassi, 2011, Da dove viene il vento, Torino, Einaudi, coll. I coralli, 2011.
Ma per maggiori informazioni su Mariolina vi invito a visitare la  sua pagina su wikipedia

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Mariolina: – Conterebbe….

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai
quotidianamente??
Mariolina: – Influire è troppo. Però di cibo, più che di gastronomia, parlo nei miei libri, in un modo o nell’altro. Come parlo di altre cose legate ai sensi.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Mariolina: – Mangiare qualcosa che soddisfi il palato ma mi faccia anche star bene, senza appesantirmi.

Mariolina Venezia

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Mariolina: – Tantissime. Da cameriera in un locale, a baby sitter, segretaria, vendemmiatrice. Spesso sono stata licenziata perché ero negata… Anche però aiuto regista, giornalista, documentarista. Una volta ho fatto perfino la cuoca su un set. E’ andata benissimo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente
cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Mariolina: – L’archeologa. Possibilmente subacquea.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Mariolina: – Proprio uno specifico no. Però ho un debole per le bettole dove si mangia bene, come ce ne sono a Palermo o a Istambul.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Mariolina: – Sì, qualche volta ci ho provato, da adolescente, ma la trovo una cosa stupida. Penso che basti ascoltare il proprio corpo per capire il modo corretto di nutrirsi. Magari avendo anche qualche nozione sugli alimenti e adottando uno stile sano. Ma la dieta no. E’ ipocrita. Presuppone che se non fossi a dieta ci daresti dentro con tutt’altro. E’ un segno di poca armonia con se stessi. Almeno, io la penso così…

Angie: – Meglio carne o pesce?
Mariolina: – Pesce.

Charlotte alle pere

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Mariolina: – Una charlotte di pere. Esiste?

Angie: – Vino?
Mariolina: – Vino?! Che vino sarei? Boh.

Angie: – Il tuo punto debole
Mariolina: – Il tallone, come Achille.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Mariolina: – Qualcosa che mi sono dimenticata.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Mariolina: – Sperimentare nuovi abbinamenti. Mi piace cucinare piatti lunghi e laboriosi. La paella, per esempio, ma lo faccio molto molto raramente.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Mariolina: – Frutti di mare. Possibilmente crudi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Mariolina: – Una trasgressiva moderata.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Mariolina: – Frutti di mare e molluschi. Le cose che non mi piacciono: cibi da fast food.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Aneto in fiore

Mariolina: – Quasi tutti. Con un debole per l’aneto.

Angie: – Caffè??
Mariolina: – Sì sì sì. Ma non dopo mezzogiorno.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Mariolina: – La poesia. Anche nel cibo.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Mariolina: – Come no. Nella seduzione conta il saper riconoscere e gustare ciò che i sensi comunicano, nel caso della cucina le sfumature, le armonie, gli accordi e i disaccordi dei sapori. Saper anche cucinare è una cosa in più.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Mariolina: – Andate al ristorante quando non avete voglia di cucinare.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Mariolina: - “L’assassino” di Simenon.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Mariolina: – La musica barocca in generale.

Angie: – Un film?
Mariolina: – Chocolat? No. Il pranzo di Babette? No. Come l’acqua per il cioccolato? No. Non lo so.

Angie: – Hobby?
Mariolina: – Pormi problemi di difficile soluzione.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Mariolina: – Calipso. O Ulisse.

Angie: – Dici parolacce?
Mariolina: – Qualcuna. A volte me lo impongo, per coloritura.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Mariolina: – Evitare la superstizione. La trovo limitante.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Mariolina: – No, assolutamente. Non tifo.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Mariolina: – Cerco di variare. Temo la noia.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Mariolina: – Boh, non lo so. Forse che sono egocentrica?

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Mariolina: – Non aver bisogno di sogni.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Mariolina: – La mancanza di sincerità.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Mariolina: – Di corsa (non pensare che sia la frase che dico più spesso, è solo la seconda volta che la uso)

Crema di Riso

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Mariolina: – La crema di riso.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Mariolina: – Sta lì la ricchezza.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Mariolina: – Gli spaghetti al pomodoro. Ma personalmente li detesto.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Mariolina: – Innovazione basata sulla tradizione.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Mariolina: – Ehhh. La turca, la coreana, la giapponese, la cinese (non quella che si  mangia in Italia, eh).

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Mariolina: – Temperatamente audace.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Mariolina: – Diversi libri, un film, cercare di mettere delle veneziane in cucina.

Mariolina Venezia

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Mariolina: – Berlusconi meglio non dirlo, potrebbe risultare disgustoso. Di Pietro… una trippa alla romana.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Mariolina: – Sì, quando è nouvelle.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Mariolina: – Vivere.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e
datti una risposta.
Mariolina: – No, dai.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Mariolina: – Sono le nove e mezza del mattino. Ancora no.

