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E' inutile versare rum…

Tag: dolci di natale napoletani

I dolci di Natale nella tradizione pasticcera napoletana

Le gustose leccornie natalizie campane fanno capo alla secolare  tradizione pasticciera napoletana:  roccocò, susamielli, divino amore, zeppole e struffoli e ci  conducono  per  mano nel periodo liturgico dell’avvento, a lunghe serate trascorse in casa, al gioco della tombola.
La loro fragranza, accompagnata al suono delle zampogne,  la condensa di vapore che si forma sulla superficie liscia e fredda dei vetri nella piccola cucina, le luci intermittenti dell’albero di natale, ed il penetrante odore  delle tante cose buone che si preparano in quel periodo che ci si porta dietro lasciando tracce di speziati e seducenti aromi.

Christmas Time

Questo, è da sempre per me, il ricordo del Natale.
Mia Nonna Laura, ha sempre sostenuto caparbiamente, e guai a contraddirla, che quando si preparano le zeppole non bisogna nè farsi vedere nè far sentire l’odore alla gente, che è  invidiosa, a supporto della sua tesi, Luigi Trofa racconta invece che

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I Susamielli di Michelangelo

Questa ricetta è dono di Michelangelo Gargiulo, titolare dell’ Alibi & Alius a Meta.

In origine si chiamavano sesamielli, in quanto venivano ricoperti da semi di sesamo

Attualmente non si fa distinzione tra Susamielli e Sapienze, e  quest’ultima altri è solo una variante dei primi e deve il suo nome alle suore del monastero della Sapienza,  produttrici di ottimi susamielli con l’aggiunta di mandorle intere poste sulla superficie dei singoli dolcetti.

Qualcuno li chiama anche “Susamielli della sapienza”. Ecco quindi che la forma della lettera “S” soddisfa entrambe le denominazioni, anzi più di due, infatti qualcuno, data la forma e il colore lo ha associato a “quella cosa” su cui si versa vanamente il Ruhm 🙂

susamielli
Ingredienti:
– Farina gr 250
– miele gr 250
– zucchero gr100
– mandorle gr 100
– cubetti di cocozza, cedro e scorzette
– ”pisto” di cannella , chiodi di garofano e noce moscata
– un pizzico di ammoniaca(quella per dolci, ovviamente)

Esecuzione:
Mischiate le mandorle, il cedro, le scorzette ed i cubetti di cocozza (il tutto tritato in piccoli pezzi) con la farina, riscaldate il miele e, appena sciolto, unitelo alla farina, che avete disposto a fontana, insieme ad un pizzico di ammoniaca.

Lavorate l’impasto fino a quando questo non diventa omogeneo, a questo punto ricavate  dei “salamini”  che sistemerete su una teglia unta e li piegherete dandogli la forma di una “S”, schiacciateli leggermente.

Infornate a 170° per 15-20 minuti circa.

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Paste del “Divino Amore”

Questi gustosi dolcetti fanno parte della tradizione gastronomica natalizia napoletana, vennero preparati per la prima volta dalle monache dell’omonimo convento del Divino Amore che si trovava a Spaccanapoli a Napoli, in onore, della madre di Carlo II d’Angiò.
Dell’antico convento oggi è rimasto ben poco si puo’ visitare solamente il chiostro, il resto è occupato dall’Ospedale Incurabili, il divino amore in forma di dolce e’ uno dei cavalli di battaglia della pasticceria Scaturchio, a due passi da qui, che ne custodisce fedelmente la ricetta.

