Io con Giovanni Leone alla presentazione sorrentina de "Le parole volano"

La sua Biografia recita così: napoletano, giornalista professionista, ha collaborato con testate locali e nazionali. Esperto nei processi della comunicazione multimediale, è stato consulente per note aziende editoriali. Conduce numerosi laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti. Ha pubblicato L’acquaiolo (2005), Il fabbro e Il saponaro (2006), La nutrice e La capera (2007), La città obliqua (2010), Uniti dall’arte (2011), Che fatica! (2011). La capera ha vinto il Premio Città di Salerno 2009, riconoscimento dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Inoltre, nel 2010, è stato insignito del Premio Ecole Instrument de Paix Italia per il giornalismo.

Ma vorrei raccontarvi di lui in una maniera diversa, volendo utilizzare un gergo prettamente gastronomico, direi che mÈ una di quelle rare persone che hanno la capacità innata di trasmettere il desiderio e la voglia di apprendere. Lo fa in una maniera voluttuosa, un po’ come quando io racconto di un piatto, della sua storia, di come si prepara, degli ingredienti che si utilizzano per realizzarlo nel modo migliore. Mentre lo elabori, si mettono in moto tutta una serie di meccanismi: il desiderio di provare, di cimentarti in quella difficile ma prelibata impresa. Petronio diceva “Quidquid ad salivam facit”, “tutto ciò che fa venire la saliva” (48, 2), il primo a collegare la produzione di saliva a un cibo allettante. In questo caso è facile paragonare la passione di Giovanni Leone per la scrittura ad un buon cibo. Profondo trasporto che riesce ad infondere ad adulti e bambini che frequentano i suoi corsi
All’inizio dell’inverno di quest’anno, decisi di scrivergli, chiedendo un suo parere sugli articoli da me dedicati ai 150 anni dell’Unità d’Italia, unità in questo caso di forchette. Ci fu un proficuo scambio di e-mail. Stimolata ancor di più dai suoi consigli ed apprezzamenti, ho continuato a scrivere, e non solo di gastronomia, poiché Giovanni sostiene che ognuno può trasformare le emozioni in parole. La bellezza della comunicazione è quando riesci a cogliere l’unicità delle persone che incontri lungo il cammino: nessuno è paragonabile ad un altro. Ed io ho potuto apprezzare e vivere tutto questo grazie a lui.
Avrei voluto scrivere per il giornale che ha diretto per anni, L’Espresso Napoletano, e che me l’ha fatto conoscere, ma non è stato possibile, poiché la sua collaborazione con quella rivista è terminata ad aprile di quest’anno. Ma so che ha in cantiere altri progetti.
Nel frattempo vi invito alla presentazione della sua ultima fatica letteraria, “Le parole volano” (Rogiosi editore), affascinante invito alla scrittura creativa, che si terrà nella Sala Consiliare del Comune di Sorrento, evento fortemente voluto dal Consigliere Maria Teresa De Angelis con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari opportunità e la partecipazione organizzativa degli Eventi di Carolina Ciampa.. Un incontro da non perdere, in cui si parlerà di scrittura e di comunicazione.

Vi invito anche ad ascoltare l’intervista che Giovanni ha rilasciato a Massimiliano Garavini all’interno di “Musica & Parole” un programma di Ravegnana Radio del Circuito nazionale  “in blu”