 

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Intervista Gastronomica ad Aurelio Raiola

Aurelio Raiola

Anche qui, galeotto fu il Laboratorio di Scrittura Umoristica “Achille Campanile” e lo zio Pino (al secolo Pino Imperatore), una grande palestra per la scrittura umoristica ma soprattutto di vita, chiunque passa da li, non puo fare a meno di vivere, respirare e trasmettere l’emozione che si percepisce e, che penetra nel profondo dell’anima di una persona, penserete che in fondo si tratta solo di un “Laboratorio di scrittura”, questo poi, addirittura umoristico, embè che fa? La gioia di vivere, il coinvolgimento, i vincoli affettivi che ci tengono uniti, arrivano attraverso la comicità ed il voler sdrammatizzare sulla vita, che il più delle volte, per ognuno di noi, non è sicuramente delle pù facili, e non è meglio, fare il tutto con un bel sorriso 54 denti stampato sulle labbra?
Con Aurelio ci siamo conosciuti là, ed insieme abbiamo partecipato ognuno con un suo racconto anche alla raccolta umoristica “Se Mi Lasci non male” realizzata da Gianni Puca, per le Edizioni Kairos, ma Aurelio, ha anche contribuito “Aggiungi un porco a favola”è questa è la sua l’autobiografia tratta da là

Più che uno scrittore, uno scioglilingua, figlio di Trentatre Trentini e Lacapra Sopralapanca.
Da bambino sognava di essere Qui Quo e Qua per satollarsi con una tripla razione delle frittelle di zio Paperino.
Da ragazzo discettava sulla differenza tra flussi e stock finanziari, arrivando alla conclusione che Rockerduck fosse più ricco di Zio Paperone prima di ogni scommessa al Club dei miliardari.
Da grande, spinto da due passioni come la finanza e i comics, non gli restò che diventare bancario.
Una prece.

Ha pubblicato due racconti nelle due antologie del Gulp: Aggiungi un porco a favola, edizioni Cento Autori, e Se mi lasci, non male, edizioni Kairos.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Aurelio: – Moltissimo. Se sono affamato, azzanno i clienti e pare brutto.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente??
Aurelio: – Influisce assai. Se non mangiamo bene, il mio collega diventa insopportabile e spara le canzoni di Tiziano Ferro a palla.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Aurelio: – Mangiare un primo piatto, seduti e in buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Aurelio: – Bancario da sempre, se si escludono in mestiere di raccattapalle, bagnino e distributore di elenchi telefonici.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Aurelio: – Da piccolo astronauta, da medio giornalista, da grande redditiero.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Aurelio: – L’Osteria di Jenet a Torre del Greco: c’è una cucina sempre varia ma attenta al territorio (qualsiasi cosa voglia dire). Ma, soprattutto, il titolare fa sempre finta di riconoscerti.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Aurelio: – Attento, a volte; a dieta, fortunatamente, mai.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Aurelio: – Mi piacerebbe dire pesce, sa tanto di nobiltà del palato, ma mangio soprattutto carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Aurelio: – La pastiera di grano.

Angie: – Vino?

Pastiera Napoletana

Aurelio: – Erbaluce di Caluso. L’avrò bevuto solo una volta, ma ha un nome fichissimo!

Angie: – Il tuo punto debole
Aurelio: – La gola. Ma non è come pensi (e speri), soffro di faringite pressoché cronica.
Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Aurelio: – Nel frigo, il latte. Che cos’è la dispensa?

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Aurelio: – Come in tutte le attività manuali, nel fare da mangiare il cervello ritrova un contatto più intimo con il corpo e non si fa troppe illusioni.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Aurelio: – Tutta la cucina di mia moglie.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Aurelio: – Gastronomo ecologico, nel senso che lascio sempre il piatto pulito.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Aurelio: – Amo il gelato, tanto da costringere il collega brontolone a farmi compagnia anche d’inverno, lappando sotto la pioggia.
Non riesco a farmi piacere il capitone, ma anche a lui io non piaccio più di tanto.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Aurelio: – Il ragù della domenica.

o' Rraù ind o' pignato


Angie: – Caffè??
Aurelio: – Solo quando rido.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Aurelio: – Forchetta e coltello. Da quando sono sposato non so più mangiare con le mani.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Aurelio: – Certo che esiste! Ricordo ancora gli effetti del formaggio “caprignetto” della cremeria Gabriele in Vico Equense…
Per sedurre una donna conta più saper ballare.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Aurelio: – Il cheesecake: triturate biscotti digestive in una ciotola, immaginando di lavorare i gioielli del politico di turno; sciogliete il burro in un pentolino e versatelo nella ciotola, amalgamando per bene.
Poi basta, non so mai come va a finire, è troppo buono anche così!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Aurelio: - Ilustrado, di Miguel Syjuco. Me lo potevo risparmiare.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Aurelio: - Time of my life, la colonna sonora di Dirty Dancing, mi mette in moto un casino! Ma parlavi  di succhi gastrici?


