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E' inutile versare rum…

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Intervista gastronomica a Nello Mascia

Nello Mascia

Nello Mascia, attore e regista napoletano, è nato a Sala Consilina il 28 dicembre del 1946. Debutta in teatro recitando in compagini dirette da Pupella Maggio, Giustino Durano per entrare poi nella compagnia di Eduardo. Poco dopo fonda una compagnia teatrale tutta sua che va avanti per 25 anni, così mette in scena molte opere e riscopre anche le opere di Raffaele Viviani. Come nel teatro è anche attore in numerosi film, occasione che lo ha portato a recitare con i più grandi registi.
Nel cinema è fra gli interpreti di Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Successivamente è protagonista di un episodio del film di Nanni Loy Pacco contropacco e contropaccotto. Ancora significativa è la sua partecipazione nel film di Carlo Verdone Sono pazzo di Iris Blond.
Nel 1998 è tra i protagonisti de La cena di Ettore Scola, film che gli procura il “Nastro d’Argento” come Migliore attore non protagonista.
Nel 2002 ricopre il ruolo del Molosso nel film d’esordio di Paolo Sorrentino L’uomo in più.
Nel 2006 è fra i protagonisti nel film La ragazza del lago di Andrea Molaioli.
Nel 2009 è con Toni Servillo in Gorbaciof.

Toni Servillo e Nello Mascia in "Gorbaciov"

Nell’intervista che segue, Nello, racconta di due grosse passioni gastronomiche: gli spaghetti con i pomodorini saltati in padella ed il gelato, e si definisce un “monotono”, per forza, anche quando e’ all’estero, cerca ristoranti italiani che siano in grado di preparargli i suoi spaghetti ai pomodorini:-)
Eppure, nella mia rubrica, custodisco gelosamente una ricetta degli struffoli di sua madre Anita, a testimonianza che la cucina di casa Mascia, sicuramente non si limitava alla preparazione dei summenzionati spaghetti 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Nello: – Beh una buona alimentazione conta per ogni attività. E’ alla base del vivere bene. Purtroppo non sempre si può raggiungerla. Mangio quasi sempre fuori. E a sera tardi si va nel ristorante aperto che non sempre è sulla guida Michelin.
Nel mio lavoro si è abituati al dopo-teatro. Cenare dopo lo spettacolo. Una volta era un piacere andare a cena con tutti i compagni di lavoro era un modo per rilassarsi, cazzeggiare e divertirsi semplicemente in libertà. Nelle grandi
città c’erano ristoranti dove si riunivano tutte le compagnie presenti su piazza. Era una festa. Si conoscevano colleghi, c’era uno scambio professionale costante. Ora tutto è cambiato. Un po’ la crisi ha reso sempre meno numerosi i
ristoranti aperti a una certa ora. E poi le paghe sono sempre più misere e costringono l’attore a risparmiare. Nessuno va più a cena fuori. Tutti si ritirano in case o B&B a cucinarsi da soli. Una tristezza.

Angie: – Hi recitato in “Miseria e Nobiltà” e la c’era una famosa scena dedicata al cibo, hai in programma altro che che si possa ispirare alla cucina ed alla gastronomia?
Nello: -L’anno prossimo farò “Natale in casa Cupiello” e già tremo. In quel testo c’è la famosa pasta e fagioli di Concetta.

Angie: – Ma cosa significa per te mangiar bene?
Nello: – sono di gusti semplici. E confesserò di non essere una buona forchetta. Mi basta uno spaghetto col pomodorino saltato in padella per farmi felice.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Nello: – Cambio spesso. Una volta – quando non c’era crisi – io e un mio compagno attore avevamo un vezzo. Andare nei più grandi ristoranti d’Italia. Posso dire di aver provato la cucina dei più grandi chef.
Angie: – Sei mai stato a dieta?
Nello: – Si sono stato a dieta. Quella dell’ananas.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Nello: – E’ l’organismo che decide. A volte l’uno a volte l’altro

Babà

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Nello: – Baba’? (banale…)

Angie: – Vino?
Nello: – Due bicchieri la sera

Angie: – Il tuo punto debole
Nello: – Il gelato. Lo adoro.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Nello: – Il gelato. Adoro.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Nello: – L’unico che so fare. Spaghetti col pomodorino saltati in padella.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Nello: – Spaghetti col pomodorino saltati in padella.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Nello: – Pessima forchetta

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Nello: – Gelato. Non mi piacciono la Zucca ed i cavoli.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Nello: – Basilico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Nello: – Spaghetti col pomodorino saltati in padella.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,
o anche il saper cucinare
Nello: – secondo me conta altro.