Crostata

Ma veniamo all’intervista che anche lui, con molta pazienza mi ha rilasciato. Da appassionata gastronoma, posso dire che quasi tutto quello che mi ha rivelato, lo avevo immaginato, fatta eccezione per la “fetta di sacher”. L’avrei visto più vicino ad un dolce casalingo, di quelli realizzati in una piccola e vissuta cucina, dove però puoi trovare tutto quel che occorre per realizzare tante cose buone e profumate, e dove con non grandissima abilità si ci può cimentare nella realizzazione di una gustosa crostata di marmellata, meglio se di arancia o di fragole. Lo so, è una deformazione professionale la mia: paragono sempre chi conosco a qualcosa da mangiare, e – vi dirò – non sempre i paragoni sono piacevolmente gustosi, ma questo non è il caso di Giovanni Leone.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giovanni: – Mi nutro in maniera indisciplinata, passionale, intermittente. I tempi redazionali non vanno sempre d’accordo con la regolarità alimentare. Negli ultimi anni, la mia alimentazione è cambiata, ma non merita di certo la parola “buona”.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa?
Giovanni: – Il cibo ha sempre avuto su di me un profondo fascino.  La fusione degli ingredienti e la nascita di sapori rappresentano qualcosa di magico e di evocativo. Molti miei racconti parlano di semplici prelibatezze. La narrazione è sempre legata alla memoria, quando la cucina, dotata di pochi ingredienti e molta fantasia, diventava un prezioso antro delle alchimie.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Giovanni: – Quando il sapore abbraccia l’attimo e il resto del mondo scompare.

Elio Vittorini

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giovanni: – Si possono riassumere in tre parole: l’amore per la scrittura. Elio Vittorini diceva: «È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto ad ogni indagine».

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Giovanni: – A dire il vero, sin da bambino, ho sempre desiderato narrare gli accadimenti, scrivere le emozioni.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giovanni: – Si,  pochi tavoli, un cuoco eccezionale e un ambiente caldo come un focolare.  Posso solo dire che si trova in provincia di Napoli.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Giovanni: – Come tutti. Maldestramente. Adoro troppo le tentazioni.

 Angie: – Meglio carne o pesce?
Giovanni: – Pesce.

Torta Sacher

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giovanni: – Una fetta di sacher.


Angie: – Vino?

Giovanni: – Muller Thurgau

Angie: – Il tuo punto debole
Giovanni: – Ampio è l’elenco


Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Giovanni: – Uova, basilico, pomodori freschi e pasta.

Alici Fritte

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giovanni: – Alici fritte.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Giovanni: – Pasta al forno.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giovanni: – Appassionato.

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Giovanni: – Assaggiare tutto è una missione.

Angie: – E cosa proprio non ti piace?
Giovanni: – Mi hanno insegnato a mangiare tutto. Educazione d’altri tempi.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giovanni: – Basilico e soutè di vongole.

Angie: – Caffè?
Giovanni: – Sì, grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giovanni: – Convivialità.

 Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità?
Giovanni: – Certo, come in tutti gli intrecci positivi.

Angie: – Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Giovanni: – La complicità in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giovanni: – Mangiare tutto con romantica curiosità.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giovanni: – I fantasmi di Portopalo di Giovanni Maria Bellu.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giovanni: – Ah che sarà, nell’interpretazione di Fiorella Mannoia e Ivano Fossati.

Angie: – Un film?

L’attimo fuggente

Giovanni: – L’attimo fuggente

Angie: – Hobby?
Giovanni: – Passeggiare senza meta.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Giovanni: – Mi sento più vicino al mondo dei fumetti.

Angie: – Hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Giovanni: – Nessuno in particolare.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Giovanni: – Riguardati.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Giovanni: – Tutto bene?

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giovanni: – Il prossimo libro da scrivere.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Giovanni: – L’assenza di educazione. La mancanza di rispetto per la vita e le idee altrui.

Frittata di Pasta

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Giovanni: – Frittata di maccheroni.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giovanni: – Penso che la buona cucina non si ponga questi problemi.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giovanni: – Più che un piatto, un alimento: il pane.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Giovanni: – Giapponese e somala.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?

cottura al cartoccio

Giovanni: – Al cartoccio. Richiede poco condimento e mantiene intatti i sapori ed i profumi.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Giovanni: – Continuo i miei corsi di scrittura creativa e giornalismo. Inoltre, lavoro al nuovo  libro, un romanzo, e ad un progetto per la divulgazione della storia.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Giovanni: – Si, spesso. Chi cucina, fortunatamente, non è infallibile.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Giovanni: – Respirare le emozioni.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 9.7/10 (19 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +20 (from 22 votes)