Angie: – Un film?
Aurelio: – The Blues Brothers, con Jake che mangia pollo fritto e Elwood pane bianco in cassetta.

Angie: – Hobby?
Aurelio: – Lettura e scrittura, nell’ordine.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Aurelio: – Mercurio. Ma non chiedermi il perché.

Angie: – Dici parolacce?
Aurelio: – Poche.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Aurelio: – Mi tocco quando una vecchietta mi taglia la strada, ma aiuto i gatti neri ad attraversare.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Aurelio: – Non sono un tifoso come Maurizio de Giovanni e Gianni Puca, ma tengo Maradona e il Napoli nel cuore.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Aurelio: – Evito le frasi fatte, anche da me.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Aurelio: – Jamme, nun pazzià!

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Aurelio: – Faccio solo sogni piccoli. Valgono lo stesso?

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Aurelio: – La furbizia: non esistono scorciatoie.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Aurelio: – L’ho sposata!

Angie: – Un piatto della tua infanzia

Budino

Aurelio: – Il (finto) budino di mia nonna: mezzo litro di latte, due cucchiai di farina, due di zucchero, uno di cacao. Oppure mezzo litro di zucchero, due cucchiai di latte, uno di cacao e farina quanto basta, dipende dai gusti. O dalla mia memoria, non ricordo.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Aurelio: – Perdonami la citazione colta: il federalismo è una boiata pazzesca! Io amo il ragù, ma anche i canederli, il prosecco, la gubana, gli spaghetti cacio e pepe, i tomini, il Barolo, la bistecca alla fiorentina, i cannoli alla siciliana. Sono cresciuto con il libro Cuore, e me ne vanto!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Aurelio: – La pasta col pomodoro.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Aurelio: – Adelante chef, cum juicio!

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Il gelato fritto cinese

Aurelio: – La cucina cinese, anche se non la mangio da anni. Però il gelato fritto mi viene spesso in sogno e sussurra: vieni… vieni…

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Aurelio: – Vorrei essere un vino frizzante, ma ho il sospetto di essere una tranquilla tazza di tè.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Aurelio: – Mi piacerebbe finire un libro di racconti, e questa è l’ultima intervista che concedo. Ah!, dici che era anche la prima?

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Aurelio: – Il primo a un dolce ammazzaruto (per il resto d’Italia: non cresciuto, indigesto). Il secondo a un piatto con troppa paprika.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Aurelio: – Quasi mai.

Aurelio Raiola

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Aurelio: – Senso del dovere, tanta allegria e un pizzico di curiosità. Agitare, non scecherare.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Aurelio: – Perché mi stai intervistando? Devi essere pazza!

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Aurelio: – Più che fame, voglia di qualcosa di buono… Ambrogiaaa…

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Francesca Battistella ed Elvira Seminara partecipano alla seconda edizione di Industry Books al Festival del film di Roma

Francesca Battistella con Tonino Belfiore della Pro Loco di Massa Lubrense e me

Sono felicissima ed orgogliosa di comunicare ai miei lettori che ben due delle mie intervistate Francesca Battistella ed Elvira Seminara  aranno presenti con le loro opere  nei 10 romanzi che comporranno il menù offerto ai produttori italiani e internazionali il prossimo 27 ottobre durante la seconda edizione di Industry Books, in partnership con l’ IBF il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino e si avvalen della collaborazione dell’Associazione Calipso, dell’AIE, dell’ANICA e dell’APT, nell’ambito di una giornata interamente dedicata ai fruttuosi scambi tra due industrie culturali come quelle dell’editoria e dell’audiovisivo che sempre più assiduamente si incontrano con ottimi risultati.
L’iniziativa, prodotta con il supporto della Provincia di Roma, Camera di Commercio di Roma, Regione Lazio, Sviluppo Lazio e il UK Trade & Investment, in collaborazione con l’IBF, il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino, l’Associazione Calipso, l’AIE e l’ANICA e l’APT, quest’anno è dedicata agli autori italiani e britannici, in sinergia con il paese ospite della sezione Focus del Festival, la Gran Bretagna.