Ingredienti
:
– gr 500 di mandorle dolci sgusciate
– gr 500 di zucchero
– 3 uova
– scorza grattugiata di 1 limone
– 1 bustina di vainiglia
– gr 100 di canditi misti (cedro, cocozzata, e scorzette d’arancia)
– ostie q.b.
– 3 cucchiai marmellata di albicocche
– 2 cucchiai di zucchero
– 2 cucchiai di acqua

Per la copertura
:
Ghiaccia bianca
colorante rosa

Esecuzione:
Macinate le mandorle, non pelate, con il mixer, unitevi lo zucchero e con un po’ di acqua fredda cercando di ottenere un impasto di giusta consistenza.
Incorporatevi 2 uova intere ed un rosso, la scorza grattugiata del limone, la vainiglia ed i canditi tagliati minutamente. Lavorate l’impasto, formate degli ovetti, collocateli sulla placca del forno foderati di ostie e fateli cuocere a 180° per una ventina di minuti.
Una volta raffreddati, eliminate i bordi d’ostia superflui, spennellate leggermente i dolci con marmellata di albicocche diluita con poca acqua e zucchero e ricopriteli con ghiaccia bianca (ottenuta con zucchero a velo vanigliato, albume sbattuto a neve ferma) e coloratela di rosa con colorante per alimenti.

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Gli Struffoli di Mamma Anita

Nello Mascia

Nello Mascia mi ha regalato una ricetta della sua famiglia,  esaudendo così i miei desideri.

Gli “Struffoli” tipici della tradizione napoletana, ma nella ricetta di  Mamma Anita.

Struffoli di mamma Anita

Ingredienti:
– 1 kg di farina
– 10 uova fresche
– un bicchierino di cognac
– 750 gr. di miele
– 250 gr. di zucchero
– 250 gr. di mandorle
– scorzette di arancia, limone, mandarino.
– Confetti cannellini
– Confezione di diavulilli (confettini multicolori)
– Frutta candita a scelta
– Olio extra vergine d’oliva
– Strutto.

Esecuzione
Impastare la pasta con le uova e con il cognac.
Molto a lungo. Almeno per trenta minuti.

Mamma Anita rammenta che il primo ingrediente per fare gli strùffoli è la salute.
Dunque, impastare bene. E’ questo uno dei segreti degli strùffoli d’autore.
Per verificare se la lavorazione è soddisfacente, tagliare un po’ la pasta con un coltello.
Se è ben lavorata, dall’interno appariranno dei buchetti come se fosse cresciuta per l’aggiunta di lievito. A questo punto la pasta si fila, riducendola a tanti lunghi “sigaroni” dello spessore di un dito.
I sigaroni così ottenuti, si tagliano a pezzetti obliqui in dimensioni più o meno simili a uno gnocco.
Gli strùffoli così ottenuti si friggono in padella con olio
extravergine d’oliva e strutto (questo ingrediente serve a rendere lo struffolo più fragrante
Ora, in una pentola abbastanza capiente, si mette ad amalgamare e a diluire il miele insieme allo zucchero.
Precedentemente si è provveduto a preparare le mandorle.
Sono state prima tagliate a piccole fettine oblique, poi abbrustolite e asciugate in forno.
Quando l’amalgama miele-zucchero è compiuto, si aggiungono nella pentola le mandorle, insieme alle scorzette di agrumi: arancia, limone, mandarino, anch’esse tagliate in sottilissime fettine.

Struffoli Foto © Piero Castellano Digisea

Poi nella pentola si aggiungono gli strùffoli fritti. Si gira con devota attenzione, perché ogni struffolo si vesta, si indori e si inebrii del miele.
A operazione avvenuta, e dopo aver atteso che il tutto si sia raffreddato un po’, si riversa il prezioso contenuto della pentola sullo spianatoio, e qui – a questa massa profumata, tèpida, malleabile come l’argilla di torrente – si procede a dare una forma.

Che sarà quella che più vi piace.Noi preferiamo la cupola. Maestosa e solenne. Festosa e ridente come il sole napoletano d’agosto.
Lucente e smagliante come l’oro d’Arabia.
Su di essa si spruzzino a piacere i confetti cannellini, e i diavulilli.
E se si vuole anche i canditi, con l’immancabile cucuzzata.
Ed eccoli qui i meravigliosi struffoli, pronti per essere serviti.
Metteteli al centro della tavola. E per una volta, al diavolo il Galateo e il perbenismo.

Mangiateli in comunità, staccando dalla cupola un grappolo di struffoli per volta, dopo avere stabilito un opportuno civile ordine di prelievo. Per evitare arrembaggi e garantirsi la pace.

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