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E' inutile versare rum…

Tag: commissario ricciardi

Intervista Gastronomica a Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Per noi che abbiamo avuto modo di frequentare il Laboratorio di scrittura umoristica “Achille Campanile” del mitico zio Pino, nella realtà Pino Imperatore poliedrico scrittore e fine umorista napoletano (intervisterò pure lui:-), Maurizio è una figura mitica, il più bravo, quello che ha vinto più premi, ma questo non lo rende differente da noi, e comunque anche lui una bella capa gloriosa🙂
Luigi Alfredo Ricciardi, è commissario di polizia nato dalla sua penna, protagonista dei suoi romanzi: Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, Il posto di ognuno. L’estate del commissario RicciardiIl giorno dei Morti. L’autunno del Commissario Ricciardi. Ora siamo in attesa del nuovo romanzo, che lo vede protagonista e che uscirà ad Ottobre per Einaudi: Per mano mia: Il Natale del Commissario Ricciardi.

31 marzo 1958, 52 anni, spesi a volte bene e a volte male, e, se gliel’avessero dati di galera, non sarebbe stata una cattiva idea :-D.
La sua carriera in banca è indice della mediocrità generale del settore.
Per scrivere scava nei ricordi, che nelle persone anziane sono più vividi e presenti, e scavando non sai mai quello che viene fuori, io, intanto vorrei scavare nella sua testa, per capire cosa ci sta dentro, certo, uno pratico, uno che ci capisce, uno che mette le mani in testa, probabilmente ci troverebbe più gusto di me 😀

È tenuto in ostaggio, oltre che dalla banca, da due figli, un cane e una governante ucraina, ed attualmente da una santa donna per la quale e’ gia’ in atto il processo di beatificazione 😀

Sempre a dieta, e questa e’ una cosa che ci accomuna, unitamente alla redazione dei diari alimentari, che, i nostri rispettivi dietologi ci hanno assegnato, sarà l’unico obeso a morire di fame nella storia delle scienze alimentari. Ahilui, è tifoso del Napoli: risulta dalle crocette delle transaminasi

Maurizio, da buon amico, si e’ sottoposto alla mia sfilza di domande, regalandomi questa preziosissima e simpatica intervista gastronomica.

Angie
– Quando conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Maurizio – Una buona alimentazione conta molto per qualsiasi lavoro: mangiare cose buone (che è diverso, ahimè, da mangiare bene) dà fantasia e inventiva, che per uno scrittore non mi pare poco.

Angie – Hai mai pensato di scrivere qualche pezzo gastronomico?
Naturalmente non un libro di ricette.

Maurizio
– Io scrivo di passioni, buone e cattive; la lussuria e la gola sono due meravigliosi peccati, strettamente connessi fra loro. Mi piacerebbe molto scrivere di entrambe, e non è detto che prima o poi non lo faccia.

Angie – Le tue esperienze lavorative?
Maurizio – Lavoro in banca da molti più anni di quanti voglia ricordare; la scrittura è un fatto recente, ma mi assomiglia molto di più dell’altro mestiere.

Angie – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Se sì, dove?
Maurizio – Amo la cucina tipica della mia città. Il mio posto preferito è la trattoria “La Mattonella”, un antico ristorante a via Nicotera vicino a Monte di Dio, che è uguale dai primi del novecento. Una genovese e un ragù da lasciare incantati e felici.

Angie – Sei mai stato a dieta?
Maurizio – Quasi sempre, purtroppo. Credo che quelli che mangiano e non ingrassano dovrebbero essere rinchiusi in campi di lavoro e frustati almeno tre volte al giorno.

Angie – Meglio carne o pesce?
Maurizio – Carne, sempre e dovunque. Argentina, di preferenza.

pastiera napoletanaAngie – Se fossi un dolce, quale saresti?
Maurizio – La pastiera, ovviamente. Una prova a posteriori dell’esistenza di Dio.

Angie – Vino?
Maurizio – Non tantissimo, aglianico o Greco di Tufo va benissimo.

Angie – Il tuo punto debole
Maurizio – Il casatiello di mia madre. Non credo esista nulla di meglio in natura.

Angie – Nel tuo frigo che cosa non manca mai?
Maurizio – Il formaggio. Ancora devo assaggiarne uno che non mi piaccia.

Angie – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? E quello che ti piace mangiare
Angie – Purtroppo non so cucinare, nemmeno accendere il fuoco. In compenso so mangiare benissimo, e do molta soddisfazione a chi cucina. Anche questa è una funzione, no?

Angie – Come ti definiresti a tavola?
Maurizio – Affettuoso, amorevole, entusiasta e di lunga durata. Hai detto a tavola o a letto?