Elvira Seminara - Scusate la polvere

Degli oltre 60 romanzi ricevuti dall’IBF, la giuria internazionale composta dai produttori Elda Ferri (Jean Vigo, Italia), Philipp Kreuzer (Bavaria International, Germania) e Tim Smith (Prescience Film, Regno Unito), ha scelto 7 romanzi di autori italiani (di cui 2 ancora inediti) e 3 di autori inglesi, che durante la prossima edizione del Mercato saranno presentati dagli editori alla platea di produttori partecipanti a New Cinema Network presso la Casa del Cinema.
Di seguito la lista dei 10 finalisti:
- Almodis the Peaceweaver, di Tracey Warr (Impress Books, 2011);
- Cento micron, di Marta Baiocchi (Minimum Fax, 2012);
- Esche vive, di Fabio Genovesi (Mondadori, 2011);
- Il libero regno dei ragazzi, di Davide Morosinotto (Edizioni EL, Einaudi Ragazzi e Emme edizioni, 2011);
- Il male quotidiano, di Massimo Gardella (Berla & Griffini Rights Agency, 2012);
- Niente è più intatto di un cuore spezzato, di Vanna de Angelis (Agenzia Letteraria Internazionale, 2011);
- Re di bastoni, in piedi, di Francesca Battistella (Scrittura & Scritture, 2011);
- Scusate la polvere, di Elvira Seminara (Nottetempo, 2011);
- Stealing Fire, di Craig Sterling (2011);
- The Darkest Walk, di Malcolm Archibald (Fledgling Press, 2011)
Fonte Romacinefest

Mi fa piacere ricordare la piacevole serata di fine agosto organizzata da Tonino Belfiore e  dalla Pro Loco di Massa Lubrense, in cui fu io stessa a presentatre il romanzo di Francesca Battistella  “Il re di Bastoni in piedi”, e voglio pensare che la sinergia di questo nostro magico incontro le abbia portato tanta fortuna, e non solo a lei ma anche alle splendide Chantal ed Eliana Corrado che con tanta passione ed impegno professionale hanno messo su “Scritture & Scritture” una piccola realtà editoriale qui a Napoli, ma che sta regalando grandi soddisfazioni alle sue ideatrici e fondatrici.
E, come dice Francesca:
Nessuno é bravo da solo. Esistiamo tutti grazie all’amore che diamo e riceviamo, altrimenti la vita sarebbe totalmente senza senso e già così … Oi, Angie, fa che mi porti bene? :-)

Io in compagnia di Francesca Battistella, del suo romanzo “Il re di Bastoni in piedi” e, di suo marito Piero
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Un Malefico Chili

Qui, nel profondo sud, sin da quando ero piccina, nel periodo che va dal 31 di ottobre al 4 novembre, non si andava a scuola, poichè per la ricorrenza detta di “Ognissanti” che cade il primo di novembre, seguiva quella dedicata ai nostri defunti, il 2 di novembre ed in quei giorni era ed è ancora nostra consuetudine quella di recarci nel piccolo cimitero del paese per visitare i nostri parenti defunti.
Halloween è stata successivamente importata dagli americani, e, noi siamo italiani, per cui ci frega meno che una mazzarella di cannella, ed abbiamo anche una ricca tradizione gastronomica dedicata all’argomento, per questo volevo proporre qualcosa di diverso ai miei lettori, cosi’ ho chiesto alla mia amica Simonetta “Simonoir” Santamaria che è in libreria con l’ultima fatica letterararia dal titolo “Licantropi – I Figli della Luna “ edita da Gremese, e, naturalmente non poteva scegliere momento migliore per l’uscita, con l’avvicinarsi del 31 ottobre :-)

A tal proposito, vi invito ad ascoltare l’intervista che Simonetta ha rilasciato a Massimiliano Garavini, all’interno del suo programma radio “Musica e Parole” su Ravegnana Radio del Circuito “in blu”

«La veste in folto vello si tramuta,/ passano in gambe le protese braccia;/ lupo diventa, e ancor della perduta/ forma ritien la manifesta traccia:/ ché nella fronte, già da pria canuta,/ sta quel piglio tuttor d’ira e minaccia;/ scintillan gli occhi, e pinta è nella fiera/ sua complession de l’odio l’arma atroce.» Ovidio, Metamorfosi

 

Ovviamente, non si è fatta pregare due volte, e mi ha regalato questa “malefica” ricetta, ecco a voi :

Chili con carne

UN MALEFICO CHILI

- 1/2 Kg di spezzatino di bovino
- 2 salsicce
- 300 grammi di fagioli neri messicani
- 2 confezioni di polpa di pomodoro
- 1 cipolla
- 2 spicchi d’aglio
- 1 dado di carne
- cumino in polvere
- senape in polvere
- 1 gambetto di sedano
- polvere di chili – in alternativa una gigantesca quantità di peperoncino, tipo calabrese o del Malawi.
- olio
- sale

Se avete l’utero retroverso, se qualcuno vi ha fatto un torto e avete voglia di tirare il mondo intero sotto un caterpillar, questa è la ricetta che fa per voi.