Angie
: – Una tua ricetta per i miei lettori
Nello: – In una padella mettere due dita d’acqua e i pomodorini non spellati e tagliati
a meta’. Far cuocere per cinque minuti.
cuocere la pasta, scolarla molto al dente, aggiungerla alla salsa e finire di cuocere in padella, se necessario anche io aggiungo un po’ di acqua di cottura tenuta da parte. Quando si arriva al giusto punto di cottura della pasta con la giusta densità della salsa, togliere dal fuoco e condire il tutto con dell’ottimo olio extravergine freddo di frigorifero. Strappare con le mani tre belle foglie di basilico fresco.
Lo spaghetto. Protagonista assoluto. Non c’è anitra all’arancia o patè de fois ch

Spaghetti ai pomodorini

e tenga. Numero uno garantito. La cucina mondiale si inchina devota.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Nello: – La peste di Tommaso Sodano. Sull’affare rifiuti a Napoli. Ne ho tratto uno spettacolo teatrale.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Nello: – Amo Aznavour. Paolo Conte luigi Tenco

Angie: – Hobby?
Nello: – Calcio e ciclismo

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Nello: – Sono gia sposato

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Nello: – Una pizza rustica fatta da mia madre

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Nello: – In Italia si mangia benissimo dovunque. E la cucina varia di regione in regione.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Nello: – Sono molto critico con l’Unità d’Italia. Non credo sia mai esistita. Quello che è accaduto 150 fa è stato un colossale imbroglio che ha penalizzato irrimediabilmente il Mezzogiorno. Non mi sento italiano.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Nello: – Quando vado all’estero cerco un ristorante italiano per mangiare Spaghetti col
pomodorino saltati in padella.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Nello: -Monotono.

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Gli Struffoli di Mamma Anita

Nello Mascia

Nello Mascia mi ha regalato una ricetta della sua famiglia,  esaudendo così i miei desideri.

Gli “Struffoli” tipici della tradizione napoletana, ma nella ricetta di  Mamma Anita.

Struffoli di mamma Anita

Ingredienti:
– 1 kg di farina
– 10 uova fresche
– un bicchierino di cognac
– 750 gr. di miele
– 250 gr. di zucchero
– 250 gr. di mandorle
– scorzette di arancia, limone, mandarino.
– Confetti cannellini
– Confezione di diavulilli (confettini multicolori)
– Frutta candita a scelta
– Olio extra vergine d’oliva
– Strutto.

Esecuzione
Impastare la pasta con le uova e con il cognac.
Molto a lungo. Almeno per trenta minuti.

Mamma Anita rammenta che il primo ingrediente per fare gli strùffoli è la salute.
Dunque, impastare bene. E’ questo uno dei segreti degli strùffoli d’autore.
Per verificare se la lavorazione è soddisfacente, tagliare un po’ la pasta con un coltello.
Se è ben lavorata, dall’interno appariranno dei buchetti come se fosse cresciuta per l’aggiunta di lievito. A questo punto la pasta si fila, riducendola a tanti lunghi “sigaroni” dello spessore di un dito.
I sigaroni così ottenuti, si tagliano a pezzetti obliqui in dimensioni più o meno simili a uno gnocco.
Gli strùffoli così ottenuti si friggono in padella con olio
extravergine d’oliva e strutto (questo ingrediente serve a rendere lo struffolo più fragrante
Ora, in una pentola abbastanza capiente, si mette ad amalgamare e a diluire il miele insieme allo zucchero.
Precedentemente si è provveduto a preparare le mandorle.
Sono state prima tagliate a piccole fettine oblique, poi abbrustolite e asciugate in forno.
Quando l’amalgama miele-zucchero è compiuto, si aggiungono nella pentola le mandorle, insieme alle scorzette di agrumi: arancia, limone, mandarino, anch’esse tagliate in sottilissime fettine.

Struffoli Foto © Piero Castellano Digisea

Poi nella pentola si aggiungono gli strùffoli fritti. Si gira con devota attenzione, perché ogni struffolo si vesta, si indori e si inebrii del miele.
A operazione avvenuta, e dopo aver atteso che il tutto si sia raffreddato un po’, si riversa il prezioso contenuto della pentola sullo spianatoio, e qui – a questa massa profumata, tèpida, malleabile come l’argilla di torrente – si procede a dare una forma.

Che sarà quella che più vi piace.Noi preferiamo la cupola. Maestosa e solenne. Festosa e ridente come il sole napoletano d’agosto.
Lucente e smagliante come l’oro d’Arabia.
Su di essa si spruzzino a piacere i confetti cannellini, e i diavulilli.
E se si vuole anche i canditi, con l’immancabile cucuzzata.
Ed eccoli qui i meravigliosi struffoli, pronti per essere serviti.
Metteteli al centro della tavola. E per una volta, al diavolo il Galateo e il perbenismo.

Mangiateli in comunità, staccando dalla cupola un grappolo di struffoli per volta, dopo avere stabilito un opportuno civile ordine di prelievo. Per evitare arrembaggi e garantirsi la pace.

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