Angie – Di cosa sei più goloso?
Maurizio – Pizze rustiche, di ogni foggia, forma e misura.

Angie – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Maurizio – Mi piacciono la cannella, i chiodi di garofano, il pepe verde, il gorgonzola.
cannella

Angie – Non puoi vivere senza ….
Maurizio – Sedermi a tavola la sera con tutta la famiglia. Almeno questo!

Angie – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Maurizio – Una buona cena, farla sentire al centro dell’attenzione, in possesso di un’unicità che non ha nessuna. Guardare i suoi occhi e il suo sorriso alla luce bassa delle candele, dirle parole dolci o piccanti in ordine inverso alle pietanze che vengono servite. E soprattutto non badare a spese: è il momento più bello di un rapporto e va vissuto alla grande.

Angie – Una tua ricetta.
Maurizio – Mezze maniche salvia e gorgonzola. Non mi chiedere come si fanno, ma sono buonissime. E tubettoni zucchini e cozze, anche.

Angie
– L’ultimo libro che hai letto?
Maurizio – “Termiti” di Mario Desiati.

Angie – Hobby?
Maurizio – Scrivere e leggere; più in generale, raccontare storie.

Angie – Qual è il tuo sogno più grande?
Maurizio – Poter vivere di scrittura, e un altro scudetto del Napoli.

Angie – Cosa ti dicono più spesso?
Maurizio – Che sono bravo, ma non è vero.

Angie – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Maurizio – Certamente. Purché, oltre che a cucinare, sia brava anche a mangiare. E abbia un bel sorriso.

E quest’ultima dichiarazione la prendo come un velato complimento alla mia persona 🙂 primo perchè Maurizio, è un uomo molto galante, secondo, perchè io sono brava sia a cucinare che a mangiare, e terzo perchè ho un bel sorriso.

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Il Ragù dalla signora Lucia da “Il posto di ognuno” di Maurizio De Giovanni

Maurizio De Giovanni

Alfredo Luigi Ricciardi, commissario della Regia Questura si muove in una Napoli da foto Alinari,  dalle sfumature color Seppia,  negli anni trenta, insieme al fedelissimo brigadiere Raffaele Maione, personaggi nati dalla penna di Maurizio De Giovanni, ma che prendono vita quando ti immergi nella lettura dei suoi racconti.
Qui, tratto da “Il posto di ognuno” del 2009, edito da Fandango, una piccolo riconoscimento al tradizionale ragù napoletano, preparato con  solerzia dalla signora Lucia, moglie di Raffaele Maione.

Dalle imposte socchiuse per tenere lontano il sole già feroce, Lucia guardava il marito andare in questura. Di domenica.
Proprio quando lei aveva appena finito di cucinare il miglior ragù della città: nove pezzi di carne diversi, rosolati nello strutto e poi a bollire per un giorno intero con pomodori, cipolla e vino rosso. Non era possibile, conosceva bene suo marito. Al ragù non avrebbe rinunciato mai. Il motivo poteva essere solo uno: Raffaele aveva un’altra donna in testa.
Solo così si potevano spiegare i silenzi e i malesseri degli ultimi giorni, da quando erano usciti a passeggio con i ragazzi; era evidente, aveva incontrato qualcuna e la cosa gli aveva cambiato l’umore.
Mescolando con la cucchiarella di legno nella pignatta di creta, ricordò che la madre diceva che l’umore della cuoca cambia il sapore del cibo che prepara: per cucinare
bene bisogna essere felici. Questo ragù sarà amaro come il fiele, pensò.
Una fitta acuta nel petto, la gelosia. Non avrebbe consentito che il destino le togliesse ancora chi le era caro.

Mordendosi il labbro, Lucia si allontanò dalla finestra.
Enrica Colombo amava svegliarsi presto la domenica, per preparare tutto l’occorrente per il pranzo mentre la famiglia ancora poltriva a letto approfittando del giorno di festa. Il suo carattere metodico aveva bisogno di ordine e l’ordine
richiedeva tempo. Disponeva sul tavolo gli ingredienti per il ragù e si chiedeva cosa avrebbero pensato i genitori e i fratelli se si fosse messa a cantare.
Non era certo per la giornata di festa appena cominciata, visto il caldo, già terribile di prima mattina, né per la passeggiata che avrebbero fatto in Villa Nazionale, con il
tradizionale acquisto di nocciole per i più piccoli da parte del padre. Il motivo era un altro.
Enrica aveva ventiquattro anni e non era mai stata fidanzata.
Da “Il posto di ognuno” (Fandango, 2009, pagg. 19 e seguenti)

Il Ragù napoletano

Intervista gastronomica a Maurizio De Giovanni

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