Innanzitutto cacciate tutti dalla cucina: questa ricetta dev’essere consumata in solitudine, dedicatevi questi momenti di puro godimento (poi capirete perché). Procuratevi un buon coltello, tagliente, di quelli da Psycho per intenderci, lo userete molto… A fianco alla vostra area di lavoro versatevi in un bel calice del buon vino rosso che sorseggerete con voluttà, come se fosse il sangue dei vostri nemici, intanto che la ricetta (vendetta) si appronti. Se vi piace la musica mettete su un qualcosa di forte, niente lagne melense per favore, in questi casi sono controproducenti perché abbassano l’adrenalina e lasciano evadere le lacrime. Sparatevi un rock alla AC/DC o Kiss, un heavy metal alla Black Sabbath o, se proprio volete sbroccare, vi consiglio Iron Maiden e Manowar.

Tagliate a fettine la cipolla e ritagliatela fino a sminuzzarla e soffriggetela

in una casseruola dal bordo alto. Aggiungere lo spezzatino dopo averlo tagliato a cubetti piccoli immaginando che siano i pezzi migliori della/e vostra/e vittima/e, poi spellate le salsicce (qua non dico cosa potreste immaginare, poi dipende anche da chi vi ha fatto il torto), sbriciolatele e unite.

Rosolare la carne aggiungendo il dado di carne e il sedano tagliato a pezzetti piccoli, quindi la polpa, i fagioli scolati e tutto il peperoncino.

Simonetta Santamaria

Lasciate cuocere a fuoco moderato per una mezz’ora gustandovi il vino e magari fumatevi pure una bella sigaretta mentre la musica vi sostiene, quindi aggiungete le altre spezie secondo il vostro gusto. Se occorre aggiungete un po’ d’acqua, il chili non deve essere né denso né brodoso… una giusta via di mezzo.

Poi, le soluzioni sono due:

A) – Se il disgraziato ce l’avete in casa, fategli mangiare il vostro chili ma solo dopo esservi assicurate di aver realmente abbondato col peperoncino, almeno nella sua porzione.

B) – Se il marcio è fuori casa, allora godetevi questa ottima ricetta pensando non senza cattiveria che, prima o poi, il cadavere del nemico passerà sotto i vostri occhi. Non posso dirvi cosa farei io nel vederlo passare perché mi censurerebbero di certo, ma voi lasciate pure galoppare la fantasia più estrema.

Vedete, l’horror a volte può essere salvifico. Perché immaginare aiuta. Ora, dopo cena non avrete (forse) ucciso il vostro nemico ma quanto meno vi sentirete molto, molto appagate.

Parola di Simonoir.

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Intervista Gastronomica a Patrizia Rinaldi

Rock Sentimentale

Come ho conosciuto Patrizia Rinaldi?? Grazie a Francesco Di Domenico, che mi ha fatto la capa tanta, su questa bellissima signora napoletanissima, simpatica e generosa nelle forme, il che, inevitabilmente, me l’ha resa subito simpatica, così le ho chiesto subito l’amicizia sull’incriminato Facebook e non c’e’ voluto neanche tanto a convincerla per rilasciarmi l’intervista, anzi Patrizia è stata più veloce della luce, mi ha rimandato al mittente il questionario, debitamente compilato, il giorno stesso che glielo avevo invito :-)

Patrizia Rinaldi, vive a Napoli, dove oltre alla scrittura si occupa, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti “a rischio”, della formazione dei ragazzi attivando iniziative e progetti presso le scuole.
Ha pubblicato romanzi, racconti e testi teatrali. Ha vinto numerosi premi letterari: «Pippi Inediti», «Premio Morante», «Premio Mariele Ventre» e «Profondo Giallo».
L’ultimo suo lavoro è Rock Sentimentale, edito da EL

la storia di Antonio, detto Moo, che vive tra Napoli e una città immaginaria, vicina e reale come lo sono i sogni degli adolescenti. Frequenta il liceo, ma allo studio preferisce le prove con la rock band che ha fondato con gli amici. Fra questi c’è Sergio, detto Pisolo, perennemente assonnato perché la sera lavora nella pizzeria del padre. E c’è Ludovica, sogno vicino e reale per entrambi. Alle note dei due ragazzi – e ai loro sogni – si intrecciano quelle di altri personaggi. L’esplosione della pizzeria della famiglia di Pisolo, sulla quale si allunga l’ombra della criminalità, accelera tutte queste vite. E sulle note della propria musica dell’anima ciascuno si ribella alle proprie paure e insicurezze...

