Questo pezzo prende spunto da un vecchio articolo del buon Roberto Ferrara, che mi ha colpito molto per cui ho pensato di riproporlo nelle mie pagine.
Il pranzo di Natale, in Campania, è un pranzo a carattere religioso, una occasione in cui le famiglie vivono un momento di convivio, sospeso tra presente e passato. Ma in questo periodo il sovrannaturale viene incredibilmente a contatto con la vita reale, ed è in questo lasso di tempo che ai vivi viene concesso di incontrare i propri defunti.

Nascita di Gesù

Il banchetto di Natale ha un suo rituale nella preparazione di alcune pietanze che si ricollegano ad antichissime tradizioni pagane, originariamente legate ai riti propiziatori di fine anno e, concomitanti con il solstizio d’inverno del 21 dicembre.

In questo lasso di tempo la terra  è alla massima distanza dal sole e l’angoscia derivante dalla fine del ciclo delle stagioni è sempre stata misticamente avvertita come simbolo di morte, superabile con il desiderio-speranza del ritorno ad una nuova vita, di una rinascita della natura.

Singolare è il rituale  pranzo natalizio dove vengono consumate e preparate alcune pietanze che consentono il superamento di elementi invalicabili, quali tempo presente e tempo storico. Inoltre alcuni alimenti sono  in possesso di peculiarietà  magiche riconducibili  alla divinità e al soprannaturale. Altri facilitano l’incontro con i propri defunti.
Ma quali significati e simbologie si nascondono nel pranzo di Natale?  Quali sono i cibi tradizionalmente ad uso e consumo dei vivi e quali quelli destinati ai morti?

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