Le opere di Patrizia sono destinate a tutti i ragazzi, specialmente a quelli «cresciuti con grande passione». Per maggiori informazioni su di lei e sulle sue numerose opere, vi invito a visitare il suo sito personale

Patrizia Rinaldi

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Patrizia: – Dovrei soprattutto mangiare poco, considerato il tempo che passo seduta, anzi inginocchiata sulla sedia ergonomica. Dovrei fare la brava e rispettare il dettato di cibi leggeri e assennati. Dovrei.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai quotidianamente?
Patrizia: – Le cibarie varie sono un riferimento costante per quello che mi piace raccontare, ma non solo, mi piace accostare la preparazione di un piatto che dia soddisfazione di gusto ad una storia con ingredienti buoni, ben riuscita.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Patrizia: – Riconoscere, provare piacere, scoprire segreti o abbandonarmi a misteri di gusto e sapienza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Patrizia: – Ho insegnato, ho lavorato come illustratrice. Ora scrivo per ragazzi e per ragazzi cresciuti.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Patrizia: – Avrei continuato a insegnare, ovvero a imparare, perché i ragazzi sono i docenti che preferisco.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Patrizia: – Non ho un locale preferito nella mia città. Vario. Mi piace tanto affidarmi alle scelte di amici, quando non sono a Napoli. Ultimamente a Catania, care amiche siciliane mi hanno portato in un ristorante arabo-siciliano che mi ha tramortito di bellezza e sapori.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Patrizia: – Spesso, con risultati inutili.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Patrizia: – Un motivo dei risultati inutili, di cui sopra, è che mi piace tutto e tutti gli alimenti mi incuriosiscono.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Patrizia: – Sfogliata riccia.
Angie: – Vino?
Patrizia: – Rosso. Non ne capisco molto, ma mi hanno insegnato ad apprezzare il Taurasi e l’Amarone.

Angie: – Il tuo punto debole
Patrizia: – Uno solo?

Conserva di Pomodoro

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Patrizia: – Olio buono, pane fresco, passata di pomodoro non industriale. La cioccolata deve mancare, altrimenti non prendo pace finchè non l’ho finita.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Patrizia: – Mi attira il senso della cura per gli altri e pure per me, come un omaggio di cose belle della vita. Mi piace cucinare la parmigiana per i miei figli, che mi danno di volta in volta un voto, come a scuola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Patrizia: – Quasi tutto. Assaggio anche quello che non mi piace, con rare eccezioni.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Patrizia: – Sorridente.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Patrizia: – Ho una passione che non mi posso permettere per la Cioccolata Foresta di Gay-Odin. Non mi piacciono alcune carni tipo il fegato, le interiora.

genovese

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Patrizia: – Il profumo della Genovese, quando di domenica mi svegliavo tardi e qualcuno aveva già cucinato per me.

Angie: – Caffè??
Patrizia: – Eccerto!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Patrizia: – No, posso vivere senza. Mi è capitato di dover vivere senza e alla fine non ho sofferto più di tanto.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Patrizia: – La seduzione non conosce ricette, per rimanere in tema, altrimenti tutti saprebbero sedurre e non è così.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Patrizia: – Aggiungere al miele per condire gli struffoli mandorle, nocciole e noci Patrizia: – spezzettate e buccia di limoni e di arance.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Patrizia: – Sto leggendo La propaganda di Riccardo Brun, primo libro di una neonata casa editrice napoletana, Caracó.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Patrizia: – Tutte le canzoni di Freddie Mercury, perché mi fanno venire una voglia esagerata di campare e quindi pure di mangiare.

Angie: – Un film?
Patrizia: – Chocolat, se deve essere legato al gusto.

"Chocolat" con Juliette Binoche e Johnny Deep

Angie: – Hobby?
Patrizia: – Disegnare

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Patrizia: – Anna, la sorella di Didone.

Angie: – Dici parolacce?
Patrizia: – Si.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Patrizia: – Ne ho mila, ma mi prendo in giro mentre mi attengo alle avvertenze.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Patrizia: – Non seguo il calcio. Mi fa piacere se il Napoli vince.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Patrizia: – È un avverbio: nonostante.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Patrizia: – Chi te lo fa fare? Non so rispondere.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Patrizia: – Diventare Zorro. Ma ti devo spiegare bene: alla fine di una recita scolastica, il direttore chiese ai bambini Qual è il tuo sogno più grande? Tutti rispondevano:  la pace nel mondo, la fine delle ingiustizie e cose simili. Il figlio di una cara amica, privo di malizia dell’applauso facile, rispose: diventare Zorro. Bellissimo.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Patrizia: – La presunzione.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Patrizia: – Se mio marita accetta, volentieri. 

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Patrizia: – Più che un piatto è un sapore: quello di alcuni bocconcini di mozzarella di bufala che non ho più trovato.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Patrizia: – Siamo parti di uno; a mio avviso, le nostre parti bellissime di cibi e profumi sono spartiti differenti e di raro pregio su sottofondo di insieme.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Patrizia: – Le linguine al pomodoro e basilico. È un pretesto per dire che mi riconosco soprattutto nell’Unità della Nostra Lingua, che mantiene suoni differenti. Bellissima.

Linguine pomodoro e basilico


Angie: – Tradizione o Innovazione
Patrizia: – Entrambe.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Patrizia: – Sono curiosa di molte, non ne preferisco nessuna. La mia conoscenza è di parte: magari ho mangiato in ottimi ristoranti indiani e in pessimi ristoranti francesi. Non so rispondere.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Patrizia: – Mutevole per ambiente e gradi come un vino rosso. Con variazioni dall’aceto al miele.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Patrizia: – Sto cercando di non lasciare soli nella loro uscita editoriale i miei libri.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Patrizia: – Berlusconi a un formaggio di fossa invecchiato male, la puttanesca è troppo ovvio. Di Pietro a un pane integrale.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Patrizia: – Sì, come tutto il resto. Capita. Si ricomincia ad assaggiare.

Sfogliatella napoletana

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Patrizia: -’A vita va da chi ’a vo’ bene.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Patrizia: – Deve essere una domanda banale, immagino. Come stai? Bene e male, come sempre, come tutti.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Patrizia: – No, perché mentre ho scritto, ho mangiato una sfogliata. Riccia.

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Intervista Gastronomica a Giovanni Leone

Io con Giovanni Leone alla presentazione sorrentina de "Le parole volano"

La sua Biografia recita così: napoletano, giornalista professionista, ha collaborato con testate locali e nazionali. Esperto nei processi della comunicazione multimediale, è stato consulente per note aziende editoriali. Conduce numerosi laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti. Ha pubblicato L’acquaiolo (2005), Il fabbro e Il saponaro (2006), La nutrice e La capera (2007), La città obliqua (2010), Uniti dall’arte (2011), Che fatica! (2011). La capera ha vinto il Premio Città di Salerno 2009, riconoscimento dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Inoltre, nel 2010, è stato insignito del Premio Ecole Instrument de Paix Italia per il giornalismo.

Ma vorrei raccontarvi di lui in una maniera diversa, volendo utilizzare un gergo prettamente gastronomico, direi che mÈ una di quelle rare persone che hanno la capacità innata di trasmettere il desiderio e la voglia di apprendere. Lo fa in una maniera voluttuosa, un po’ come quando io racconto di un piatto, della sua storia, di come si prepara, degli ingredienti che si utilizzano per realizzarlo nel modo migliore. Mentre lo elabori, si mettono in moto tutta una serie di meccanismi: il desiderio di provare, di cimentarti in quella difficile ma prelibata impresa. Petronio diceva “Quidquid ad salivam facit”, “tutto ciò che fa venire la saliva” (48, 2), il primo a collegare la produzione di saliva a un cibo allettante. In questo caso è facile paragonare la passione di Giovanni Leone per la scrittura ad un buon cibo. Profondo trasporto che riesce ad infondere ad adulti e bambini che frequentano i suoi corsi
All’inizio dell’inverno di quest’anno, decisi di scrivergli, chiedendo un suo parere sugli articoli da me dedicati ai 150 anni dell’Unità d’Italia, unità in questo caso di forchette. Ci fu un proficuo scambio di e-mail. Stimolata ancor di più dai suoi consigli ed apprezzamenti, ho continuato a scrivere, e non solo di gastronomia, poiché Giovanni sostiene che ognuno può trasformare le emozioni in parole. La bellezza della comunicazione è quando riesci a cogliere l’unicità delle persone che incontri lungo il cammino: nessuno è paragonabile ad un altro. Ed io ho potuto apprezzare e vivere tutto questo grazie a lui.
Avrei voluto scrivere per il giornale che ha diretto per anni, L’Espresso Napoletano, e che me l’ha fatto conoscere, ma non è stato possibile, poiché la sua collaborazione con quella rivista è terminata ad aprile di quest’anno. Ma so che ha in cantiere altri progetti.
Nel frattempo vi invito alla presentazione della sua ultima fatica letteraria, “Le parole volano” (Rogiosi editore), affascinante invito alla scrittura creativa, che si terrà nella Sala Consiliare del Comune di Sorrento, evento fortemente voluto dal Consigliere Maria Teresa De Angelis con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari opportunità e la partecipazione organizzativa degli Eventi di Carolina Ciampa.. Un incontro da non perdere, in cui si parlerà di scrittura e di comunicazione.

Vi invito anche ad ascoltare l’intervista che Giovanni ha rilasciato a Massimiliano Garavini all’interno di “Musica & Parole” un programma di Ravegnana Radio del Circuito nazionale  “in blu”

Crostata

Ma veniamo all’intervista che anche lui, con molta pazienza mi ha rilasciato. Da appassionata gastronoma, posso dire che quasi tutto quello che mi ha rivelato, lo avevo immaginato, fatta eccezione per la “fetta di sacher”. L’avrei visto più vicino ad un dolce casalingo, di quelli realizzati in una piccola e vissuta cucina, dove però puoi trovare tutto quel che occorre per realizzare tante cose buone e profumate, e dove con non grandissima abilità si ci può cimentare nella realizzazione di una gustosa crostata di marmellata, meglio se di arancia o di fragole. Lo so, è una deformazione professionale la mia: paragono sempre chi conosco a qualcosa da mangiare, e – vi dirò – non sempre i paragoni sono piacevolmente gustosi, ma questo non è il caso di Giovanni Leone.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giovanni: – Mi nutro in maniera indisciplinata, passionale, intermittente. I tempi redazionali non vanno sempre d’accordo con la regolarità alimentare. Negli ultimi anni, la mia alimentazione è cambiata, ma non merita di certo la parola “buona”.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa?
Giovanni: – Il cibo ha sempre avuto su di me un profondo fascino.  La fusione degli ingredienti e la nascita di sapori rappresentano qualcosa di magico e di evocativo. Molti miei racconti parlano di semplici prelibatezze. La narrazione è sempre legata alla memoria, quando la cucina, dotata di pochi ingredienti e molta fantasia, diventava un prezioso antro delle alchimie.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Giovanni: – Quando il sapore abbraccia l’attimo e il resto del mondo scompare.

Elio Vittorini

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giovanni: – Si possono riassumere in tre parole: l’amore per la scrittura. Elio Vittorini diceva: «È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto ad ogni indagine».

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Giovanni: – A dire il vero, sin da bambino, ho sempre desiderato narrare gli accadimenti, scrivere le emozioni.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giovanni: – Si,  pochi tavoli, un cuoco eccezionale e un ambiente caldo come un focolare.  Posso solo dire che si trova in provincia di Napoli.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Giovanni: – Come tutti. Maldestramente. Adoro troppo le tentazioni.

 Angie: – Meglio carne o pesce?
Giovanni: – Pesce.

Torta Sacher

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giovanni: – Una fetta di sacher.


Angie: – Vino?

Giovanni: – Muller Thurgau

Angie: – Il tuo punto debole
Giovanni: – Ampio è l’elenco


Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Giovanni: – Uova, basilico, pomodori freschi e pasta.

Alici Fritte

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giovanni: – Alici fritte.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Giovanni: – Pasta al forno.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giovanni: – Appassionato.

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Giovanni: – Assaggiare tutto è una missione.

Angie: – E cosa proprio non ti piace?
Giovanni: – Mi hanno insegnato a mangiare tutto. Educazione d’altri tempi.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giovanni: – Basilico e soutè di vongole.

Angie: – Caffè?
Giovanni: – Sì, grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giovanni: – Convivialità.

 Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità?
Giovanni: – Certo, come in tutti gli intrecci positivi.

Angie: – Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Giovanni: – La complicità in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giovanni: – Mangiare tutto con romantica curiosità.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giovanni: – I fantasmi di Portopalo di Giovanni Maria Bellu.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giovanni: – Ah che sarà, nell’interpretazione di Fiorella Mannoia e Ivano Fossati.

Angie: – Un film?

L’attimo fuggente

Giovanni: – L’attimo fuggente

Angie: – Hobby?
Giovanni: – Passeggiare senza meta.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Giovanni: – Mi sento più vicino al mondo dei fumetti.

Angie: – Hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Giovanni: – Nessuno in particolare.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Giovanni: – Riguardati.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Giovanni: – Tutto bene?

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giovanni: – Il prossimo libro da scrivere.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Giovanni: – L’assenza di educazione. La mancanza di rispetto per la vita e le idee altrui.

Frittata di Pasta

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Giovanni: – Frittata di maccheroni.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giovanni: – Penso che la buona cucina non si ponga questi problemi.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giovanni: – Più che un piatto, un alimento: il pane.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Giovanni: – Giapponese e somala.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?

cottura al cartoccio

Giovanni: – Al cartoccio. Richiede poco condimento e mantiene intatti i sapori ed i profumi.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Giovanni: – Continuo i miei corsi di scrittura creativa e giornalismo. Inoltre, lavoro al nuovo  libro, un romanzo, e ad un progetto per la divulgazione della storia.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Giovanni: – Si, spesso. Chi cucina, fortunatamente, non è infallibile.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Giovanni: – Respirare le emozioni.

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